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STORIA 81

L'ANTIFASCISMO CATTOLICO A SAREZZO   2° parte

A Sarezzo la contesa politico-ideologica tra il podestà ed il giovane curato antifascista assunse toni ostili.

La Giunta Comunale d’ispirazione fascista in data 30/4/1926 deliberava la disponibilità dei locali della casa del curato in quanto “Rilevato che il rev. Don Laffranchi Vittorio da anni raccoglie in detti locali il Circolo Giovanile Cattolico che pertanto è da ritenersi superfluo...”.

Giacomo Prunali, appena nominato podestà con Regio Decreto del 14/5/1926, tra i primi provvedimenti presi approvò la deliberazione del 3/7/1926 con la quale incaricava l’Avv. Bossini di Brescia di iniziare la causa civile contro il coadiutore della Parrocchia di Sarezzo don Vittorio Laffranchi, ufficialmente colpevole di non lasciare liberi i locali di proprietà comunale.

In realtà invece reo, a suo giudizio, di promuovere in quei locali propaganda antifascista ed inoltre, particolare importante, di scambiare gli stessi ideali antifascisti con don Giovanni Bosio e don Giovanni Giuberti.

Quest’ultimo nel 1929 fu costretto ad abbandonare la Parrocchia di Gardone Val Trompia (denunziato dal commissario di P.S. per istigazione all’odio di classe e da questi ottenuto l’allontanamento) per diventare curato in città a S. Giovanni Evangelista dove continuò la sua azione di impegno civile.

Don Giuberti nel 1936 verrà quindi nominato prevosto a S. Afra dove, nel marzo del 1944, perirà nel bombardamento della sua chiesa.

Don Vittorio Laffranchi intanto, assistito dal celebre avv. Stefano Bazoli di Brescia, sosteneva che da molti anni sulla casa in questione esisteva il diritto di abitazione prima dei Cappellani e poi dei Curati e che la casa venne sempre goduta dalla Fabbriceria.

Inoltre nel 1908 in occasione del prolungamento della Chiesa Parrocchiale “apparsa la convenienza di abbattere una parte del fabbricato per ampliare convenientemente la Chiesa Parrocchiale, il Consiglio Comunale (verbale del 20/9/1908) fu chiamato a deliberare sulla vendita di una porzione di casa - abitata ad uso dell’On. Fabbriceria - e autorizzò la vendita dopo aver preso considerazione che la Fabbriceria rinunziava ai suoi diritti di abitazione della porzione di casa”.

La vendita avvenne con atto 4 dicembre 1908 presso il notaio Fumagalli nel quale intervennero i rappresentanti della Fabbriceria per dare formale rinunzia al diritto di usufrutto ed il Sindaco per vendere la nuda proprietà della porzione di casa (che venne poi abbattuta per ampliare la Chiesa Parrocchiale).

Durante la guerra, avendo il Comune bisogno di un locale per la scuola elementare, chiese alla Fabbriceria ed ottenne una stanza della casa, mediante stipulazione di un contratto di locazione.

Il Regio Tribunale Civile di Brescia il 28/12/1929 emise una prima sentenza di assoluzione per il giovane curato e di condanna per il podestà, che intestardito decise comunque di continuare la causa.

La conclusionale della seconda causa intentata contro Don Laffranchi sempre per rilascio locali e redatta il 17/3/1932 recitava: “Il Comune di Sarezzo è proprietario di una casa occupata e goduta abusivamente dal rev. Vittorio Laffranchi, ad eccezione di un locale terraneo che il Comune ha affittato ad uso bottega…”.

Il podestà citava in giudizio il giovane curato al fine di lasciare liberi i locali e nel frattempo affittava a terzi parte del piano terra per uso bottega, e non per scopi istituzionali.

Era evidente che l’attività del giovane curato in quei locali infastidiva non poco il podestà.

Con queste intimidazioni giudiziarie, cercava evidentemente di scardinare l’organizzazione giovanile cattolica saretina, alla quale aveva vietato ogni manifestazione pubblica ed aveva imposto misure repressive.

Il Regio Tribunale Civile e Penale di Brescia con sentenza in data 8/4/1932 dichiarava di estromettersi dalla causa stessa perchè non in possesso degli elementi necessari per giudicare.

Intanto il 20 luglio del 1929 era giunto a Sarezzo il nuovo parroco, Don Giovanni Ragni, certamente più conciliante del suo coadiutore.

