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STORIA 89

QUANDO NEL 1946 COSTRUIRE UN ACQUEDOTTO

ERA PIÙ COMPLICATO CHE FARE L’AUTOSTRADA DELLA VALTROMPIA

Il processo di ricostruzione dopo la guerra e la Resistenza anche a Sarezzo fu lento e difficoltoso. Venne ostacolato dalle distruzioni provocate dai bombardamenti sul territorio, dalle carenze di materie prime, dalla mancanza di comunicazioni e di medicinali.

Ma in particolare dalla difficoltà all’installazione di nuovi impianti tecnologici (strade, fognature, acquedotti) a favore della popolazione.

Eppure, anche in quella pesante situazione economica e sociale, qualcosa si mosse anche a Sarezzo. La costruzione dell’acquedotto di Ponte Zanano ne fu una chiara testimonianza. Fu tenacemente realizzato grazie all’impegno civile dell’Amministrazione Comunale e di un Sindaco indomito e fortemente determinato anche di fronte ad una burocrazia statale resa ancora più rigida dalla difficoltà economica della ricostruzione. Per risolvere questo annoso problema il Sindaco fece appello a tutta la sua influenza politica acquisita in oltre quarant’anni di lodevole servizio alla comunità saretina.

L’acquedotto di Ponte Zanano fu ultimato nel 1953, ma l’iter per l’approvazione e la realizzazione iniziò ancora nel 1945. Tanti furono gli sforzi dell’Amministrazione Comunale e molte le difficoltà che dovette superare per vedere l’opera compiuta.

Gli abitanti di Ponte Zanano e della Valle di Gombio si riunirono Domenica 18 novembre 1945 e, considerata la totale mancanza di acqua nella frazione, decisero di nominare una commissione composta da Guerini Davide fu Angelo, Bortolotti Bortolo, Pintossi Mario, Belleri Angelo e Abrati Bortolo per reclamare ed insistere presso il Sindaco per la realizzazione del nuovo acquedotto, dichiarando di impegnarsi a provvedere agli scavi e al trasporto dei materiali gratuitamente.

Il 13 luglio 1946, da pochi giorni insediato, il Sindaco Giuseppe Pansera scrisse al Prefetto di Brescia: “La mia Amministrazione è fortemente preoccupata per due gravissimi inconvenienti […] il numero dei disoccupati giunto in questi giorni a 700 persone e la malattia del tifo che flagella Ponte Zanano e la Valle di Gombio per mancanza di acqua.

Le loro case sono alimentate da una sorgente dalla Valle di Sarezzo che raggiunge con un piccola tubazione anche la lontana frazione di Ponte Zanano che soffre continuamente di mancanza di acqua per la distanza, per il dislivello e l’insufficiente portata. La popolazione è costretta ad approvvigionarsi ad un pozzo privato e a fontanili di fortuna che si verificano nell’alveo del fiume Mella. La condizione degli abitanti della Valle di Gombio è ancora peggiore, sono costretti ad attingere acqua lungo il ruscello che scorre e nei periodi di siccità da pozzanghere che raccolgono le acque di scolo dei prati e dei boschi”.

Per ovviare a tale disagio l’Amministrazione, riesumò un vecchio progetto (mai eseguito) del geom. Taoldini per la costruzione di un secondo acquedotto, derivando l’acqua dalla sorgente Madonnina posta in Val di Saino, lungo la valletta nel comune di Polaveno, distante circa 500 mt. dalla località Stella, approvandolo in data 27/7/1946 e trasmettendolo alla Prefettura.

La Prefettura di Brescia con nota del 28/1/1947 rigettò il progetto.

Nel frattempo sull’opera da realizzare divampò un’accesa lotta politica. Dalle pagine del giornale comunista “La verità” del 17/11/1946 vengono accusati gli amministratori democristiani di inerzia, mentre il tifo uccide.

Di rimando il Sindaco fa pubblicare su “Il Popolo” la replica: “Sappia il compagno articolista che i democristiani sono in Comune da pochi mesi mentre il progetto dell’acquedotto di P.Zanano risale a molti anni fa. Perché non rimprovera le passate gestioni (del Podestà) che avendo già acquistato i tubi per la conduttura hanno creduto più opportuno rivenderli anziché dar corso all’opera tanto necessaria. Perché non chiama in causa il CLN che in quattordici mesi non ha risolto il problema? Per il tifo il Comune ha già pagato quasi un milione per le spedalità. Il Comune non può fare miracoli. Occorre l’aiuto dell’autorità superiore che fin ora non è stato accordato”.

