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STORIA 84

OLIVIERO ORTODOSSI ED IL MOVIMENTO GUELFO

Oliviero Ortodossi è stato un personaggio rappresentativo a Sarezzo, e non solo, nella lotta dei cattolici contro il fascismo.

In realtà Oliviero divenne saretino solo nell’agosto del 1919, all’età di 33 anni, emigrando da Brescia per trasferirsi nella casa di via Crocevia n. 10.

Oliviero Ortodossi nacque il 28 aprile 1886 a Brescia in corso Magenta n. 49 da Angelo, un dirigente d’azienda della città e da Catterina Valsecchi, casalinga.

Fin da giovane dimostrò una vivace capacità intellettuale, tanto che nel 1912 scrisse tre commedie: “I due caratteri” in tre atti, quindi “In rovina” sempre in tre atti ed infine l’anno successivo “Vita Nuova“, un lavoro in due atti ben accolto dalla critica ed ispirato alle battaglie italiane in Libia.

Si dedicò al lavoro impiegatizio nelle Amministrazioni Comunali con il preciso intento di diventare segretario comunale. Dal maggio 1915 al febbraio 1917 lavorò presso il Comune di Ome e dal marzo 1917 al febbraio 1918 svolse un periodo di praticantato al Comune di Roncadelle per conseguire la patente di segretario comunale. Dal febbraio 1918 al settembre 1919 prestò servizio presso il Comune di Caionvico. Nel frattempo (anno scolastico 1917/1918) si presentò come privatista alla Scuola Gambara di Brescia per sostenere l’esame che superò con lode.

Quindi, nell’ottobre del 1919, si trasferì a Sarezzo (dove rimase fino alla morte) per diventare segretario comunale interinale dell’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Pansera. Dal maggio 1921 divenne segretario comunale di Idro.

La sua passione per la politica emerse già a Brescia, dov’era iscritto al movimento giovanile del partito popolare.

Fu presente ai drammatici “Fatti di Sarezzo” del 27 giugno 1920, quando una manifestazione pacifica organizzata dai cattolici per l’inaugurazione della bandiera sociale sfociò in tragedia con l’uccisione di un carabiniere e di altre quattro persone.

Divenne uno dei principali dissidenti del Partito Popolare di Brescia (P.P.I.) ed ingaggiò vivacissime battaglie all’interno del movimento cattolico bresciano.

Il gruppo di scissionisti guidato da Ortodossi sosteneva che il partito formato dai cattolici era degenerato, passando nelle mani dei conservatori, disposti a collaborare con i nazionalisti. Essi invece volevano affidare le candidature alle Politiche del 1921 solo a personaggi appartenenti ai sindacati professionali. Ortodossi ed i suoi fondarono così il Partito Cristiano del Lavoro, che si presentò alle elezioni politiche del 1921 con un simbolo che raffigurava una fiamma sull’incudine e con la scritta: “Per l’avvento di Cristo, per l’avvento del popolo” (un’esperienza analoga sarà ripetuta dal M.P.L. - Movimento Politico dei Lavoratori - di Livio Labor quasi cinquant’anni dopo).

Nel libro di Mario Faini “La marcia su Brescia” si legge quanto segue: “Riescono a tenere con molta fatica alcuni comizi e contradditori con gli oratori popolari ed a formare una loro lista con alcuni candidati come Oliviero Ortodossi di Sarezzo e Agostino Turla di Chiari provenienti dalle esperienze sindacali”.

Il nuovo partito si presentò anche in diverse province della Lombardia e del Veneto, ma nonostante il buon numero di voti raccolti (9357 in provincia di Bergamo e un centinaio in Valtrompia) non riuscì a far eleggere nessun deputato.

Nonostante l’impegno politico provinciale Oliviero Ortodossi non trascurò di collaborare con le forze che si opponevano al fascismo, in particolare con don Laffranchi a Sarezzo e don Bosio a Villa Carcina.

In quel periodo per esprimere e diffondere le idee non esisteva altro mezzo di comunicazione che la stampa e pertanto i tipografi erano richiesti da tutti i gruppi politici. Certamente per assecondare anche questa precisa necessità del movimento cattolico, Ortodossi diventò tipografo: dapprima mise in piedi una piccola tipografia all’inizio di via 1850, che poi trasferì a Crocevia nella casa di Maria Brioni, fondando il 16/6/1925 la Tipografia Agostiniana, in onore di Sant’Agostino per il quale nutriva una particolare venerazione.

Dopo diversi anni si spostò in via Repubblica n. 8 dove rimase per lunghi decenni.

Nel libro di Mario Faini “Linee di storia sociale Bresciana dal Risorgimento al 1948” si cita:

“Intanto in tutta la Provincia si diffondevano per opera di Pietro Cenini di Chiari (futuro senatore della D.C.) e del tipografo Ortodossi di Sarezzo le diramazioni di quel movimento antifascista cattolico che prenderà il nome di neoguelfismo”.Contro il fascismo la diffusione di stampa alla macchia fu il mezzo più usato ed efficace.

Nella tipografia di Sarezzo vennero stampati i manifesti e i volantini che più hanno contribuito, almeno in Provincia, a rendere difficoltosa la nascita e la diffusione ideologica del regime fascista. In non poche occasioni lo stesso Ortodossi con arguta vivacità intellettuale contribuiva alla stesura dei documenti ma, come vedremo, il prezzo che pagò fu alto.

