STORIA 49
14 FEBBRAIO 1814. LA BATTAGLIA DEI SS. FAUSTINO E GIOVITA IN LOCALITÀ CODEÖLENellaprile dellanno 1796 il giovane Napoleone Bonaparte, a capo di un esercito di circa 40.000 uomini, giunse in territorio bresciano per scacciarvi gli austriaci e instaurare il dominio francese. Lagonizzante Repubblica di Venezia si limitò ad osservare il succedersi degli avvenimenti senza punto intervenire.
Nel frattempo unarmata austriaca dal Tirolo scese in valle Sabbia per sorprendere i francesi alle spalle. Circa ottomila di quei soldati, passando da Lodrino, giunsero in Valtrompia e si accamparono nei pressi del ponte di Zanano (a Ponte Zanano). Questo è un giorno memorabile annota don Benedetto Pasini, parroco di Inzino per larrivo dei Francesi in questa valle contro gli austriaci accampati al ponte di Zanano. Lo scontro fra le truppe avversarie avvenne ala fine di luglio con uno sbaro di mille e più archibugiate e cannoni. Sul terreno rimasero undici soldati morti, mentre numerosi feriti e prigionieri furono condotti a Brescia.
Dopo la proclamazione del Governo Provvisorio di Brescia marzo 1797 i francesi, che avevano come alleati i rivoltosi bresciani, cercarono in tutti i modi di battere gli austriaci ed i valtrumplini filoveneti. Tra i numerosi scontri avvenuti in quel periodo, memorabile è la battaglia di Carcina del 9 aprile 1797 nella quale i valligiani si batterono eroicamente contro i francesi rimanendone alla fine sopraffatti. Al termine della battaglia si contarono 26 morti.
Salvo un breve intervallo di pochi mesi nel 1799, le truppe francesi dominarono da padrone sul nostro territorio per tutto il periodo napoleonico.
Soltanto nel 1813, con la definitiva sconfitta di Napoleone, i francesi furono costretti a risalire la valle o a cercare altre vie di scampo, mentre le truppe austriache ridiscendevano dal Trentino. È in questa circostanza che ebbe luogo, tra Sarezzo ed Inzino, la battaglia dei SS. Faustino e Giovita.
I santi Patroni di Sarezzo, pur rappresentati sempre in veste di guerrieri, non hanno nulla a che fare con la battaglia che porta il loro nome se non per il fatto che essa si verificò il giorno precedente la festa dei SS. Faustino e Giovita, che cade appunto il 15 febbraio. Ma vediamo lo svolgersi degli avvenimenti sulla scorta di un documento dello storiografo gardonese Marco Cominazzi (1803 1877) che in un suo manoscritto conservato nella Biblioteca Queriniana ci ha lasciato una puntuale descrizione della battaglia:
Era il giorno 9 febbraio 1814 che Gardone di Valtrompia venne ocupato da un corpo di 3.000 austriaci comandati dal Generale Tulisnau, proveniente da Tirolo percorrendo la valle della Berga, Idro, Vestone, Casto, Lodrino, ciò per schivare Rocca dAnfo. Il corpo maggiore di queste truppe alloggiò in Gardone, un piccolo numero in Inzino, altro al ponte di Zenano (allosteria del comune, oggi casa Guerini) frazione del comune di Sarezzo. Il Generale Tulisnau venne alloggiato in casa Beccalossi.
Il 13 febbraio ecco giungere da Brescia il generale filofrancese Bonfanti a capo di un battaglione di soldati armati di tutto punto, fra cui 150 gendarmi a cavallo, con la precisa intenzione di cacciare gli austriaci da Gardone. In attesa di dare battaglia, le truppe del Bonfanti si accamparono tra Sarezzo e Ponte Zanano. Il giorno 14 ci fu il primo assalto contro Gardone che costrinse gli austriaci ad abbandonare il paese.
Il Generale austriaco fuggì da casa Beccalossi vestito da camera lasciando ivi la cassa di guerra con il suo cavallo e riuscì a riunire il suo corpo darmata nel punto di difesa al ponte sopra il Mella ad Inzino, occupando la sponda sinistra del Mella nel fondo Loneto. I francesi si spinsero fino al principio di Inzino, anzi sino alla romiglia colossale ornamento di quella piazza, che colla sua ombra ospitale copriva quella industriosa gente nei dì di festa.
I combattenti proseguirono per tutta la notte anche a sud di Gardone, in località Codeöle, presso il ponte di Zanano, nel comune di Sarezzo.
Allaurora del giorno 15 i francesi dovettero ritirarsi tosto in marcia forzata e rifugiarsi a Brescia. I Tedeschi vincitori ritornarono in Gardone e il Generale Tulisnau ritrovò la sua cassa e il suo cavallo.
A battaglia conclusa, nel territorio tra Gardone ed Inzino si contarono 180 morti tra francesi e austriaci e vennero tumulati in luogo separato nel camposanto di Gardone. Al di sotto del ponte di Zanano, in Codeöle, furono trovati 20 morti e ivi sepolti. Sul luogo della loro sepoltura fu eretta e tuttora esiste lì una croce di legno con ancoretta che ricorda i morti della guerra dei SS. Faustino e Giovita del 1814; altri poi vennero tumulati nel luogo di ritrovo lungo la campagna.
Dopo la battaglia 200 feriti furono ospitati in casa Cominazzi, ora casa Paroli, e dalla pietà dei gardonesi le venne usata la più tenera cura e carità. La maggior parte di questi feriti morirono per eccessivo rigido freddo che le ferite si risolvevano in cancrena.
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Cacciati definitivamente i soldati francesi, Sarezzo e lintera Valtrompia accolsero con grande sollievo, se non esultanza, il ritorno degli austriaci. Nessuno poteva dimenticare i furti, le violenze subite per quasi venti anni e le forzate somministrazioni di cibo sofferte a causa dei francesi e loro Agenti Municipali.
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La località CODEÖLE (CODEIOLE), teatro della ricordata battaglia del 1814, è la zona pedemontana attraversata oggi da via 1° Maggio, compresa fra Irle e Ponte Zanano, sulla sponda sinistra del fiume Mella. Oggi intensamente urbanizzata, è stata fin verso il 1970, esclusivamente agricola, una distesa di prati e pascoli che terminavano nel bosco alle pendici del monte Navezze. Appartenne per alcuni secoli alla famiglia feudataria di Zanano, i nobili Avogadro. Passò per buona parte (intorno al 1800?) alla famiglia Moretti di Gardone insieme ad altri possedimenti che gli Avogadro avevano in località Paule e Domaro (Gardone). Nel 1919 Codeöle fu acquistato da un Guerini sceso da Visala (Brione) a Ponte Zanano, Guerini Luigi, detto Gherolem, che da Moretti Luigi ebbe a comperare anche la casa con portico, antica proprietà del comune di Sarezzo.
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Il toponimo dialettale Codeöle, in numerosi documenti CODEIOLE, si può interpretare il questo modo:
-CO-DE-IOLE = (co) appezzamento di terreno, luogo delle caprette. Larcaico nome iole iolle stava ad indicare le caprette, con allusione al colore violaceo del pelame. In Virgilio inoltre Iolla è un mitico pastore di capre.
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A confermare lavvenuta sepoltura dei soldati caduti in battaglia in località Codeöle, ricordo infine che i Guerini raccontavano che, scavando nel prato anzidetto, venivano spesso alla luce ossa umane.
Roberto Simoni
Elaborazione grafica Sergio Piccini Radio Rete 5 - Portale Valtrompianet