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  STORIA 42

CASE CHIESE E PALAZZI di SAREZZO DEL CINQUECENTO 

Il secolo XVI a Sarezzo fu senza dubbio ricco di notevoli iniziative imprenditoriali in particolare da parte del Comune e di poche ma attive famiglie.

Sebbene in questo secolo il territorio comunale e le persone che vi abitavano fossero devastate da una serie di pestilenze fra le quali le più importanti furono quelle del 1512 e del 1577, il Comune oltre a cercare di lenire le sofferenze della popolazione provocate dalle terribili pestilenze, riuscì ad incrementare considerevolmente il suo patrimonio con l'acquisto di boschi, terreni e case, promuovendo inoltre l'edilizia privata con la costruzione di case, stalle e officine.

Tra il 1524 ed il 1528 la casa del Comune fu ampliata ad opera dei locali maestri murari Lorenzo e Marco Betti, con un sopralzo, a cui si accedeva tramite una scala esterna, ed un portico a due arcate.

Essa sorgeva a lato della piazza sulla sponda sinistra del Redocla.

Nel 1528 si legge in un verbale che la "vicinia", massimo organo deliberante del Comune, costituita dall'assemblea degli uomini originari, uno per famiglia, con almeno venti anni di età, si è riunita nella casa nuova del Comune di "Seretio" in contrada Piazza.

La casa del Comune, costruita sulla sponda del torrente, venne distrutta dalle acque del Redocla nella disastrosa alluvione del 14 agosto 1850. Qualche anno più tardi (1539) il Comune iniziò i lavori di allargamento della piazza.

L'opera architettonica più importante e significativa a Sarezzo del Cinquecento è costituita dalla Torre Campanaria.

La massiccia torre venne edificata a partire dal 1583 (per concludersi due anni più tardi) dai maestri Morosi, Milianello, Dander, Bombardieri, Castello, come indica la lapide inserita nella parte orientale della torre.

Sulla stessa parete su cui fu posta la lapide si trovano due altorilievi rappresentanti i Santi guerrieri Faustino e Giovita e al di sotto di questi lo scudo a volute con la scritta "Castellanie Comunis Saretii Vallis Trompie" che fa da cornice allo stemma del Comune ormai illeggibile.

Il basamento altro tre metri e con il lato maggiore di sette metri circa, è a forma quadrata e lo spessore dei muri è di metri uno e quaranta centimetri.

Più in alto fu posto il quadrante dell'orologio in marmo rivolto verso la piazza.

Sempre verso la fine del Cinquecento il Comune assunse inoltre l'amministrazione del Santuario di S. Emiliano, attraverso speciali commissioni. Anche la nomina degli eremiti che dovevano attendere alla chiesa ed alla casa annessa diventò compito del Comune. Ad essi oltre ad un onorario, le vesti, veniva data un'abitazione in paese, nella contrada denominata del Carazzone che delimitava lo spazio ad ovest della Chiesa Parrocchiale (via Dossena, via Zanardelli e vicolo Prebenda, così chiamata, perché racchiudeva i terreni ed i beni appartenenti alla prebenda Parrocchiale).

Il Santuario negli atti di visite pastorali è dichiarato antichissimo ed il visitatore mandato da S. Carlo nella visita del 1580 lo trova quasi cadente come la casa adiacente, con il tetto rovinato, le pareti bisognose di restauri, saccheggiato più volte e privato dell'arredo sacro. Così isolato (a mt. 1191 di altitudine) il santuario fu facile preda di profittatori.

Per questo motivo la proprietà e la manutenzione del Santuario fu trasferita direttamente al Comune.

Successivamente furono diverse le deliberazioni approvate dalla vicinia o dal Consiglio per interventi economici vari a favore del Santuario.

Si sa con certezza che il Comune pur subendo alcune variazioni del proprio territorio, difese energicamente le sue proprietà ed ebbe proprio in questo secolo frequenti controversie sui confini, principalmente quelli tracciati a sud-est.

L'archivio comunale conserva interi fascicoli che narrano le interminabili liti sostenute contro il Comune di Lumezzane per salvaguardare l'integrità del territorio. Il motivo che muoveva i contendenti era connesso allo sfruttamento del bosco che allora costituiva un bene economico fondamentale.

A partire dalla peste del 1512 si diffuse il culto di S. Rocco al quale, grazie a lasciti, venne eretta la cappella esistente nel cimitero (nel quale avevano la tomba i notai Ferrandi) accanto alla chiesa parrocchiale, che accolse nel 1934 circa un particolare Crocefisso ligneo, che venne riconosciuto come opera di Maffeo Olivieri ed eseguito nel cinquecento (1538) su incarico del Comune.

Riscoperto nella sua bellezza artistica venne restaurato dall'Amministrazione Comunale nel 1985 e ricollocato nella parrocchiale, di cui costituisce sicuramente il gioiello artistico più prezioso.

Nella piazza oltre alla Casa Comunale, la Chiesa, la Torre Campanaria si trovava la bottega della Scuola della Concezione e la casa della famiglia dei notai Ferrandi, situata sopra il volto che ancora esiste nella piazza. Il centro del paese nel '500 era localizzato intorno alla contrada denominata della Piazza (l'attuale via S. Faustino, via Pansera, via Alta ed un pezzo dell'attuale piazza a sinistra del Redocla) dove il Comune possedeva delle case che affittava.

In quel periodo i contratti privati e gli atti del Comune venivano stipulati tutti nella contrada della Piazza (vicino alla casa del Comune, nella bottega della scuola della Concezione o addirittura nella stessa Chiesa Parrocchiale).

A Zanano invece molti atti notarili del '500 furono perfezionati nella sala o galleria dipinta del magnifico Signor Decio Avogadro, nel quattrocentesco palazzo omonimo.

Nell'attuale via Castello, dove nel medioevo sorgeva una fortificazione di cui si è persa ogni traccia, nel Cinquecento avevano case i Perotti ed i Bailo ed esisteva una casa di proprietà del Sig. Marchiondi, dove furono redatti molti atti notarili; più tardi vi dimorerà la famiglia Montini.

Nei primi anni del '500 aveva la dimora nella contrada della piazza anche Giovanni del Bailo figlio di Bartolomeo Danderis, capostipite della famiglia Bailo. Egli coprì la carica di console del Comune di Sarezzo per lungo tempo.

Tra le poche case che si trovavano a Ponte Zanano oltre al forno fusorio ed all'osteria vi era anche un'abitazione di proprietà di Bartolomeo Danderis.

Nel 1522 il Comune acquista delle case in Via Valgobbia. In una di queste furono collocate un'osteria, il forno del pane.

A Zanano nei pressi dell'attuale via Avogadro si trovava una casa che ospitava l'osteria e la macelleria del Comune. Sempre nei pressi di detta via si possono vedere ancora oggi lo stemma degli Avogadro all'ingresso di una casa del '500 in via S. Martino con le iniziali P.A., Pietro Avogadro. Sulla stessa via si trova una casa che porta sopra l'arco di entrata la scritta "Comunitas Saretii Vallis Trompiae”, 1588.

In via Bailo accanto alla prima abitazione dei Bailo risalente al '400 fu fatto costruire sempre nel '500 un primo nucleo di edificio che ora è diventato sede della biblioteca civica. Successivamente nei secoli fu ampliato e subì delle trasformazioni e oltre che villa rurale fu utilizzato dalla famiglia Bailo come magazzino a disposizione del più grande palazzo della famiglia eretto nel XVII secolo.

Osvaldo Guerini

 

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