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PIANO STRATEGICO LUMEZZANE

tavola.jpg (24286 byte)Un partecipato e qualificato incontro ha concluso la serie di appuntamenti voluti dall’amministrazione comunale per arrivare alla stesura del piano strategico territoriale, strumento che porterà alla redazione del piano regolatore generale di Lumezzane. "Lo strumento urbanistico in corso, è ormai molto datato e non corrisponde alla peculiarità della nostra città ha ricordato il sindaco Facchinetti. La nostra vocazione per l’industria si scontra con lo scarso territorio disponibile.Dei 51,5 km quadrati esistenti, la maggior parte è montano e di difficile utilizzo.Per questo dobbiamo intervenire al fine di risolvere i problemi urbanistici con un modo di procedere del tutto nuovo. Se la vecchia amministrazione aveva adottato la concertazione con i privati centrata sui loro singoli bisogni con proposte contrattuali irrevocabili a favore dei privati, per noi invece la pubblica amministrazione deve mantenere tutte le facoltà che le competono, con gli oneri e gli onori di disciplinare gli interessi collettivi e non individuali. La concertazione deve servire per individuare i bisogni collettivi e tra questi tutte le persone incontrate hanno evidenziato quello della vivibilità della nostra cittadina.I punti critici sono conosciuti: mancanza di collegamenti viari tra le frazioni, mancanza di spazio, scarsa qualità della vita e debolezza nel numero di parcheggi unitamente alla riqualificazione dei centri storici." Ciò che l’amministrazione vuole realizzare è una sorta di patto con i cittadini per garantire lo sviluppo di Lumezzane, di fronte alla presenza di una concentrazione di problemi che sono certamente presenti anche in altre parti d’Italia, ma di maggiore dimensione."L’esperienza attuata dalla precedente amministrazione, ha detto l’urbanista incaricato di coordinare i lavori per il piano strategico, Proff. Francesco Karrer docente all’Università Sapienza di Roma ha prodotto una cultura urbanistica che oggi va tradotta e rimodulata nel progetto urbanistico, anche alla luce delle decisionipubblico.jpg (26330 byte) adottate dalla regione Lombardia. Dobbiamo passare da un "piano a domanda" che permette uno sviluppo contenuto e che non va oltre la ristrutturazione dell’esistente ad un piano espansivo per il futuro.Il nostro intento è quello di pianificare l’offerta con indicazioni di opportunità per il futuro di Lumezzane.Se avessimo la risorsa del terreno non ci sarebbero problemi.Ma la sua mancanza, ci impone di lavorare con un piano strategico. Per ora abbiamo fatto un’opera di conoscenza e di ascolto. L’intento è quello di creare nella gente un pensiero verso la propria città, che vada al di là del singolo interesse". La vecchia promiscuità fabbrica-famiglia-casa, ha prodotto effetti positivi nel tempo, come per esempio la riduzione della mobilità, ma allo stesso tempo ha prodotto effetti pericolosi per il territorio. E’ oggi necessario rimodulare il rapporto tra città e ambiente "per ridurre al minimo il rischio del territorio ha detto Karrer. Per risolvere alcune criticità è necessario operare con soggetti sovracomunali, quali province e regione.Da parte nostra simuleremo l’impatto della viabilità futura, cercheremo nuovi spazi, anche nel sottosuolo o sulla collina per le residenze. Faremo seguire dopo una prima stesura del piano altri incontri con i rappresentanti della società, prima di stendere il definitivo piano regolatore." Alla tavola rotonda erano presenti anche il neo assessore provinciale al territorio Maria Stella Gelmini, il presidente della comunità montana di Valletrompia Silvano Corli, l’onorevole Adriano Paroli, componente della commissione urbanistica della camera, Margherita Peroni presidente della commissione territorio della Regione Lombardia e l’assessore regionale all’Urbanistica Alessandro Moneta. " Adottare la scelta di un patto socialmente condiviso è la strada giusta, ha ricordato Gelmini e va estesa ovunque, anche al piano territoriale di coordinamento provinciale.Non abbiamo ancora fatto alcuna scelta strategica e intendiamo lavorare di concerto con gli enti locali." Silvano Corli, ha ricordato come nel futuro la comunità montana non possa più attuare alcun piano urbanistico comunitario. "Parteciperemo al piano provinciale e faremo la nostra parte.Vedo confavore quanto fatto dalla regione che deve dare le linee guida e lasciare ai comuni la gestione del PRG" Anche Paroli ha rimarcato come la regione Lombardia "sia più avanti dello stato in materia di legislazione urbanistica.Il lavoro che sta facendo Lumezzane può essere una buona base per il piano provinciale". I punti fermi su cui si muove la regione Lombardia li hanno ricordati Peroni e Moneta. "Responsabilità agli amministratori locali, snellezza nelle procedure e più flessibilità nel percorso e nei tempi necessari per arrivare ad un’azione urbanistica veloce." Un percorso che però non deve fare dimenticare trasparenza e concertazione. " Abbiamo individuato delle "invarianti", ovvero cose che non possono essere variate urbanisticamente. La strada intrapresa da Lumezzane, ha sottolineato l’assessore Moneta, corrisponde alla logica culturale della Regione: leggere i problemi del territorio nella sua globalità e dare risposta alla collettività. Il ruolo del privato deve esistere ma nella visione degli interessi generali della collettività.Privato e pubblico devono collaborare e condividere il carattere generale dell’intervento. Semplificare non significa deregolarizzare, ma porre regole chiare e certe.La legge regionale 23 da la possibilità agli amministratori locali, che ne assumo la responsabilità, di attuare delle varianti.Ma la stessa responsabilità debbono averla i professionisti perchè, ha ricordato Moneta, certe brutture realizzate, sono stare disegnate da qualcuno prima.Il piano provinciale infine non deve essere rigido con le varianti degli enti comunali, ma elastico pur prevedendo le "invarianti"."

RETE5.