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STORIA 91

L’INCHIESTA SULLE CONDIZIONI IGIENICO-SANITARIE DEL COMUNE NEL 1885

Nel febbraio del 1885 la giunta del comune di Sarezzo (Guizzi, Guerini, Borghetti) ha il compito di compilare un questionario sulle condizioni igienico-sanitarie del comune. Ricordiamo che dopo l’unità d’Italia i comuni erano amministrati da una giunta, espressione del consiglio comunale, a capo della quale era il sindaco, che per anni fu di nomina governativa. Periodicamente il giovane stato unitario attraverso appunto indagini e questionari affidati alle nuove amministrazioni componeva il quadro della situazione in cui si trovava il suo territorio così vario e disomogeneo (famosa é l’inchiesta Jacini sull’agricoltura, del 1877).

Il questionario del 1885 ci offre oggi una visione abbastanza precisa delle condizioni in cui si viveva a Sarezzo, e presumibilmente le condizioni erano simili a quelle di altri comuni della Valtrompia, in quello scorcio del secolo XIX. Le domande alle quali l’amministrazione doveva rispondere riguardavano appunto le condizioni igienico-sanitarie di Sarezzo, ma tra le righe si può leggere la condizione più generale in cui versava il comune.

Cominciamo dicendo che Sarezzo nel 1885 contava 2011 abitanti, 1054 maschi e 957 femmine.

Le famiglie vivevano per lo più in case contadine, con stalla nel cortile, riscaldate dal caminetto.

Non “convivevano” con gli animali che avevano presso di sé, si specifica, ma d’inverno era abitudine passare la sera nelle stalle a scaldarsi (e, aggiungiamo, a tramandare quella fitta “letteratura” popolare fatta di leggende e storie locali narrate dai più vecchi ai più giovani).

In totale nel comune si trovavano 14 cavalli, 48 muli, 17 asini, 38 buoi, 171 vacche, 83 pecore, 44 capre e 50 maiali.

Le condizioni igieniche non erano certo delle migliori.

Le strade erano “acciottolate e senza fogne” ed erano mantenute pulite “coll’acqua del cielo”. Gli scarichi finivano sulla via pubblica.

Non c’erano case con più di due piani, i cortili erano “poco netti, spesso mancanti di scoli”.

Un terzo della popolazione era “sfornita di latrine e di cloache”. C’erano lavatoi pubblici “scoperti”, mentre l’acqua era attinta direttamente dai corsi d’acqua o da pozzi a carrucola che si trovavano nei cortili delle case, mentre solo a Ponte Zanano si trovava un pozzo pubblico, a pompa e non c’era naturalmente un acquedotto (bisognerà aspettare il secolo successivo perché Sarezzo ne sia fornito). In generale le acque “sarebbero di buonissima qualità se non fossero inquinate da sassi calcarei, che tuttavia non si ritengono nocive alla salute”.

Dei 102 uomini sottoposti a visita di leva nel quinquennio 1880-1884, 11 erano stati riformati per statura insufficiente e 16 per “infermità o deformità”. Troviamo nel comune 8 maschi al di sopra dei 75 anni e 5 femmine. È diffuso il gozzo, malattia tipica delle zone montane, dovuta a carenza di iodio nell'acqua. Erano poi diffuse le malattie polmonari, pleurite, polmonite, il tifo, i reumatismi, le malattie del cuore e soprattutto la pellagra. Anche quest'ultima era tipica delle classi indigenti, soprattutto dei contadini abituati al consumo quasi esclusivo di mais e di polenta (e quindi ad un’alimentazione carente di vitamina PP).

Le più diffuse malattie del bestiame erano l'afta epizootica (benigna però, cioè senza conseguenze mortali per gli animali) e la splenite carbonchiosa, che a differenza dell'afta aveva ucciso i tre quarti delle bestie colpite negli ultimi anni.

L’alimentazione “delle classi operaie e agricole in generale è scarsa e meschina. Prevale il granoturco e l’ortaggio, il latte e i latticini vi sono discretamente rappresentati e poi vengono le patate e le castagne”.

Per la maggior parte degli abitanti è “pochissima la carne fresca e discretamente quella salata non però di pesce, ma di maiale in salami”. Generalmente il pasto è accompagnato da acqua e raramente da vino.

Nel comune si trovavano tre rivendite di tabacco e ventuno di liquori “dei quali la popolazione alquanto abusa”.

Due volte all'anno si eseguivano vaccinazioni sulla popolazione e il comune poteva contare su un medico-chirurgo condotto, due levatrici (una condotta e l'altra esercente, cioé non stipendiata dal comune) e un medico veterinario, anch’egli alle dipendenze del comune.

Per quanto riguarda le occupazioni degli abitanti di Sarezzo si dice che “non è esercitata la pastorizia; l'agricoltura è predominante senza però aver subìto alcun miglioramento” e si aggiunge che “l'industria occupa essa pure parte della popolazione”.

Le fabbriche sono tutte di prodotti metallurgici (non sono citate le fornaci di calce), eccetto una di “prodotti oleosi” (a Ponte Zanano). In tutto erano occupati 119 maschi, di cui 7 al di sotto dei 14 anni e solo 7 femmine, tutte al di sopra dei 12 anni [per la verità nel questionario si richiedeva quante fossero al di sotto dei 14 anni e forse è stata una svista di chi l'ha compilato scrivere 12].

Rispondendo poi ad un'altra domanda si specifica che nel comune “l'uso dei telai a domicilio (per la lavorazione della seta) è limitatissimo non superando i 36” e che “il trasporto dei carichi a spalla” spetta agli uomini e non alle donne (evidentemente non accadeva lo stesso in tutta la nazione).

Il questionario si apre con la descrizione del comune dal punto di vista geografico, se ne nominano i corsi d'acqua, si specifica l'altezza sul livello del mare, il clima, ecc. Tra l'altro si dice che “il Mella serve di forza motrice a tre stabilimenti metallurgici di poca entità, ad un discreto stabilimento di prodotti oleosi ed a due molini a sistema vecchio, il primo a due il secondo a tre palmenti [il “palmento” era la macina dei mulini ad acqua].

Il torrente Redocla alimenta un molino pure a sistema vecchio con tre palmenti.

Il torrente Valgobbia serve di forza motrice a tre fucine per la lavorazione del ferro ad istrumenti agricoli”.

In generale dunque si ricava l'impressione, leggendo il questionario, di un paese a metà strada tra industrializzazione e agricoltura, tra vecchio e moderno. Ma la situazione fotografata era in fase di cambiamento. Questi anni, dalla fine del secolo XIX fino alla prima guerra mondiale, sono quelli che determineranno un rinnovamento nella fisionomia del comune e nel suo assetto sociale, con l'arrivo dell'illuminazione pubblica, dell’ufficio postale e del telegrafo, del tram, di nuove industrie, con l'edificazione delle nuove scuole elementari, il prolungamento della chiesa e la nascita di nuove organizzazioni con fini culturali o di aggregazione, come la banda S. Cecilia, la Cooperativa di consumo e altri Circoli fondati all’inizio del secolo XX.

Stefano Soggetti

 

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