STORIA 34
I "SOMMERSI" NEL MELLALa Mèla, così chiamiamo il nostro fiume, con una bella è aperta, come vuole la pronuncia dialettale. La Mèla, al femminile dunque. E così deve essere stato, fin dalle più lontane origini, lungo tutta la millenaria storia della nostra valle.
C'è chi spiega la persistenza del genere femminile nel nome dialettale del fiume dicendo che le tribù primitive vedevano in esso la sorgente di ogni forma di vita.
Il fiume, la Mèla, è la grande madre che tutto fa rinascere, è il simbolo della fertilità e della vita.
La storia della nostra valle è la storia di questo fiume, dei suoi affluenti e canali. È la storia di fucine, di molini e di forni fusori, di grande vita produttiva quindi, ma qualche volta anche di morte. Quando il rapido corso d'acqua s'ingrossa, diventa minaccioso e tutto può travolgere. I documenti storici ci dicono anche di questo, di tanti sommersi, travolti dai flutti vorticosi, e del loro salvataggio.
La frequenza di questi episodi ci dice anche come nel passato la vita trascorreva in stretto rapporto con la natura, molto più di adesso.
Basti pensare che il fiume era il mare dove fare il bagno nei pomeriggi estivi, era il lavatoio pubblico e luogo di pesca.
Ma veniamo a raccontare alcuni episodi scovati spulciando tra i documenti dell'archivio comunale.
19 maggio 1826. La deputazione comunale (ossia la giunta) comunica al distretto di Gardone:
Il signor Antonio Guerini di Noboli mediante il suo aiuto ha liberato un sommerso che, senza la sua assistenza, questo, sarebbe dovuto restare vittima dell'onda.
La deputazione chiede per Antonio Guerini il compenso previsto dalle vigenti disposizioni e prega il commissario distrettuale di interessarsi presso la Competente Superiorità affinché il liberatore abbia a ricevere il meritato premio.
20 maggio 1850. Bortolo Dorici fu Pietro, residente al ponte di Zanano del comune di Sarezzo, con pericolo della propria vita, salva Giuseppe Ardesi di Gardone finito nelle acque del fiume Mella mentre si trovava vicino alla travata del Ponte di Zanano.
In quel punto l'acqua era alta braccia quattro (circa due metri), era rapida, velocissima e torpida.
L'Imperial Regia Luogotenenza di Lombardia (il Lombardo - Veneto era parte dell'impero Austriaco), con suo dispaccio del 23 giugno 1850, accorda a Bortolo Dorici la somma di lire 20 per aver operato il salvamento del sommerso Ardesi Giuseppe.
La sera del 14 agosto 1850 si scatenò su Sarezzo e la Valtrompia la memorabile alluvione che provocò morte e distruzione in tutto il territorio. Mentre il torrente Redocla subissava le case in prossimità della piazza di Sarezzo, i magnanimi e valorosi Pietro Mangini e Bortolo Gatta, a rischio della propria vita, salvarono sette persone dalle acque del torrente Redocla.
L'Intendenza di finanza, in data 23 gennaio 1852, comunicò alla deputazione comunale di Sarezzo che ai due salvatori era stata accordata la somma di lire 30 per ciascuno a titolo di premio, per aver cooperato al salvamento di sette sommersi.
La citata alluvione abbatté il mulino a quattro ruote di Gardone.
Il proprietario Agostino Salvi, la moglie ed i due figlioletti scomparvero travolti dalle acque del Mella.
Dopo tre giorni, il 17 agosto, nei prati della signora Domenica Svanera costeggianti il Mella, al di sotto del Ponte di Zenano, è stato ritrovato il cadavere di un bambino di circa tre anni riconosciuto per quello di Romano Salvi di Agostino di Gardone.
