STORIA 41
LE CAMPANE di SAREZZO 2a parte Al primo giorno del suono delle nuove campane dallalto della Torre fu agli ultimi del corrente carnovale, cioè il giorno 22 febbraio 1840. Un giorno di festa per tutto il paese, con la gente in piazza, gli occhi rivolti in alto, i volti esultanti a quello scampanio continuo, festoso e già familiare. Un suono tanto atteso e gradito che però veniva a ricordare ai fabbricieri della parrocchia ed alla deputazione del Comune il gravoso impegno assunto un anno prima allatto della firma del contratto per lacquisto del nuovo concerto: il giorno del primo suono delle campane collocate sulla Torre si farà il saldo della metà delle campane. In base al contratto, le sei campane del peso complessivo di Pesi bresciani 539,22 corrispondenti a circa Kg 4.425 avevano un costo di austriache lire 16.176,60. Da questa cifra doveva però essere detratto limporto delle tre vecchie campane cedute al fonditore a lire 26 per ogni Peso bresciano, pari a lire 5.525 (le vecchie campane pesavano Pesi bresciani 212,5 circa Kg 1.705).A conti fatti, si dovevano al fonditore Sig. Chiappani austriache lire 10.648,60. Fortunatamente una buona parte di tale somma era stata già accantonata, così che entro il 1° marzo 1840 erano state versate lire 5.609,20. Rimaneva quindi un debito di poco superiore a lire 5.000, al quale dovevano essere aggiunte altre spese riguardanti la costruzione del castello sulla torre, lacquisto di materiale per le impalcature, il pagamento di ore prestate dagli artigiani ed altre spese minori. Un impegno non di poco conto in quegli anni di ricorrenti carestie seguite da epidemie di vaiolo, colera, pellagra e scorbuto. La povertà era tale che tra i responsabili della Fabbriceria e gli uomini del comune nascevano accese discussioni su chi era tenuto a pagare anche spese di poco conto come accadde quando fu acquistata la corda del campanone del costo di 3 lire presso la bottega della Signora Angela Mazzoleni.
Gli abitanti di Sarezzo, tutti insieme, riuscirono a trovare il modo di onorare gli impegni assunti. Il Comune assicurò prontamente un contributo di austriache lire 3.000, pagabili in cinque rate annuali, che divennero in seguito lire 4.973,20, tenuto conto che il campanone serviva precipuamente per gli oggetti di pubblico servizio come la convocazione del Consiglio comunale. La Fabbriceria si impegnò per lire 1.000 da pagarsi pure in cinque rate annuali. Le famiglie, pressoché al completo, si assunsero lonere maggiore: i capifamiglia sottoscrissero, davanti ai testimoni, limpegno di versare unofferta personale sulla base delle singole condizioni economiche.
Fu una gara alla quale parteciparono 257 famiglie di Sarezzo, da quelle benestanti a quelle più miserabili. Accanto alla generosa offerta di Bailo Ottavio che si impegna a versare lire 500 suddivise in cinque rate annuali, troviamo quella più modesta, ma non di minor valore, della vedova Peli Domenica che (come la donna del Vangelo) promette di versare lire 8 in quattro rate annuali di lire 2 ciascuna.
Alla fine la somma totale delle offerte raccolte in Sarezzo raggiunse la considerevole cifra di austriache lire 5.940,29. Ci fu anche chi, povero in canna, si impegnò a prestare gratuitamente alcune giornate di lavoro. Furono così offerte n. 260 giornate di lavoro corrispondenti esattamente a lire 260 (una lira era a quel tempo la retribuzione giornaliera di un lavoriero).
Puntualmente la Fabbriceria parrocchiale saldò il debito versando al sig. Chiappani:
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lire 1.500 il 28 febbraio 1841,-
lire 1.638 il 7 febbraio 1842,-
lire 1.735 il 1° marzo 1843.Tutto bene dunque? Sì. Anche se di lì a pochi giorni sorsero incessanti lamentele perché in paese non risuonava più il battito delle ore.
