STORIA 64
DAL 1918 AL 1920 UN DIFFICILE DOPOGUERRA
La retorica della guerra vittoriosa aveva fatto credere ai nostri soldati che con il loro ritorno a casa sarebbe iniziato un lungo periodo di prosperità e benessere. Ritrovarono invece un paese più desolato di quando erano partiti, le famiglie costrette a fare i conti con la fame e le sventure di sempre. Ritrovarono un male insidioso che avevano conosciuto nei lunghi mesi passati al fronte tra le montagne del Carso. Era una forma influenzale che iniziava con un brusco rialzo della temperatura, una febbre che toccava i 40 gradi, prendeva le vie respiratorie e provocava uno stato di delirio. Tutto poteva risolversi in modo repentino in pochi giorni, ma se subentravano complicazioni polmonari e gastroenteriche, allora non cera più rimedio e rapidamente sopravveniva la morte. La chiamavano la spagnola perché si riteneva che si fosse manifestata per la prima volta in Spagna. In realtà si trattava di una epidemia comparsa più volte in Italia nei secoli precedenti. Ai più anziani rammentava i giorni del colera, con le case sbarrate, le strade deserte e i rintocchi del campanone che, nottetempo, accompagnavano il trasporto dei defunti al cimitero.Non abbiamo una statistica circa il numero dei morti di Sarezzo per questa epidemia. Sappiamo solo che i decessi annuali, solitamente intorno agli 80, divennero 114 nel 1918 per ridiscendere a 97 nel 19 e a 88 nel 1920. Dei 114 morti ben 43 furono ragazzi di età inferiore a 20 anni.
Anche la certezza di una stabile occupazione non cera più. Con la fine della guerra le fabbriche darmi andavano drasticamente riducendo il numero degli occupati e la maggioranza delle famiglie non aveva più alcun reddito. Inoltre una svalutazione galoppante stava distruggendo i pochi risparmi che qualcuno era riuscito a realizzare e i prezzi salivano alle stelle. Gli ex combattenti dovettero così tornare al lavoro nella stalla, nei campi e nel bosco. Nelle poche botteghe di alimentari le merci cominciavano a scarseggiare e si coglievano i segnali di una grave carestia.
In soccorso della popolazione lamministrazione comunale di Sarezzo continuò a gestire lAzienda di consumo avviata prima della guerra per assicurare lindispensabile ai più bisognosi a prezzi calmierati. Gli utili di tale gestione erano poi utilizzati per lassistenza agli ammalati. Il 4 novembre 1920 il Consiglio comunale deliberò di ripartire gli utili ricavati nei mesi precedenti per complessive L. 7.505,55, nel modo seguente:
L. 6005,55 spese per spedalità,
L. 750,00 sussidio Patronato scolastico,
L. 450,00 sussidio asilo Capoluogo,
L. 300,00 sussidio asilo Zanano.
La delibera consiliare venne accompagnata da un voto di plauso e riconoscenza ai due maggiori responsabili della Gestione Consumi, Sig. Giuseppe Pansera e Sig. Giuseppe Bettini, per la loro azione inspirata ad equità, rigida economia e indefesso silenzioso lavoro.
La vita quotidiana era ulteriormente esasperata dal clima di sospetto e rivalità creato dalla situazione politica e sociale di quegli anni. Lunificazione italiana, avvenuta con la fine del potere temporale del Papa, ma soprattutto la rapida e selvaggia industrializzazione che si realizzava a spese di una diseredata classe operaia turbavano la coscienza di molti, fomentavano la protesta, agitavano lintera vita italiana. Lo scenario politico dominato nella seconda metà dell 800 dal contrasto fra cattolici e liberali, vede irrompere, allinizio allinizio del 900, il partito socialista, nato come strumento della emancipazione dei lavoratori attraverso la lotta di classe e linstaurazione della dittatura del proletariato. Il socialismo valtrumplino è rappresentato da uomini come Angelo Franzini di Gardone e Lorenzo Belleri di Ponte Zanano, animati da una forte coerenza morale, disinteresse personale, determinati nella volontà di costruire una società più giusta, ma allineati sulle posizioni anticlericali e barricadiere di tutto il socialismo italiano di quel periodo. I cattolici da parte loro non si rassegnano ad essere calpestati e contrattaccano punto su punto il verbo marxista. La dialettica scade spesso nellaperta contesa e nella reciproca denigrazione. Ogni gruppo fa a gara nel costituire e rafforzare la propria organizzazione con circoli e luoghi di riunione, scioperi e manifestazioni. Ciascuno ha le proprie bandiere, i simboli, i riti, perfino le bande musicali. A Sarezzo cera la banda S. Cecilia voluta dai cattolici fin dal 1886. A Zanano, nel 1913, nasce la banda socialista G. Garibaldi ed a Ponte la banda Andrea Costa (pioniere socialista). A Sarezzo, nel 1909, era sorto il Circolo dei Giovani cattolici intitolato al sacerdote pontezananese Lorenzo Pintozzi.
