Una nuova opportunità per il turismo valsabbino, riscoperto lantico forno fusorio, nella valle di Fusio. Un unico reperto per tutta la Valle Sabbia.
Una valle ricca di storia quella della Valtrompia, le miniere di ferro per secoli hanno favorito lo sviluppo industriale di tutta la provincia bresciana. E proprio dallalta Valle Trompia, un pezzo di storia sfiora la Valle Sabbia e i piccoli paesi di Pertica Alta (Lavino, Noffo, Navono, Odeno, Livemmo, Belprato). Qui a Livemmo è stato scoperto (anche se tutti in paese lo conoscevano) un antico Forno Fusorio, costruito nel 1315 dalla famiglia Alberghini, che dopo un violento sisma che colpì la zona in quel periodo, lasciò il fondovalle livemmese spostandosi a Pertica Bassa.
Settecento anni di storia legati ai prodotti del sottosuolo sino al 1848, dalle vene delle
miniere triumpline alla produzione di ghisa che hanno creato quel polo industriale bresciano famoso in tutto il mondo.
Il piccolo torrente Tovere, che scende alle pendici di Pian del Bene, entra nel torrente Nozza in prossimità del laghetto di Bongi nel comune di Mura, dal quale partono le condotte che fanno girare le turbine nei pressi delle Acciaierie Venete (ex Lucchini) a Piani di Mura. Da qui parte la nostra passeggiata in un ambiente incontaminato, incontrando la "calchera" nella proprietà Casella, rimasta ancora integra proprio a ridosso del lago, testimonianza del lavoro del passato. Avanti la diga ci si incunea tramite una strada carrabile verso la destinazione, ideale da percorrere a piedi per godere della natura del luogo.
Arrivati al fienile di Plassabino possiamo godere di una veduta speciale su tutta la valle e avanti un kilometro possiamo incontrare lantico forno fusorio di Livemmo, il primo della Valsabbia.
In questi anni di lavoro, scavando per circa due metri, è stata tolta dalla zona terriccio e radici, con quest'operazione coordinata dall'università di Padova, fortemente voluta dal sindaco di Pertica Alta Denis Zanolini, si è scoperto qualcosa di incredibile per la storia bresciana, ossia carbonili, depositi di minerale, e la base del "canicchio" che fa desumere la forma reale del forno nei secoli scorsi. Una fessura nel terreno, che nessun contadino andava a guardare essendo sempre piena di serpi, è risultata essere il canale di scolo per lacqua, un complesso procedimento allavanguardia già a quel tempo che serviva per portare aria alla base del forno, anticamente chiamato "büs de lora" con la funzione di sostituire il lavoro di giganteschi mantici
Il forno fusorio arricchì gli abitanti della zona già nel 1500, testimoniato da antiche
dimore con portali e luminosi loggiati, e dalla raggiunta autonomia parrocchiale dei piccoli paesi valsabbini che sino ad allora erano uniti sotto lunica parrocchia di SantAndrea di Barbaine, ma grazie alla piccola ricchezza giunta dal lavoro, le frazioni hanno conquistato le singole parrocchie che potevano essere sostentate dalle famiglie della zona.
L'area su cui si è intervenuti era delle famiglie Turrini, Crescini, Caggioli, Vivenzi e Piccini, gli eredi hanno autorizzato l'amministrazione
all'intervento di recupero dell'antico manufatto. Il forno di Livemmo, era collegato con quello di Tavernole Sul Mella, a testimonianza dell'ipotesi vi è la continua collaborazione dirigenziale tra le due realtà.
Le amministrazioni di Pertica Alta e di Mura, ora puntano tutto sul turismo storico del ferro, cercando di realizzare grazie a contributi pubblici, un percorso paesaggistico costituito da un sentiero dotato di aree attrezzate con segnaletica, collegato, attraverso Mura e la strada che porta al laghetto di Bongi, alla fucina di Casto, alla vicina Livemmo e Forno d'Ono che con Levrange mostrano ancora segni dell'antico
Itinerario del Ferro valsabbino.
Il percorso storico vede nelle adiacenze anche il recupero di una centrale elettrica dismessa dellEnel, e grazie ad una società privata appena costituita potrà inizierà a produrre energia già dal prossimo anno
Sergio Piccini