Il Consiglio Comunale con deliberazione del 29 settembre 1947, considerato che ogni ritardo nella costruzione dell’acquedotto è una calamità per la popolazione colpita da epidemia di tifo ed un peso insopportabile alle finanze comunali per le spese di spedalità, deliberò di assumere un prestito da alcuni privati cittadini per l’importo di sei milioni di lire ad un interesse non superiore al 4%.

Ma la Prefettura di Brescia obiettò di procedere alla richiesta di mutuo.

L’amministrazione Comunale, dopo inutili integrazioni al progetto che non ottennero il parere favorevole della Prefettura, approvò in data 1° febbraio 1948 un nuovo progetto dell’Ing. Bernori di Brescia per un importo di £. 14.900.000. Ma anche questa fu bocciata. In data 20/2/1949 venne approvata dalla Giunta una variante al progetto citato.

Intanto i cittadini morivano di tifo (54 casi dei quali 5 mortali nel biennio 1947/1948, 10 casi nel 1949).

Il Sindaco con nota del 7/12/1949 scrisse al Ministero dei Lavori Pubblici: “Posso asserire senza timore di sbagliare che è l’opera più necessaria ed urgente della Provincia di Brescia e per questo spero nella comprensione di codesto ministero per essere inclusa nelle opere da eseguirsi immediatamente, considerato che la Cassa Depositi e Prestiti darà l’adesione al finanziamento a mezzo mutuo”.

Oltre al parere favorevole della Prefettura dovevano essere acquisiti ancora i pareri favorevoli del Genio Civile, della Direzione Generale delle Acque di Roma, dell’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica e del Consiglio Superiore della Sanità ed infine del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Il Sindaco cercò in tutti i modi di sollecitare i politici.

In data 3 novembre 1949 scrisse al Ministro Tupini: “Approfitto della vostra presenza in Brescia […] Alla frazione di Ponte Zanano è indispensabile l’acquedotto, l’opera non è richiesta da una semplice comodità civile, ma da un’inderogabile necessità della salute pubblica. L’infezione da tifo non sarà debellata fino a che la popolazione sarà costretta a servirsi per gli usi famigliari dell’acqua del torrente di Fondo Valle, unica acqua esistente. Questo torrente che in estate si riduce a vere pozzanghere è inquinato da colaticci di stalla e da escrementi di animali che si portano per l’abbeveraggio; da qui la permanente continua infezione”.

Al senatore Angelo Buizza scrisse il 3 dicembre 1949: “Ho presentato al Prefetto un pro-memoria il giorno stesso della venuta di .S.E. Tupini, ed un memoriale al Ministro stesso. Le scuole le faremo per conto nostro ma l’acquedotto è indispensabile…...

In data 7 dicembre 1949 scrisse all’On. Vittorio Montini con preghiera di intercedere per la pratica dell’acquedotto di Ponte Zanano: “Qualora sia necessaria la mia venuta a Roma, sono disposto nonostante la mia età, a fare anche questo pur di ottenere lo scopo”.

In data 11 novembre 1950 interpellò l’On. Chiarini: “Il progetto pare abbia riportato il visto dell’Alto Commissariato di Sanità, prima che passi però all’approvazione del Consiglio dei Lavori Pubblici, ritengo necessario che Lei scovi in quale ufficio si trova ora il progetto ed avvertirci”.

In data 3 aprile 1951 si rivolse di nuovo al Prefetto di Brescia: “Prego l’Eccellenza di volersi interessare ancora una volta dell’Acquedotto di Ponte Zanano. Dopo l’approvazione del Consiglio Superiore di Sanità dovrebbe essere ora al Consiglio Superiore dei LL.PP., per la definitiva approvazione. So bene che per diverse volte ha raccomandato il nostro acquedotto, la prego di farlo un’altra volta….”.

In data 6 aprile 1951 scrisse al Ministro dell’Interno Scelba: “Da tre anni si trascina la pratica per l’acquedotto di Ponte Zanano che è di un’urgenza straordinaria perché la frazione è infettata dal tifo per l’assoluta mancanza di acqua; la pratica dopo un’infinita sequela di peregrinazioni è ora giunta al suo ultimo stadio presso il Ministero dei LL.PP…...

In data 22 ottobre 1952 scrisse nuovamente a Roma all’On. Chiarini: “Quando avrò finito di importunarla per l’acquedotto di Ponte Zanano, farò cantare il Te-Deum. Se va avanti cosi non vedo quando finirò questa pratica. Ho pensato nuovamente di rivolgermi a Lei”.

Finalmente poi tutte le autorizzazioni per incanto pervennero ed all’inizio del 1953 si potè così appaltare l’opera alla ditta Sea di Brescia il cui collaudo venne fatto nel 1956 per l’importo complessivo dei lavori di £. 17.688.731.

Osvaldo Guerini

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