A Sarezzo, a Zanano, a Ponte e a Noboli sorgono circoli socialisti che hanno, fra laltro, il compito di svolgere una tenace opposizione nei confronti della amministrazione comunale guidata dai cattolici.
Tra tante iniziative, i socialisti chiedono che sia abolito linsegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari. Per contro 89 cittadini di Sarezzo, padri di famiglia, avendo i propri figli inscritti nelle scuole elementari del comune, chiedono che venga impartito nelle aule scolastiche linsegnamento religioso secondo il Catechismo Cattolico, nei giorni di mercoledì e sabato, dopo le lezioni del pomeriggio.
Passata la bufera della guerra, gli scioperi e le manifestazioni di protesta, promosse ora dai socialisti ora dai cattolici, si fanno sempre più frequenti.
La Rivoluzione sovietica diventa un modello da seguire. E noi farem come la Russia diventa un motto di battaglia per i socialisti che ricostituiscono le Leghe rosse sviluppando la loro egemonia sindacale tra i metalmeccanici (FIOM).
I cattolici organizzano le leghe bianche che conquistano la maggioranza tra le operaie degli stabilimenti tessili (FIOT).
In vista del 1° maggio 1919 gli operai cattolici di Sarezzo intendono celebrare la loro Festa del lavoro con una manifestazione nella piazza del paese.
In data 25 aprile scrivono:
Alla Onorevole Giunta Comunale.
Le sezioni dei sindacati tessili e metallurgici locali avvertono che terranno il 1° maggio p.v. solenne cominzio quale affermazione delle loro idealità, col seguente PROGRAMMA:
ore 15: incontro a Croce Via Lumezzane alle leghe operaie provenienti dai paesi circonvicini.
Indi corteo fino alla piazza del paese.
ore 15,30: pubbliche conferenze a mezzo degli oratori ufficiali Avv. Ettore Arduino, Guido Salvadori e altri;
ore 16,30: Te Deum nella Parrocchiale e discorso doccasione;
dalle ore 17,30 alle 20,00 Concerto in Piazza tenuto dalle musiche di Lumezzane S. Apollonio e S. Sebastiano nonché quella di Sarezzo.
Ciò a norma delle leggi di pubblica sicurezza.
In fede. I garanti Zanetti Arturo
Contessi Giacomo
Nassini Francesco.
Forse per timore di qualche incidente, la programmata manifestazione, anziché a Sarezzo, fu tenuta a Lumezzane Pieve, dove si recarono gli operai cattolici di Sarezzo con la banda S. Cecilia. Scrive infatti il settimanale cattolico La voce del Popolo in data 9 maggio: A Lumezzane Pieve la manifestazione ha raggiunto proporzioni grandiose. Più di tremila operai della valle si sono trovati lassù per sentire la parola dei loro capi. Era ancora vivo lì il ricordo di un caratteristico contraddittorio svoltosi la domenica antecedente tra il Rev. Padre Zanetti di Gardone V.T. e i socialisti. Questi erano stati magnificamente messi in sacco (Sic) dalle ragioni eloquenti e dalla pronta intelligenza del giovanissimo oratore.
Nel gennaio 1919 don Luigi Sturzo fonda il Partito Popolare Italiano (PPI) e subito si costituiscono delle sezioni a Ponte Zanano, Inzino, Marcheno, Pezzoro, Brione, Carcina, Concesio.
I Popolari si presentano per la prima volta alle elezioni politiche del 16 novembre 1919 che, in Valtrompia, diedero i seguenti risultati:
Popolari voti 3.840
Socialisti voti 2.132
Liberali voti 1.147.
Ma nei comuni di Sarezzo, Gardone, Inzino, Villa Cogozzo i socialisti diventano il 1° partito.
Ecco i risultati di Sarezzo:
Socialisti voti 332
Popolari voti 317
Liberali voti 80
Combattenti voti 1
Per gli amministratori Popolari di Sarezzo si prospettano giorni difficili che culmineranno nella drammatica giornata del 27 giugno 1920, in cui avvenne leccidio noto sotto il nome di I fatti di Sarezzo.
La situazione muta con le elezioni amministrative dellottobre 1920 che confermano la maggioranza al blocco moderato costituito dai Popolari e appoggiato dai Liberali.
Entrarono a far parte del Consiglio comunale di Sarezzo:
Sul finire del 1920 la situazione sociale va ulteriormente peggiorando. Mentre la disoccupazione cresce a dismisura, cominciano, come vedremo, le provocazioni fasciste.
Roberto Simoni
Elaborazione grafica Sergio Piccini Radio Rete 5 - Portale Valtrompianet