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  STORIA 53

LA PALLAMANO

Un'occasione di svago per gli abitanti del nostro comune, soprattutto in anni in cui gli svaghi consentiti erano rari, è stato per lungo tempo il gioco della palla, e più precisamente della pallamano, al quale la piazza di Sarezzo, tra le poche in valle di così ampie dimensioni, si prestava egregiamente.

Ricordiamo che la piazza, almeno fino ai primi anni del '900, era una larga spianata tra il Redocla, non ancora coperto, e la chiesa, più corta dell'attuale. Non c'erano "intoppi" di aiuole e ancora non c'era la fontana costruita appunto negli anni precedenti la prima guerra mondiale e smembrata negli anni '50.

Oggi la tradizione di questo sport è ormai praticamente scomparsa dalle nostre piazze, di fronte ad un pubblico che sempre più spesso cede alle lusinghe degli sport "televisivi" e "ufficiali" e ignora quelli più popolari. Ma il gioco della pallamano ha origini lontane nel tempo e fino a non molti anni fa era motivo di richiamo per chi abitava in paese.

I giochi con la palla sono certamente tra i più antichi del mondo.

Sport che richiedono in genere un'attrezzatura minima, a volte la sola palla e la forza delle braccia, si diffusero in tutti i luoghi, assumendo nel corso del tempo varianti locali che finirono per creare sport differenti, con regole codificate, ma che in origine ebbero probabilmente caratteristiche molto simili.

Il gioco della pallamano, variante del pallone elastico, chiamato con voce dialettale gioco della "bala", è sport tipicamente regionale, e precisamente, così come noi lo conosciamo, è gioco bresciano. Non che manchino sport molto simili in altre regioni, in Piemonte per esempio, ma in fondo rimane un gioco che si disputa per lo più tra squadre locali, senza la pretesa di troppi ufficiali riconoscimenti, uno sport umile, potremmo dire.

Ed è uno sport tipicamente paesano, disputato negli sferisteri o più spesso sul terreno sconnesso delle piazze dei paesi, in partite affiatate, seguite con interesse dagli abitanti e dai tifosi giunti dalla provincia a sostenere la loro squadra ed assiepati oltre le transenne, sulle tribune, affacciati alle finestre o sui balconi. Alcune squadre, in particolare, si può dire abbiano fatto la storia di questo gioco nella nostra provincia, come quelle di Sarezzo, di Gardone V. T., di Bovezzo, di Gussago, di Castenedolo, di Salò, di Iseo ed altre ancora. Ed è in quei paesi che si disputavano i tornei più importanti.

Lo sport della pallamano, l'abbiamo detto, è diffuso da lungo tempo nel bresciano, e ne rimangono testimonianze nei documenti dei secoli passati. Già nel 1477, come possiamo leggere nella "Storia di Brescia", un Bernardino, detto Ponchiarolo, ebbe grande fama come giocatore della palla, ed era "disputato da principi che lo volevano alla loro corte", principi della fama di Galeazzo Sforza e di Ercole d'Este. Nel '700 fu edificato a Brescia il Palazzo che oggi ospita la Corte d'Appello, dai Martinengo detti appunto "delle Palle", sorgendo nel luogo dove abitualmente si disputavano le partite di pallamano.

In alcune lettere dell'Archivio Bailo di Sarezzo, risalenti al XVIII secolo, è talvolta citato il gioco della palla, a testimonianza della sua diffusione nella nostra Valle. Così in quella datata 24 agosto 1788, nella quale lo scrivente nomina la "giocata di Pallone" (non si sa se si trattasse della pallamano o di altro gioco con la palla) che si sarebbe tenuta in Gardone il giorno successivo, e raccomanda a Tiburzio Bailo i suoi "amici Giocatori", e in particolare un certo Pietro Marinoni. Ricordiamo di sfuggita che un anno dopo, proprio dalla sala della Pallacorda di Versailles muoverà i primi passi la Rivoluzione francese. Ma per avere più fitte testimonianze della presenza di questo gioco nella nostra provincia e in particolare nella Valle, dobbiamo arrivare alla seconda metà dell' Ottocento.

