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LE OPERE DI SCALVINI in VAL REDOCLA??

La val Redocla sempre più vicina alla val Gobbia.

Sempre più vicine la Valle di Sarezzo e la città di Lumezzane, e l’importante scoperta delle settimane scorse di opere di Pietro campei2.jpg (47341 byte)Scalvini in Valle di Sarezzo testimoniano come il sentiero da palazzo Bailo a Lumezzane fosse in valle di Sarezzo. Con un articolo su un quotidiano bresciano, Fabio Larovere ha ascoltato William Fantini che ha avanzato la suggestiva ipotesi che il celebre pittore del Settecento bresciano potrebbe essere l’autore di due grandi affreschi barocchi trovati sulle pareti in una vecchia casa di località campiglio . Il Fantini cultore di storia locale, non nuovo a ricerche e ad approfondimenti sull’arte della valle del Mella e del Bresciano in generale è quasi certo degli studi che sta facendo sugli affreschi in questione.
Questa stessa parete, secondo la tesi proposta da Fantini, doveva essere un tempo parte di una cappella votiva, che probabilmente offriva rifugio temporaneo ai viandanti che percorrevano la strada che collegava palazzo Bailo alla piccola valle confinante con la Gazzolo di Lumezzane la quale si collegava con la località Cagnaghe che nei secoli scorsi era in territorio di Lumezzane e oggi è territorio di Sarezzo.
«Su quello spazio si possono ammirare - spiega il pittore valligiano -, rinchiusi in cornici barocche in stucco, due affascinanti dipinti a fresco raffiguranti personaggi sacri. Si tratta di opere ottenute con sapiente mano pittorica e con un sicuro impianto disegnativo».
L’opera è stata anche catalogata recentemente dalla Comunità montana, promotrice della pubblicazione del libro «Santuari e cappelle votive in Valtrompia» in mostra in questi giorni a Lumezzane, e alcune foto degli affreschi sono in esposizione nell’ambito della mostra itinerante che porta lo stesso titolo, curata da Carla Fausti.
«Un’attenta osservazione dei dipinti - continua l’artista - ci conduce alla pittura di Pietro Scalvini, artista tra i più apprezzati delcampei3.jpg (52411 byte) Settecento bresciano. Chi conosce le opere di questo maestro le individua per le particolari fattezze fisiognomiche, i caratteristici scorci, i profili pronunciati, la postura dei personaggi rappresentati».
Vissuto tra il 1718 e il 1792, Scalvini fu particolarmente sensibile alla lezione artistica del veneziano Giambattista Tiepolo, e realizzò dipinti di vario genere in molte chiese e palazzi della città (si pensi, per fare un solo esempio, agli affreschi che decorano il Ridotto del Teatro Grande), ma ha lasciato importanti testimonianze anche nella valle del Mella.
Su tutte, spiegano gli esperti del settore, emerge lo straordinario ciclo realizzato all’interno del santuario di San Bartolomeo, a Magno di Gardone, dove, secondo le più recenti acquisizioni di storici e critici, Scalvini lavorò in due momenti diversi.
Proprio il confronto con queste opere ha suggerito a Fantini l’attribuzione dei dipinti saretini alla mano dell’artista settecentesco.
«Questa eventualità - chiarisce - è naturalmente tutta da dimostrare attraverso un’attenta lettura dei dipinti e, possibilmente, con una ricerca archivistica. Certamente - prosegue -, si impongono un urgentissimo intervento conservativo dell’immobile e il restauro degli affreschi e degli stucchi».
La parola passa ora insomma ai proprietari e agli enti preposti alla salvaguardia e alla conservazione dei beni culturali: «Gli affreschi - conclude Fantini -, che sono scampati alla disastrosa alluvione del 1850, evento cui rimanda l’intitolazione della via, forse verranno salvaguardati per le generazioni future utilizzando i mezzi e le tecnologie di cui oggi disponiamo».

(si ringrazia Fabio Larovere)

Sergio Piccini

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