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STORIA 85

LA CASA DI RIPOSO DI SAREZZO

NEI RICORDI DI PEROTTI MARIA FU MOS?

(1^ parte)

Correva l’anno 1937. In Italia dominava ancora incontrastato il regime fascista ed a capo dell’amministrazione comunale di Sarezzo c’era l’ing. Piero Franchi, direttore dello stabilimento tessile “Coduri” di Ponte Zanano, succeduto al podestà Giacomo Prunali.

Il 16 febbraio di quell’anno nacque a Napoli il primogenito figlio di Umberto (noto poi come “Re di Maggio”), principe ereditario di Casa Savoia, a sua volta figlio del regnante Vittorio Emanuele III. Al regale neonato, subito insignito del titolo di “Principe di Napoli”, fu imposto il nome del nonno, Vittorio Emanuele.

Erano tempi di estrema povertà ed all’orizzonte già si profilavano minacciosi venti di guerra. La gente aveva ben altro da fare che pensare a divertirsi. Ma tant’è. Come era consuetudine delle case dinastiche, tutti i sudditi dovevano festeggiare il regale evento e le campane delle chiese suonare a stormo. Non solo. Ai comuni fu imposto di promuovere una straordinaria iniziativa che servisse a tramandare ai posteri il fausto avvenimento. Fu così che alcuni abitanti di Sarezzo suggerirono di realizzare un vecchio progetto da decenni auspicato, ma fino ad allora rimasto nel limbo delle buone intenzioni: costruire una “Casa dei Vecchi” ed intitolarla al neonato di Casa Savoia. Immediatamente venne costituito un “Comitato pro Erigendo Ricovero Vecchi Principe di Napoli” di cui facevano parte, oltre al podestà Piero Franchi come presidente, le seguenti persone:

Cav. Dott. Vladimiro di Brehm – segretario del fascio

Rev. Don Giovanni Ragni – parroco di Sarezzo

Carlo Antonini – presidente comitato O.N.B. e Dopolavoro

Francesco Zanchi – presidente Congregazione di Carità

Paolo Perotti – presidente Sezione combattenti, Sarezzo

Cabassi Antonio – delegato Sezione mutilati di Sarezzo

Dall’Era Ambrogio – Fiduciario agricoltori

Bertarini G. Battista – delegato unione commercianti

Antonini Luigi – presidente consorzio Esercenti

Dott. Giuseppe Cavagnis

Cav. Gian Carlo Montini

Sanzogni Giuseppe – Valgobbia

Palazzani Giovanni – Zanano

Gnutti Pio

Guerini Davide – Ponte Zanano

Ioannes Giacomo - Noboli

Giuseppe Pansera – Sarezzo

Dott. Gaetano Apicella – Medico condotto

Il 26 febbraio 1937 il podestà, assistito dal segretario comunale geometra Giuseppe Invernizzi, deliberò di erogare al Comitato Pro Erigendo Ricovero la somma di £ 5.000 “facendo fronte alla relativa spesa mediante l’istituzione di un nuovo articolo nella parte seconda del bilancio, prelevando la somma dal fondo di riserva che presenta la disponibilità di £ 15.234”.

Il Prefetto di Brescia, in data 8 marzo 1937, approvò la delibera “trattandosi di comune che non eccede il limite normale della sovrimposta”.

Il progetto, pensato con tanto entusiasmo, doveva restare soltanto fra i buoni propositi di poche persone, soprattutto nella mente e nel cuore di una donna, anzi di due, Maria Perotti, classe 1880 e la sorella Luigia, classe 1887, che gestivano un negozio di tessuti e mercerie nella loro casa di via Zanardelli n. 6. Le due sorelle, persuase che per dare il via alla costruzione della Casa di Riposo era indispensabile una solida base economica, concordarono di lasciare a questo scopo quanto era in loro possesso. Nel gennaio 1941 Luigia muore. Toccherà alla sorella Maria portare avanti il proposito che insieme avevano maturato. Ma lasciamo la parola proprio a Maria e sentiamo quello che ci racconta attraverso i suoi appunti:

“L’idea del ricovero è sorta e maturata dalle sorelle Perotti fu Mosè dedicando a tale scopo il ricavato del loro intenso lavoro e la casa stessa da loro

guadagnata con grandi sacrifici. Questo desiderio sarebbe stato realizzato molto più presto, se la fortuna non fosse stata così avversa. Tre anni di malattia della sorella Luigia anno sfruttato molto e portato indietro la possibilità finanziaria. Con la pazienza e l‘interessamento, la Maria sebbene sola a potuto portare a buon punto gli affari e in vista della salute sciupata per lavoro ed età avanzata pensò di fare quello che si sarebbe potuto fare dopo la sua morte”

(si noti come, quasi con distacco, parli in terza persona).

