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  STORIA 25

GLI AVOGADRO A ZANANO   2° parte

Bernardino da Siena era giunto a Brescia con alcuni suoi frati francescani nella primavera del 1442. Nel mese di aprile volle raggiungere Gardone, “terra grossa della valle Tromplina”, nota per le sue fucine d’armi e per le rivalità fra gli abitanti che spesso si concludevano a suon di archibugiate sulla pubblica piazza. In tale circostanza il santo frate passò da Zanano dove lo troviamo il giorno 20 aprile “nella casa in contrada Prato di Zucchello del Magnifico Sig. Giacomo di Avogadri”. S. Bernardino doveva sottoscrivere il preliminare di donazione con il quale il nobile Avogadro gli cedeva 86 tavole di terra (circa 3.300 mq.) sita in località val Cavrera presso Gardone per costruirvi un convento con una chiesetta dedicata a S. Maria degli Angeli. L’atto fu sottoscritto da Luchino de Redolfi e Francesco Rodengo.

Un altro episodio che vede protagonista un Avogadro accadde nel 1490. Sempre un Giacomo Avogadro entrò in lite con il comune di Gardone per via dei possedimenti che i nobili di Zanano vantavano a nord del ponte di Zenano. C’erano dei problemi di confine ed il Magnifico sig. Giacomo Avogadro, “cittadino di Brescia e patrizio veneto”, venne citato in giudizio ove dichiarò che “per molti anni aveva visto i sacerdoti di Gardone, Magno ed Inzino venire in processione con parecchi uomini nella festa di S. Marco fino ad un prato al ponte di Zenano. E allo stesso modo facevano i sacerdoti del comune di Sarezzo che giungevano fino allo stesso prato al ponte di Zenano”. L’Avogadro confermò tuttavia che il prato dove giungevano le processioni era nel territorio di Sarezzo, “anche se vi sono parecchie persone di Gardone che hanno delle possessioni, ossia dei prati, nel comune di Sarezzo”.

Dalle piccole contese alle grandi battaglie. Nel 1512 il conte Luigi Avogadro (Alvise), uno dei quattro figli del grande Pietro, si mise a capo di un vero e proprio esercito di Valtrumplini e Valsabbini per cacciare i Francesi che da tre anni occupavano Brescia; a guidare le truppe c’erano anche due Avogadro di Cogozzo e Giovanni Bailo di Sarezzo. I Francesi furono dapprima costretti a retrocedere, ma quando in loro aiuto sopraggiunse Gastone de Foix con 12.000 soldati, ebbe inizio il più memorabile saccheggio che Brescia non avesse mai subito ed una terribile carneficina.

Luigi Avogadro ed i due figli, Pietro e Francesco, ebbero mozzata la testa. Soltanto il figlio dodicenne, Antonio Maria, riuscì a salvarsi trovando scampo a Venezia.

Nel ‘500, pur non tralasciando del tutto le armi, gli Avogadro di Zanano e le famiglie collaterali divennero i protagonisti del grande sviluppo nel campo artigianale e commerciale che caratterizzò per tutto il secolo l’intero nostro territorio comunale. Gli archivi storici conservano un incredibile numero di atto rogati dai notai dell’epoca (vedi i Ferandi di Sarezzo) relativi alla costruzione, ampliamento, compravendita e affittanza di fucine, mulini, case e terreni.

Al ponte di Zenano c’era (allora) il più importante forno fusorio della valle con a capo quel Calfurnio che, oltre ad essere un rinomato “maestro di forno” era professore universitario. I maggiori proprietari del forno erano gli Avogadro ed i Redolfi di Zanano ai quali seguivano i Danderi-Bailo ed i Perotti di Sarezzo. La casa-osteria con portico e corte presso il ponte apparteneva a Giacomino Redolfi di Zanano. I vari Avogadri, Avogadrini, Redolfi, (o Retulfi), Melioli, Odolini e Costanzi sono i proprietari di seriole e seriolette che, derivate dal Mella, scorrono fra Zanano Noboli e Sarezzo per muovere i magli delle fucine e le grandi ruote dei mulini. Sono documentate le frequenti riunioni che si svolgono nella casa del Magnifico Signor Decio Avogadro sita nella piazzetta di S. Martino per decidere le necessarie periodiche riparazioni “del vaso della seriola”. Un Giorgio Avogadro, figlio di Lorenzo, patrizio veneto e cittadino di Brescia, possiede alcune fucine fra cui quella “posta in contrada della fucina, detta anche contrada dell’hospitale o della breda degli Avogadro” che nel 1522 viene affittata per metà a Simone Bombardieri di Noboli.

Il 30 maggio 1539 Simonino Bellinelli Avogadro fu Avogadrino compera da Raffaele Bombardieri fu mastro Venturino “la metà di una fucina del ferro molle di Noboli con la sua metà dei carbonili e di tutti gli attrezzi cioè dei mantici, del maglio, della mazza, dell’incudine, della seriola ..”. Il 3 febbraio 1517 il Magnifico Signor Decio Avogadro vende al Comune di Sarezzo il grande mulino che sorgeva in prossimità della piazzetta di Zanano.

