bannerstoria.gif (25830 byte) INDICE STORIA

  STORIA 26

Pubblichiamo la terza ed ultima parte del documento denominato GLI AVOGADRO DI ZANANO”

GLI ULTIMI AVOGADRO

Fino ad alcune decine d'anni fa un angolo del vecchio cimitero di Sarezzo era riservato alle famiglie più importanti del comune.

Accanto alla tomba dell'ultimo Bailo, erano allineate sul muro di cinta alcune lapidi che risalivano all'800. Una di esse recava scolpite (in latino) queste parole: "Alla memoria di Orazio Avogadro, figlio di Vincenzo e di Lucrezia Bocchi, sposo di Teresa Bonincontro, che visse 45 anni, 3 mesi, 21 giorni, medico illustre, noto per la pietà, la religione, la beneficenza. Morì il primo novembre 1837 compianto da tutti. La moglie Teresa allo sposo egregio e i figli al padre benemerentissimo posero piangendo". I funerali celebrati dal parroco di Sarezzo Giacomo Turrinelli, si svolsero nella chiesa di San Martino di Zanano con la partecipazione di tutti gli abitanti della contrada. Scompariva così l'ultimo discendente della nobile famiglia, morto a Zanano e sepolto nel cimitero di Sarezzo, accanto alla tomba di sua madre morta l'anno precedente all'età di 82 anni.

Tra le mura del grande e grigio palazzo restavano i tre figli in tenera età, Vincenzo 11 anni, Giacomo 9, Martina 8, la sposa ed una sorella, Caterina, di 60 anni, "da molto tempo diventata pazza".

La sventura, che sempre, nel corso dei secoli, aveva accompagnato le sorti dei nobili Avogadro, parve accanirsi ancora di più negli anni del loro tramonto, con il suo bagaglio di malattie e morti premature. Alle vicende familiari, si accompagnarono, altrettanto funeste, quelle politiche. La rivolta giacobina del 1797, seguita dal crollo della Repubblica veneta, cancellò l'aristocrazia di sangue, ma anche i superstiti patrimoni della nobile famiglia. Nel 1819 gli Avogadro possiedono un "estimo", cioè una ricchezza, valutato in lire 13.388 contro un estimo di lire 120.439 dei fratelli Ottavio e Angelo Bailo.

Le cronache del tempo dicono che nel 1799, con il momentaneo ritorno dell'Austria, gli abitanti di Sarezzo si raccolsero in chiesa dove "levarono ringraziamenti al cielo per essersi liberati dalla guerra e promisero di essere sudditi fedeli dell'Austria come lo erano stati di Venezia". Le speranze muoiono all'alba. Il ritorno di Napoleone vede il ritorno delle truppe francesi con tutte le conseguenze che conosciamo.

Iniziano alcuni anni di terribile carestia; le antiche confraternite religiose che assistevano i poveri ed i malati sono state cancellate, i monasteri che provvedevano pane per i poveri sono chiusi.

Dilaga la miseria, mentre scorbuto, pellagra, tisi, tifo petecchiale menano strage tra gli abitanti del comune. C'è tanto da fare per un giovane neolaureato in medicina come il dottor Orazio Avogadro che nel 1820 viene nominato medico condotto del comune di Sarezzo. Inizia così la "carriera", il dottore "più benvoluto dalla popolazione", con un compenso annuo di lire 500 e con il compito di assistere gratuitamente tutti i poveri del comune.

Il dottor Orazio trovò il tempo per convolare a giuste nozze con Teresa Bonincontro di Salò ed i due stabilirino la loro dimora nel palazzo di Zanano dove viveva l'anziana Caterina. Ma subito, di comune intesa, i coniugi Avogadro decisero di aprire le porte della loro casa ai mendicanti, ai malati da assistere, agli orfani senza casa. Il palazzo divenne così un ricovero per i bisognosi o, come allora si diceva, "un Pio luogo" o "Casa di Dio". Questa istituzione rimarrà viva fin verso la fine del secolo, quando si trasformò in orfanatrofio femminile. Per un lungo periodo la "Casa di Dio" di Zanano fu amministrata direttamente dalla omonima istituzione di Brescia che vi aveva nominato Nassini Domenico "camparo", ossia guardia dei campi e dei boschi avuti in dono dagli Avogadro.

All'inizio dell'estate 1836 a Sarezzo scoppia improvvisa e virulenta l'epidemia di colera. Da subito il dottor Orazio "si dichiara disponibile ad ogni occorrenza di prestarsi alla cura dei malati che venissero attaccati dal Cholera" e insieme ad altre persone procura letti e lenzuola per i colpiti dal male. Una sera, era il 25 giugno, stava tornando da Brescia quando fu avvertito che Innocenzo Paroli di Zanano stava male. Fu quello il primo di una lunga serie di decessi dovuti al colera. Toccò poi a Margherita Beccalossi, a Giacomo Buffoli, ad Andrea Lurani…

Ma "dopo pochi giorni che fu scoppiato il Cholera anche il dottore è colpito dal morbo e la sua malattia durò per più tempo". Riuscì a guarire, ma il suo fisico era irrimediabilmente minato. Fu costretto a letto: "ascite" fu la diagnosi, un “versamento” causato da un male profondo a cui, nel 1837, seguì la morte.