I giornali dell'epoca riportano spesso la cronaca di avvenimenti sportivi che si svolgono nei comuni della Valtrompia e nel resto della provincia, in particolare gare di ciclismo e di pallamano, appunto.

A testimoniare la sua diffusione in anni precedenti, sulla "Provincia di Brescia" del 4 novembre 1891, il cronista lamenta il disinteresse mostrato negli ultimi tempi per il gioco della palla, gioco "una volta, molti anni or sono [...] molto coltivato nella Provincia di Brescia”. Finalmente però, aggiunge, "Lunedì scorso, qui a Brescia vi fu una specie di risurrezione anche del giuoco della palla per virtù d'alcuni giuocatori di Botticino, fra i quali i famosi Bela el becher ed il Sindec, i quali sfidarono a singolar certame Farina, Bonicelli, Tagliani, Bonera e Lolo... il celebre Lolo, tutti di Castenedolo”. La partita, va detto, fu una disfatta per i giocatori del Botticino. E' da notare l'uso frequente del soprannome tra i giocatori della pallamano (uso che era comunque largamente diffuso tra gli abitanti di un paese che distinguevano in tal modo i numerosi omonimi).

L'ultimo decennio del secolo rappresentò effettivamente il periodo della rinascita del gioco e molte partite furono disputate nel corso del 1894 a Brescia (a "Porta Milano"), a Gardone V.T., sul lago d'Iseo e su quello di Garda, e in altre località della provincia. Il clima gaudente della belle-époque, ebbe da noi la sua espressione più popolare, un suo pallido riflesso, in questa ritrovata passione ludica, in anni di fervente attività industriale e di nuovi sviluppi della vita politica.

I giocatori della pallamano dovevano però ora fare i conti con il progresso tecnologico, che aveva portato anche da noi l'elettricità e il telegrafo, i cui fili tesi sopra le piazze e le strade intralciavano le alte parabole della palla. In effetti in questi anni si lamenterà più volte questo problema, ma non da parte dei giocatori. Nel luglio del 1913, per esempio, il direttore della società per la costruzione dei telegrafi scrive un telegramma allarmato al sindaco di Sarezzo, denunciando i disturbi prodotti alle linee del telegrafo dai giocatori di pallamano nella piazza del comune e invitando le autorità ad un maggiore controllo.

Altre grida d'allarme giungono dai parroci che denunciano l'abitudine di giocare a pallamano durante le funzioni religiose, al punto che a più riprese i sindaci avviseranno la popolazione che il gioco era vietato durante tali funzioni. Ancora, alcuni anni più tardi, nel 1935, il parroco della neonata parrocchia di Zanano, don Mansueto Contessa, scrivendo agli amministratori del comune dice fra l'altro che "si giuoca fin sulla porta della Chiesa con grande schiamazzo e se qualche divoto vuol entrarvi vien costretto a rinunciare a cagione dei poco educati che o canzonano o ne ostroiscono l'accesso. Anche l'istituto dell'Orfanotrofio, ne patisce notevole disturbo non potendo convenientemente attendere a quanto richiede il metodo di quelle educatrici. Il disturbo poi con lamento generale, è assai maggiore quello che si cagiona durante le sacre Funzioni, tanto che anche da forestieri si ha detto e si dice - se volete conoscere e spregiudicato (sic) bisogna venire a Zanano dove non vi è rispetto in nulla e con nessuno -”. A detta del parroco, insomma, la fama di Zanano presso i "forestieri" era diventata quella di un luogo poco raccomandabile, e lo si poteva ben constatare in piazza nei giorni di festa.

Altre proteste venivano per i danni che la palla sfuggita ai giocatori poteva causare ai tetti, agli orti e alle case. Ma le proteste non servirono certo a interrompere questa antica usanza e a partire dai primi anni del '900 il gioco della pallamano riprese ad occupare le piazze della Valtrompia e in particolare quella di Sarezzo. I tornei di pallamano erano organizzati dalla Società Sportiva di Sarezzo, diretta all'inizio del secolo da Giovan Battista Bertarini. Nel 1913 la Società otterrà il permesso di spostare la propria sede al pianterreno della casa del comune, che in quegli anni si trovava ancora in un edificio in Largo Redocla, l'attuale via Roma.

[continua]

Stefano Soggetti

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