Lorologio pubblico non funzionava ancora e ne andava di mezzo lordinato svolgimento della vita comunitaria. Il 12 marzo 1840 alcuni abitanti, Raffaello Fantinelli, Andrea Salvinelli, Bernardo Zanagnolo, Geronimo Bettariga, Bortolo Pansera, Andrea Guizzi, Pietro Bosio, Francesco Guizzi, Beniamino Guizzi, scrivono una lettera alla Deputazione comunale lamentando che dopo molti giorni che sono messe le campane sulla torre, ancora non si sente a battere le ore, cosa che era sì importante per regolamento della popolazione, massime per quelli che vogliono andare di notte tempo per li loro interessi, e per regolamento in fra il giorno. I richiedenti pregano la Deputazione perché provveda con sollecitudine a far battere le suddette ore per non dover ricorrere alle Superiorità per ottenere il suddetto intento.
UN SECOLO PIÙ TARDI
Anno 1942: limmane tragedia della II° guerra mondiale non risparmia niente e nessuno. Ne vanno di mezzo anche le campane delle nostre chiese. Il 10 ottobre 1942 la Curia vescovile di Brescia comunica al parroco di Sarezzo, don Giovanni Ragni, che il Segretariato di Stato per le Fabbricazioni di guerra ha ordinato la requisizione delle campane nella misura pari ai 3/5 del peso complessivo posseduto. Allalba del 31 marzo 1943 alcuni dipendenti della ditta Filippi di Chiari staccano le due campane maggiori:
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il campanone del peso di Kg 1.448
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la campana di Kg 960,e le calano sulla piazza.
Cè ancora chi ricorda quel triste mattino: la piccola folla che si raccoglie, muta e impotente, ad osservare da vicino le campane. Qualcuno che cercava di leggere la frase latina scritta sul campanone: Non iudicavi me scire aliquid inter nos nisi Iesum et nunc crucifixum (Non reputo di sapere qualcosa tra noi se non Gesù crocifisso) e quella scritta più in basso che diceva:
A perpetua ricordanza della faustissima incoronazione in Re del Regno Lombardo-Veneto dellAugusta Maestà di Ferdinando I° nel giorno 6-9-1838 Il Comune di Sarezzo.
In quella circostanza venne asportata anche la campana della vecchia chiesa di valle, del peso di Kg 32, una campana della chiesa di Noboli, due campane di Zanano e due di Ponte Zanano.
A guerra conclusa, il 21 dicembre 1946, lo Stato italiano decretò che fossero rifuse, a sue spese, e collocate sui campanili tutte le campane requisite per necessità di guerra.
Il 25 febbraio 1947 i rappresentanti della parrocchia di Sarezzo chiesero che la fusione delle campane fosse affidata alla ditta Francesco Broili (o di Lucio Broili) di Udine. Fu allora deciso di staccare anche le restanti tre campane per rifondere un intero concerto che fosse il più possibile armonioso.
La vicenda si concluse soltanto due anni dopo, nella primavera del 1949, allorché le nuove campane tornarono a squillare sullalto della torre.
Il concerto attuale non è del tutto identico a quello precedente del 1840. Con ogni probabilità il peso complessivo è alquanto inferiore, viste le discussioni sorte, a questo riguardo, nei giorni della consegna delle campane al parroco di allora, don Faustino Bontempi. Si ripetono pressoché identiche le scritte in latino e le immagini dei santi particolarmente cari ai Saretini, fra cui i santi Faustino e Giovita, il Crocifisso, la Madonna del Rosario, S. Rocco. Sul campanone non troviamo ovviamente il ricordo storico dellimperatore dAustria. Sulla terza campana ricorrono i nomi di Pio XII°, del vescovo di Brescia Giacinto Tredici, dei sacerdoti di Sarezzo, don Fausto Bontempi, parroco, don Giovanni Merlo e don Amadio Pedersoli. Sulla quarta campana viene ricordata Maria Antonini Perotti, la siura Margì, un nome che rievoca gli anni del dopoguerra a Sarezzo, anni difficili, ma colmi di entusiasmo e generosità.
Roberto Simoni
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