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  STORIA 32

LA PALA DI PIETRO MARONE NEL PALAZZO COMUNALE

Nel palazzo comunale di piazza Cesare Battisti è custodita una pala raffigurante “La Madonna in trono con il bambino ed i SS. Faustino e Giovita”.

Questa piccola tela in olio della dimensione di cm 74,5 x 74 racchiusa in una bella cornice a tempietto di legno dorato, costituiva l’ancona della Sala Consiliare nel corso dei secoli.

L’opera intensamente grondante di luce e di colori ritrae la Madonna con alle spalle un ricco drappo che porta in braccio un Bambino, con ai lati le immagini guerriere dei SS. Faustino e Giovita patroni di Sarezzo.

Sotto il piede di S.Faustino si scorge una ballotta di ferro, simbolo della produzione delle palle di cannone in ferro rese celebri dalle fonderie delle famiglie Bailo e Bombardieri.

Si ritiene che l’opera risalga al periodo 1570 – 1580 e con ogni probabilità è stata realizzata da Pietro da Marone.

Nacque a Manerbio nel 1548 e morì a Riva di Solto nel Bergamasco nel 1625, pare avvelenato dalla moglie. La famiglia “da Marone” ha dato artisti di notevole pregio, che conosciamo a partire dai tre fratelli:

· Raffaele diventato frate olivetano nel convento di Rodengo dove eccelse nell’arte dell’intarsio. Ci lascia il preziosissimo leggio del coro dei frati, attualmente in Pinacoteca. Altri lavori sono a Monte Oliveto Maggiore, citati con plauso dallo stesso Vasari.

· Andrea fu alla corte di Papa Leone X e di Clemente VII, lodato come incredibile fenomeno per la vena poetica e il dono dell’improvvisazione.

· Pietro intagliatore meno abile del fratello Raffaele, padre di due figli che sono Paolo e Andrea detto da Manerbio.

Quest’ultimo è il padre del più famoso Pietro da Marone. Mentre Paolo da Marone dal 1550 in poi cambia nome in fra’ Benedetto ed è autore di alcune importanti opere:

il ciclo pittorico nei chiostri dei gesuati a Bologna;

lavori pittorici nel convento di S.Bartolomeo in Monte di Verona;

il ciclo di dodici episodi a Ferrara;

affreschi della chiesa S.Girolamo dei gesuati a Siena.

Pietro da Marone è autore di varie tele ad olio che fanno bella mostra nelle chiese di Brescia e della Provincia.

Nel 1588 decora la Sala del Consiglio nel Palazzo Comunale di Brescia, nel 1596 esegue gli affreschi in S. Maria del Carmine e in S. Maria delle Grazie in Brescia.

Nei suoi dipinti i critici gli riconoscono in genere una composizione quasi sempre ben equilibrata, colori vivi e robusti, che lo rendono senza dubbio una delle figure più rappresentative di questo “manierismo provinciale”.

E doveroso ricordare fra le tante opere di Pietro da Marone anche:

· la Pala della Chiesa di Noboli nella quale è raffigurata la Madonna in trono col bambino ed i Santi Bernardino, Nicola da Tolentino e Bartolomeo.

· il dipinto presente a Zanano nel Palazzo Avogadro, forse appartenuto in passato alla famiglia Avogadro, copia molto fedele dell’ “Ecce Homo” dipinto dal Tiziano nel 1547 per Carlo V°.

· il dipinto presente sull’Altare Maggiore della Parrocchiale di Villa Carcina, raffigurante la Madonna con il bambino ed i Santi Emiliano e Tirso.

Pietro da Marone più di ogni altro pittore bresciano dell’estremo cinquecento poté vantare delle affinità pittoriche con il Romanino e soprattutto con il Moretto.

Proprio per questo motivo fino all’inizio dell’anno 1935 questa pala fu attribuita indebitamente proprio al Moretto.

Dal primo inventario dei beni mobili del Comune di Sarezzo del 1865 prescritto dall’art. 111 della legge 20/3/1865 si può leggere al bene progressivo n° 10 “Dipinto ad olio della scuola del Moretto con cornice per decorare la Sala delle deliberazioni valore £. 200”.

Il dipinto vista la valutazione era considerato di valore dal momento che il totale dell’inventario della sede comunale era di £. 971.60 e comprendeva tra vari arredi anche n° 3 sciabole, n° 1 tamburo, n° 2 carabine, n° 2 revolver dell’ex guardia nazionale per le guardie municipali.

L’autentica paternità dell’opera pittorica si deve ad un curioso episodio. Infatti durante la notte del 28 dicembre 1934 la pala della Madonna in trono con il bambino ed i SS. Faustino e Giovita venne rubata mentre si trovava nella sala consiliare appena restaurata. A darne la notizia alla Regia Questura di Brescia fu lo stesso podestà Gino Prunali la mattina del giorno successivo.

