STORIA 74
ALCUNE ATTIVITÀ COMMERCIALI E ARTIGIANALI A SAREZZO
Chi abbia dato un'occhiata anche frettolosa agli statuti del comune di Sarezzo, quelli antichi, in vigore nel periodo della dominazione veneta, si sarà certo reso conto di come le principali attività commerciali all'interno del comune fossero di pertinenza del comune stesso, o fossero poste comunque sotto il suo controllo. Stiamo parlando in particolare delle osterie, delle macellerie, delle caneve (rivendite di vino e altri generi alimentari), delle fornerie (prestini) e dei mulini.Il comune affidava a dei privati la gestione di alcune di queste attività, attraverso l'incanto, e ne controllava l'andamento. Le osterie comunali erano quattro, una in Valgobbia, una a Sarezzo, una a Zanano e una a Pontezanano. In genere l'osteria comprendeva anche qualche camera per alloggiare le persone di passaggio. Annesso all'osteria c'era solitamente un orto e gli animali razzolavano qua e là. Alcune, come quella di Pontezanano avevano anche stalla e fienile. A proposito dell'osteria della Valgobbia si specifica invece sempre che possedeva un porcile.
Non dovevano esserci problemi di mucca pazza o simili, perché attraverso i Revisori alle vettovaglie il comune controllava periodicamente la qualità dei prodotti venduti e perché comunque i pascoli (in particolare quelli dei Grassi e di Pajer), erano ricchi di ottimo foraggio e l'inquinamento ambientale era ancora sconosciuto.
Anche i prezzi erano fissati nel calmedro e fatti rispettare dai Consoli calmedranti, sempre attraverso i Revisori alle vettovaglie. Un controllo vigeva anche sui pesi e le misure dei prodotti (oltre a bilance e stadere si controllavano anche le misure dei boccali in cui era servito il vino, che naturalmente doveva essere sempre di qualità buona et laudabile).
Il diritto a dare ospitalità, fornendo vino e cibo ai forestieri era riservato esclusivamente alle osterie comunali, come viene più volte ribadito dai regolamenti.
C'erano naturalmente, tra le attività, quelle dei calzolai (caligari), dei farmacisti (speziali), c'erano il medico condotto (a partire dal XVII secolo), i notai, qualche raro avvocato (causidico) di passaggio e molti contadini.
Il mercato, attivato ufficialmente nel XVIII secolo, era essenzialmente mercato del bestiame e tale resterà fino a pochi decenni or sono.
Con il crollo della Repubblica veneta e l'alternarsi del dominio napoleonico e di quello austriaco, fino all'unità d'Italia, le cose cambiarono. Si potrebbe dire che si entrò in una fase più liberista dell'economia locale.
Nel corso dell'Ottocento le attività commerciali si moltiplicarono e si distribuirono su tutto il territorio comunale.
Nel 1824 a Sarezzo ci sono due filatori di bozzoli (una produzione limitata, artigianale): Gaetano Montini, della ricca famiglia dei Montini che abitavano nella casa di via Castello, e Giacomo Archetti, di Zanano. Naturalmente ci sono i fabbricatori e negozianti di ferro, fedeli alla tradizione produttiva locale, e i Capi Maestri, o Periti di Muro, tutti di Zanano (quattro della famiglia Peli: Salvatore, Fortunato, Andrea e Francesco, oltre a Giacomo Cetti e Domenico Gallina). Non mancano, tra gli esercenti, quelli miserabili, che dunque non dovevano pagare tasse.