Dopo la morte della sorella, Maria decide di scrivere il suo testamento, una lunga serie di pagine esemplari che rivelano la sua fede profonda unita ad una tenacia e generosità non comuni. È il 28 febbraio 1943. “Domenica IV di Febbraio ricorrenza del Santo Patrono San Macario”. Dopo alcune importanti raccomandazioni rivolte ai parenti e avere ricordato uno per uno tutti i nipoti, in modo particolare “il nipote Bepi, perché è quasi cieco, ed è in queste condizioni causa la guerra”, dice:

“Lascio tutto per il Ricovero dei vecchi poveri d’ambo i sessi del Comune di Sarezzo. La casa. Il mobilio. La biancheria e tutto quanto può servire per il detto ricovero. Nomino mio erede generale l’Ecc.za Mons. Vescovo pro tempore della Diocesi di Brescia, al preciso scopo che col ricavo della liquidazione di tutta la mia sostanza, sia mobile che immobile, o usando anche della stessa mia casa a tale scopo, venga eretto in Ente Morale in Sarezzo un ricovero per vecchi (……). Desidero che facciano parte del Consiglio d’amministrazione il Rev.mo Arciprete di Sarezzo, il Sindaco del comune di Sarezzo, il presidente dell’Asilo Infantile di Sarezzo, mentre l’assistenza e la direzione interna del ricovero dovrà essere affidata alle Rev.de Suore Ancelle Della Carità”. E conclude:

“Ecco esposta la mia volontà con quella della mia defunta sorella Luigia; raccomando che sia eseguita scrupolosamente e soprattutto l’erezione dell’Ente Ricovero venga effettuata”.

Copia del testamento fu depositata in busta chiusa presso il Notaio dottor Giovanni Treccani Chinelli con studio in via Agostino Gallo 12, Brescia.

In allegato al testamento, riconfermato il 29 luglio 1945, Maria dispone di destinare parte del denaro liquido ai seguenti enti:

Orfanotrofio Avogrado di Zanano

Asilo Pio X di Sarezzo

Circolo Cattolico Femminile

Sezione Mutilati e Combattenti

Musica Municipale

Compagnia di Sant’Angela

E aggiunge: “Ricordo che tutti i miei libri, tanto di devozione come istruttivi, compreso il vocabolario del Melzi, li lascio tutti per la biblioteca del Circolo di Azione Cattolica di Sarezzo, questa è la mia volontà.

Questo mio testamento – conclude – è fatto anche secondo la volontà della mia cara sorella Luigia, perché siamo sempre state d’accordo di sentimenti, ed è frutto della meditazione che abbiamo fatto sopra il trattamento indegno che hanno i figli per i loro genitori e per i vecchi che quando anno maggior bisogno d’affetto e assistenza, sono abbandonati, oppure a qualche maniera ricoverati, in luogo straniero per loro, che non serve altro che farli soffrire e accorciarle la vita”.

Dopo il crollo del regime fascista ed il periodo della Resistenza, si instaura nel paese un nuovo clima sociale e politico. Anche la ripresa economica si avvia lentamente. Nel 1950 a capo dell’amministrazione comunale di Sarezzo, dopo democratiche elezioni, è tornato il “vecchio sindaco” Giuseppe Pansera, mentre don Faustino Bontempi è subentrato come parroco a don Giovanni Ragni.

Comune e Parrocchia affrontano insieme i due problemi più importanti e di difficile soluzione: come e dove reperire l’area e nello stesso tempo trovare il denaro sufficiente al fine di realizzare l’opera in via di progettazione. Ancora una volta – come vedremo – sarà Maria Perotti fu Mosè a dare un decisivo contributo per risolvere questi due problemi ed altri ancora, imprevisti, sorti nel frattempo.

[continua sul prossimo numero di Sarezzo Informa]

 

Roberto Simoni

 

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