STORIA 66
IL SANTUARIO DI S. EMILIANO
I
l culto tributato dagli abitanti di Sarezzo a S. Emiliano, da sempre legato a quello per S. Tirso e Santa Cecilia, è certamente di antica data, come testimoniano numerosi documenti, ed è degnamente rappresentato dall'antico santuario che sorge sull'omonimo monte.A questo culto, ed alla sua antica tradizione è legata anche la leggenda di quella S. Cecilia che si vorrebbe identificare con una fanciulla cristiana sfuggita all'inseguimento dei soldati romani attraverso la "via antica", che dalla "Pendezza" saliva lungo il monte Palosso e conduceva poi, passando sopra a Lumezzane, fino al monte S. Emiliano. Proprio su questo monte la santa avrebbe trovato rifugio, in una grotta che porta appunto il suo nome, mentre i soldati precipitavano nell'orrido che fu poi detto "corna dei pagani". L'albero all'ombra del quale si sarebbe fermata a recitare il Padrenostro era chiamato, ed esisteva fino a poco tempo fa, il "fo [faggio] del pater".
Il 22 novembre, come ricorda anche il vescovo Dolfin nel resoconto della sua visita del 1582 elencando le feste di voto, si celebra la festa di S. Cecilia e insieme a lei si celebrano i santi Emiliano e Tirso.
A questi ultimi e a "S. Cecilia dela corna" era tra l'altro dedicata la cappella votiva che i fratelli Danderi fecero edificare nel XVI secolo al "guado di Castolo", in Valle di Sarezzo.
Non si conosce la data dell'edificazione della chiesa e dell'annesso romitorio di S. Emiliano. Una lapide murata all'esterno della chiesa farebbe pensare al XIII secolo, ma può darsi che già prima vi sorgesse un
edificio, magari non un edificio sacro e certamente numerose modifiche e aggiunte sono state fatte nel corso dei secoli.
Sono documentati tra l'altro lasciti testamentari del XVI secolo per la "fabbrica" [la ristrutturazione] della chiesa di S. Emiliano, come quello del 1528 in cui Francesco Bailo "legavit ecclesie Sancti Miliani dela corna libras sex planete", appunto per la "fabricha ispius ecclesie".
Possiamo facilmente immaginare la fatica dei primi costruttori arrampicatisi fino alla cima del monte, che si saranno probabilmente serviti di fornaci di calce approntate nelle vicinanze, secondo un uso che è documentato anche nei secoli successivi e che perpetuò fino a tempi recenti una produzione tipica del nostro comune, che proprio alle pendici del monte S. Emiliano trovava nelle cave la materia prima (si trattava spesso di fornaci che venivano distrutte o comunque non più utilizzate dopo che l'opera era terminata).
Forse la prima proprietà del santuario è da attribuire al monastero di S. Eufemia, o a quello di S. Giulia, ma certo è che fu poi degli Umiliati, un ordine monastico legato alla chiesa dei santi Giacomo e Filippo di Brescia, i cui membri si dedicavano anche alla pastorizia ed al commercio.
Non a caso, probabilmente, il santuario sorge nei pressi dei ricchi pascoli dei Grassi e di Paer (Pajer), che furono poi per secoli di proprietà comunale.
Il santuario possedeva beni in tutto il comune di Sarezzo.
Nel 1450 per esempio, in un atto a firma del notaio Marco Perotti, tra i confini di un terreno situato a Noboli c'é anche un pezzo di terra di proprietà della chiesa di S. Emiliano "della corna", ma molte altre proprietà erano sparse per il paese.
Nel 1512 Giovanni Bailo paga a fra Benedetto Vegetti, dell'ordine degli Umiliati e prevosto della chiesa dei santi Giacomo e Filippo di Brescia, 12 lire e 10 soldi per l'affitto dei beni della chiesa di S. Emiliano giacenti sul territorio del comune. Riceverà poi una parte di questa somma come indennizzo per i danni causati dalla tempesta che quell'anno si era abbattuta sul comune.
Nel 1528 Gabriele Perotti affitta a Giovanni "del bon" di Sarezzo alcuni terreni di proprietà della chiesa di S. Emiliano e alcuni anni dopo, nel 1535, lo stesso Perotti come affittuario di quei beni paga agli Umiliati cinquanta lire annue di affitto, oltre ad un agnello, un capretto, due capponi e una quantità di burro.
Ancora nel 1573 la chiesa di S. Emiliano "in montibus" risulta, dalla visita pastorale di Cristoforo Pilati, unita alla "ecclesiam S. Jacobi et Philippi brixie".
Nella sua visita pastorale del 1580, il visitatore incaricato da San Carlo Borromeo di controllare lo stato delle chiese e dei santuari della valle e la loro gestione lamenta però che molti dei beni appartenenti al santuario sono stati alienati ingiustamente e dispone poi alcune migliorie da apportare alla chiesa.
Dalla fine del XVI secolo l'amministrazione del santuario passa comunque nelle mani del comune, che eleggeva un eremita, al quale spettava una casa in "contrada del carazone" (la zona presso l'attuale via Dossena) ed una veste.
Nei secoli successivi il controllo sarà affidato a "sindaci" appositamente eletti,
ed a "massari", che provvedevano alla gestione finanziaria (risulta evidente, dai documenti, la cura costante posta dal comune nella tutela del santuario).
Nel 1744 a Simone Pasina, che rinuncia alla carica di eremita, succede padre Carlo Giuseppe Pantaleoni, di Milano, eletto dalla "vicinia" (che "possa andar questuando il vivere"). L'anno successivo è nuovamente eletto il Pasina, e si decide di fargli "il primo habito di Eremita gratis", ma, si specifica, per una volta solamente ("pro una vice tantum").
Il 10 settembre del 1748 la Vicinia Generale del comune si riunisce per l' "elletione di Persone alla carica di Sindico de SS.ti Emiliano, e Tirze, attesa la rinoncia delli Sindaci vecchi [...] fra quattro proposti, e ballotati".
Alla fine risultano eletti, a parità di voti:
"D.o Cristoforo Pedretti aff.e 13 neg.ve 8
D.o Gioseppe Zanetti q.m Francesco aff.e 13 neg.ve 8".
Si passa poi, nello stesso giorno all' "elletione del Padre eremita dell'V.do Oratorio de SS.ti Emiliano, e Tirze fra quattro proposti, e ballotati". E' eletto Giovanni (fu Maffeo) Fantinello con palle affermative 18 e negative 3.
Ricordiamo ancora una volta che le decisioni dei corpi deliberanti del comune erano prese a "bissole e ballotte", cioé il voto era espresso mettendo una palla in un contenitore, un bussolotto ("bissolo") rosso per i voti a favore e in uno bianco per quelli contrari.
[continua sul prossimo numero di Sarezzo Informa]
Stefano Soggetti
Elaborazione grafica Sergio Piccini Radio Rete 5 - Portale Valtrompianet