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  STORIA 44

IL PROCESSO BONISSOLI (2à parte)

Nel novembre del 1585 inizia a sfilare la serie dei testimoni pro e contro Albertino Bonissoli, che, come abbiamo visto nel numero precedente, era accusato di oltraggio alla pubblica amministrazione.

Il primo testimone contro di lui é introdotto di fronte agli inquirenti, con una certa enfasi, da questa premessa:

Cl.mo et Ill.mo Sig.r Podestà sap.mi et eccll.mi Sig.ri Curiali Anchor che dal Constituto Istesso de Albertino Bonissolo si scopra chiaro che egli sia persona Insolente, Nondimeno perche Maggiormente sia fatta manifesta la Insolentia et l'orgolio de esso Albertino, et la sua mala natura et egli resti coniunto [convinto?] delle Bugie per luij Introdutte nel suo constituto, Compare messer Gio. Jacomo di fantinij consule della Terra de Sarezzo et produce li infrascritti Capitoli quali Intende di provare non pero astringendosi etc.

Giovanni Giacomo Fantini esordisce con una "captatio benevolentiae" diretta ai rappresentanti del governo veneto e difende l'operato del comune asserendo che l'incanto delle legne che il Bonissoli aveva interrotto era stato fatto a tutto vantaggio della Serenissima, al tempo della guerra turchesca [la battaglia di Lepanto si era combattuta nel 1571] e dice precisamente che la occasione che hebbe il Comune de Sarezzo de far Incantare parte de suoij Boschi per cavar Danari et nella qual occasione detto Albertino levò la Bachetta violentemente come di già deve esser provato de mano al console prohibendo l'Incanto, fu per ricuperar Danari per pagar Galeotti a sua Serenita al tempo della Guerra Turchesca et cosi non fu esso Incanto per altra occasione, et tal recuperatione de danari portava prestezza Intrandovi l'Interesse de sua serenita, et insieme anche lo Interesse de detto comune.

Poi conferma le accuse, ricorda la "villania" e l'insolenza con cui il teste trattava gli amministratori, anche quelli della Valle e dice che per quanto detto Albertino mostri nel suo Constituto che la sua prigionia depende da persecutione che gli vien fatta da Regenti del detto comune de Sarezzo la verita è incontrario, assicura che al governo delle cose del Comune de Sarezzo non vi è persona alchuna che non sia admesa per li ordinj et statutti de Valle (e non poteva fare altrimenti essendo lui stesso un amministratore in quegli anni).

Ma la cosa che rende Albertino Bonissoli davvero spregevole è il suo comportamento eretico, il disprezzo per la morale e non ultimo l'avere un fratello in prigione (ma non dimentichiamo che sono gli anni della Controriforma e nel processo si insiste sull'aspetto "diabolico" dell'imputato).

Da quanto dice il testimone possiamo sapere dell'usanza del Comune di distribuire alla popolazione, in tempo di Pasqua, porzioni di agnello benedetto alla popolazione.

E infatti Giovanni Giacomo Fantini aggiunge che il detto Albertino oltra che è tanto Insolente è ancho inimico dela Santa Giesa [Chiesa] et è fratello de uno Heretico hora retento in pregione et essendo Inimico de bonj Instituti al tempo della Pascha distribuendosi li Agnelli benedetti per comune et essendogli stata mandata la sua parte Justa [secondo] l'anticha consuetudine la agetto [gettò] in terra et gli diede sopra di piedi dispregandone a che gli lo mandava et usando altre parolle de strapazzo et come dirano li testimonij, vi se agonge anche che esso Albertino è stato vituperato, et tanto pocho si cura d'honore che ha tolto moglie sul publico bordello et per queste sue male qualita non è degno de vivere fra li hominj da Bene et de honore.

Seguono altri testimoni contro l'imputato, come Angelo Perotti che conferma come il Comune di Sarezzo si è mosso a querelare questo Albertino per le sue insolenze e poco rispetto, e non per "urta" ne per malignare e aggiunge che è vero che questo Albertino querelato è Insolente forte perche sempre strepita e grida come ho già detto e io credo che se la giustizia "non gli ripara che li sara forza che un giorno venghi alle arme con qualche d'uno". Per tentare di pacificare le cose il comune elesse or possono essere due anni circa messer Camillo Bombardieri di Zanano in compagnia di altri che non mi ricordo.

A proposito del presunto comportamento eretico è più conciliante e afferma: che esso Albertino sia nemico della Santa Chiesa non lo so, ma vi dico bene che la festa quando è in Chiesa, sta seduto la maggior parte, e non fa altro che ragionare con questo e con quello, e vi sta poco devotamente. Conferma che è vero che messer Luca suo fratello è in prigione in Vescovado come eretico e vi fu posto nel maggio U. S..

