STORIA 83
LE DONNE ALLA CODURI E ALLA MYLIUS
Abbiamo già parlato di alcune attività che caratterizzavano l'economia del nostro Comune nel passato.Ora prendiamo brevemente in considerazione due soli "opifici", che avranno grande importanza per la popolazione di Sarezzo, ma anche della Provincia, in particolare per quella femminile. Si tratta del cotonificio "Mylius" di Cogozzo e della fabbrica di cascami di seta "Fermo Coduri e C." di Ponte Zanano, entrambe fondate alla fine dell'Ottocento ed entrambe con sede a Milano (Federico Mylius era però svizzero).
Mentre in Italia si diffondeva la grande industria queste due fabbriche rappresentano un po' una propaggine locale di questo sviluppo, che si sovrappone alla tradizionale attività artigianale e contadina, mutando la vita stessa del paese. Altri industriali non bresciani (compresi alcuni stranieri per quanto riguarda le miniere dell'alta Valle, ma la situazione, soprattutto nel campo dell'industria tessile, é simile in tutta la Provincia), trovarono qui il luogo ideale per le loro attività.
Sono, gli ultimi decenni dell'Ottocento, anni di grande espansione per l'industria bresciana, favorita anche dall'apporto di capitali stranieri o comunque non locali e da idee innovative.
Si diffondono i trasporti pubblici (tram e ferrovie), si fa strada in Città e in Provincia l'illuminazione elettrica e si fa anche più acceso lo scontro tra le forze politiche, dai cattolici agli zanardelliani, ai socialisti, che avevano nei propri giornali locali il pulpito ideale dal quale tuonare l'uno contro l'altro.
Ma torniamo ai due opifici di cui vogliamo parlare, che ben rappresentano questa espansione industriale, e vediamo in breve quale era la condizione del lavoro femminile.
Nel 1893 Beniamino Mazza, farmacista di Sarezzo "facente funzioni di sindaco", rispondendo ad una richiesta del prefetto sulle condizioni di lavoro delle donne in questi due opifici, ce ne dà un rapido quadro.
Le condizioni delle lavoratrici non erano certo delle migliori. D'altra parte sono questi gli anni in cui si va definendo, in conseguenza di questa diffusione del lavoro nella grande industria, la critica sociale alle condizioni dei lavoratori che porterà spesso, attraverso gli scioperi ed altre forme di protesta, al loro miglioramento.
Vediamo la lettera che viene inviata al prefetto.
Sarezzo, 20 settembre 1893
Sono due gli stabilimenti od opifici nei quali recansi donne di questo Comune a lavorare, uno sul confine limitrofo di Villa di Cogozzo, l'altro nella frazione Ponte di Zanano contro il confine con Gardone.
Il 1° stabilimento, in quel di Villa Cogozzo è della Ditta Mylius da Milano, e serve per la filatura del cotone. In esso lavorano donne di questo comune N. 63, per età così divise:
Dai 12 ai 15 anni N. 32
Dai 16 ai 20 " N. 24
Dai 21 ai 25 " N. 7
Totale N. 63
L'orario è per tutte indistintamente il seguente:
Di giorno, dalle ore 6 alle ore 12 ant. e dalle ore 1 alle 7 pomeridiane.
Di notte, dalle ore 7 pomerid. alle 6 antimeridiane.
Di notte non lavorano che le ragazze superiori ai 15 anni, e viene alternato ogni settimana, cioé facendo lavorare una settimana di giorno e l'altra di notte per renderlo meno pesante e dannoso alla salute.
Il lavoro si compie stando sempre in piedi ad attendere alle macchine con moto continuo specialmente delle braccia.
Le sale di lavoro sono sempre chiuse tanto d'estate che d'inverno, con una temperatura piuttosto calda. Le sale sono però spaziose, bel polite, con molta luce e con ventilatori per la polvere.
Nelle ragazze è frequente la manifestazione dell'anemia, e più facile lo sviluppo della tubercolosi nei soggetti predisposti.
Il 2° stabilimento è della Ditta Coduri e C. per la filatura dei cascami di seta.
Anche in questo stabilimento lavorano 12 ore di giorno e 11 di notte col seguente orario:
Di giorno dalle ore 6 alle 12 antim. e da 1 alle 7 pomer.
Di notte, dalle 7 pomerid. alle 6 antimeridiane.
Le condizioni del lavoro si compiono come quelle dello Stabilimento Mylius. In questo però vi è più polvere, nella sola sezione dei battitori, ove non sono impiegati che uomini ma ogni due finestre una resta costantemente aperta, e la temperatura delle sale è normale.
Le ragazze impiegate in questo secondo Stabilimento sono 28, per età, così divise:
Dai 13 ai 15 anni N. 10
Dai 16 20 N. 16
Dai 21 27 N. 2
N. 28
Questa dunque era la condizione di lavoro delle donne impiegate nelle due industrie tessili.
Condizione diffusa in quegli anni e, come si vede, di duro lavoro, con turni di 12 e 11 ore e in situazioni fisicamente debilitanti. Erano certamente condizioni diffuse in tutte le industrie della zona e un po' in tutta Italia (ma c'era anche di peggio, soprattutto nel campo dello sfruttamento minorile).
Si consideri anche che, in particolare nel nord Italia, quella impiegata nell'industria tessile era per lo più manodopera femminile, più abituata, per antico pregiudizio, all'obbedienza, alla sottomissione e soprattutto più conveniente dal momento che era retribuita meno di quella maschile, anche a parità di lavoro (non deve stupire troppo questo trattamento ingiusto, se si pensa tra le altre cose che solo nel 1946 le donne ottengono il diritto di voto, a dimostrare di che tipo di considerazione godessero fino a pochi decenni fa).
Le donne sono quindi costrette ad abbandonare la casa, dove tradizionalmente trascorrevano la giornata, a lasciare i lavori domestici o i campi, o ancora, al massimo, qualche lavoro a domicilio di scarsa entità, come il lavoro di filatura della seta (per quanto poi i lavori domestici spettassero ancora a loro) e si trovano d'improvviso in un ambiente nuovo e poco accogliente.
Possiamo immaginare le conseguenze sul piano familiare e sociale di questa nuova condizione, considerando anche che l'arrivo di questo nuovo tipo di produzione si inseriva, come abbiamo detto, su un tessuto sociale che per secoli era stato più o meno uguale, quello della vita contadina e della produzione artigianale, e portava al disgregarsi progressivo di antiche tradizioni, di antichi usi radicati profondamente.
Possiamo immaginare l'impatto ambientale, come si direbbe oggi, di queste grandi industrie e, non ultime, le conseguenze sul piano igienico sanitario per la popolazione. Certo, da un altro punto di vista, l'aggregarsi di persone, di donne e ragazze in questo caso, provenienti da diversi paesi in un unico luogo, il confrontarsi di esperienze diverse, il condividere una medesima situazione di disagio, avrà avuto anche conseguenze positive, dal punto di vista sociale, ma é innegabile l'aspetto traumatico di tutto questo. D'altra parte, come si sa, di ogni progresso, di ogni cambiamento, c'é chi paga le conseguenze.
Stefano Soggetti
PROSSIMA PUNTATA
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