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  STORIA 65

OTTAVIO BAILO E LA RICOSTRUZIONE DELLA STRADA PONTE ZANANO-POLAVENO

La strada che da Ponte Zanano, con inizio all’incrocio di p.zza Canossi, attraversando Gombio, giungeva a Polaveno, fu per secoli una via di transito percorsa da mercanti che trasportavano le loro mercanzie a destinazione tra la media Valtrompia e la Valle Camonica.

Era una ripida e pericolosa carreggiata percorribile a piedi, a dorso di mulo o con i piccoli carri a due ruote.

La strada, verso l’inizio dell’ottocento, era diventata ormai impraticabile dall’uso continuo ed a causa delle grandi pioggie che avevano distrutto il tracciato; chi vi transitava con i propri piccoli carri rischiava davvero la vita.

I due Comuni interessati, Polaveno e Sarezzo, inutilmente e più volte tentarono di raggiungere un accordo sulla suddivisione dell’ingente spesa di ricostruzione della strada, mentre il Comune di Gardone non intendeva contribuire asserendo che la strada si trovava sul territorio di Sarezzo, anche se i proprietari gardonesi contribuivano non poco a danneggiare il fondo stradale.

L’Amministrazione Comunale di Sarezzo, in quel tempo in notevoli ristrettezze economiche, si rendeva conto che i maggiori benefici li ricevevano il Comune di Polaveno e anche i tanti gardonesi proprietari di diversi appezzamenti e boschi lungo la riva del Gombiera (Chinelli, Franzini, Mutti, Moretti, Beretta, Rampinelli) che ogni giorno trasportavano dai loro boschi carri carichi di legna o di carbone da vendere.

Dopo anni di contese, verso il 1829, il Comune di Sarezzo accettò di sostenere la spesa ricevendo dal Comune di Polaveno una quota di rimborso corrispondente ad un quarto della spesa dell’appalto dell’opera di ricostruzione della nuova strada, dal Ponte di Zanano fino al Cortivazzo (così si denominava allora la località Stella).

La decisione del municipio di Sarezzo, in grave crisi finanziaria, fu sostenuta anche da Ottavio Bailo, il quale alla morte del padre Eugenio e dello zio Tiburzio aveva ereditato i possedimenti in Visala (46 appezzamenti di terreno, con case e roccoli, ed il Palazzo per la villeggiatura di ben 350 mq.) privi di una via di comunicazione comoda e ben carrozzabile.

Il palazzo lo si doveva raggiungere percorrendo da Sarezzo la strada per Polaveno e quindi abbandonando la contrada di S. Giovanni .

Ottavio Bailo aveva già fatto tracciare una strada carrabile dopo il borgo di S. Giovanni, superando prima la contrada di Gremone e poi il piccolo borgo di Visala ed era fermamente intenzionato a convincere il municipio a far ricostruire la strada Ponte Zanano- Polaveno.

Ottavio Bailo aveva terreni, case e palazzi a Sarezzo ed a Brescia, era un costruttore, ed oltre a seguire le attività per le quali la sua famiglia divenne famosa (produzione di ferrarezze, cannoni e bombe) si occupava anche delle manutenzioni di alcune strade comunali, in qualità di appaltatore.

Così la deputazione di Sarezzo formata da Antonini e Guizzi informava la Congregazione Provinciale in data 17/9/1831 “ottenuto nelle vie regolari il laudo [collaudo] di conservazione delle strade appaltate al sig. Ottavio Bailo la scrivente si fa sollecita di rassegnare i relativi processi di laudo per l’emissione dei mandati di pagamento”.

I due comuni pertanto, dopo lunghi anni, provvidero ad inoltrare le rispettive istanze per la ricostruzione del tronco di strada di loro competenza per ottenere l’approvazione.

