STORIA 62
LA GRANDE GUERRA E I CADUTI DI SAREZZO
I
colpi di pistola sparati a Sarajevo da un giovane irredentista slavo, il 28 giugno 1914, contro gli eredi al trono dAustria furono la scintilla che causò lo scoppio della prima Guerra Mondiale. La Grande Guerra, così la denominarono i nostri padri per le vaste proporzioni che essa via via assunse e per i grandi rivolgimenti politici, sociali ed economici a cui diede inizio.La guerra era sul punto di scoppiare, quando, in luglio, a Sarezzo si svolsero le elezioni amministrative, le prime a suffragio universale maschile, alle quali presero parte tre liste contrapposte: cattolici, liberali, socialisti. I Cattolici, che potevano contare su una radicata organizzazione, ottennero 303 voti, mentre 146 ne ebbero i liberali e 103 i socialisti. In base ai consensi ricevuti, entrarono a far parte del nuovo Consiglio Comunale
| Pansera Giuseppe Moretti Angelo Ferraglio G. Battista Uberti Bernardo DallEra Ambrogio Guerini Luigi Bianchetti Ernesto Pedretti Francesco Sandrini Giovanni Prati Lorenzo |
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Fantinelli Francesco, non avendo documentato di saper leggere e scrivere, venne sostituito da Pintossi Antonio fu Giacomo.
Mentre nel Paese le contrapposizioni fra interventisti e neutralisti si fanno sempre più accese, il Governo rompe gli indugi e il 24 maggio 1915 dichiara guerra allAustria.
Il Prefetto di Brescia comunica ai comuni che Sua Maestà il Re ha decretato la mobilitazione generale dellEsercito e della Marina e la requisizione dei quadrupedi.
La provincia di Brescia è dichiarata zona di guerra; la Valt.0rompia si trova ad essere una immediata retrovia del fronte di guerra; a nord della linea Sarezzo - Sabbio Chiese - Toscolano è vietato il libero transito. In alta valle cominciano a sorgere acquartieramenti per i militari, posti di comando e depositi di viveri e armi.
Da Sarezzo cominciano a partire i primi soldati delle classi 1878 e 1879 e in seguito tanti altri fino ai ragazzi del 99 arruolati dal febbraio 1917. Tra i tanti ragazzi, il più giovane non aveva ancora 18 anni: Chittò Remigio, nato a Castel Goffredo il 28/11/1900. La guerra si rivelò ben presto più lunga e cruenta del previsto. Tuttavia militari e civili, un po per spirito patriottico, un po per il radicato senso del dovere, rassegnati a privazioni e patimenti, tirarono avanti. A guerra appena iniziata, il sindaco Giuseppe Pansera introdusse una seduta consigliare con queste parole:
Permettete che nellora grave, solenne che lItalia attraversa per il compimento della sua unità nazionale, io rivolga, anche a nome vostro, ai figli di Sarezzo che combattono e che domani combatteranno per una causa così santa, il vostro deferente saluto, il vostro serio incoraggiamento, perché in mezzo alle difficoltà ed ai pericoli, il loro dovere si compia allaltezza della nobile impresa; la nostra fede assicura che lopera loro avrà ben meritato dalla Patria.
Negli anni della guerra Sarezzo ebbe una crescita demografica mai prima registrata: dai 2.400 abitanti del 1913 passò ai 3.955 del 1920. Le industrie armiere e meccaniche di Gardone, Lumezzane e Villa sono chiamate a fornire armi ed equipaggiamenti allesercito.
I minatori e i boscaioli dellalta valle, i contadini della Bassa che non combattono al fronte trovano occupazione nelle aziende Beretta, Redaelli, Glisenti e soprattutto lArsenale, la fabbrica darmi di Gardone (F.A.R.E.) che nel 1914 contava 260 dipendenti, ma ne aveva 820 nel 1915, 2.200 nel 1916, 3.790 nel 1918.