Vincenzo Avogadro. Nacque a Zanano il 1° febbraio 1826. A 18 anni prese domicilio in Brescia, presso lo zio Bonincontro che gli faceva da tutore. Potè cosi completare gli studi intrapresi e laurearsi in legge.

Entrò nel seminario diocesano e fu ordinato sacerdote il 13 giugno 1849. Nel 1852 entrò nella Congregazione dei Padri della Pace ed iniziò l’opera di apostolato dedicandosi alla formazione dei giovani della città. Fu un apprezzato predicatore: la sua oratoria popolare ed arguta attirava sempre una folla di ascoltatori.

Negli ultimi anni di vita stabilì con il fratello Giacomo di cedere tutti i loro beni alle suore Ancelle della Carità di Brescia perché vi aprissero un orfanatrofio per le ragazze abbandonate del Comune di Sarezzo. Morì a Brescia il 16 novembre 1892.

Giacomo Avogadro. Nacque il 12 febbraio 1828. Entrò in seminario ancora da ragazzo e fu ordinato sacerdote a Bergamo il 14 agosto 1850. Trascorse i primi anni di apostolato come Vicario coadiutore presso la Cattedrale di Brescia dove era conosciuto per la sua particolare eloquenza. Il 15 agosto 1863 fu nominato Prevosto di Rovato dove trascorse il resto dei suoi anni, stimato dai Rovatesi come un santo per la sua vita ascetica. Da buon Valtrumplino tuttavia non disdegnava la caccia: ogniqualvolta, nel periodo autunnale, giungeva a Zanano, amava recarsi nella località montuosa di Paule, antica proprietà della famiglia Avogadro posta sopra il convento di Gardone V.T., dove, in prossimità della chiesetta, aveva un posto di caccia.

Morì a Rovato il 10 dicembre 1899 e venne sepolto nel locale cimitero. Con lui scompare definitivamente la nobile stirpe zananese.

Martina Avogadro. Nacque il 13 giugno 1829. Fu battezzata subito dopo la nascita “per essere in supposto pericolo di morte”. “Martina – scrive Elisabetta Girelli – ricevette la sua prima educazione da una madre esemplarissima in ogni virtù”. Frequentò l’istituto delle suore Orsoline di Brescia dove intraprese gli studi magistrali perché era suo desiderio dedicarsi alla formazione morale e intellettuale delle ragazze del paese. Nell’aprile del 1856 Martina conseguì la “patente” per l’insegnamento elementare, ossia il diploma di maestra e iniziò ben presto la sua vita di insegnante.

Nell’ottocento le maestre erano dipendenti comunali, non c’erano edifici scolastici e la stessa frequenza degli alunni era saltuaria. La giovane Martina usciva ogni mattina sulla piazza di Zanano, radunava una schiera di 40, 50 fanciulle dai 6 a 12 anni e le conduceva in casa sua.

Prima di insegnare loro a leggere e scrivere doveva pensare alla loro pulizia e spesso ai loro abiti e al cibo. “Alcune vestiva da capo a piedi ed erano le più misere e sudice e Martina con eroica carità le lavava, pettinava e vestiva.” Dopo il 1850, per iniziativa del cappellano di Zanano, don Luigi Torri, furono fatte consistenti opere di ristrutturazione della Chiesetta di San Martino. Tra l’altro fu innalzato il campanile sul quale venne collocato un nuovo concerto di cinque campane. In quella circostanza fu ampliata la cappella della Madonna e “la famiglia Avogadro offrì lo spazio per dare lo sfondo necessario alla suddetta cappella che si interna nella loro casa. La buona Martina aiutò le opere con generose elargizioni e volle privarsi anche dei vari ornamenti preziosi per farne omaggio alla Regina del cielo”.

Quando nel 1863, il fratello Giacomo fu nominato Prevosto di Rovato, Martina fu costretta a lasciare Zanano e le sue alunne per seguirlo. Trascorse sedici anni della sua vita a Rovato dove divenne animatrice della Compagnia di Sant’Angela Merici. Intanto però “una lenta malattia di petto (la tisi) la trasse lentamente alla tomba. Si sperò che l’aria nativa di Zanano potesse giovarle, ma non servì che a procurarle l’ultima consolazione di morire nella sua casa paterna”. Morì il 20 novembre 1876. Ai funerali “partecipò l’oratorio di Zanano di cui la defunta era stata fondatrice ed anche l’oratorio di Sarezzo”.

Verso il 1890 i fratelli Vincenzo e Giacomo Avogadro chiamarono a Zanano le Suore Ancelle di Brescia, alle quali cedettero tutto il patrimonio di case e terreni, compresa la chiesetta di S. Martino, perché aprissero un orfanatrofio femminile.

C’era a Zanano la Contrada del Lusnato; era il gruppetto di case sorte sul ciglio di un viottolo che univa la Contrada di sopra (via Redolfi) alla Contrada di sotto (via S. Martino). Un viottolo che nei giorni di pioggia si trasformava in un torrente le cui acque corrodevano la base del campanile e allagavano le case della Piazza.

Il 6 aprile il Consiglio Comunale di Sarezzo deliberò di denominare la Contrada Lusnato VIA AVOGADRO “per ricordare questa nobile ed antica famiglia sì meritatamente stimata nel comune e che va estinguendosi”.

Roberto Simoni

 

INDICE STORIA

PROSSIMA PUNTATA

 

Elaborazione grafica Radio Rete 5. ...2000