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STORIA 86

LA CASA DI RIPOSO DI SAREZZO

NEI RICORDI DI PEROTTI MARIA FU MOS?

(2^ parte)

Anno 1950. Autunno. La nostra Perotti Maria sembra avvertire la stanchezza e la solitudine quando scrive di avere portato avanti gli affari del negozio “sebbene sola, con la salute logoratissima per lavoro ed età avanzata”. Tuttavia “il desiderio di vedere realizzata quest’opera è sempre insistente perché fortemente necessaria a Sarezzo”. E così “dopo serie riflessioni e consigli di persone criteriose”, si rivolge a quanti possono prestarle un valido aiuto.

In data 6 ottobre scrive una accorata lettera al sindaco:

“Egregio Sindaco di Sarezzo Signor Pansera.

Avendo bisogno di parlarvi in confidenza, speravo avere un abboccamento, ma ho pensato di scrivervi così forse posso spiegarmi meglio e venire alla conclusione di realizzare il mio desiderio, che tanto mi sta fisso in mente. Io desidero da voi, Egregio Sindaco, la libertà. il nulla osta per iniziare quest’opera, per lavorare e far lavorare a tale scopo, coll’aiuto di persone simpatizzanti di quest’opera in aspettativa del tempo utile a realizzarla intanto che sono in vita”. Rassicura il Sindaco, seriamente preoccupato, di avere avvertito i nipoti circa la sua volontà di lasciare tutto per il Ricovero. Maria espone quindi come intende operare:

“Capo principale formare un comitato anche di donne del mio parere, potrei anche far lavorare la gioventù, le anziane della filodrammatica, preparare lavori manuali per una pesca, si farà appello anche alle Dame ed ai Cavalieri della San Vincenzo onde abbiano a collaborare generosamente per questa squisita iniziativa, perché saranno poi in maggior parte i poveri della San Vincenzo che infesteranno il ricovero (……).

Ecco, io sono contenta di avere esposto quanto mi sta a cuore pensando ai poveri vecchi. Spero di essere compresa e attendo una risposta che soddisfi il mio sentimento, chiedo scusa della confidenza e in attesa ringrazio e riverisco.

Dev. Perotti Maria fu Mosè”

 

Da parte sua, la Maria aveva individuato il terreno sul quale sarebbe stato possibile realizzare la costruzione. C’era (e c’è tutt’ora) di fianco alla chiesa, compresa tra le vecchie scuole elementari e la casa del parroco, un’area che apparteneva in gran parte al comune, mentre una porzione più ristretta, in prossimità della scuola materna, era della parrocchia.

“Il Municipio – suggeriva Maria- per costruire il Ricovero utilizzi tutta la sua area e poiché questa non è sufficiente, acquisti dalla parrocchia i metri quadrati che ancora servono. L’edificio, costituito poi in Ente Morale, potrà essere ceduto alla parrocchia”. Se poi pensiamo al clima politico del dopoguerra e dei successivi anni ’50, un clima che, specialmente in periodo preelettorale, assumeva i toni della crociata, della lotta fino all’ultimo voto tra “bianchi” e “rossi”, riusciamo a capire queste riflessioni della Maria: “(Quest’operazione) toglierebbe anche un grave pericolo: che l’area venga forse occupata in qualche erezione di stile comunista (forse anche la sede). Si pensa a quanto può succedere perché fra breve vi sono le elezioni amministrative locali comunali”. (pensa alle elezioni amministrative tenutesi il 27 maggio 1951).

Il sindaco accoglie tale proposta, assicura che il comune darà un contributo iniziale di due milioni e mezzo e fa predisporre un progetto “costato centomila lire”, ma esige che un comitato di donne raccolga a sua volta almeno cinquecentomila lire. Il parroco, a sua volta soddisfatto, promette di adoperarsi per ottenere dalla Curia l’autorizzazione alla vendita al comune dell’area appartenente alla parrocchia.

E la Maria si dà da fare per costituire il “Comitato Secreto”. Individua un gruppo di donne del paese alle quali inviare una lettera nella quale spiega l’importanza del suo progetto ed il modo più rapido per realizzarlo, ma “perché le cose abbiano un esito felice per ora il Comitato deve mantenere il secreto finché la cosa sia sciolta. Io per prima per

il momento posso offrire centocinquantamila lire, ma occorre l’obolo delle donne, tutte voi offrirete per questa causa quanto potete”. E aggiunge: “ho in vista una persona che può dare un buon aiuto. Quando l’iniziativa sarà resa pubblica e saremo sicuri di realizzarla, si può fare propaganda a destra e a sinistra, verrà formato il Comitato Esecutivo con a capo il Sindaco e anche il Rev.mo Arciprete, ma ad aiutare il ricovero devono partecipare rossi, verdi e di tutti i colori perché verranno ricoverati di tutti i colori, insomma deve essere un plebiscito generale”.