Quindi dopo un paio di giorni lo stesso Podestà scrive alla regia Questura di Brescia che “in conformità …...trasmetto di seguito i nominativi delle ditte e delle persone che hanno ultimamente frequentato per ragioni di lavoro i locali del municipio prendendo così visione della tela rubata (seguono i nominativi delle ditte).

Hanno avuto occasione di prendere visione del quadro tutti i Podestà e Segretari dei fasci della Valletrompia quando presso il Municipio avevano luogo le riunioni della cessata VII° zona e cioè fino al dicembre 1932. Diresse i lavori di sistemazione il geom. Angelo Taoldini di Gardone V.T.”.

In data 4/1/1935 la regia Sovrintendenza all’arte Medioevale e Moderna di Milano con sede a Palazzo Brera, scrive al Podesta’ di Sarezzo: “oggetto: furto di un dipinto attribuito al Moretto. Quest’ufficio apprende dai giornali la notizia del furto di un dipinto attribuito al Moretto, avvenuto pochi giorni addietro a Sarezzo. Affinchè questa sovrintendenza sia messa in grado di compiere qualche indagine, si prega la S.V. di voler fornire maggiori particolari sul furto stesso, nonchè trasmettere, se esiste, una fotografia del dipinto stesso”.

Il giorno successivo la pala viene ritrovata integra, come e dove non è dato sapere. Si sa con certezza invece che del furto e del relativo ritrovamento del dipinto attribuito al Moretto se ne occupano numerosi giornali locali ma anche la stampa nazionale fascista, e addirittura lo stesso direttore di “Regime Fascista”, l’Avv. Roberto Farinacci che nel n° 6 del citato giornale descrive il ritrovamento della tela del Moretto rubata a Sarezzo la notte del 28/12/1934.

E’ opportuno ricordare che l’Avv. Roberto Farinacci in quel momento è uno degli uomini più influenti del regime fascista, membro del Gran Consiglio, Ministro di Stato, si affermò più tardi come il capo della fazione all’interno del partito fascista più radicale ed antisemita e fu il maggior sostenitore dell’alleanza con la Germania.

Ebbe quindi un ruolo decisivo nella fondazione della Repubblica Sociale. Fu fucilato nel 1945 a Vimercate dai partigiani subito dopo la Liberazione.

Il Podestà, dopo il rumore fatto dai giornali riguardo al furto del dipinto attribuito al Moretto, fa provvedere urgentemente all’esame artistico della pala ritrovata al fine di giungere all’individuazione della vera paternità dell’opera.

Invita pertanto urgentemente a Sarezzo il Prof. Cav. Alessandro Scrinzi, direttore dei Civici Istituti d’Arte di Storia di Brescia e ispettore Onorario dei Monumenti e Scavi il quale in data 6/1/1935 giunto a Sarezzo con dei collaboratori si ferma tutta la giornata e dopo aver attentamente analizzato il dipinto giunge alla conclusione che la tela non è attribuibile al Moretto, bensì ad un pittore contemporaneo forse a Pietro da Marone.

Cosicché quando è in grado di avere la citata perizia, il Podestà, evidentemente scocciato della pubblicità fatta al fatto di Sarezzo risponde in data 7/1/1935 un po’ polemicamente all’Onorevole Avv. Roberto Farinacci sminuendo volutamente il valore artistico del dipinto “In relazione alla notizia riportata nel n° 6 del 6 corrente mese dal giornale da Lei diretto e riguardante il ritrovamento della tela rubata in questo municipio la notte del 28 dicembre scorso, credo opportuno precisare quanto segue: dopo il ritrovamento, la tela, dai giornali attribuita al Moretto, è stata opportunamente esaminata dal Direttore dei Civici Istituti di Brescia il quale ha esplicitamente dichiarato che il dipinto, pur risalendo al cinquecento, non è opera del Moretto e non rivela alcun pregio artistico. Soltanto la cornice nella quale è riposto il quadro è stata riconosciuta di qualche valore.

Quanto precede mi permetto significare con preghiera di voler rettificare quanto è stato oggetto della pubblicazione diramata alla stampa senza sentire lo scrivente. Ossequi fascisti”.

Resta infine da rammentare che il podestà Prunali Giacomo nato a Brescia il 15/1/1898 nominato Podestà con R.D. il 14/5/1926 a solo 28 anni, confermato in carica con R.D. il 7/5/1931, nominato Cavaliere nell’Ordine della Corona d’Italia in data 25/101931 a fine febbraio dello stesso anno viene sostituito alla guida del Comune dal Commissario Prefettizio Mario Cascini e qualche mese dopo dall’Ingegnere Pietro Franchi, direttore della fabbrica Fermo Coduri di Ponte Zanano, prima come commissario prefettizio e poi come Podestà.

Osvaldo Guerini

 

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