STORIA 80
L'ANTIFASCISMO CATTOLICO A SAREZZO
1° parteI
n data 11 dicembre 1937 il Podestà di Sarezzo, Ing. Pietro Franchi (che era subentrato nel 1935 a Giacomo Prunali) dona alla Fabbriceria Parrocchiale di Sarezzo la casa Curaziale e la Chiesetta di S.Nicola Tolentino.Con questo atto di donazione si pone termine allestenuante causa civile cominciata il 6/7/1927 tra lAmministrazione Comunale, rappresentata dal Podestà geom. Giacomo Prunali, e il giovane curato Don Vittorio Laffranchi rappresentante della Fabbriceria di Sarezzo per la definizione della proprietà dellimmobile sito nellex P.zza Mercato.
Tutto ebbe inizio quando il Reverendo don Pietro Saleri, possidente originario di Lumezzane e parroco di Sarezzo dal 1652 al 1679, prima di morire dettò il suo testamento.
La comunità di Sarezzo (vale a dire il Comune di Sarezzo) a seguito del lascito testamentario del defunto don Pietro Saleri in data 1/9/1679 ricevette in donazione limmobile sito in p.zza Mercato, 2 (dal 1926 diventata p.zza C.Battisti) comprendente una casa di 3 piani e 10 vani (lattuale casa occupata al piano terra dal bar Acli) con la seguente motivazione: lascio alla spettabile Comunità di Sarezzo le case, horto, e Broletto con tutte le sue ragioni acquistate da Ser Ludovico Danaro, contigue alle case della suddetta Chiesa Parrocchiale di Sarezzo, et in quel modo chi hora si trovano, et di più le pietre et assi nove di preghiera estese sopra il solaro della loggia che in esse case e cortivo si trovano, eccetto li altri mobili, o robbe che dentro vi si trovano; il frutto, affitto, o uso annuale de quali sia speso in mantenere uno Reverendo Padre Predicatore Capuccino ogni anno ...
Lamministrazione comunale decise che il frutto, affitto, o uso annuale per disposizione testamentaria del defunto don Pietro Saleri si concretasse in una locazione gratuita dei suddetti locali, fra quelli considerati agibili, ai due cappellani che avevano lobbligo di celebrare ogni giorno le messe e fare lezioni scolastiche ai ragazzi del paese dai sei ai dodici anni.
Così nel corso degli ultimi due secoli trovarono dimora prima i cappellani (da ricordare Pietro Maestri, originario da Pieve di Bono, che svolse lincarico di cappellano per quarantanni) poi i curati.
Tra la fine dellottocento e gli inizi del 900 vi abitarono don Polotti, don Luigi Eloni, don Angelo Brignani, don Angelo Pederzani ed infine dal settembre 1920 don Vittorio Laffranchi.
Il nuovo curato don Vittorio Laffranchi nacque a Bedizzole il 7/9/1893 e, dopo aver svolto un lungo servizio militare durante la prima guerra mondiale, appena ordinato sacerdote, giunse a Sarezzo pochi mesi dopo i fatti di Sarezzo dove trovò il Parroco Don Filippi provato e prostrato per la vicenda che aveva provocato le cinque morti in piazza a Sarezzo e mai più ristabilito.
Ovviamente con il parroco in precarie condizioni fisiche e mentali la responsabilità della gestione della parrocchia ricadde sulle spalle del giovane curato.
Appena giunto a Sarezzo andò ad abitare in quella stessa casa con la sorella maggiore Paola Virginia dove veniva ospitato anche il circolo giovanile cattolico, fondato il 27/10/1908 dal curato don Luigi Eloni con lo scopo di formare giovani forti a difesa dei diritti della Religione e della Patria.
Il circolo intitolato a Mons. Lorenzo Pintozzi, comprendeva, oltre le scuole serali, una filodrammatica, una sala di lettura, una biblioteca e una scuola di disegno professionale.
Il giovane curato di profonda indole democratica e pacifista si scontrò apertamente in più di unoccasione contro il regime fascista ed in particolare con il podestà Giacomo Prunali che si insediò in Municipio nel maggio del 1926 (vedasi al riguardo gli articoli sulla nascita del fascismo a Sarezzo).
Intanto su tutto il territorio italiano, i soprusi e le ostilità nei confronti dei circoli giovanili cattolici si diffondevano a macchia dolio, provocando una ferma reazione in vaste frange del clero. Dopo luccisione di Don Giovanni Minzoni, il regime alternava repressioni e lusinghe usando di volta in volta il bastone e la carota per spegnere la resistenza dei circoli giovanili cattolici e inglobarne le organizzazioni nella nascente struttura dello Stato corporativo.