La presenza del nuovo parroco, che aveva preso in mano la gestione della Parrocchia, l’eco dei nuovi rapporti di distensione tra Chiesa e Stato, il disagio di non poter più avere intorno a sè le figure di don Bosio e don Giuberti, furono tutti elementi

che indussero anche don Laffranchi a ridurre le divergenze con il pensiero del podestà.

All’indomani della sentenza che aveva gettato su tutte le furie il podestà (che minacciò più volte di non pagare il proprio legale l’Avv. Bossini e le spese processuali) don Ragni cominciò a tessere un accordo ed a sperare in un atto conciliativo favorevole alla Parrocchia di Sarezzo.

Don Giovanni Ragni il 4/4/1934 scrisse al Podesta “riferendomi alla vecchia e non ancora definita vertenza sull’uso e proprietà dell’abitazione del rev. Curato, considerando che dopo oltre cinque anni di contesa, con ingenti spese a carico di entrambi le parti, non si è ancora ottenuta dal Regio Tribunale una definizione chiara; che il continuare nel dibattito porta un maggiore dispendio, mentre l’uso della casa in parola deve essere pel bene pubblico tanto se di spettanza del Municipio che della Fabbriceria; che si dà alla Fabbriceria un locale di cui non può fare a meno, mentre pel Municipio si presterebbe ad usi meno importanti, oso proporre a V.S. Ill.ma una soluzione amichevole e definitiva: la cessione della casa, in proprietà ed uso, alla Fabbriceria. Conoscendo l’animo conciliativo di V.S. Ill.ma e lo spirito del regime che vuole chiarificate e sistemate le questioni del genere, spero benigna accoglienza alla mia proposta”.

Il tono rassicurante della lettera indica chiaramente che la proposta era già stata ampiamente concordata precedentemente per un esito finale senza vinti nè vincitori.

La Parrocchia aveva il possesso della casa e l’Amministrazione Comunale con l’atto di donazione chiudeva una vertenza che stava diventando troppo ingombrante e costosa.

Successivamente la Fabbriceria Parrocchiale di Sarezzo invitò l’Amministrazione Comunale a cedere anche la Chiesetta di S. Nicola Tolentino, da qualche tempo chiusa al culto e della quale non fu mai possibile accertare la legittima proprietà.

Nella perizia di stima redatta all’uopo dall’ing. Vittorio Montini di Brescia per incarico della Curia di Brescia, in data 19/11/1934, l’immobile sede della Chiesa di S. Nicola di Tolentino viene così descritto: “La chiesina di S. Nicola è posta con il fianco sulla piazza Comunale di Sarezzo ed occupa una superficie di mq. 170 con l’antistante sagrato. Confina a mattina con l’edificio del Municipio di Sarezzo, a mezzogiorno con la piazza comunale, a sera con la strada comunale, a monte con la proprietà Di Brehm.

La costruzione è costituita da un grande ambiente completato dal presbiterio, questo è fiancheggiato da due piccole sagrestie che hanno accesso diretto alla chiesa...”.

La Chiesa fu successivamente trasformata in abitazione privata.

Ma per la donazione alla Parrocchia ci furono dei ritardi. In data 30/8/1935 l’Arciprete Don Ragni scrisse al nuovo Podestà Ing. Franchi: “Lo scorso anno si era convenuto fra me e il di Lei predecessore, con l’approvazione del Vescovo, di risolvere la secolare questione sulla pertinenza della casa curaziale, con la donazione dell’immobile alla Chiesa parrocchiale da parte del Comune. Ai primi di giugno dell’anno scorso si era iniziata anche la pratica relativa, sospesa poi per ragioni estranee alla medesima”.

Per risolvere la questione fu necessario che il curato abbandonasse la casa.

Don Vittorio Laffranchi fu inviato dalla Curia a dirigere la Parrocchia di Sulzano nel mese di Dicembre del 1935 dove rimase fino alla morte, avvenuta a Sulzano alla vigilia della notte di Natale del 1960.

“Era un predicatore ricercato per missioni ed esercizi, anche se manifestava molta ritrosia ad abbandonare la Parrocchia”. (notizie rilevate dal libro “Ricordateli” della Diocesi di Brescia).

Nella sagrestia della Chiesa Parrocchiale di Sulzano è conservato ancor’oggi un suo ritratto.

 

Osvaldo Guerini

 

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