STORIA 38
la cooperativa CIRCOLO OPERAIO di SAREZZOSarezzo fu uno dei centri bresciani nei quali la vocazione cooperativistica si sviluppò con maggiore intensità. Il periodo in cui si verificò la fioritura delle esperienze cooperativistiche fu quello compreso tra gli ultimi due decenni dell800 e lavvento del fascismo. Fu infatti il regime fascista a decretare (spesso per motivi di pubblica sicurezza, oppure perché le società erano costituite nella quasi totalità da elementi appartenenti a partiti sovversivi o da elementi avversi al regime) la crisi del movimento cooperativo a Brescia e dintorni, ma anche nel resto dellItalia.
La realtà della cooperative è varia sia dal punto di vista dellispirazione politica, sia dal punto di vista delle finalità, degli scopi e dei campi di attività. Il settore più conosciuto è sicuramente quello del credito, anche perché (pure in Valtrompia, basti pensare ai casi di Bovegno e Nave) alcuni piccoli istituti bancari, originariamente nati allinterno del territorio parrocchiale, sono riusciti a superare il periodo nero e sono giunti fino ai nostri giorni. Altri settori furono quelli delle latterie sociali (veri e propri piccoli caseifici, in qualche caso caseifici turnari simili a quelli progettati in questi anni per lalta Valtrompia), delle cantine sociali, delle cooperative di consumo. Non mancarono esperienze originali: a Vesio di Tremosine, uno dei centri in cui il cooperativismo ha offerto grandi risultati, furono create cooperative per realizzare la panoramica strada che dal lago di Garda sale a Pieve di Tremosine, per la costruzione di una centrale elettrica e per altre iniziative. Lispirazione politica non fu omogenea. Nel settore cooperativistico si cimentarono in particolare liberali, cattolici (soprattutto, ma non esclusivamente quelli dellarea intransigente) e socialisti.
Per il nostro comune analizzeremo (sulla scorta della tesi di laurea di Raffaella Soggetti discussa, nella facoltà di Sociologia dellUniversità di Trento nellanno accademico 1982-83) alcune vicende del Circolo Operaio Cooperativo di Sarezzo, sia perché ha un valore emblematico, ma soprattutto perché fu una delle prime cooperative di consumo della nostra provincia.
La data di nascita del circolo può essere considerata il 13 febbraio 1885. In quella giornata Martino Pintossi, presidente del nuovo sodalizio, inviò una lettera al sindaco di Sarezzo per comunicare la costituzione del circolo. Erano allegati alla lettera sia lelenco dei soci (41), sia lo statuto nel quale erano indicate le finalità. Non erano solo economiche (vendita a prezzo di costo di generi alimentari), ma anche culturali (diffusione e lettura collettiva di libri e giornali). Nel terzo articolo si limitava la partecipazione al circolo a coloro che appartengono alla classe operaia, ma con la precisazione che in questa qualifica erano compresi tutti coloro che prestavano unattività manuale. Come sottolinea Raffaella Soggetti nella sua ricerca, la prima fase non fu facile per il nuovo circolo. Grazie alla riduzione dei prezzi (favorita anche dal dazio limitato garantito per legge alle cooperative), entrò ben presto in concorrenza con gli altri esercizi di Sarezzo. La prima conseguenza dei ricorsi degli altri esercenti fu la necessità (dettata dalle autorità municipali e dalla prefettura) per i soci di ufficializzare, mediante un atto notarile, la costituzione della società. Il 16 aprile (quindi a poco più di due mesi dalla lettera) 32 soci fondatori diedero vita alla Società Anonima Cooperativa Circolo Operaio Cooperativo. Il primo presidente fu Martino Pintossi, armaiolo, cattolico di tendenze liberali. Martino Pintossi seguì le sorti della cooperativa (anche come semplice consigliere) fino allo scioglimento avvenuto nel 1926. Della società facevano parte altri 15 armaioli, 4 muratori, 3 calzolai, 2 fabbri ferrai, 2 tagliapietre, un fonditore, un sarto, un contadino, un legnaiolo ed un mugnaio. Come si può notare, i soci rappresentavano buona parte delle attività manuali (spesso praticate a livello artigianale) che caratterizzavano la vita economica del comune di Sarezzo. Dopo alcuni mesi nei quali lattività fu limitata alla somministrazione di vino, birra e vermut, nellottobre del 1885 iniziò la vendita di generi di prima necessità: lardo, riso, formaggio, pasta, farina, olio, burro, caffè, sapone, candele ecc..
