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  STORIA 61

FORINI : IL SINDACO DELLA LIBERAZIONE

Il Sindaco della liberazione a Sarezzo fu Antonio Forini. La sua giunta comunale durò in carica fino al marzo del 1946. L’amministrazione comunale alla sua morte, avvenuta a Brescia il 12/9/1977, gli ha dedicato una via del paese per il suo alto impegno antifascista e di partigiano.

Antonio Forini nacque il 28/8/1899 a Torre di Picenardi, dove il fiume Oglio segna il confine tra la provincia di Cremona e quella di Mantova in una zona tradizionalmente ricca di lotte contadine.

Figlio di un salariato agricolo, mandriano a dodici anni, a 14 anni era già iscritto alla lega dei salariati. “Ragazzo del 99” fu inviato al fronte di guerra, nel novembre del 1917.

Al rientro si iscrisse al partito socialista e partecipò a tutte le manifestazioni che organizzava la federazione del partito.

Fu presente al congresso di Livorno nel 1921 dove contribuì in maniera determinante, seppur ancora giovane, al passaggio della federazione cremonese socialista al nascente partito comunista.

Fu molto attivo negli Arditi del popolo e partecipò ad alcuni scontri con i fascisti (gli squadristi di Farinacci) di Cremona.

Ricorderà più tardi lo stesso Forini: “Eravamo molto giovani…avevamo scelto il luogo delle riunioni vicino a casa di Farinacci e quando si sapeva che era a casa cantavamo tutti insieme: La moglie di Farinacci ha detto a suo marito che quando crepa lui, lei sposa un bolscevico.”

Memorabile fu lo scontro con i fascisti l’8 agosto 1921, in seguito al quale venne condannato dalla corte d’Assise a quasi quattro anni di reclusione.

Per dieci mesi latitante, visse nelle campagne cremonesi, mantovane e bresciane.

Fu proprio nel bresciano, a Porta Cremona, che fu arrestato il 12/8/1922 e rinchiuso in carcere ad Ancona e Nuoro dove subì anche l’isolamento. Quindi riportato a Cremona fu infine amnistiato.

Fu con queste credenziali che Antonio Forini fece apparizione in quel di Sarezzo.

Veramente fu per una pura coincidenza che Forini approdò a Sarezzo.

Infatti le sue sorelle, stanche della vita nei campi della padana, avevano trovato un lavoro a Cogozzo come operaie filatrici, precisamente al cotonificio Bernocchi e avevano pure trovato una casa a Zanano.

Una volta libero nel novembre del 1923, Antonio aiutò le sorelle a fare il trasloco nella casa di Zanano dove si stabilì pure lui.

Qui non riusciva però a trovare un lavoro continuo, perchè era costretto a presentarsi sotto falso nome visti i precedenti e quando scoprivano chi era esattamente, i fascisti lo cacciavano dalla fabbrica.

Ricorderà qualche decennio dopo: “In quel periodo il compagno Alcide Bertelli che abitava alla scuola di Zanano, disse a me ed al compagno Lorandi di procurargli della legna.

Allora chi non aveva un lavoro stabile si dedicava a quest’attività.

Qualche giorno dopo portammo a Bertelli alcuni quintali di legna ed andammo all’osteria di Ponte Zanano, dove il compagno oltre a pagarci, ci offrì da bere. Vicino al nostro tavolo erano seduti altri clienti, quando entrarono tre bersaglieri in servizio al Regio Arsenale di Gardone Val Trompia. Con questi scambiammo un cordiale saluto offrendo loro un bicchiere di vino.

Un fascista di Ponte Zanano riferì al Comando dei Carabinieri di Gardone V.T. che in seguito ad un mio incitamento alla disobbedienza, uno dei militari si era tolta una stelletta pestandola sul pavimento a più riprese. La montatura è dimostrata dal fatto che fummo arrestati in diciotto. Io fui trasferito nel carcere di isolamento. La retata venne fatta al solo scopo di creare il panico nell’organizzazione antifascista.”

Nel marzo del 1925 a seguito degli scioperi dei metallurgici fu nuovamente ricercato dai carabinieri e decise quindi di lasciare Zanano finchè le acque non si fossero calmate.