2 settembre 1851, ore 2 pomeridiane. Un bambino di nome Piardi Francesco di Giovanni, abitante in contrada del ponte di Zenano, giocava nel prato della seriola vecchia quando cadde nell'acqua dirimpetto all'albergo di Luigi Moretti di Gardone. Maria Francesconi d'anni 24, domiciliata al ponte di Zanano, nubile, albergatrice, a rischio della propria vita, si gettò in acqua. Alle sue grida accorsero Battista Bonsi d'anni 23, contadino, e Giuseppe Bianchi, fabbro ferraio d'anni 52. L'altezza dell'acqua era di circa braccia quattro e poco più distante c'erano le ruote della fucina ivi esistente. La donna riuscì ad afferrare il bambino che non dava più segni di vita e a trarlo in salvo.
Anche alla Maria Francesconi venne concesso il premio di lire 30.
(L'episodio accadde a Ponte Zanano dirimpetto all'albergo di Luigi Moretti di Gardone.
L'albergo era l'osteria con portico in prossimità dell'attuale piazza Canossi. Dopo essere stato osteria del comune, nel 1823, fu venduto a Moretti Luigi di Gardone.
Al tempo dell'episodio l'oste-gestore era un certo Francesconi Quinto, padre appunto di Maria).
28 giugno 1857. Verso la sera Guerini Battista di Angelo del Ponte di Zanano stava tornando dal suo campo, quando, sulla strada del Gèle, fu richiamato dalle grida di una donna, Marta Zanetti, maritata Tavoldini, che chiedeva aiuto perché nel Mella era caduto un individuo in età avanzata il quale andava inutilmente dimenandosi nelle acque per salvarsi. A tale avviso il Guerini accorse e riconobbe un uomo immerso nell'acqua. Si gettò in essa senza esitazione per la profondità né il pericolo che stava affrontando e a fatica indescrivibile poté alla fine estrarlo levandolo così da una morte certa. Si seppe poi che era un certo Pietro Calzoni di Collio. Al Guerini fu concesso il premio previsto di lire 30.
Due cadaveri trovati sulla riva del Mella.
13 ottobre 1850. La giovine Maria Paroli fu Angelo venne rinvenuta cadavere nel fiume Mella dirimpetto ai prati della fabbriceria di Zanano. Dicesi che la giovine sia stata affetta da Mania.
4 maggio 1851. Oggi alle ore una pomeridiane è stato rinvenuto un cadavere nel fiume Mella al di sotto del ponte di Noboli. Si dice che è un famiglio di Pietro Antonini di Noboli.
Accertamento di un atto coraggioso compiuto da Stefana Bortolo fu Bortolo, mutilato di guerra.
26 febbraio 1938. Il Podestà di Sarezzo, Ingegner Pietro Franchi, assistito dal segretario comunale geometra Giuseppe Invernizzi, accerta che il giorno 5 novembre 1937, il Balilla Zanetti Faustino di Angelo e Peli Rosa, residente in via Avogadro 3, nato a Sarezzo il 18 febbraio 1926, mentre transitava da una piccola passerella posta sul fiume Mella dai cavatori di sabbia, perdeva l'equilibrio e cadeva nelle acque del fiume Mella in quei giorni in piena per le notevoli precipitazioni atmosferiche e veniva trascinato dalla corrente a valle per circa una sessantina di metri. Alle grida di soccorso dello Zanetti e di alcune persone presenti, fra le quali il signor Sandrini Luigi di Andrea e la signora Ravelli Maria Aurelia di Pietro, entrambi di Sarezzo - Zanano, accorreva il mutilato di guerra Stefana Bortolo fu Bortolo di anni 53 da Sarezzo (ma nato a Nave il 13 settembre 1884), occasionalmente di passaggio in quella località, di ritorno dal lavoro, il quale intuito il grave pericolo in cui veniva a trovarsi il giovinetto, si lanciava immediatamente nelle acque del fiume Mella e dopo grandi sforzi per non essere trasportato dalla corrente, riusciva a raggiungere il pericolante, ormai quasi privo di forze e a trarlo a riva, salvandolo da sicura morte.
I testimoni del fatto
Ravelli Maria Aurelia
Sandrini Luigi
All'eroico mutilato di guerra Bortolo Stefana viene concesso il prestigioso premio Carnegie.
(Dal nome di Andrea Carnegie, industriale anglo-americano che lasciò la sua colossale fortuna accumulata con l'industria del petrolio a istituzioni culturali e in beneficenza).
Roberto Simoni
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