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STORIA 93

UN PEZZO DI STORIA CHE CI APPARTIENE LUNGO 300 ANNI

Mentre fervono i lavori di rifacimento della piazza di Sarezzo, anche gli edifici circostanti si rinnovano. Tutti, meno uno che spicca per il suo aspetto dimesso, ma carico di una storia che vale la pena raccontare. È la storia dell’oratorio (cioè chiesetta) di San Nicola da Tolentino, muto testimone delle vicende che attraversarono la piazza dal 1625 al 1934. Una piazza che 200 anni fa era così:

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Nell’anno 1802, quando Napoleone Bonaparte stava per essere incoronato Re d’Italia, a Sarezzo era sindaco Giuseppe Guizzi e il parroco era Giovanni Battista Montini.

Sarezzo centro contava 560 abitanti

Valgobbia 50 abitanti

Zanano 360 abitanti

Ponte Zanano 120 abitanti

Noboli 120 abitanti

Torniamo indietro altri 200 anni. Agli inizi del 1600 il comune aveva lo stesso numero di abitanti, 1200; l’aspetto della piazza era pressoché uguale, ma non c’era l’Oratorio di San Nicola, né l’attuale chiesa parrocchiale che sorgeranno di lì a qualche anno (c’era la torre campanaria ultimata nel 1585).

Erano anni particolarmente “calamitosi” e nei paesi della Valtrompia si andava diffondendo la devozione a San Nicola da Tolentino invocato protettore contro la carestia e le pestilenze

Ovunque, da Lumezzane a Collio, sorgevano cappelle e chiesuole dedicate al santo.

A Sarezzo, fin dal 1597, si era costituita la Confraternita di San Nicola che in breve tempo contò ben 200 aderenti maschi.

Agli inizi del ‘600 fu deciso di edificare una chiesetta al centro del paese secondo quanto la Regola prescriveva:

per scaldarsi l’un l’altro ad ogni ben fare et per meglio poter fare resistentia al diavolo infernale, i Confratelli siano radunati con l’Animo e con il Corpo nell’Oratorio di detta Compagnia intitolato ad esso Glorioso Santo Nicolao”.

Fu così che verso l’anno 1625, nel pezzo di terra confinante con la piazza, donato forse da un confratello della famiglia Bailo, fu edificato l’oratorio di San Nicola. Non abbiamo certezza circa l’anno della costruzione, ma da un documento dell’archivio vescovile di Brescia, sappiamo che nell’anno 1625, su incarico del vescovo Marino Giorgi, giunge a Sarezzo in visita pastorale, il Rev. Bernardino Macario, rettore e vicario foraneo di Artogne.

Il sacerdote, dopo avere visitato la chiesa dei Santi Faustino e Giovita, esce sulla piazza e visita una cappella “noviter aedificata”, cioè edificata di recente.

In questa circostanza il visitatore ordina che la chiesetta sia provvista entro un anno di un cancello di ferro (cancellis ferris muniatur) per impedire l’ingresso degli animali.

Tale disposizione non venne evidentemente eseguita se nella sua visita del 3 ottobre 1635, il vescovo Vincenzo Giustiniani ordina che “l’Oratorio di San Nicola venga chiuso almeno con una cancellata di legno e che, a spese dei Confratelli, siano collocate delle tele alle finestre”.

Nel corso della peste bubbonica del 1630 Bertolino del Nido, di Sarezzo, detta il suo testamento e “lascia lire 100 planete alla Compagnia di San Nicola perché nella cappella del Santo siano dipinte le figure di San Bartolomeo Apostolo e di San Rocco Confessore”.

Nel maggio 1684 il vescovo Bartolomeo Gradenigo annota che nell’Oratorio “tutto andava bene”.

Nello stesso anno il consiglio comunale deliberò di offrire il legname per costruire un portichetto.

Nel 1772 Eugenio Bailo donò alla Confraternita una Reliquia di San Nicola.

Per celebrare degnamente l’avvenimento, “venne scolpito un reliquiario di legno dorato” e fu “da mano esperta dipinto un quadro del Santo con la cornice d’oro.

Nel 1807 il parroco G. Battista Montini annota che “l’Oratorio di San Nicola è sostenuto dalle limosine dei fedeli e serve per la dottrina cristiana delle donne”.

Ogni mese nell’Oratorio si celebrava la messa con il rito della “disciplina”. I Confratelli si percuotevano “con una mane de verzellette” sopra alla spalla sinistra, a carne nuda, per lo spazio di un “Miserere”.

Il 10 settembre, ricorrenza del Santo, era festa di voto, riconosciuta anche dagli Statuti comunali come festa di precetto.

Dopo la messa solenne, a ricordo di un evento prodigioso della vita di San Nicola, c’era la distribuzione dei panini benedetti.

Ma, sul finire del ’700 insieme all’esercito napoleonico, giunse in Italia, impetuoso, il vento della rivoluzione.

Fra i tanti decreti emanati nel 1797 dal Governo provvisorio di Brescia, uno diceva: “……da qui avanti restino soppresse et abolite tutte le corporazioni esistenti nello Stato, sotto qualunque denominazione Discipline, Confraternite ecc. …… e i loro beni siano incamerati dallo Stato”.

Venne quindi soppressa la Compagnia di San Nicola; la chiesetta sarebbe dovuta passare in proprietà allo Stato ma poiché “era di niun valore artistico”, venne lasciata in uso alla comunità di Sarezzo.

Il comune, in una lettera inviata al commissario Giuseppe Franzini di Gardone, scrisse:

dal Governo provvisorio bresciano fu in questa comune soppressa la Confraternita di San Nicola. Essa teneva una piccola chiesetta qual fu riaperta ad uso della Dottrina Cristiana delle donne essendo per detto uso indispensabile. Non fu questa chiesetta nemmeno dal comune avocata a sé, ma fu fatto un semplice inventario dei pochi Sacri Arredi che in essa esistevano quasi di niun valore”.

Con il ritorno del governo austriaco, anche Sarezzo ebbe il suo periodo di restaurazione.

La chiesa di San Nicola tornò ad essere utilizzata dall’amministrazione comunale in occasione di riunioni riguardanti tutti i capifamiglia, serviva alla parrocchia come luogo di incontri formativi per le ragazze del paese. Venne ripresa l’annuale festa di San Nicola con la tradizionale distribuzione dei panini che sopravvisse fino al 1934, quando la chiesa venne definitivamente chiusa al culto.

Ma sopraggiunse una seconda rivoluzione, questa volta atmosferica.

Nella notte del 14 agosto 1850, l’acqua del Redocla si abbatté sulla piazza e parve distruggere ogni cosa. Tutte le case subirono danni ingenti, scomparvero per sempre l’antica casa del comune e la chiesetta della Madonna della Formica.

L’Oratorio di San Nicola resse all’impeto delle acque, ma la gradinata laterale venne travolta e dispersa.

Nei mesi seguenti tutti gli sforzi degli abitanti furono rivolti alla ricostruzione delle case, dell’alveo del torrente e della piazza.

Nel 1852 fu deciso di rifare anche la gradinata laterale di San Nicola, ma fu allora che, fra la fabbriceria parrocchiale e il comune sorsero interminabili discussioni riguardanti i progetti dell’opera da eseguire e i relativi costi.

Ma di questo scriverò, per i quattro pazienti lettori che vorranno leggermi, nella prossima puntata.

Roberto Simoni

 

 

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