STORIA 24
GLI AVOGADRO A ZANANO 1° parteNel lontano 1660 "nacque contesa et rissa tra li cittadini habitanti nella terra di Zenano di Valtrompia per alcuni Banchi di particolari che si ritrovavano nella chiesa di S.to Martino". Anche in chiesa i "cittadini" occupavano i primi posti nei banchi presso l'altare, mentre i "contadini" dovevano prendere posto nelle panche in fondo alla navata. "Per levare queste risse" intervenne il vescovo di Brescia, Cardinale Pietro Ottoboni (che sarà Papa con il nome di Alessandro VIII°), il quale ordinò al cappellano di portare fuori, sul sagrato, tutti i banchi della discordia. Immediatamente i cittadini, "vedendosi privati delle loro antiche comodità", cessarono di fare le loro consuete elemosine e "per questa causa tutte le cose andarono di male in peggio". La chiesa rimase priva di ogni paramento. Solo dopo circa dodici anni "i cittadini" ottennero dal nuovo vescovo, Gio. Marino Giorgi, di poter riportare in chiesa i loro banchi e la pace si ristabilì tra gli abitanti di Zanano: i cittadini riebbero i loro antichi privilegi ed i contadini videro "le limosine" fioccare nuovamente abbondanti.
Questo aneddoto, realmente accaduto, mette in luce un particolare aspetto di Zanano, feudo degli Avogadro, allorchè gli abitanti erano nettamente divisi in due classi sociali, i ricchi cittadini e i poveri contadini. I cittadini erano i nobili Avogadro e le numerose famiglie ad essi collegate da vincoli di parentela, come i Redolfi, gli Odolini, i Melioli ; famiglie che, staccandosi dal ramo principale, avevano assunto il nome del capostipite (patronimico): Redolfi da Rodolfo, Odolini da Odolino seguito quasi sempre dal cognome originario, Avogadro, o de Advocatis.
"Avogadro - Avogadri". Ma chi erano costoro? Facciamo un salto indietro nel tempo quando a Brescia erano chiamati con questo nome i membri di alcune nobili famiglie ai quali il vescovo aveva affidato la difesa e la salvaguardia, anche con le armi, dei suoi vasti possedimenti. Numerosi documenti relativi a donazioni ed investiture ci informano che, fin dalla prima metà del 1200, alcuni Avogadro amministravano per conto del vescovo dei beni posti nella bassa Valtrompia. Prima del 1300 un Avogadro di Brescia riceve l'investitura, cioè l'incarico di amministrare il territorio vescovile di Zanano.
Forse compito principale dell'Avogadro fu inizialmente quello di difendere la bassa Valtrompia dalle incursioni ghibelline che potevano venire, attraverso la valle di Gombio, dalla Valle Camonica e da Bergamo, città ghibellina.
E' infatti in questo periodo che, nel punto più strategico della nostra valle, al ponte di Zanano, sorge un borgo fortificato, detto castello di Testaforte.
Non sappiamo con certezza né l'origine né l'anno di investitura degli Avogadro di Zanano. Alcuni storici pensano che siano un ramo dei Signori della Scala di Verona, gli Scaligeri, il cui stemma era costituito da tre scale (o fasce contromerlate) vermiglie in campo d'argento (a parte i colori è questo lo stemma che troviamo a Zanano). Altri ritengono che siano originari di Firenze o del territorio di Bergamo da cui provengono gli Avogadro del Giglio, il cui stemma reca un giglio rosso in campo d'oro e d'argento. (Da questo stemma deriva quello della Valtrompia).
Il primo documento che testimonia la presenza degli Avogadro a Zanano è una pietra rinvenuta a Sarezzo nel XVI° secolo in un angolo tra il sagrato e l'antico cimitero dove sorgeva la loro tomba, nel luogo dove venne costruita la torre campanaria. La pietra (che possiamo vedere nella cappella tra la parrocchiale e la casa canonica) reca scolpito lo stemma delle tre scale, con incise sopra e intorno, in un latino approssimativo, le parole che, tradotte, suonano: "ANNO DEL SIGNORE 1337. QUESTO MONUMENTO E' DEI SIGNORI DE ADVOCATIS DE ZENANO".
Gli Avogadro di Zanano furono gli indiscussi protagonisti delle frequenti lotte che in terra bresciana opposero i Guelfi ai Ghibellini e delle battaglie sostenute dalla Repubblica di Venezia contro i Visconti di Milano.
Nel 1337 (l'anno scolpito sulla citata pietra rinvenuta a Sarezzo), Azzone Visconti, ghibellino, si fa proclamare signore di Brescia. Una rivolta antiviscontea viene tentata da un manipolo di Valtrumplini e Valsabbini guidati da un Avogadro di Zanano che falliscono nel tentativo di occupare Brescia.