Lo scontro più duro con il regime fascista infatti avvenne per riaffermare la sopravvivenza dei circoli giovanili cattolici, poiché il fascismo annetteva il più vasto interesse alla formazione della gioventù.
Sequestri della stampa, violenze di ogni genere si ripeterono a Sarezzo. Particolarmente sorvegliata dai capi locali del Fascio e dalle autorità di pubblica sicurezza fu lopera del giovane curato, direttore di un fiorente oratorio.
Nel gennaio 1923, per lazione di una squadra fascista, vennero distrutti i locali della Cooperativa Alleanza di Sarezzo e vennero lanciate minacce e commesse violenze sui sindacalisti. Nel frattempo si andò affermando sotto la guida di Giacomo Prunali il partito del Fascio che già nel 1923 fondò una propria sede. Il fascismo pur dominando ormai la scena politica non riusciva a sgominare unopposizione sia pure ristretta e nel dicembre del 1924 un gruppo di popolari antifascisti riuscì a mettere in fuga alcuni militanti fascisti.
A Gardone V.T. don Giuberti (nato nel 1892) e don Beretta (nato nel 1890), a Sarezzo don Laffranchi (nato nel 1893) ed a Villa Carcina don Bosio (nato nel 1892), accomunati dallo stesso ideale, crearono un forte ed omogeneo centro territoriale di resistenza al fascismo. Le opere di questi curati vennero in seguito valorizzate dalla Curia e dal Vaticano con riconoscenze ed alti incarichi. In particolare linfluenza di don Bosio sul curato di Sarezzo fu enorme.
Il 5 settembre un ordine prefettizio sciolse dautorità loratorio maschile di Gardone V.T. (il direttore era il giovane sacerdote antifascista, Giovanni Giuberti, al quale era stato affidato anche lincarico di segretario di sezione del Partito Popolare di Gardone V.T.).
Lo scioglimento creò profonda indignazione nel movimento cattolico bresciano: lo stesso vescovo di Brescia Giacinto Gaggia ne scrisse al Pontefice Pio XI: Ieri sera un Ordine prefettizio scioglieva lOratorio di Gardone V.T. Così si incomincia ed il resto verrà poi. Lo scopo è di strappare la fanciullezza e la gioventù alleducazione e direzione del Clero. Allinfuori delle organizzazioni Balilla ed Avanguardisti non devono esistere circoli ed oratori cattolici. (Da ricordare che nel 1929 il vescovo Mons. Gaggia, sfidò il regime rifiutandosi di votare al plebiscito)
A Villa Carcina era curato don Giovanni Battista Bosio. Nativo di Concesio, nel 1908 unitamente alla sua numerosa famiglia si era trasferito a Carcina. Nel 1915 veniva consacrato sacerdote. Fu curato a Carcina dal 1915 al 1927. Ebbe un ruolo importantissimo come coordinatore della rinascita religiosa della Valtrompia
Fu molto presente a Sarezzo come infaticabile sostenitore di iniziative educative e formative della gioventù. In quel periodo fu animatore dei sindacati cristiani, contrastando le violenze fasciste e creando le camicie bianche a difesa delle organizzazioni e manifestazioni cattoliche. Dopo la marcia su Roma, continuò la sua opera e con fermezza e coraggio, dal pulpito, in incontri con sacerdoti e laici, denunciò e combattè ogni genere di violenza fascista e più tardi le aberrazioni razziste.
Nel 1927 gli fu imposto di lasciare Villa Carcina per diventare prevosto della canonica di S. Lorenzo e professore di teologia morale al Seminario . Nel 1948 fu eletto arcivescovo di Chieti e Vasto e consacrato vescovo. Doveva però diventare vescovo molto tempo prima. Infatti nel 1935 il governo fascista aveva negato il beneplacito alla sua nomina a vescovo di Como.
Pure da ricordare la sua nomina ad assistente al Solio Pontificio fatta dal Papa Pio XII, la sua opera quale membro della Alta commissione episcopale dellAzione cattolica e la sua validissima attività per i lavori del Concilio ecumenico secondo.
Lundici settembre 1926 lanarchico Gino Lucetti attentò alla vita di Mussolini a Porta Pia in Roma. Con lui tramarono anche Vatteroni e Leandro Sorio. Questultimo, un cameriere bresciano di Chiesanuova, fallito lattentato venne condannato a 26 anni di carcere. Nel 1943 uscì di prigione e si trasferì dalla sorella a Tavernole Sul Mella dove partecipò attivamente alla lotta partigiana nella Brigata Garibaldi.
Osvaldo Guerini
PROSSIMA PUNTATA
Elaborazione grafica Sergio Piccini Radio Rete 5 - Portale Valtrompianet