Aggiunge particolari sul fatto dell'agnello benedetto specificando che è vero anche che ogni anno alla Pasqua si distribuisce "delli agnelli per Comune a tutti"; ed una Pasqua che potranno essere tre o quattro anni fa "essendo Io Consule gli portai la sua parte del Agnello Benedetto; et averglelo datto in man a lui, lo pigliete; et ne dete una parte d'esso à sua moglie; et l'altra parte lo gittò in terra; et gli diede suso d'un piede dicendo in dispreggio de chi me lo manda" e continuando specifica che era in una casa che teneva ad affitto, ma non so da chi, e era in una stanza terranea dove faceva cucina e gli aveva anche un letto ... non vi erano altri che sua moglie - oltre a lui ed a me - e era l'ora del desinare. Però non sentii altre parole che lui dicesse perchè venni via "de largo" mentre lui continuava a ragionare. E infine conferma che è pur vero che ha tolto moglie qua in Brescia sul Bordello ... una puttana pubblica.

Però, da galantuomo, conclude che io non gli voglio male, ma voglio ben male ai suoi mali comportamenti.

Le testimonianze continuano sostanzialmente su questo tono e tutti, chi più aspramente, chi con una certa pacatezza, confermano l'atteggiamento ostile e ingiurioso del teste nei confronti dell'amministrazione.

I testimoni a favore di Albertino Bonissoli sono ascoltati nel gennaio del 1586.

Dovevano pronunciarsi sull' affermazione secondo la quale gli Huomini governatori del Comune l'anno 1585 passato portavano odio capitale et ancora lo portano contra esso Albertino, perche era uno di compagni di messer Agostino Perotto, che a sua volta aveva avuto una causa contro il Comune.

Dovevano confermare tra le altre cose se Albertino Bonissoli si era recato alle riunioni degli amministratori semplicemente per far valere i suoi giusti diritti, perché pretende haver da scuoder da detto Comune una grossa somma de danari per sententie et altre sue raggioni quali si provaranno a suo luogo et tempo e dovevano testimoniare sulla sua condotta morale.

E' dettagliata la descrizione che fa il primo testimone, Bartolomeo Morosio, che racconta con involontaria comicità come Albertino Bonissoli si fosse arrampicato alla finestra della casa comunale perché gli vietavano di entrare a far valere i propri diritti.

Un giorno, dice, essendosi redotti li Sindici, insiemme con cinque altri Homeni eletti alla Fabrica del Campanile, essendo anchora me, uno de quelli cinque, detto Albertino venne al uscio del luogo predetto, a battere un pezzo per il che li Homeni mandarno fora il Console che non me aricordo che fusse à vedere che erano quelli che Batevano, et havendo fatta relactione che era detto Albertino, gli mandorno a dire che il dovesse aspettar fin che fussero espediti dal negotio del quale trattavano [....] Ma detto Albertino non havendo voluto haver pasientia andò alla finestra del luogo predetto, et se attacò con le mani alla finestra, per essergli anco sotto un puoco de Ballatore ò vero Muratello, et sporgendo suso la testa guardando nel

luogo predetto per sorte me vide me perche era al incontro alla ditta finestra, et me chiamò dicendome, oh Moroso, vorei che il mi fusse fatto il mio Boletino, ecc.

Un altro testimone, collega dell'imputato nella fabbricazione della calce, giudica positivamente la sua condotta morale e dice:

sono da anni tre circa che ho cominciato a praticare strettamente col detto Albertino, abbiamo anche a far insieme, e negoziare di compagnia, praticando nella terra di Collio a far delle Calchere di Calcina di compagnia, e dispensar Calcina, e lui sempre mi lasciava la cura a me, e si fidava di me di tutto quello che io facevo, così nel comprare che nel vendere.

Io lo avrei potuto ingannare se lo volevo; e questo procedeva per sua bontà. E se io facevo voto di offrire ad una Chiesa una soma di Calcina, quando io glielo dicevo, egli mi diceva donamogliene due. E sempre mi esortava ad andare alla Santa Messa, e sempre l'ho sentito per uomo da bene e buon cristiano. Conclude però, saggiamente, non so se lui abbia ragion o torto, perchè non ho veduto le sue ragioni ne quelle del Comune.

Un altro testimone conferma queste cose e aggiunge che è valent'uomo nella agricoltura e va vestito sempre da povero per non voler intaccare il Compagno. Purtroppo ha la voce così alta, che par sempre che gridi. Nondimeno l'ha per natura, perchè lui è piuttosto semplice e bonario, non ha malizia.

Un altro afferma, concludendo enigmaticamente: per quello che io conosco detto Albertino, l'ho sempre conosciuto per buon povero uomo, e dabbene, che non fa dispiacere ad alcuno [...] Quanto a sua moglie non voglio dir altro, perchè non si può tener la lingua a chi vuol dire. Un altro ancora considera con buon senso che io non son tenuto a tener a mente detto Albertino quando si confessa e comunica, ma io lo ritengo uomo dabbene, e buon cristiano, "et se non si Confessasse, et Comunicasse alli tempi debiti creddo che il R.do nostro Curato lo scomunicaria et publicaria".

Dunque, ovviamente, tutti i testimoni a suo favore ribadiscono che Albertino Bonissoli è un uomo onesto, lavoratore generoso e fedele alla Chiesa, mosso semplicemente dal desiderio di far valere i propri diritti di fronte all'amministrazione comunale. Purtroppo però qui, con le testimonianze a favore dell'imputato, ha termine il documento, e non ci é dato quindi sapere chi abbia vinto la causa, se il Comune di Sarezzo o Albertino Bonissoli.

Stefano Soggetti

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