A Sarezzo, bisogna dire, hanno sempre avuto vita piuttosto facile le osterie e negli elenchi dell'Ottocento ne troviamo sempre un numero piuttosto rilevante. Nel 1826 alcune misure di pubblica sicurezza inducono le autorità a limitare e controllare gli esercizi pubblici, soprattutto le osterie. Così in un documento del comune troviamo alcune precisazioni riguardo alle licenze commerciali (fornite rigorosamente dalla tipografia Bettoni, con bollo), cioé che si rispetta la chiusura dell'esercizio [...] e sale interne all'ore due di notte, l'apertura d'un solo ingresso in dette ore di notte e il permesso di giuochi di semplice commercio con carte fino l'Ave Maria. E' anche specificato che l'apertura si permette fino le due ore a comodo specialmente dei passeggeri e chissà se fosse proprio così. In ogni caso l'autorità voleva che si anticipasse la chiusura dei locali all'una di notte e ribadiva la proibizione a giocare a carte nelle ore tra l'Ave Maria della sera e quella della mattina.
In quell'anno, il 1826, sono numerose le richieste di informazioni riguardo alle attività commerciali da parte delle autorità di pubblica sicurezza e del fisco. In una comunicazione si specifica che a Sarezzo si trovano 430 artisti (artigiani) e 890 contadini. In uno degli elenchi delle attività commerciali troviamo, insieme ad alcuni filatori di bozzoli, carrettieri e fabbri ferrai, due macellai (un Perotti in contrada del Rizzo, la vecchia via S. Emiliano, e Luigi Schiavi in Valgobbia), mentre sono tre gli osti e gli albergatori (in Valgobbia, in Piazzetta e a Pontezanano), sei i venditori di vino: Paolo Guizzi in Piazza, Giuseppe Lacqua al Rizzo, Domenico Zanardelli in contrada Formica (via Bailo), Domenico Palazzani a Zanano, Mauro Svanera a Pontezanano e Gianmaria Capponi a Noboli (la sua rivendita, si specifica, é indispensabile, essendo l'unica a Noboli). Troviamo poi quattordici venditori di commestibili e pizzicagnoli, un fornaio in Piazzetta e tre mugnai.
Dieci anni dopo, all'incirca, si stende un altro elenco delle attività commerciali esistenti nel comune durante il decennio tra gli anni venti e i trenta. Sono qui annoverate tredici osterie e quindici vendite di liquori.
Alcuni esercizi sono ritenuti essenziali per la vita del paese, e cioé in Sarezzo due osterie per commodo dei forestieri che vengono al mercato [...] in Valgobbia una Osteria pel comodo dei Viandanti e così anche a Zanano, Noboli e Pontezanano.
Ma le autorità di pubblica sicurezza austriache erano severe e quindi l'estensore dell'atto specifica
che i venditori di liquori sono per la maggior parte i Pizzicagnoli, i quali chiudono le loro botteghe a mezz'ora di notte circa, e che non tengono ridotti, per il che non fu mai avvenuto disordini (sic), né richiedensi la sorveglianza. Quindi si richiede alle autorità, per quanto riguarda appunto le osterie e le rivendite di vino e liquori, di essere tolleranti, sebbene ve ne sia un numero piuttosto vistoso, ritenendo di diminuirne di mano mano che alcuni di detti esercizi cesseranno.
Nel 1889 sono elencate trenta tra osterie e rivendite di vino e liquori, non poche per una popolazione di circa duemila abitanti.
Ce n'erano 14 a Sarezzo.
In Piazza ne troviamo due, quella di Francesco Bosio e quella di Giacomo Marniga.
In via della Piazzetta (l'attuale via S. Faustino) troviamo a gestire osterie e rivendite di vino Orsola Bolognini, Francesco Buffoli, Carlo Cristofoli, Giovanni Guizzi e Marta Antonini Bertarini (cinque in uno spazio relativamente limitato!).
In via del Rizzo (l'attuale via S. Emiliano e Tirso) c'era Maria Antonini (l'unica rivendita di cui si riporta il nome, il Cacciatore).
In via Dell'acqua (l'attuale via Roma) c'era la vendita di liquori di Elisabetta Bosio Antonini e quella di Carlo Caldera.
In via della Formica (l'attuale via Bailo) troviamo l'osteria di Angelo Colosini.
In via Bombe c'era Giuseppe Merati.
Alla Fermata del tram (all'incrocio tra via Zanardelli e la strada di valle) c'era la rivendita di Bortolo Zanardelli e, per finire, al Borione troviamo l'osteria di Luigia Trainini.