Inizia così da parte dei vari Redolfi, Odolini, Melioli, ma soprattutto degli Avogadro, la vendita di grande parte dei loro beni...

Il comune acquisisce “la casa con portico e corte e tutto il terreno circostante “di Piò 4 e tavole 2” in contrada del ponte di Zenano, numerose pezze di terra “arativa, prativa, adacquativa” con stalle e fienili e estesi boschi lungo la valle di Gombio (località Grina, Caragnolo, Pirla …), il bosco Dosso della Rovere (Zanano) prati e boschi in località Grassi e Paier (Sarezzo)”.

L’alienazione di tante proprietà culminò, intorno al 1600, con la vendita fatta dal conte Lorenzo Avogadro “di tanta parte di diversi beni stabili al comune per lire 40.000”.

Si intensifica in questo periodo la trasmigrazione di numerosi Avogadro da Zanano verso i tanti possedimenti e palazzi che essi contavano a Brescia, Bovezzo, Rezzato, Flero, Capriano, Bagnolo, Gambara….

Ma “la classica cornice di quelle maschie figure – scrive Luigi Falsina – restò sempre l’aspra e rupestre valle che fu la culla della loro stirpe e il principio della gloria loro”. A Zanano, attraverso il conte Lorenzo, rimasero i discendenti del grande Pietro, non più dediti alle armi, ma alle attività agricole ed artigianali.

Fra i cittadini di Brescia residenti a Zanano rimasero alcuni Redolfi, proprietari lungo tutto il ‘700 di numerose fucine che ebbero a ricoprire posti di responsabilità nel campo amministrativo e religioso nel nostro comune. Gli Avogadro, che a partire dallo sventurato Alvise poterono fregiarsi anche del titolo di conti, insieme alla ricchezza andarono perdendo l’antica egemonia nell’ambito provinciale e valligiano.

La loro influenza rimarrà circoscritta nel campo comunale dove continuarono a godere il generale ossequio per quanto avevano fatto e ancora facevano per l’intera comunità di Zanano. Erano essi a farsi periodicamente promotori della ristrutturazione della “loro” chiesetta. Già nel 1496 i cittadini e vicini abitanti a Zanano si erano riuniti sulla piazza per stabilire di “ampliare e fabbricare” la chiesa di S. Martino. Nel 1615 il conte Scipione Avogadro assegnò alla chiesetta di Zanano “tre pezze di terra” al fine di assicurare stabilmente un sacerdote che celebrasse la messa ogni giorni, riservando a sé ed ai suoi eredi il diritto di “giuspatronato”, cioè la possibilità o meno di approvare la nomina del cappellano.

Nel 1648 lo stesso Avogadro “che nella terra di Zenano aveva buona parte della sua entrata”, dona alla chiesa di S. Martino “altra pezza di terra allora affittata” per il mantenimento del cappellano che svolgeva anche le funzioni di maestro per i fanciulli della contrada.

Forse viene fatto in questi primi anni del ‘600 un ulteriore ampliamento della chiesa prolungandone la navata sul sagrato davanti al palazzo degli Avogadro. A testimoniare questo prolungamento della chiesa resta una scritta scolpita sull’architrave della porta laterale: “1604 –DIVO MARTINO DICATUM – (1604 – Dedicata a S. Martino)”.

Fino al 1957 era possibile vedere come la facciata della chiesa arrivava all’ingresso del medesimo palazzo.

In segno di riconoscenza, il “General Consiglio” del comune di Sarezzo, ogni anni in occasione della Pasqua, “deliberava il solito donativo degli Agnelli ai Signori Conti Avogadri”. Inoltre concedeva loro “di ponere nel bosco sul Dosso della Rovere (che il comune aveva acquistato da un Avogadro) li Archetti per uccellare nella stagione d’autunno”.

Nel ‘700 le numerose famiglie di cittadini abitanti a Zanano si avviano all’estinzione. Scompare Giacomo Avogadro, e poi Alovisio e sua moglie Chiara, e in seguito Orazio, Bortolo, un altro Giacomo …

Vanno scomparendo anche gli Odolini, i Redolfi, i Costanzi di Noboli. Tutti, anziché nel cimitero parrocchiale di Sarezzo, trovano sepoltura nella chiesa di S. Martino dove ogni famiglia ha il suo sepolcro. Intanto dalla vicina Francia giungono gli echi della rivoluzione che spazzerà via il decrepito governo della Repubblica di Venezia. E’ questo il segnale che il vecchio mondo è ormai giunto alla fine.

La rivoluzione, proclamando tutti “cittadini”, non vorrà più riconoscere né titoli nobiliari né supremazia di sangue.

La Deputazione di “cittadini” eletti dal Consiglio comunale di Sarezzo nel 1797 per professare fedeltà al nuovo Governo Provvisorio di Brescia non comprenderà nessun Avogadro.

[continua sul prossimo numero di “Sarezzo Informa”]

 

Roberto Simoni

 

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