Un partecipato e qualificato incontro ha
concluso la serie di appuntamenti voluti dallamministrazione comunale per arrivare
alla stesura del piano strategico territoriale, strumento che porterà alla redazione del
piano regolatore generale di Lumezzane. "Lo strumento urbanistico in corso, è ormai
molto datato e non corrisponde alla peculiarità della nostra città ha ricordato il
sindaco Facchinetti. La nostra vocazione per lindustria si scontra con lo scarso
territorio disponibile.Dei 51,5 km quadrati esistenti, la maggior parte è montano e di
difficile utilizzo.Per questo dobbiamo intervenire al fine di risolvere i problemi
urbanistici con un modo di procedere del tutto nuovo. Se la vecchia amministrazione aveva
adottato la concertazione con i privati centrata sui loro singoli bisogni con proposte
contrattuali irrevocabili a favore dei privati, per noi invece la pubblica amministrazione
deve mantenere tutte le facoltà che le competono, con gli oneri e gli onori di
disciplinare gli interessi collettivi e non individuali. La concertazione deve servire per
individuare i bisogni collettivi e tra questi tutte le persone incontrate hanno
evidenziato quello della vivibilità della nostra cittadina.I punti critici sono
conosciuti: mancanza di collegamenti viari tra le frazioni, mancanza di spazio, scarsa
qualità della vita e debolezza nel numero di parcheggi unitamente alla riqualificazione
dei centri storici." Ciò che lamministrazione vuole realizzare è una sorta di
patto con i cittadini per garantire lo sviluppo di Lumezzane, di fronte alla presenza di
una concentrazione di problemi che sono certamente presenti anche in altre parti
dItalia, ma di maggiore dimensione."Lesperienza attuata dalla precedente
amministrazione, ha detto lurbanista incaricato di coordinare i lavori per il piano
strategico, Proff. Francesco Karrer docente allUniversità Sapienza di Roma ha
prodotto una cultura urbanistica che oggi va tradotta e rimodulata nel progetto
urbanistico, anche alla luce delle decisioni
adottate dalla regione
Lombardia. Dobbiamo passare da un "piano a domanda" che permette uno sviluppo
contenuto e che non va oltre la ristrutturazione dellesistente ad un piano espansivo
per il futuro.Il nostro intento è quello di pianificare lofferta con indicazioni di
opportunità per il futuro di Lumezzane.Se avessimo la risorsa del terreno non ci
sarebbero problemi.Ma la sua mancanza, ci impone di lavorare con un piano strategico. Per
ora abbiamo fatto unopera di conoscenza e di ascolto. Lintento è quello di
creare nella gente un pensiero verso la propria città, che vada al di là del singolo
interesse". La vecchia promiscuità fabbrica-famiglia-casa, ha prodotto effetti
positivi nel tempo, come per esempio la riduzione della mobilità, ma allo stesso tempo ha
prodotto effetti pericolosi per il territorio. E oggi necessario rimodulare il
rapporto tra città e ambiente "per ridurre al minimo il rischio del territorio ha
detto Karrer. Per risolvere alcune criticità è necessario operare con soggetti
sovracomunali, quali province e regione.Da parte nostra simuleremo limpatto della
viabilità futura, cercheremo nuovi spazi, anche nel sottosuolo o sulla collina per le
residenze. Faremo seguire dopo una prima stesura del piano altri incontri con i
rappresentanti della società, prima di stendere il definitivo piano regolatore."
Alla tavola rotonda erano presenti anche il neo assessore provinciale al territorio Maria
Stella Gelmini, il presidente della comunità montana di Valletrompia Silvano Corli,
lonorevole Adriano Paroli, componente della commissione urbanistica della camera,
Margherita Peroni presidente della commissione territorio della Regione Lombardia e
lassessore regionale allUrbanistica Alessandro Moneta. " Adottare la
scelta di un patto socialmente condiviso è la strada giusta, ha ricordato Gelmini e va
estesa ovunque, anche al piano territoriale di coordinamento provinciale.Non abbiamo
ancora fatto alcuna scelta strategica e intendiamo lavorare di concerto con gli enti
locali." Silvano Corli, ha ricordato come nel futuro la comunità montana non possa
più attuare alcun piano urbanistico comunitario. "Parteciperemo al piano provinciale
e faremo la nostra parte.Vedo confavore quanto fatto dalla regione che deve dare le linee
guida e lasciare ai comuni la gestione del PRG" Anche Paroli ha rimarcato come la
regione Lombardia "sia più avanti dello stato in materia di legislazione
urbanistica.Il lavoro che sta facendo Lumezzane può essere una buona base per il piano
provinciale". I punti fermi su cui si muove la regione Lombardia li hanno ricordati
Peroni e Moneta. "Responsabilità agli amministratori locali, snellezza nelle
procedure e più flessibilità nel percorso e nei tempi necessari per arrivare ad
unazione urbanistica veloce." Un percorso che però non deve fare dimenticare
trasparenza e concertazione. " Abbiamo individuato delle "invarianti",
ovvero cose che non possono essere variate urbanisticamente. La strada intrapresa da
Lumezzane, ha sottolineato lassessore Moneta, corrisponde alla logica culturale
della Regione: leggere i problemi del territorio nella sua globalità e dare risposta alla
collettività. Il ruolo del privato deve esistere ma nella visione degli interessi
generali della collettività.Privato e pubblico devono collaborare e condividere il
carattere generale dellintervento. Semplificare non significa deregolarizzare, ma
porre regole chiare e certe.La legge regionale 23 da la possibilità agli amministratori
locali, che ne assumo la responsabilità, di attuare delle varianti.Ma la stessa
responsabilità debbono averla i professionisti perchè, ha ricordato Moneta, certe
brutture realizzate, sono stare disegnate da qualcuno prima.Il piano provinciale infine
non deve essere rigido con le varianti degli enti comunali, ma elastico pur prevedendo le
"invarianti"."
RETE5.