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STORIA 94

UN PEZZO DI STORIA CHE CI APPARTIENE LUNGO 300 ANNI

seconda parte

All’alba del 15 agosto 1850 la distruzione della piazza di Sarezzo era compiuta.

La gente, sgomenta ed ammutolita, si aggirava nel fango e tra le case ridotte ad un cumulo di macerie. Ma la volontà di riprendere ebbe il sopravvento.

Dopo pochi mesi l’alveo del Redocla era rifatto, la piazza sistemata ed avviata la ricostruzione di strade, ponti e case. In un angolo della piazza rimaneva ancora impraticabile l’accesso laterale alla chiesetta di San Nicola da Tolentino perché “la sistemazione della piazza aveva abbassato di m. 1,20 il piano sotto la porta di ingresso”.

Il 21 febbraio 1852 la Deputazione comunale (la Giunta) e la Fabbriceria parrocchiale (il consiglio di amministrazione dei beni della parrocchia), di comune accordo, incaricarono l’ing. Francesco Corbolani di preparare “il progetto di una gradinata per potere accedere alla chiesa dalla piazza”. L’ingegnere progettò “una scala semicircolare di sette gradini ed un pianerottolo di pietra col raggio di metri 2,88 per un costo complessivo di £ 614,31.

A questo punto, visto l’elevato costo dell’opera, sorsero le prime discussioni e un lungo carteggio per la competenza di spesa tra la Fabbriceria ed il Comune”.

Il 23 aprile 1853 il Comune delibera di contribuire alla spesa con la somma di £ 300.

La Fabbriceria, dal canto suo, sostiene che “nella sistemazione ed ampliamento della Piazza, il Comune ebbe ad occupare il sagrato della Chiesetta e lo spazio tra l’oratorio della B. Vergine della Neve e la chiesetta di S.Nicola che serviva loro di ingresso”. Spettava quindi al Comune pagare l’intero costo dell’opera perché aveva occupato un terreno che non era di sua proprietà.

Venne allora dato l’incarico all’ing. Giuseppe Bianchi di predisporre un nuovo progetto più economico. L’ingegnere propose una gradinata costituita da due rampe “controsalienti” provviste di parapetto per un importo di £ 377,12.

Sembrava cosa fatta. Così che il 26 luglio 1856 il perito signor Foresti, delegato della Deputazione comunale, affidò l’incarico di costruire la gradinata a due rampe all’appaltatore Cattò Giuseppe.

Ma il giorno seguente gli uomini del Comune “tornarono all’idea di una scala semicircolare ridotta

alla massima semplicità, spiegando così la loro improvvisa deliberazione:

In vista che eseguendo la gradinata con rampe laterali si verrebbero a formare due pisciatoi disdicenti di contro ad un luogo sacro e sarebbero del pari scandalosi alle giovani ragazze che entrano nella Chiesa principalmente alla Dotrina e all’oratorio”.

Venne allora invitato a presentare un terzo progetto l’ing. Cantoni che a sua volta, propose una gradinata semicircolare “ridotta alla massima semplicità con il pianerottolo di m. 1,25 e quattro soli gradini di pietra di Costorio, il tutto per un raggio complessivo di m. 2,65”. L’importo totale era pari a £ 418,99. (Nei vari documenti si trovano costi sensibilmente diversi anche per via degli sconti e dei ribassi d’asta).

Il 7 gennaio 1858, il Comune ribadisce di poter disporre soltanto delle 300 lire già deliberate. Il 27 maggio, la Fabbriceria “si rifiuta di sottostare alla maggiore spesa che potrebbe occorrere e nemmeno ha creduto di tentare la privata pietà degli abitanti, perché in questi momenti di penuria, una questua tornerebbe inutile e inopportuna”.

Alla fine, il 20 settembre 1858, Comune e Fabbriceria si accordano per dare il via ai lavori “di costruzione della scalinata di ingresso alla chiesa di S.Nicola secondo il disegno semicircolare dell’ing. Cantoni”. La Deputazione comunale “si obbliga a pagare, in una sola rata, 20 giorni dopo il collaudo, in effettiva valuta d’oro e d’argento”.

La gradinata semicircolare fu così messa in opera e realizzata con buona pace del sindaco Carlo Montini, del deputato Giovanni Guizzi e dei fabbricieri Angelo Zanagnolo e Giambattista Bianchetti. Soddisfatte dovettero essere state anche le donne che potevano accedere alla chiesetta senza correre alcun pericolo.

Soltanto dopo 75 anni riemerse un problema mai risolto riguardante la proprietà della chiesetta. Era appartenuta fino al 1797 alla Confraternita di San Nicola disciolta per decreto dal governo rivoluzionario. A quel tempo né lo Stato, né il Comune “la avocarono a sé perchè di niun valore”.

La cosa venne risolta nel 1934, allorché il podestà Giacomo Prunali deliberò che la chiesa doveva essere a tutti gli effetti proprietà della parrocchia di Sarezzo. Nello stesso anno la Fabbriceria – da 5 anni era parroco Don Giovanni Ragni – incaricò l’ing. Vittorio Montini di progettare la trasformazione della chiesa in aule di catechismo per i ragazzi.

Progetto interno chiesa San Nicola.jpg (19669 byte)Venne così modificato profondamente tutto l’interno, conservando fortunatamente la copertura a volta.

Nell’immediato dopoguerra, intorno al 1950, l’immobile fu ceduto ai privati e perse gradualmente l’antico suo aspetto esterno.

Dopo la gradinata semicircolare scomparvero i locali adibiti a sagrestia con il caratteristico campaniletto ed il sagrato antistante.

Nella fotografia riprodotta nella pagina, scattata il 23 marzo 1933, vediamo la chiesa di San Nicola da Tolentino come la videro per 300 anni gli abitanti di Sarezzo. Nella sua semplicità è una rara immagine di “come eravamo” e una testimonianza della nostra storia.

Ri cordare vuol dire riportare nel cuore, per conservarlo, il nostro passato.

Roberto Simoni

Sarezzo 23 marzo 1933.jpg (33609 byte)SAREZZO 23 MARZO 1933

Il centro di Sarezzo con la piazza nel 1950.jpg (39917 byte) SAREZZO NEL 1950

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