Al suo pressante appello aderirono soltanto sette donne che, insieme a lei costituirono il “Comitato Secreto” così composto:

Perotti Maria fu Mosè,

Cristofori Rosina in Bertarini,

Sottini Margherita ved. Borghetti,

Facchini Carolina fu Pietro,

Peroni Armonia,

Morandini Maria,

Assoni Giulia,

Bianchetti Maria ved. Guizzi,

Borroni Margherita ved. Sanzogni.

“Queste – lasciò scritto Maria- devono figurare certo nei promotori dell’opera sul quadro dei benefattori”.

Tutto, anche l’aspetto burocratico, procedeva in modo favorevole.

25 gennaio 1951. Il sindaco indice una riunione di cittadini “per formare un Comitato che dia vita e sviluppo alla nuova istituzione. La riunione, formata da persone di buona volontà, di sicura fede, nel fine da raggiungere formulerà le proposte preliminari per la composizione del Comitato Pro Erigenda Casa di Riposo e per il suo immediato funzionamento”.

27 febbraio 1951. Monsignor Ernesto Pasini, vicario vescovile, fa presto sapere che: “data la necessità e l’importanza dell’opera, la Curia concede l’area necessaria, purché il Municipio ceda al Beneficio Parrocchiale l’area di fianco alla chiesa”.

Ma inaspettatamente sopraggiunge un ostacolo che sembra mandare all’aria ogni progetto. Quando in paese si diffonde la notizia che la Casa di Riposo sarebbe sorta di fianco alla chiesa, il paese intero insorge: “in quell’area –diceva la voce comune- bisogna costruire strutture per i ragazzi e i giovani, non per i vecchi!”

Per Maria è la fine di un sogno a lungo accarezzato. Amareggiata annota:

“Quando l’affare è pienamente concluso, stava preparata una dolorosa sorpresa. Il Rev.mo vicario Bontempi Faustino, in forza di una forte imposizione di una serie di giovanotti e anziani di Sarezzo (una corrente avversa e imponente) dovette retrocedere e lasciarci privi del posto e in balia di noi stessi; invece di un incoraggiamento l’opera è combattuta, non si fanno offerte, non si aderisce a nulla”.

Ciò nonostante il progetto non viene lasciato cadere.

La “fede” (come amava ripetere il Sindaco Pansera) di poche persone riuscirà a vincere le titubanze di tanti, a trovare nuovi contributi e anche un’area che, anche se non era di fianco alla chiesa come vagheggiava la Maria, era per tanti aspetti più indicata per il Ricovero. “Il Sindaco e il Secretario si portarono un giorno a San Giuseppe (ferriera Antonini) a supplicare il Signor Cavaliere Antonini di essere generoso il quale di buon cuore sottoscrisse la somma di due milioni a beneficio della Casa Riposo”. Maria aggiunge:

“Oltre alla sostanza di noi sorelle Perotti, una somma di mezzo milione è proprio stata offerta metà da me e parte da persone simpatizzanti della classe povera”.

Per quanto riguarda l’area, tutto venne risolto per un gesto, non sappiamo quanto spontaneo ma sicuramente generoso, da parte di Vladimiro di Brehm che cedette gratuitamente al comune una vasta area parallela a via Verdi ai piedi del Ronco detto dell’Argiöl.

Pienamente soddisfatta Maria scrive: “dopo avere superato molti ostacoli e per il posto e per tante cose spiacevoli, il Comitato ha potuto dar corso ai lavori di scavo e fondamenta, facendo consolare tanti poveri disoccupati e alleggerendo così la miseria. Al 7 ottobre 1951 si fece la festa della posa della I° pietra, buona occasione per vendere fiori con lotteria di premi. A questa suggestiva festa presero parte Autorità Ecclesiastiche e Civili, due Musiche Locali e tutta la popolazione in massa. Al momento della cerimonia tenne un vibrante discorso il Rev.mo Vicario don Faustino Bontempi, esaltando la carità cristiana che sa mitigare e rendere meno amare le sofferenze umane……

L’inverno essendo già alle spalle, non era giusto continuare il lavoro, si pensò di continuare nel 1952 con fervore e buona volontà, ma credo la sostanza delle Sorelle Perotti e i due Milioni del Cavaliere Antonini non sono a sufficienza e ci vorrebbe proprio buona comprensione e non guerra.”

Mirabile alfine la sua conclusione dal sapore manzoniano, dettata da quella sapienza evangelica propria delle perone semplici: “Occorre pensare che le opere buone prima di portarle a buon termine vengono sempre osteggiate”.

[continua sul prossimo numero di Sarezzo Informa]

Roberto Simoni

 

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