STORIA 36
NELLA SERA DI SAN MARTINO AMMAZZATI DUE BANDITI
PRESSO IL FORNO FUSORIO DI PONTE ZANANO
(PRIMA PARTE)
Era il giorno 11 novembre 1582. A Zanano la gente festeggiava l'annuale festa "di voto" di S. Martino. Nell'aria che imbruniva si spandeva il profumo delle nespole e delle caldarroste.A Sarezzo i rintocchi della campana maggiore annunciavano invece la convocazione del consiglio comunale.
Doveva trattarsi di una seduta straordinaria ed importante perché tra coloro che si dirigevano frettolosamente verso la casa del comune c'erano tutti gli uomini più in vista del paese.
Intabarrati nel mantello nero, si potevano riconoscere mastro Amorosio di Amorosi, Salvatore Bombardieri, mastro Giò Beti, mastro Francesco Milianello, sindici del comune, e poi ancora mastro Simone Bombardieri, Angelo Perotti, Angelo Molinaro, Angelo di Betti, Emiliano Cavallino, Benedetto Bettariga, Giò Maria Pasinetto, Geronimo Fantinello, Angelo di Olzii, Tomasino Bombardieri, Francesco Bailo, Antonio di Danderi, Martino Perotto e altri ancora.
Nella stanza del consiglio si contarono in tutto 45 presenti.
La convocazione era stata chiesta da Evangelista Montini, cittadino di Brescia, abitante in Gardone, che voleva spiegare in pubblica assemblea, come, passando una sera al ponte di Zanano, si trovò di fronte due individui, "i più terribili che si potesse immaginare al mondo, scellerati assassini e pubblici ladroni.
Uno era un Paolo Mutti di Gardone, bandito, e l'altro Sebastiano cremonese suo sgherro, i quali "travestiti e con barbe posticce, armati di Moschettoni e di pistole da ruota, proibite, volevano rubare nel forno (fusorio) del ponte di Zanano tentando di penetrare nei "medali dove erano gli attrezzi che si conservavano in detto forno; riconosciuti i due, li ammazzò entrambi e diede l'incarico a Giovan Antonio Dancelli di Pezzoro di portare a Brescia la testa mozzata del bandito Paolo Mutti per riscuotere il premio previsto dalle vigenti disposizioni.
Il Mutti era così terribile "che andava spargendo terrore e spavento grandissimo, non solo nella terra di Sarezzo, ma in tutta la Castellania e in altri luoghi commettendo delitti.
Era notorio che detto Sebastiano e persone di simile razza dimoranti in casa del Paolo Mutti nella terra di Gardone, palesemente andavano di notte nella terra di Sarezzo e nel territorio vicino, entravano nelle case come a loro piaceva, mettendo in fuga gli abitanti con la minaccia di ammazzarli, e rubavano ogni cosa che trovavano in suddette case come loro volevano.
La casa dove costoro solitamente dimoravano, quella del Paolo Mutti a Gardone, "era fortificata con ogni bombarderia ed altre cose e si sapeva che essi Paolo e Sebastiano andavano dicendo che non temevano il mondo intero e che se le autorità avessero mandato le guardie per arrestarli, le avrebbero ammazzate tutte, "di modo che tutta questa terra e territorio grandemente dubitavano (temevano) di costoro.
Udite queste cose, gli uomini convenuti e gli spett. Sindici dissero che si doveva prestar fede in tutto e per tutto a quanto detto.
Messe le cose suddette ai voti, "vennero approvate con palline favorevoli quarantuna e negative quattro.
Alla votazione dei consiglieri parteciparono come testimoni anche Lazzarino Cominazzi di Gardone di Valtrompia e Geronimo figlio di Francesco Fanello di Brescia che pure aveva affari in questa valle.
Tutti i presenti infine confermarono che si doveva concedere la ricompensa prevista affinchè ciò servisse di esempio e nessuno osasse compiere simili misfatti.
(Il documento, conservato nell'Archivio Storico di Brescia, fu rogato dal notaio di Sarezzo Giò Paolo Ferante "nella casa del consiglio nella terra di Sarezzo di Valtrompia nella contrada della Piazza).
