COMITATO TERRITORIALE

VALLE DI SAREZZO

LA STORIA: perchè via 1850

a cura COMITATO TERRITORIALE VALLE SAREZZO

Sergio Piccini  - 2000 -  rete5@rete5.it

RADIO RETE 5

SAREZZO STORIA

LATTEMIELE

LA CASETTA

 

"1850"

Una funesta inondazione in Valtrompia.

1850b.jpg (73269 byte)


Ricordando il 1850, la via della Valle.

Chissà a quanti di noi, è capitato di dare il proprio indirizzo e di sentire dall’interlocutore, scusi è VIA 1850? . Molti di noi, non danno caso al fatto e rispondono si’, altri alla domanda "perché questo nome?" non sanno dare risposta. Via 1850, è la via principale di Sarezzo, e copre tutta la Valle. Oltre due Km di strada dalla piazza di Sarezzo, alla località CAVE, lungo tutta la VAL REDOCLA. In questo numero, in occasione del 150° anniversario del violento nubifragio triumplino, cerchiamo di ripercorrere la storia che ha colpito la nostra comunità. Il comitato territoriale, da sempre attivo sul fronte delle cose da fare, e impegnato a livello culturale nel quartiere, in collaborazione con il Comune di Sarezzo, ha organizzato una serie di iniziative, per ricordare l’alluvione. Erano le notti di ferragosto, quando i piccoli canali e torrenti della Valtrompia, ingrossarono il Mella, ma noi vogliamo ricordarlo in questi giorni, per non sovrapporci alla festa del quartiere e per non entrare in stagione estiva avanzata. L’appuntamento principale per tutti è il 20 maggio al "CUEL" con il gruppo musicale "via1850" e con gli appuntamenti culturali e la mostra fotografica nel sottochiesa. (Sergio Piccini)


Dalla STRENNA BRESCIANA per l’anno 1851,
a favore dei danneggiati del Mella. Anno 1°.

Da Innondazione del Mella del 14 agosto 1850 (Avv. Angelo Mazzoldi)

Di fiere e terribili vicende le bresciane istorie di questo periodo nel quale noi fummo, non so s’io mi debba dire per sciagura o fortuna, posti vivere, saranno a posteri ricordatrici; terribili per inaudito imperversare d’elementi, più terribili ancora e fiere per immanità d’uomini estremi. Dei disastri su noi lanciati dalla sconvolta natura, brevemente e rimessamente dirò quel ch’io stesso a tal fiata piangendo, vidi suoi luoghi o udii raccontare……… Il fiume Mella … Movendo esso poveramente dalle radici1850a.jpg (51651 byte) orientali del monte Maniva, posto quasi a cavaliere del Chiese e dell’Oglio, sopra San Colombano, va divallando in mezzo a una stretta falda di mondi tutti rivestiti di ricchi boschi ed intersecati qua e là da verdissimi prati, e discorrendo per mille sinuosità invero pittoresche ora spaventose ora piacevoli a riguardarsi, ed animate in fondo da fucine e da mulini e sulle cime da stalle e da roccoli, edificazioni di gente povera o industre e di ricca o sfaccendata. Ingrossato di continuo pei minori rivi e per le fontane che di qua e di là gli recano il loro tributo, avvicina e tocca con le altre borgate tantissimi paesi bresciani. Dalla sua nascita e fino a Carcina , è denominato la VALLE TROMPIA ed abitato dai tempi remotissimi da una gente industre la quale schiva d’ogni vincolo servile e fiera della sua indipendenza si resse a comune con propri statuti e con suo parlamento, senza che punto conoscesse delle feudali castella de mezzi tempi. …..

Era la sera del 14 agosto di quest’anno 1850, vigilia della festa dell’Assunzione di M.V. nella quale è prossima determinare la fiera di Brescia.. Il cielo nubiloso e minaccioso, la terra già pregna e sazia delle piogge dei dì precedenti. In sull’imbrunire alcuni foschi e tetri nuvoloni apparivano di verso occidente, che muovendo verso tramontana e levante e spandendosi sulla valle, tuonando e lampeggiando scoppiavano in una dirotta e sempre crescente pioggia; la quale gradatamente tale divenne che il Mella in men di mezz’ora rigonfiò portandone la corrente fin presso le case di Gardone. Dopo questo piccol tempo la pioggia addoppiò rovesciandosi e piombando non a gocce od a fili, ma a colonne serrate; gli interrotti tuoni in un continuato e spaventoso muglio si tramutarono, e i lampi in una terribile luce che parea incendiasse tutta la valle. Un fragoroso rumore si spandea per l’aere come di montagne che si movessero; cozzassero insieme e l’una sull’altra ruinassero. L’orrore e lo spavento invadeva gli animi anche de’ più coraggiosi che non erano sepolti nel primo sonno. I gemiti, le strida, le preci degli abitanti più prossimi alle acque che o chiamavono soccorso o fuggivano, aggiungendo ai già troppi e grandi danni , perché alla fiera luce di quel continuo lampo si vedevano in mezzo al fragore del tuono e dell’acque, mura, tetti, case, alberi, roccie cadere e traboccare nella piena. Era sì fitto il diluviar della pioggia, che i fiumi divennero immensi……...