La nuova cooperativa ottenne immediatamente un notevole successo, tanto che in un solo anno di attività il numero di soci salì a quota 124.
La crescita continuò negli anni seguenti. Nel 1888 fu raggiunta quota 320, mentre la punta massima fu raggiunta nel 1902 con 463 soci. Non bisogna dimenticare che in quegli anni il comune di Sarezzo contava circa 2.900 abitanti. Il trend positivo consentì nel 1886 di aprire un reparto di telerie e una macelleria. In quegli anni, anche per impulso di uno dei soci, Massimo Mazza, venne attuata una riorganizzazione amministrativa che consentì di dare maggiore solidità alla società. Proprio lorganizzazione amministrativa consentì alla cooperativa di ottenere la medaglia doro allEsposizione Industriale Operaia Provinciale che si tenne nel 1889. Nellassemblea del 1888 fu deciso di acquistare un gonfalone che aveva notevole valore simbolico. Era infatti caratterizzato dai colori nazionali, dallo stemma del comune di Sarezzo, dalla scritta Società Cooperativa di Sarezzo, dai simboli e dagli attrezzi delle attività della Valtrompia.
Non mancava il motto Patria, Famiglia, Lavoro. Secondo il regolamento appositamente redatto, il gonfalone non poteva essere utilizzato in manifestazioni antipatriottiche. Proprio tale regolamento suscitò il plauso di Giuseppe Zanardelli, espresso in una lettera dellaprile del 1895, nella quale lo statista bresciano accettò la carica di presidente onorario. Lincremento costante del numero dei soci e del volume daffari (il maggior movimento di cassa era relativo alla vendita di alimentari, mentre il maggior utile era relativo alla vendita del vino) spinse a ipotizzare la costruzione di una nuova sede che potesse accogliere tutte le attività, disperse in locali in affitto, non sempre funzionali.
Furono necessari alcuni anni prima di trovare una soluzione definitiva. Non mancarono dei contrasti allinterno della cooperativa, in parte collegati alle diverse anime rappresentate. In particolare le accuse erano rivolte ai fratelli Mazza (Massimo e Beniamino, questultimo farmacista). Con ogni probabilità a calmare gli animi contribuì lintervento di don Gabriele Borra, parroco di Sarezzo e uno dei sacerdoti di tendenze liberali della Valtrompia.
Il problema della nuova sede fu risolto tra la fine del 1894 e linizio del 1895, quando fu deciso ed effettuato lacquisto della villa rustica cinquecentesca che ora ospita la biblioteca civica.
Limmobile fu pagato £. 8.000. Rispondeva alle esigenze dei soci di Sarezzo. Inoltre era alquanto spazioso e quindi poteva ospitare le attività già avviate.
Gli ultimi anni del secolo furono molto positivi per la cooperativa. Infatti furono aperte due succursali, mentre nella sede furono avviate le attività del mulino e del pastificio. La prima succursale fu quella di Cogozzo (comune di Villa Cogozzo), aperta nel 1895 per favorire i numerosi soci di quella località. Il successo ottenuto dal settore alimentare, lunico attivato agli inizi dellattività, spinse i soci a decidere di costruire una nuova sede. Loperazione fu favorita dalla collaborazione della ditta Mylius che offrì un prestito di £. 10.000, a patto che ai lavoratori dello stabilimento fosse consentito di effettuare acquisti. La nuova sede consentì di ampliare la gamma di attività. Lincremento del prezzo del grano e del pane verificatosi nel 1898 (lanno delle cannonate di Bava Beccaris a Milano) fu la molla per lattivazione di un mulino e di un pastificio. Nel 1898 fu acquistato un mulino usato, da installare nella sede della cooperativa. Funzionava con lenergia elettrica messa a disposizione dalla Società Elettrica da poco costituita e di cui la cooperativa era azionista. La sovrapproduzione di farina e pane spinsero a cercare altri mercati di vendita. La via scelta fu quella di creare una nuova succursale a Brozzo, inaugurata nel luglio del 1899. Vista la distanza dalla sede centrale (una decina di chilometri), la decisione fu molto sofferta, anche se nelle intenzioni la nuova succursale doveva raccogliere aderenti e fornire merce alla gente dellalta valle. I risultati non furono molto positivi, tanto che nel 1902 venne decisa la chiusura, in concomitanza della costituzione proprio a Brozzo di una nuova società cooperativa.
(continua )
Ernesto Pintossi
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