Il forno fusorio, teatro dell'episodio narrato; si trovava a Ponte Zanano, in fondo all'attuale vicolo Mella che da piazza Canossi scende con andamento semicircolare al fiume.
Nel medioevo era uno dei più importanti forni della valle per la sua posizione a valle delle principali miniere di Pezzaze, Bovegno e Collio ed allo sbocco della valle di Gombio dalla quale affluiva al forno il carbone di legna indispensabile per il suo funzionamento.
Una serie di documenti storici conferma la presenza e lattività del forno di Ponte Zanano.
Basterà ora citarne alcuni:
Il 25 ottobre 1427, Bonifacio Milioli di Zenano compera da Giovanni Brentana di Bovegno una quota del forno di Ponte Zanano con il diritto di utilizzare lacqua del canale che è derivata dal Mella e scorre davanti al forno. Il Milioli acquista anche la sua quota di medale per il deposito del minerale, di carbonili (per il deposito del carbone) ed un paio di mantici. Egli paga con un carro di vino (circa 700 litri) proveniente da Gussago, con soldi 40 planeti ed altri soldi 54.
Il 4 marzo 1504, nella casa di Giovanni del fu Bartolomeo di Danderis, nella piazza di Sarezzo, Domenico del fu Andreolo Zanini di Collio vende a Giovanni di Danderis cavalli 115 di vena di ferro al prezzo di lire 50 planete. Il minerale dovrà essere condotto a spese del fornitore presso il forno del ponte di Zenano per ricavarne ferro buono.
Il 22 dicembre 1527, a Zanano, nella casa del notaio, alla presenza di Giacomo detto Fojadina, figlio di Domenico Glisente di Collio, e Bignotto del fu Bettino Bignotti di Collio, ambedue ivi abitanti. Il Sig. Simonino del fu Sig. Avogadrino de Belinellis de Advocatis, cittadino di Brescia, abitante nella terra di Zenano, promette a ser Pasino, figlio del Sig. Tomaso Rambaldino di Collio ed ivi abitante di rivendere a detto Sig. Tomaso due pezze di terra arata, vitata, prativa ed arboriva e olivata giacente in territorio di Monticello in cambio di tanta qualità di vena di ferro buona et laudabile al prezzo di soldi 14 planeti per ogni cavallo condotto sopra il forno del ponte di Zenano.
Il Rettore veneto Giovanni da Lezze, nella sua relazione sulla Valtrompia, ci presenta un quadro sintetico, ma estremamente interessante sulla situazione del comune di Sarezzo agli inizi del 1600.
Ci conferma che il forno fusorio al ponte di Zenano sorgeva esattamente dove un tempo cera la Rocca di Testaforte, presidio guelfo contro i Ghibellini.
Nel comune cerano otto fucine da fuoco grosso (fucine daffinazione) e boschi abbondanti di legne dalle quali le 300 famiglie (i foghi) traggono il loro sostentamento. Le famiglie più importanti erano i Perotti, i Bailo e i Cittadini di Zanano dei quali la maggior parte sono Avogadri.
Leggiamo:
Sarezzo, comune con Zenano e Nobele. Ha un forno de ferro al ponte di Zenano, nel qual luoco, per esser passo, anticamente vi era una Rocca ove la valle manteneva un Pressidio contra li Gebellini. Inoltre vi sono otto fuoghi grossi de fusine, che fabricano ferro a ponto de fabriche et dagricoltura. Ha monti abbondanti di legne, della quale ne mandano gran parte alla Città giornalmente, et gli habitanti attendono a queste arti, colle quali mantengono le loro famiglie. Fuoghi n. 300, anime utili intorno 500, donne vecchi et putti n. 1.300 in circa.
Li Perotti et Bailli sono li migliori famiglie del comune. Vi sono poi molti Cittadini, habitanti nelle terre di Zenano et Nobili di esso Comune, la maggior parte sono Avogadri, i quali possono haver in tutto, compresi li beni che vi ha il signor Conte Scipione Avogadro, circa scudi due mille cinquecento.
[continua sul prossimo numero di Sarezzo Informa]
Roberto Simoni
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