SAREZZO e il REDOCLA……….

Di nuove e più ampie ruine e di terribili sciagure, mi toca a far memoria a Sarezzo, grosso e fiorente paese. Ivi una nuova industria a quelle delle soprastanti popolazioni s’aggiunse; che abbondando que i monti di pietre calcarie, gli abitanti industri ne fecero soggetto di lucro, ergendo qua e là fornaci dalle quali a Brescia ed a tutti i paesi della provincia e fino al mantovano colle loro carrette van dispensando la calce. Il REDOCLA che reca appena, anche nelle ordinarie piogge, un filo d’acqua scendente da S.MILIANO posto sui monti stessi che sono sopra Sarezzo, rigonfiato dalle acque che dalle rupi, discacciata la soprastante crosta, sboccavano, infuriando e traendo ghiaje, massi e schiantati alberi, di mezzo alle ruine, squarciato il fianco del monte si slanciò contro le case quasi l’intera terra ingojare volesse e subissare. Ivi investitele per ogni lato il letto e la sponda di parecchie braccia innalzò, entrò nei superiori piani, tutto crollò , abbatté nel suo passaggio; una chiesetta in parte, circa venti case in tutto o in parte colla comunale atterrò, divisosi in vari rami.

Spavento in Valle, muore salvando i piccoli parenti

Era tra queste case quella della vedova dello Speziale Mazza che aveva con sé quattro dei suoi figlioli tutti piccoletti ed una bambina sua nipote. Soprappresi dall’impensato caso si videro que miseri la morte dinanzi gli occhi prima che pur sospettassero del pericolo che potea soprastare. E non essendo ormai altra via di scampo, perché nelle stanze terrene e per le scale mugghiava il fiotto, Gio. Battista Mazza, parente de’ figliuoli, che certo potea fuggire la sciagura, elesse di non abbandonare la pericolante abitazione, se prima quelle innocenti creature non poneva a salvamento. Presi pertanto ad uno ad uno i fanciulli, ne fenili posti dietro la casa con gran rischio della propria vita li tramutò; ed aveva già posto in salvo l’ultimo di essi, quando ad un tratto il palco gli traballò sotto e la casa tutta con esso insieme si profondò e disparve. Tolto quivi per le crollate ed abbattute case l’ostacolo che si opponeva alla corrente, questa addoppiata e concitata si lanciò in sulla piazza; in pino secolare che vi sorgeva nel mezzo atterrò e schiantò; e se non era la saldissima Torre della Parrocchiale (attuale campanile ndr) tutta costrutta di pietre tagliate, e contro cui l’impeto dell’onde andava a frangersi, che fece schermo, la chiesa e tutte l’altre case che stanno da quel lato andavano rase.


INONDAZIONE del MELLA e confluenti

Il villaggio di Sarezzo offre nelle sue rovine, scene dolorose che si ricordano con raccapriccio. Nel suo centro vi era una scena spaventevole, un largo ingombro di sassi e macigni, rami ed alberi, case disfatte e ponti sbalzati, portati in piazza dal piccolo torrente REDOCLA. Partito da Sant’Emiliano e percorsa tutta la Valle di Sarezzo, scavò dinanzi la chiesa parrocchiale un largo tratto di campo coltivato a vigneto ed ortaglia, solcò profondamente il suolo, sterrò varie casse di pietra che contenevano delle ossa umane, che si sparsero qua e la tra le macerie. La chiesa fu tutta allagata, ai piedi della Torre civica (campanile) si formò una grossa caverna. Anche qui si narra di una brutta avventura, due donne le sorelle BOZIO, con tre nipotine, stavano dormendo nel primo piano della casa della farmacia. Un fracasso di pareti che crollano e l’acqua arrivata in camera. Cercano di salvarsi, tenendo vicine le piccole, ma purtroppo la casa era invasa dal Redocla sempre più minaccioso. Furono salvate con una scala, uscendo dalla finestra dai signori PIETRO MANGINI e BORTOLO GATTI.

Piccoli angoli di storia, piccoli momenti rivissuti, grande orgoglio di uomini valorosi, che nel momento dell’estremo bisogno, hanno dato aiuto e salvato la loro gente. (Piesse)


(Questo Numero é stato realizzato da Sergio Piccini,
per conto del CTVS  Comitato Territoriale VALLE di SAREZZO)

 rete2.gif (14433 byte)