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STORIA 90

LA COOPERATIVA DEL POPOLO,

ovvero "la ca’ del diaol" di Ponte Zanano

La fantasia popolare ha spesso associato ciò che è orrido e spaventoso alla figura del diavolo. Così in giro per l’Italia possiamo imbatterci nel "Ponte del diavolo" (Toscana), nel "Passo del diavolo" (Abruzzo), nel "Pizzo del diavolo" (Lombardia).

A Inzino nei pressi del ponte romano c’è "La ca’ del diaol" che ricorda un episodio apparentemente misterioso e inspiegabile accaduto poco più di 150 anni fa. Era la sera del 14 agosto 1850 e sulla Valtrompia imperversava la tristemente famosa alluvione che tanta distruzione arrecò anche a Sarezzo. A Inzino le acque del Mella, dopo aver abbattuto le fucine che sorgevano sulle sue rive, si avventarono minacciose sulla "contrada di sotto".

Giunte a ridosso della casa "Gardoncini", si videro i muri barcollare paurosamente, ma la casa resistette e le acque furono ricacciate indietro come respinte da una forza misteriosa. La contrada si salvò così dalla completa distruzione.

Da allora la casa Gardoncini fu chiamata "ca’ del diaol".

Anche a Ponte Zanano, in via Marconi, da poco più di 50 anni, c’è una "ca’ del diaol". Ma all’origine di questo appellativo non c’è alcunché di misterioso e men che meno di diabolico. Più semplicemente occorre rievocare il clima di quegli anni tanto diversi da quelli di oggi. L’Italia, dopo il secondo conflitto mondiale e il crollo del fascismo, conobbe la resistenza armata, la rinascita dei partiti politici e infine la "guerra fredda". Erano anni di grande povertà. La gente aspettava l’autunno per levarsi la fame con funghi e castagne. Era avvezza ai sacrifici; pochi i passatempi, la bici e le carte per una partita di briscola all’osteria o nella stalla. Erano anni di speranze, di illusioni e di grandi contrapposizioni ideali.

Anche a Ponte Zanano ci si schierava e divideva fra "bianchi" e "rossi", con il Papa o con Stalin, il piccolo padre per via dei baffoni e della pipa. Padre Lombardi, microfono di Dio, andava predicando sulle piazze che il comunismo era il

nuovo anticristo; i compagni invocavano (o minacciavano) l’arrivo di "baffone".

La contrapposizione era aspra, a volte feroce. Ma non veniva meno la collaborazione fra gli abitanti del paese.

È in questo clima che un gruppo di persone progettò di costruire una Cooperativa che fosse luogo di aggregazione e di svago insieme.

Nell’estate 1945 venne costituito il "Comitato Erigenda Casa dei Lavoratori" di cui facevano parte quattro comunisti: Valle Primo (detto Tranquillo), Guerini Giuseppe (detto Magacì), Poli Stefano (detto Seresa), Danesi Agostino e due socialisti: Piotti Isidoro, Ghidini Giuseppe.

Il 26 ottobre ’45, il Comitato inoltra domanda alla direzione della ditta Coduri, con sede a Milano, al fine di ottenere un appezzamento di terreno "per provvedere ad una sede da adibire a casa dei lavoratori locali e anche a Cooperativa di consumo".

La ditta Coduri, diretta allora dal geom. Giuseppe Falzoni, concede gratuitamente un’area di mq. 1150 in via Marconi unitamente alla somma di lire 50.000, addebitandosi altresì tutte le spese notarili.

Ottenuto il terreno, il Comitato cerca di reperire i fondi necessari per avviare la costruzione dell’edificio. La Lega delle Cooperative offre un prestito di lire 250.000, altre lire 94.000 vengono raccolte fra enti e soci di Ponte Zanano. Il P.C.I. offre un contributo di lire 100.000, mentre gli operai della ditta Bernardelli raccolgono la somma di lire 2.139.

Oggi tutti questi soldi sono poca cosa. Non era così nel ’45 al tempo delle mitiche "1.000 lire al mese". Da qui la decisione del Comitato di dare inizio quanto prima ai lavori.

Tutti (o quasi) i compagni, armati di attrezzi e di entusiasmo, si misero a scavare le fondamenta, a portare sabbia, a costruire i muri. Ci fu un momento in cui le divisioni politiche parvero, se non scomparse, almeno sopite. Si videro partecipare alla costruzione alcuni che non erano soliti cantare "Bandiera rossa la trionferà".