L'impresa riuscirà nel 1402, quando Pandolfo Malatesta, signore di Fano, si impadronirà della città con il decisivo aiuto dei Valtrumplini che "grossi e minacciosi calarono que' valligiani guidati dal loro Avogadro".
Dopo la vittoria, il Malatesta, in segno di riconoscenza, donò a Pietro Avogadro "luogo, terra, territorio et homini di Polaveno".
Venezia chiamò nuovamente in suo aiuto gli Avogadro nel 1420, allorché il Carmagnola, al servizio dei Visconti, rioccupò Brescia.
Nel 1426 Pietro Avogadro radunò un esercito di volontari della Valtrompia e Valsabbia in Franciacorta e quindi entrò in città da Porta Pile costringendo i soldati dei Visconti alla fuga. Venezia riuscì a ristabilire il suo completo dominio in terra bresciana l'anno successivo e donò a Pietro Avogadro l'intero territorio di Lumezzane.
Nuovamente i Visconti tentarono di riprendersi Brescia nel 1438 e ancora una volta trovarono la più accanita resistenza nei valtrumplini comandati da Pietro Avogadro ed in tutti i bresciani.
Leggendaria l'impresa di Brigida Avogadro, sposa di Pietro, che dall'alto delle mura incitava una schiera di donne a versare sugli assedianti pece bollente e fascine di legna in fiamme. Pietro Avogadro, "guerriero celebratissimo", fu insignito della stola d'oro ed entrò a far parte della nobiltà veneta ottenendo così l'ambito privilegio di partecipare all'elezione del Doge.
Del "grande vecchio", Pietro Avogadro, morto intorno al 1473, restano a Zanano alcune preziose testimonianze: con tutta probabilità a lui si deve l'ampliamento e l'abbellimento del palazzo e di alcuni edifici del paese che conservano il caratteristico aspetto rinascimentale.
In via S. Martino, al n° civico 21, c'è un portale sovrastato dallo stemma nobiliare "scaligero" con le iniziali P. A..
La distinzione degli abitanti di Zanano in due rigide, e qualche volta contrapposte, classi sociali si protrasse fino a tutto l'800 lasciando segni evidenti nell'assetto urbanistico del vecchio paese e nella stessa psicologia degli abitanti consapevoli e gelosi custodi della loro autonomia e "unicità".
Una pergamena, rogata dal notaio Gasparino Ferandi di Sarezzo in data 4 febbraio 1516, ci fornisce l'elenco "dei cittadini di Brescia abitanti in Zenano, riuniti nella caminata dipinta (la grande stanza provvista di camino e affrescata) della casa del magnifico signor Decio Avogadro posta in contrada della piazzetta di S. Martino", per la stima dei beni di ogni cittadino alla presenza dei testimoni: Corsino del fu Barboy, mastro Battista de Zucotti, Alessio de Ziliane, Antonio Maspiano.
Magn. signor Decio de Advocatis
Sig. Giorgio de Advocatis
Sig. Alessandro de Advocatis
Francesco TROVISAN de Melioli
Mastro Francesco e Paolo de Redulfis
Franceschinus de Lana
Bertolino Avogadrini
Simonino Avogadrini
Antonio e Gabriele figli del fu ser Redolfino
Pietro e Baldassarre figli del fu Bonifacio de Meliolis
Giovanni e Francolino figli del fu Obizio de Odolinis
Giovanni Francesco del fu Marco de Odolinis
Bartolomeo de Odolinis
Eredi del fu Quaiotto de Odolinis
Tonio del fu Giacomino de Redulfis
Pietro de Belinellis
Bernardino de Belinellis
Francesco detto Grottesco de Randonibus
Bertolino de Meliolis
Girolamo del fu Luchino de Redulfis
Gabriele del fu Giacomo de Redulfis
Tonolo del fu mastro Venturino de Redulfis
Eredi del fu Redolfo de Redulfis
Pietro al posto del padre ser Taddeo de Redulfis
Eredi del fu Money de Randonibus
Domenico figlio di ser Taddeo de Redulfis
Cristoforo Melioli
Eredi di Onorio CATTANEO
Eleggono come estimatori Paolo del fu Giovanni Redolfi, Antonio del fu ser Redolfino Redolfi e Francolino del fu Obizio Odolini con la facoltà di stimare tutti i propri beni, cioè di ricevere tutte le polizze dei detti beni e sulla base delle stesse stabilire l'estimo; affidano inoltre al magnifico signor Decio Avogadro l'incarico di verificare il predetto estimo. (A.S.Bs, Not. Di Brescia, Filza 398, notaio Gasparino Ferandi).
[continua sul prossimo numero di Sarezzo Informa]
Roberto Simoni
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