In data 27/3/1828 l’ufficio del regno Lombardo Veneto autorizza: “preso atto del verbale d’appalto per la ricongiunzione del tronco di strada comunale dal Ponte di Zanano [dall’imbocco dell’attuale via Marconi con la

piazzetta fino al confine con il comune di Polaveno ndr] della lunghezza di metri 2899,80 ed autorizzato dalla Deputazione Provinciale in data 4/3/1828, viene concesso l’appalto dei lavori alla ditta Gio Battista Cavadini con la fidejussione di garanzia che Ottavio Bailo firmò per la somma di £. 8.600 e di altre £. 408,90 per la successiva novennale manutenzione.”

I lavori iniziarono nei primi mesi dell’anno 1830 e si conclusero alla fine dell’anno 1832 con una spesa di lire 7.535,28 (una somma enorme per quei tempi se paragonata per esempio alla spesa per il riattamento della strada, che dall’inizio della strada per la valle di Gombio terminava al ponte di Noboli ed appaltata a Francesco Zanardelli per la somma di lire 350, oltre a lire 151,50 per l’annuale manutenzione).

Nel corso dei lavori di ricostruzione venne abbandonato il tratto antico che ancora oggi esiste, in disuso, e che dalla località S. Martino (oggi Barbecc e Bortolotti) passava accostata alla montagna e proseguiva parallelamente al lato nord dell’attuale via Seradello, fino a Gombio, della lunghezza di mt 660.

Il tratto della strada era assai lungo e la ricostruzione con relativo ampliamento, realizzazione di ripari stradali e carreggiate con i dovuti scarichi, interessava l’attraversamento di diverse aree.

Lo stesso Ottavio Bailo possedeva una vasta area soggetta alle opere in località Valpiana, altre aree lungo la valle di Gombio (sul dosso Zuccone ed al Cortivazzo) che mise immediatamente a disposizione, ricevendo un ridotto indennizzo.

Fra i possessori delle aree interessate alla realizzazione risultano inoltre le famiglie di Gardone V.T. fra le quali alcune sono diventate proprietarie dei terreni direttamente dalla famiglia Avogadro, come risulta dalla documentazione trovata presso l’ufficio provinciale del censo di Brescia che certifica che “la pezza di area prativa in contrada della Riva, di piò uno di proprietà

Franzini Teresa fu Giuseppe abitante in Gardone è descritta l’anno 1691 nel catasto dei cittadini di Zenano a Gabriele Avogadro di Giacomo”.

L’ufficio provinciale del censo di Brescia attesta inoltre che già nel 1822 “Guerini Francesco, Girolamo e Luigi figli di Angelo [della famiglia dei “ghilorem” rispettivamente nonno e zii di quell’Angelo che risulterà decisivo per la trasformazione di Ponte Zanano, ndr], abitanti in Brione possedono la pezza di terra di piò due, vignata e prativa in contrada del Ponte di Zenano sotto al forno chiamata Franzone [di fronte all’attuale Santuario, ndr] con stalla annessa [sistemata poi a casa colonica, ndr] descritta dal 1691 in catastico di Sarezzo a Lorenzo e Ottavio Chinelli, dal 1723 conferita a Giacomo e Lorenzo fratelli Chinelli di Ottavio comperata per planete lire settecento il 9 gennaio 1822 atto Bartolomeo Bertelli notaio in Sarezzo”.

Tale area era interessata alla ricostruzione del tronco di strada perchè si trovava proprio di fronte alla vecchia chiesa parrocchiale con tratto di strada che proseguiva verso Seradello, un altro tratto di strada partiva da lì per la località “Brede” verso Gardone V.T. ed un altro ancora andava verso il Gilè la cui strada fino al ponte sul torrente Gombiera (attuale fine di via della Fonte e inizio di via Gozzano) per mt. 225 di lunghezza e mt. 3,50 di larghezza, fu completamente ricostruita nel 1826.

Con la terribile alluvione del 14 agosto 1850 e il conseguente straripamento del torrente Gombiera, la strada fu di nuovo seriamente danneggiata dalle inondazioni delle acque che si riversarono anche sui campi. Tre anni dopo a seguito delle innumerevoli suppliche del Comune di Polaveno il municipio di Sarezzo appaltò i lavori per le riparazioni per la complessiva somma di lire 793.

Osvaldo Guerini

 

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