Le donne, in modo particolare le ragazze, trovano loccupazione nelle industrie ausiliarie come i cotonifici Mylius di Cogozzo e Coduri di Ponte Zanano. Allinterno delle fabbriche uomini e donne lavorano in condizioni durissime: mentre le ore di lavoro aumentano, diminuisce il salario; ogni libertà sindacale e politica è limitata. I circoli socialisti e cattolici di Sarezzo, Zanano e Ponte sono costretti a chiudere ed ai dirigenti viene vietata ogni attività. In paese scarseggiano i generi alimentari e viene a mancare lindispensabile. A Sarezzo gli amministratori comunali nominano un Comitato di Protezione Civile ed unAzienda Comunale di consumo presieduti dal sindaco con il compito di aiutare le famiglie dei richiamati, provvedere gli alimenti di prima necessità ai poveri ed agli ammalati: pane, farina, latte, carne, medicine e vestiario.
Lungo tutti gli anni della guerra il sindaco Pansera fu costretto a dividere il suo tempo tra il servizio militare comandato presso lo stabilimento di munizioni Gambera di Lumezzane Pieve, lamministrazione del comune e lattività come presidente del Comitato di Protezione Civile. Impossibilitato perciò a provvedere ai bisogni della sua famiglia (lavorava in casa da calzolaio), chiese più volte di poter lasciare il compito di sindaco; ma ad ogni sua richiesta in tal senso il Consiglio comunale rispondeva con un secco no. Riconosceva giuste le sue richieste, ma il momento eccezionale che gli recava un aggravio rilevante nelle sue funzioni e un pregiudizio negli impegni della sua professione di calzolaio richiedeva la sua presenza essendo lopera sua necessaria per lAzienda comunale.
Dopo quasi quattro anni di trincea, per i nostri soldati sopravvissuti alla fame, alle malattie e al fuoco nemico, giunsero i giorni del ritorno a casa. Laceri, dimagriti, segnati nel corpo e nellanima dalle sofferenze, ma vivi! Questa sorte non arrise però a tutti. I nomi di quanti non tornarono, scolpiti nella pietra, si sono oggi quasi cancellati. Forse anche nella nostra memoria.
Rileggiamoli allora:
Bardelloni Angelo di Bonfiglio,
Belleri Angelo di Luigi,
Belleri Francesco di Pietro,
Belleri G. Battista di Paolo,
Bertoglio Angelo di Giuseppe,
Bertoglio Giuseppe,
Borroni Giacomo,
Copeta Giuseppe di Stefano,
Cristinelli Giacomo di Giordano,
Grazioli Domenico,
Lucchini Bortolo di Stefano,
Maestri Giacomo Battista di Battista,
Mensi Angelo,
Morandini Bortolo,
Mor Isaia,
Pasolini Luigi di Vincenzo,
Perotti Andrea di Mosè,
Quadri Giovanni di Carlo,
Reboni Angelo di Giuseppe,
Resinelli Luigi,
Riga Lorenzo di Giuseppe,
Rossetti Bernardo,
Sanzogni Silvio,
Serlini Carlo,
Sina Bortolo di Pasino,
Tiberti Vincenzo di Giovanni,
Zorzi Francesco.
A guerra ultimata, le salme dei Caduti di Sarezzo trovarono degna sepoltura nel locale cimitero. Il 17 novembre 1922 la sezione Reduci inoltrò una richiesta allamministrazione comunale allo scopo di ottenere un concorso del comune per una conveniente raccolta delle salme dei Caduti nella guerra e che potranno essere trasportate in Comune. La Giunta approvò tale proposta e deliberò allunanimità di cedere gratuitamente lo spazio necessario nel costruendo colombaio nel lato sera del cimitero.
Tra i promotori del ritorno in paese delle spoglie dei Caduti cera un giovane prete che, dopo avere trascorso tutto il periodo di guerra tra gli alpini del 5° Reggimento Battaglione Vestone, sarà curato a Sarezzo, si chiamava Vittorio Laffranchi.
Roberto Simoni
Elaborazione grafica Sergio Piccini Radio Rete 5 - Portale Valtrompianet