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SOMMARIO NOTIZIE


LE MEZZANE ora LUMEZZANE

La storia ci insegna a vivere meglio, grazie agli errori o alle scoperte del nostro passato, possiamo scoprire e affrontare meglio il nostro futuro. Ho deciso di fare un salto nella storia della fine del 1800, quando i comuni a Lumezzane erano due, Pieve e Sant’Appolonio. I due capoluoghi della valgobbia, furono riuniti nel 1928 con un decreto del governo fascista. Se facciamo un raffronto sul numero degli abitanti, oggi 24000, ci rendiamo conto come la città di Lumezzane si sia sviluppata solo nel secolo scorso. Nel 1888 Lumezzane contava 3938 abitanti, e precisamente 1682 nel comune di Pieve con le sue frazioni Valle, Piatucco, Gazzolo, Fontana e Renzo e 2265 a Sant’Appolonio con le frazioni di San Sebastiano, Mosniga e Premiano. Ancora oggi, ma più accentuato nei secoli scorsi, vi è sempre stata competizione tra i due comuni, e mentre le due frazioni litigavano tra loro, si isolavano sempre più dal resto della valle, creando un loro linguaggio molto gutturale e caratteristico e diversificandosi nello sviluppo industriale. Lumezzane come gli altri comuni, anticiparono di molti anni la rivoluzione industriale, ed i primi ad abitare la bassa ValTrompia e la Valgobbia furono gli abitanti dei paesi di montagna limitrofi (alta Valtrompia e Vallesabbia). Gli abitanti di Lumezzane, noti oggi in tutto il mondo, già nel 700 e 800 erano noti per le loro capacità industriali, in un paese agricolo come l’Italia. Già con la repubblica di Venezia e l’impero AustroUngarico, la nostra zona fu privilegiata per la sua capacità produttiva. Le miniere dell’alta vallle davano ferro alle aziende siderurgiche della bassa valle, e questa volonta di lavorare, si sviluppò maggiormente in valgobbia. Mentre Gardone puntava solo sulla produzione armiera, in Valgobbia si inizio la diversificazione nella produzione di articoli industriali. Tra i ricordi di fine 800, a Pieve dobbiamo segnalare lo stabilimento dei F.lli Polotti, le ditte Bagozzi, Funazzi, Mori e Duina, e ancora gli Gnutti, i Botti, i Lechi e i Gambara. Le prime aziende di coltelleria del comune di Pieve furono le ditte Botti, Facchinetti, Lechi e Mori. Nel comune di Sant’Appolonio gli opifici erano molti, ma quasi tutti di piccolissime dimensioni. Curiosa la produzione industriale di quel tempo, bajonette, zappe, zapponi, coltelli, badili, arnesi agricoli, e le "scartade" per i tram.

Lumezzane era feudo dei conti Avogadro con la sua torre di Pieve, controllavano il territorio e gestivano la giurisdizione civile. Anche in quel tempo esistevano le domeniche, e le mete ambite dei lumezzanesi erano San Bernardo, dove vi si costruirono piccole casette, i Grassi e Sant’Emiliano nel territorio saretino, la strada verso le Conche che portava a Nave, le poffe ed il passo del Cavallo. Le ore di lavoro durante la settimana, erano anche di 12 - 14 ore giornaliere, ed i bambini iniziavano a lavorare già all’età di otto anni. Sono solo piccoli cenni di un tempo che ci ha insegnato a capire come si viveva sino a pochi anni fa, ma che sono stati la fortuna di tutta la città di Lumezzane. Due comuni divenuti ora un unico grande paese, uno dei più importanti in Lombardia, una capitale industriale studiata in tutto il mondo, grazie all’impegno di tanti uomini e donne che hanno lavorato sodo per dare un futuro ai loro figli ed al loro paese.

Sergio Piccini

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