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STORIA 99

STRALCI DI CORRISPONDENZA DA SAREZZO DEL “CITTADINO DI BRESCIA”

Gli anni che precedono la prima guerra mondiale, lo si è detto altre volte, sono anni di intensi scontri politici e sociali. Anche la Valtrompia è spesso teatro di questi scontri, che vedevano per lo più, gli uni di fronte agli altri, socialisti e cattolici. I primi, che avevano a Gardone V.T. la propria roccaforte, portatori delle nuove idee espresse da quel movimento nato da pochi anni, i secondi sostenitori di una più tradizionale visione della politica, ma spesso aperti a idee di rinnovamento sociale, confortati in questo anche dalle parole dell’enciclica “Rerum novarum” di papa Leone XIII, del 1891.

Lo scontro avveniva però spesso anche tra cattolici e liberali zanardelliani (salvo alleanze in sede elettorale per sconfiggere i socialisti). A Brescia due giornali sostenevano, spesso scontrandosi, queste due differenti parti politiche, “Il Cittadino di Brescia”, di area cattolica e “La Provincia”, di area zanardelliana. E i motivi di scontro, in questi anni, non mancavano.

Vediamo per esempio come “Il Cittadino” commenta alcuni fatti che riguardano Sarezzo, spesso replicando ad analoghi articoli apparsi sul quotidiano rivale.

Come abbiamo detto gli anni tra ‘800 e ‘900 sono anni fervidi di scontri, ma anche ricchi di iniziative, sullo sfondo di un notevole sviluppo dell’economia. Sorgono nuove industrie, si creano cooperative e Società di Mutuo Soccorso, banche, come la Piccola Banca Triumplina di S. Filastrio, che avrà anche a Sarezzo una sua agenzia, vengono create nuove scuole e i rappresentanti dei vari schieramenti politici fanno a gara per sostenere le iniziative più popolari e attribuirsene il merito (non dimentichiamo che le “masse”, come si sarebbe detto, erano ormai entrate nella storia e dal 1913 il suffragio sarà esteso a tutti i cittadini maschi).

A Sarezzo fu promotore di molte iniziative, soprattutto in campo educativo, il curato don Luigi Eloni (Trenzano 1881 - Pontevico 1945), che aveva conseguito il dottorato in Teologia a Roma, si era poi laureato presso la Facoltà teologica di Filosofia a Milano, ed era stato curato a Lumezzane, prima di trasferirsi a Sarezzo, e che svolse poi vari incarichi nella provincia e fu anche insegnante in Seminario.

A queste iniziative accenna il cronista del Cittadino in un articolo pubblicato in data 21 ottobre 1908, nel quale si scaglia contro i socialisti. Vediamone alcuni stralci.

“È da parecchio tempo”, scrive il giornalista, “che la popolazione di Sarezzo è guardata dai socialisti come un’appetitosa selvaggina per la loro caccia. Diffatti [sic] una borgata molto popolosa, eminentemente operaia e profondamente cristiana deve esser tal cosa che non può per i socialisti non formar oggetto di cure speciali.” [...] “Nonostante il lavoro di questi poveri illusi [i socialisti, ovviamente], continua il cronista, “la nostra azione cristiano - sociale progredisce sempre più. Essi infatti non han potuto impedire che si ingrossassero le file dell’U. C. del L. [Unione Cattolica del Lavoro]; che si fondasse la Piccola Cassa Operaia, ed essi non impediranno, ne siamo certi, che presto fiorisca la società delle Case operaie e si esplichi in opere grandiose”.

Conclude poi che “lasciando da parte i socialisti volentieri rendiamo conto che per iniziativa e coll’aiuto della Unione Professionale Cattolica in quest’anno, oltre la scuola serale elementare, vi sarà anche una piccola scuola professionale, tanto necessaria per il ceto operaio. E tutto questo gratuitamente perché noi non siamo... socialisti”.

Nel febbraio dello stesso anno sullo stesso giornale si scrive del saggio finale degli allievi della scuola serale, presenti il sindaco Angelo Moretti, l’Arciprete don Luigi Filippi e il maestro Giuseppe Bettini. In quest’occasione furono premiati “tre allievi che sopra tutto si distinsero nella scuola: Belleri Giuseppe, Borghesi Leone e Brioni Luigi”.

Due anni dopo, il 27 febbraio del 1910, lo stesso giornale torna sull’argomento della scuola popolare serale, vanto dei cattolici saretini, e scrive che “per ciò che riguarda le tre classi seconda, terza e quarta elementari dov’é insegnante il nostro Rev. Curato dovemmo ammirare l’ampiezza del programma e la sua perfetta comformità [sic] ai programmi governativi per le scuole serali. Per ciò che riguarda la scuola di disegno va segnalata la valentia del maestro sig. Arturo Mino di Gardone V. T., che seppe ottenere dai numerosi alunni risultati splendidi”.

Ancora, l’anno successivo, l’argomento occupa le colonne della pagina della provincia del Cittadino e questa volta si dà conto di come sono organizzate le lezioni.

La Scuola elementare serale “comprende due corsi con cinquantuno alunni nel primo corso e venti nel secondo”. La Scuola serale professionale comprende tre corsi, con programmi di disegno e fisica. È sempre Arturo Mino a condurre le lezioni, “assistito dai nostri bravi giovani Guerrini Domenico e Ioannes Giacomo”. C’era poi, naturalmente, la Scuola serale di religione, con lezioni settimanali tenute da don Eloni.