Un'osteria, come da tradizione, la troviamo in Valgobbia, gestita da Giuseppe Zatti e una rivendita, di Rosa Rosola, si trovava a Crocevia.
Otto di queste attività commerciali si trovavano a Zanano ed erano di proprietà di Serafina Codenotti, Andrea Gnutti, Giovanni e Barbara (?) Lucchini, Giuseppe Ottelli, Giovan Battista Palazzani, Isidoro Peli e Angelo Zanetti.
Una, gestita da Maria Beretta, era a Noboli.
Quattro erano a Pontezanano, di proprietà di Angelo Belleri, Francesco Dorici, Francesco Guerini e Elisabetta Stefanini, più una, in località Cortivazzo, di Stella Dancelli.
Accanto all'attività commerciale proseguiva naturalmente quella artigianale e industriale, che nella nostra valle sarà in gran parte, per quanto riguarda le grosse industrie, appannaggio di industriali non del luogo, che trovavano qui condizioni favorevoli e una manodopera a costi vantaggiosi, e che dalla fine del XIX secolo importeranno anche modi e tipologie produttive non tipiche dei nostri comuni, come nel campo dell'attività tessile (Mylius e Coduri per tutte).
Qui non vogliamo però soffermarci sull'argomento. Ricordiamo solo che un'attività che ebbe grande importanza per il comune di Sarezzo fu quella della produzione e vendita della calce, già documentata nell'antichità e oggi testimoniata da quello che rimane delle vecchie cave ai piedi del monte S. Emiliano e dalle fornaci ancora in piedi (ma non troppo saldamente e per quanto ancora?) a Crocevia.
In un elenco, successivo di alcuni decenni a quello delle osterie che abbiamo visto sopra e precedente la seconda guerra mondiale, troviamo annoverate numerose attività. Ne riportiamo alcune, le più significative, perché in molti casi si tratta di attività oggi dimenticate e perché si ricava da questo elenco l'idea di un paese che si reggeva ancora su di una ricca attività commerciale locale.
C'erano due mugnai, Antonio Alghisi e Eugenio Bettariga.
Banche ce n'erano già, e precisamente una banca in via S. Faustino e la vecchia banca di S. Filastrio in via Bailo. C'erano le privative, i parrucchieri, i pizzicagnoli (nome oggi in disuso per indicare i venditori di generi alimentari); c'erano un maniscalco a Crocevia, Angelo Assoni e uno a Zanano, Roberto Livella, perché i cavalli avevano ancora la loro importanza nel campo dei trasporti. Non poteva quindi non esserci un carrettiere, Vincenzo Bertarini e due fabbricatori di carri, Faustino Bonera (in via Bombe) e Pietro Vareschi.
C'era anche la monta pubblica, in località Grina.
Troviamo naturalmente botteghe di calzolai e zoccolai, asterie, officine di riparatori di biciclette.
Ci sono i fratelli Ruffolo che a Crocevia vendono vini e coloniali, cioé generi importati dalle colonie (quelle fasciste in questo caso), caffé, spezie, ecc..
Oltre ai sarti e ai venditori di mercerie ci sono due materassaie, uno stagnino (Luigi Fondra, in via S. Emiliano), un arrotino (Pietro Belleri in via Avogadro a Zanano) e parecchi commercianti di legna.
Si citano infine la vendita di generi alimentari della Cooperativa La Famiglia di Noboli e della Cooperativa Fascista di Zanano (ricordiamo a questo proposito anche l'attività della Cooperativa di via Bailo, di grande importanza, che era stata chiusa insieme ad altre nei primi anni del fascismo, nel'26 per la precisione, e che riaprirà nel dopoguerra).
E' curioso che si trovino nell'elenco anche due suonatori ambulanti, Giovanni Copeta e Pietro Mazzoleni. A chiudere l'elenco, tra gli esercizi, sono indicate le case economiche e popolari di via 4 novembre.
Stefano Soggetti
PROSSIMA PUNTATA
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