Tutt’altro. Volevano dare una mano, semplicemente, perché anch’essi lavoratori, quindi accomunati a tanti altri "compagni di viaggio". Si ripeté, in modo inverso, ciò che era capitato 10 anni innanzi, quando tutti (o quasi) gli abitanti di Ponte parteciparono alla costruzione della chiesa al centro del paese, fra essi alcuni che non erano soliti unirsi al canto di "Noi vogliam Dio…".

Ma c’era (allora) chi andava dicendo che la "Casa de Popolo" di via Marconi voleva essere costruita in opposizione alla chiesa. Se questa era la "casa di Dio" quella era la "casa del diavolo".

E tutti, bianchi e rossi, la chiamarono "Ca’ del diaol".

Il consiglio di amministrazione della neonata cooperativa era così composto:

- Vivanda Antonio – presidente

- Lanza Ardisio - vicepresidente

- Belleri Amilcare – consigliere

- Guerini Ernesto – consigliere

- Svanera Giuseppe – consigliere

Venne infine erogato il seguente atto notarile costitutivo della Società Cooperativa:

 

"L’anno 1946 addì 2 agosto,

in Brescia nel mio recapito in via Gabriele Rosa al n. 34, dinnanzi a me dr. Protasio Zonta di Domenico, notaio, residente in Gambara, senza l’assistenza dei testimoni, ai quali le parti di comune accordo rinunciano, si sono personalmente costituiti i Signori:

- Vivanda Antonio fu Giacomo nato a Udine e domiciliato a Sarezzo, muratore,

- Lanza Ardisio fu Bortolo, nato a Odolo e domiciliato a Sarezzo, operaio,

- Belleri Amilcare di Lorenzo, nato e domiciliato a Sarezzo, operaio,

- Svanera Giuseppe fu Luigi nato a Brione e domiciliato a Sarezzo, operaio,

- Poli Stefano fu Antonio, nato a Gradone V.T. e domiciliato a Sarezzo, operaio,

- Guerini Battista di Bortolo, nato e domiciliato a Sarezzo, operaio,

- Gatti Carlo di Giuseppe, nato a Sulzano e domiciliato a Sarezzo, operaio,

- Bertolina Giuseppe fu Battista, nato e domiciliato a Sarezzo, muratore,

i quali dichiarano di costituire una Società Cooperativa sotto la denominazione di Cooperativa del Popolo con sede in Ponte Zanano".

La Casa del Popolo venne affittata al CRAL (Centro Ricreativo Lavoratori) che organizzava la vendita di bevande alcoliche ai soci.

I debiti affrontati per la costruzione furono completamente estinti nel 1948.

A quel periodo risale la costruzione di due giochi di bocce, dei locali cantina, l’acquisto di una radio e del banco di mescita.

Nel 1951 l’edificio fu completato con la costruzione dei locali per il gestore e la sede del P.C.I. e del P.S.I.; qualche anno dopo verranno predisposti i servizi igienici. A partire dal 1963 i buoni rapporti fra P.C.I. e P.S.I. cominciano ad incrinarsi. Le divergenze che sorgono fra i due partiti a livello nazionale si ripercuotono inevitabilmente anche nelle sezioni periferiche.

All’interno del consiglio della Cooperativa, soprattutto per motivi politici, iniziano le beghe. Nel frattempo la situazione economica va ogni giorno peggiorando.

Per un certo periodo, dagli inizi del 1976, un gruppo di soci si impegna ad autogestire i locali così che a fine novembre si conta un utile di 4.000.000 appena sufficienti per pagare i debiti via via accumulati.

Per una serie di motivi, primo fra tutti le precarie condizioni dell’edificio, il Consiglio decide la cessazione delle attività della Cooperativa.

All’inizio degli anni ’80 l’assemblea dei soci non trova altra soluzione se non quella di cedere al comune di Sarezzo il diritto di sopraelevazione in cambio della totale ristrutturazione dello stabile esistente. Con l’intervento del comune, costato 80.000.000, l’edificio assume l’aspetto che oggi vediamo: al primo piano i locali della cooperativa, le sedi del P.C.I. e del P.S.I. e a nord l’ufficio postale. Al secondo piano, di proprietà del comune, il salone civico con le sue pertinenze.

La vicenda della Cooperativa del popolo é parallela a quella di Ponte Zanano.

Nel volgere di pochi decenni tutto muta profondamente. Non solo l’aspetto esteriore, ma cambiano gusti, opinioni e comportamenti. Al punto che gli anziani che oggi si trovano a passare per via Marconi faticano a riconoscere in quella struttura la loro vecchia cooperativa che però, nonostante tutto, continuano nostalgicamente a chiamare "ca’ del diaol".

Roberto Simoni

 

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