Il 15 maggio 1931, in occasione del 40° delle celebrazioni internazionali dell’enciclica papale “Rerum Novarum”, fu stampato un manifesto del movimento Guelfo, nella tipografia “S. Agostino” di Ortodossi dal titolo “Cristo Re è il Popolo, il Popolo è Cristo Re” destinato a grande successo e portato anche all’estero. Da Sarezzo fu diffuso a Roma, Milano, Firenze. Fu un autentico ed implacabile atto d’accusa contro il regime, un monito per il mondo democratico, un fremito di speranza. Quel manifesto circolò per molto tempo, andando a ruba come un documento di valore eccezionale. Mussolini ed i suoi erano furenti per quel fatto accaduto a soli due anni dalla conclusione del Concordato con la Chiesa Cattolica e si misero alla caccia dei responsabili.

Il 19 marzo 1933 furono arrestati i capi del movimento guelfo Malavasi, Malvestiti, Rodolfi, il tipografo Ortodossi ed un suo giovane operaio residente a Villa Carcina, Ettore Bassani, che dovettero rimanere per dieci mesi segregati in cella a Civitavecchia prima di affrontare la sentenza.

Il 30 gennaio 1934 si svolse il processo a cui fu dato grande risalto dai giornali e che suscitò scalpore nell’opinione pubblica; fu infatti l’unico a carico di cattolici d’azione nel ventennio fascista.

La sentenza del Tribunale Speciale fu ovviamente di condanna: ”Alla fine del 1932 vengono diffusi in varie province manifestini antifascisti, stampati da cattolici dissidenti denominati “guelfi” ed aventi per simbolo Cristo Re. Nei volantini si afferma che il fascismo è nemico della Chiesa, della pace, della libertà e dell'Italia e si invitano gli insegnanti a non dare un'educazione fascista ai giovani. I capi dell'organizzazione risultano essere esponenti dell'Azione cattolica milanese: la sentenza afferma che “si tratta di pessimi cattolici, indisciplinati alle direttive delle gerarchie cattoliche, direttive che sono di pieno riconoscimento e consenso verso il fascismo”. (Associazione antifascista e propaganda antinazionale).

I due fondatori e ispiratori del Movimento Guelfo (Malvestiti e Malavasi) furono condannati a cinque anni di reclusione, il giovane avvocato Rodolfi a tre anni e Ortodossi, il tipografo che accettò di stampare alla macchia i manifesti del gruppo e che partecipò con vivacità agli ideali del movimento, a due anni di reclusione, mentre il suo operaio venne assolto.

Si trattava di personaggi “scomodi” per il regime, che non trovò di meglio che arrestarli, cercando di colpire i capi. In questo modo il regime fascista non fece altro che sancire in modo definitivo l’inconciliabilità tra ideologia fascista e fede cattolica. Nell’intero nord Italia a causa del Movimento Guelfo vennero arrestate oltre 400 persone in un solo giorno.

Successivamente in data 13 maggio 1934, anche per interessamento della Segreteria di Stato del Vaticano, i quattro cattolici vennero sottoposti alla libertà vigilata. Ortodossi mantenne clandestinamente i contatti con gli aderenti al movimento guelfo nel quale, più tardi, entrarono anche altre figure di primo piano come Achille Grandi, il noto sindacalista cattolico, e don Primo Mazzolari. Infine il 26 luglio 1943 il movimento confluì nella Democrazia Cristiana.

Una sera del 4 novembre 1944, a Sarezzo, nella tipografia di Oliviero Ortodossi (luogo nel quale si trovavano spesso gli antifascisti clandestini della Valtrompia), fu costituito il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) dai rappresentanti dei tre maggiori partiti, protagonisti della Resistenza: Giuseppe Maestri per i socialisti, Luigi Bardelloni e Lodovico Zanetti per i comunisti, Oliviero Ortodossi e Enrico Guerini per i cattolici e l’Avv. Ruggero Leati come consulente.

Il C.L.N. iniziò a lavorare per preparare l’insurrezione. Molte riunioni furono svolte proprio nella tipografia Ortodossi. Il primo obiettivo fu quello di neutralizzare la resistenza armata da parte del Distretto Militare distaccato nelle scuole del Comune. L’impresa molto ardua e delicata riuscì grazie alla preziosa opera di Agostino Savoldi, in servizio presso lo stesso distretto. Il distretto militare non solo si mise a disposizione del C.L.N., ma con esso collaborò attivamente. Nei locali della mensa del distretto militare venne allestita la mensa partigiani di cui usufruivano oltre 100 persone ogni giorno. Il C.L.N. si assunse tutte le spese.

L’amministrazione fascista e l’occupazione militare nazi-fascista delle scuole comunali di Sarezzo e di Zanano avevano lasciato i locali in disastrose condizioni e completamente inabitabili. Oliviero Ortodossi fu tra i primi a prestarsi per la ricostruzione. Furono realizzate urgenti opere murarie, idrauliche ed elettriche; di tutte le spese si fece carico il C.L.N. e all’apertura del nuovo anno scolastico, nell’ottobre 1945, gli edifici si presentavano in ottime condizioni.

 

Osvaldo Guerini

 

 

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