Lo scontro diretto tra il Cittadino e la Provincia è invece espresso in un articolo del novembre del 1902, nel quale si fa riferimento al parroco di Sarezzo don Luigi Filippi. Quest’ultimo infatti aveva detto nelle sue omelie “che è dovere di ogni cristiano e particolarmente dei padri di famiglia l’abbandonare la lettura dei giornali anticristiani”, e il giornale “La Provincia” pubblicò “una corrispondenza piena di bile e di fandonie contro l’ottimo Parroco di Sarezzo”, considerando le parole del parroco rivolte proprio a questo giornale. “Alcuni giovanotti”, scrive quindi il corrispondente del Cittadino, “coll’energia dell’età e della forte razza valtrumplina, esprimevano le loro impressioni in modo assai poco lusinghiero per il foglio anticlericale e per i suoi corrispondenti - Noi sappiamo, diceva uno, perché codesti mangiapreti s’arrabbiano contro il nostro parroco: essi non vogliono che il popolo venga istruito nei suoi doveri morali e religiosi per tenerlo più facilmente sotto il giogo”.

È ancora il curato di Sarezzo ad animare una piccola festa operaia svoltasi a Zanano l’8 agosto del 1907.

Così scrive il corrispondente: “Una trentina di soci del Ritrovo Operaio Cattolico di Costorio si sono recati nel pomeriggio di Domenica 4 corr. a Zanano per visitare i soci di quel giovane ma già fiorente Ritrovo intitolato a S. Martino”. In quell’occasione don Eloni, dopo che il presidente del Ritrovo, signor Zanetti, ebbe dato il benvenuto agli ospiti, insistentemente invitato dagli applausi tiene un discorso sulla necessità dell’impegno democratico-cristiano da parte di tutti i lavoratori cristiani.

Il 21 giugno del 1908 vittima degli strali avvelenati del solito cronista anonimo è il segretario della Camera del Lavoro di Brescia, Gino Müller. Con non celata soddisfazione il giornalista rileva lo scarso interesse (almeno a suo dire) che l’arrivo del politico socialista destò negli abitanti di Sarezzo, dove si era recato per una conferenza nel giorno del Corpus Domini.

“Giovedì scorso, festa del Corpus Domini”, scrive il corrispondente, “fu qui tra noi, per tenere una conferenza, il Segretario della Camera del Lavoro di Brescia, signor Gino Muller. La notizia della sua venuta, annunciata il giorno innanzi da un sedicente socialista oriundo da qui, fu accolta con grande gaudio e con larga respirazione di polmoni da qualche nostro anticlericaluccio”. Ma, stando a quanto riferisce il corrispondente del Cittadino, alla fine, di fronte al Muller, “l’uditorio era meschinissimo”, perché la maggior parte dei saretini si era recata alla processione del Corpus Domini e se il politico socialista si fosse guardato attorno “si sarebbe per lo meno accorto che ebbe una gran malinconica idea chi pensò di invitarlo a venire a farci visita”.

“Ancora e sempre fiaschi socialisti”, titola l’inviato da Sarezzo il 1° novembre del 1908 e scrive: “Questa che sono per contare è toccata all’egregia sig. Caterina Contessa, sorella al R. Curato di Zanano. Un giorno la sua mente maturò l’orrendo proposito di stracciare un manifesto socialista incollato sulla casa di sua proprietà”. Ma, continua ironicamente il giornalista, “gli scrupolosi difensori dell’ordine diurno e notturno, coloro che rifuggono sempre da ogni cosa che turbi l’ordine e sono nemici dichiarati di Bacco e del chiasso, si sono sentiti rivoltare”. Alla fine, però, la signora, “senza nemmeno il bisogno di audizioni di testimoni, fu dall’egregio [ovviamente] Regio Pretore mandata assolta dall’imputazione fattale”.

Nel dicembre dello stesso anno si riferisce invece dell’assemblea dell’U.C.L. a Sarezzo, la stessa organizzazione che diede vita alla scuola serale di disegno, “indispensabile per una popolazione eminentemente operaia come la nostra”, sottolinea il corrispondente, che “diffuse largamente la stampa cattolica”. All’assemblea prese parte l’onorevole Longinotti, “noto a tutti gli operai cristiani”.

Concludiamo con un articolo del Cittadino che, prendendo ancora spunto dalle polemiche con i socialisti, fornisce alcuni dati interessanti che riguardano il comune di Sarezzo nel 1913 (l’articolo è del 23 febbraio). Il pretesto per l’articolo è una protesta organizzata dai socialisti contro l’amministrazione del comune per l’inadeguatezza della distribuzione dell’acqua potabile.

Il giornale scrive: “Il Comune di Sarezzo fino all’anno testè decorso era privo d’acqua potabile”, ma “l’autorità locale [...] affrontò e risolse il difficile problema e oggi ben ventotto fontane pubbliche danno acqua a tutto il Comune. A Pontezanano [...] la giunta, udito anche il parere del signor ingegnere progettista credeva fosse sufficiente una sola fontana, e questa al posto della vecchia pompa. Ma in seguito a più ponderato esame, accogliendo anche la supplica firmata da una ventina di persone della frazione, credette bene metterne due, e cioé, una in surrogazione dell’attuale pompa, l’altra a circa cinquanta metri di distanza [...]. La giunta, così disponendo, si ispirò a due criteri: anzitutto perché essendo la piazzetta nel centro della frazione, e quindi sempre popolata da uno sciame di fanciulli, lasciandovi la vasca per l’abbeveratoio costituiva per essi un grave continuo pericolo, in secondo luogo per rispetto a ragioni facili a comprendere di pulizia e d’igiene”.

 

Stefano Soggetti

 

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