Su invito della federazione comunista corse in aiuto degli operai della cartiera di Toscolano Maderno dove contribuì in modo determinante alla riuscita, in pieno regime fascista, di uno sciopero compatto da parte di oltre mille operai della cartiera che incrociarono le braccia per ben nove giorni.

Ritornò quindi a Zanano giusto in tempo per “il fatto del geom. Prunali” dopodichè dovette scappare e rifugiarsi in Francia.

Ma lasciamo allo stesso Forini il racconto che farà molti anni dopo:

“Dopo lo sciopero della cartiera di Toscolano Maderno, braccato da un nugolo di carabinieri, feci la valigia velocemente e ritornai a Zanano dove è capitato il fatto del geometra Gino Prunali ed ho dovuto nuovamente scappare.

Il geom. Gino Prunali l’avevano mandato qui come segretario del Fascio, poi diventò l’anno successivo (14/5/1926 ndr) Podestà di Sarezzo per diversi anni (fino al 1935) e si dava da fare per rompere le scatole e dare magari qualche legnata, qualche cazzotto ai rossi, tra i quali i Pozzi (questa famiglia ha avuto tre morti in campo di concentramento). Una sera capitò in un’osteria di Zanano il Gino Prunali che allora aveva poco più di ventisette anni, ed uno dei Pozzi, il più giovane, che era lì con me, mi dice: “Adesso lo concio io quello là”.

Gli si avvicina e dice rivolgendosi al Prunali: “Lu’ el m’ha cresemàt e ades mè ghè paghe el cafè corto” (Lei mi ha picchiato e adesso la ripago).

Prende la molla del focolare. Pac sulla testa!

Via i ghè curit drè sa pòl imagina. I g’ha mobilitat subit i fascisti de Gardù, de Vila e de Sares. Sono riuscito a scappare, sono andato in Francia.”

Ritornò nella sua abitazione a Zanano, nel 1931 e continuò l’attività sovversiva.

Per tutto ciò il 12/2/1934 la Questura di Brescia lo denunciò al Tribunale della Difesa dello Stato il quale il 6/2/1935 lo condannò a sette anni di reclusione ed alla libertà vigilata per appartenenza ad associazione e propaganda sovversiva con l’aggravante della recidiva, come soggetto sovversivo pericoloso e nemico del Fascismo.

Fece ritorno a Brescia nel febbraio del 1942 dove fu l’organizzatore del “Comitato federale clandestino cittadino”. Dopo l’8 settembre del 1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza in Valtrompia e, in seguito, commissario politico della 54° e della 122° Brigata Garibaldi.

Fino a quindici giorni dopo la Liberazione assunse prestigiosi incarichi regionali nella lotta per la Resistenza: fu segretario della federazione di Lecco e vicesegretario della federazione di Pavia.

Tornato a Zanano fu designato Sindaco di Sarezzo, per gli alti meriti acquisiti nella lotta antifascista, dalla Liberazione fino al 31 marzo del 1946, giorno nel quale si tennero le elezioni amministrative, nella Giunta Comunale formata da Lorenzo Belleri, vice-sindaco, e dagli assessori Luigi Prandini, Arturo Zanetti, Roberto Livella, Giuseppe Bertoli ed Enrico Guerini.

Antonio Forini ebbe il grande merito di guidare la ripresa della gestione amministrativa del territorio saretino dopo la tragica avventura bellica.

Terminata l’esperienza di Sindaco riprese l’attività sindacale, fu dirigente della Camera del Lavoro di Brescia e segretario provinciale della Federbraccianti.

Oltre che consigliere comunale di Sarezzo per diversi anni ricoprì la carica di membro del comitato provinciale del P.C.I. bresciano fino al 1954 e di presidente della Commissione provinciale di controllo e prese posizione in occasione del dibattito sullo stalinismo, apertosi anche a Brescia, dopo la pubblicazione del rapporto Kruscev al XX° Congresso del PCUS. Allora la voce di Forini, comunista e partigiano della bassa, si leverà in una non conformistica denuncia non solo delle degenerazioni staliniane in Unione Sovietica, ma anche all’interno dello stesso partito italiano.

Fu in seguito segretario provinciale dell’A.N.P.I. per diversi anni e promotore del monumento ai Caduti della Resistenza a Sarezzo.

Osvaldo Guerini

 

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