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STORIA 20
IL MELLA IN PRIMO PIANO
LALLUVIONE DEL 1850 - LEONARDO A PONTE ZANANO
A cura di Ernesto Pintossi
Dopo alcune settimane di pausa, in vista del 150° anniversario della grande alluvione del 1850, riprendiamo il tema del fiume nel territorio di Sarezzo. Lo faremo su due livelli, ricordando lalluvione del 1850 e le ipotesi di visita a Ponte Zanano del grande artista e scienziato Leonardo da Vinci. Apparentemente si tratta di due argomenti completamente diversi, ma cè un collegamento: il fiume che forniva lenergia idraulica per il forno fusorio di Ponte Zanano. Lo stesso fiume, in quel tragico 14 agosto 1850, devastò tutta la vallata: fu causa di una calamità rimasta nella tradizione e nella memoria.
Ecco una cronaca, non quella già parzialmente presentata su queste pagine, opera di Angelo Mazzoldi, ma quella di Matteo Pellizzari, pubblicata nel 1887 dalla tipografia Aliprandi con il titolo Le ruine del Mella nella provincia bresciana.
La notte del 14 agosto 1850 fu per noi bresciani notte di spavento, di grida, di stragi, di ruine, di desolamenti.
Poche ore travolsero nella più disperata miseria molte e molte famiglie che per una lunga pezza dovranno contentarsi dun pane che basti a condurre una poverissima vita; duna logora veste a coprimento della nudità; dun avanzo di casa a ricovero degli stemperamenti delle stagioni.
Un istante spense il più ridente aspetto delle nostre vaghissime pianure! Un istante tramutò i più floridi campi in deserti di ghiaia, in mucchi di sassi, di macigni. Un istante rese taciturne le vie, e desolate le case de più ameni e lieti villaggi.
Tutti i bresciani, e quanti lItalia vanta suoi figli lamentano altamente gli incalcolabili devastamenti del Mella, che in questa notte resero squallida la Valle Trompia e grandissima parte della provincia bresciana. Il tetto crolla de padri, il campo si sprofonda che li ha nutriti.- Sarezzo è uno dei paesi, in cui la catastrofe più si ravvolse fiera e dolorosa. Le sue rovine furono menate dal torrente Reducla, che corre giù per mezzo il paese. Quivi tu non ci vedi, che uno spaventevole ingombro di sassi e di macigni, parte tradotti dalla valle, parte funesto avanzo di case crollate.
La Chiesa fu tutta allagata dalle acque, e fu a un pelo che essa altresì non diroccasse. Solo una vittima conta questo infelice paese. Del bestiame affogato è inapprezzabile il danno.
Gran parte eziandio delle cataste di legna e di carbone, fu dalle montagne travolta dagli infiniti torrentelli, che irrompevano da ogni parte, e fu vista rimescolarsi collonde del Mella e portata Dio sa dove.
In questo villaggio si narra di una scena compassionevole damor materno da far spezzare il cuor più duro daltissima pietà.
Era nel fitto della notte, e nel punto più spaventevole delle grida e della strage.
Una donna sentì allimprovviso mancarle sotto i piedi la stanza e traballare tutta la casa: sotto di sé ode roinare la camera, dove dormivano due sue figliolette: giù precipita furibonda per le crollanti scale, afferra a tempo e strignesi al seno con mortale angoscia quelle bambine, e gridando: Santissima Vergine, mi salva queste creature, o me pure togli ! Sollecita risale; attraversa la casa pel tetto, e per un pertugio slanciasi in altra casa sua vicina, mentre dietro le spalle si sente il fracasso di quella, ondè fuggita, che ruina, e che sparve ai suoi occhi.
Una giovane donna fu trovata in sul mattino mezza morta accovacciata in un avanzo di camera, che fatto arco della persona, proteggeva due fanciulle pure mezzo morte, ma luna e le altre furono riavute e salve
A questo termine della mia narrazione domando io stesso. Pigliando le cose da alto: quale fu la straordinaria cagione di un avvenimento così straordinario?
La cagione vuol essere doppia: luna celeste, tellurica laltra.
Quale sia la cagione terrestre, io dire veramente non mi saprei: il popolo sempre visionario e fantastico parla di scoscendimenti e spaccature di montagne, di tremuoti, di stemperamenti daria, di rovesciamenti di mari, di ebollizione di acque sotterranee sterminate, di (e ciò par più vero) ingrossamenti maravigliosi di torrenti e di fiumi; ma lacqua piovve diluviando dallalto, e gli astronomi, i quali deposero mesi fa che le continue piogge di qualche tempo addietro avevano forse loro origine dellavvicinarsi al pianeta terra di una stravagante cometa veduta dai loro osservatori, forse questa volta stessa conchiuderanno che la prodigiosa alluvione ebbe origine e incremento da un avvicinarsi ancor più luttuoso e serrato dalla stessa cometa, vero genio del male: Oh come ci volgono tristissimi tempi! Duri eterna la grata ricordanza di que generosi italiani che con larghi soccorsi lacerbo caso de propri fratelli confortavano.
A questo proposito lo stesso Pellizzari propone in nota: Lanimo de bresciani fu tosto e vivamente commosso allannuncio delle fraterne disgrazie. La carità cittadina versava di subito generosi conforti agli infelici nostri valliggiani, e oltre un 15 m. lire in vestiti ed in genere di prima necessità venivano sollecitamente tra quelli dispensate. Di presente sono così fatti gli sforzi della carità bresciana in soccorso dei danneggiati che non hanno pane né tetto, chio non so ricordarli senza lagrime di commozione.
Come scrisse Pietro di Lorenzo Gilberti in Inondazioni del Mella pubblicato nel 1951, al 25 gennaio del 1851, erano state raccolte L. 771.337,03 non solo in Italia (e in particolare da Milano, Mantova, Pavia, Cremona, Verona, Como, Vicenza, Padova, Udine, Treviso, Piemonte), ma anche nei territori soggetti (come Brescia) allimpero asburgico (Ungheria, Tirolo italiano e tedesco, Istria e Illiria, Vienna e arciducato dAustria, Dalmazia e litorale, Margraviato di Moravia e Slesia).
Approssimativamente si può dire che furono raccolte somme superiori ai 5 miliardi attuali.
Un anno dopo la grande alluvione le somme raccolte sfioravano il milione di lire (965.026), approssimativamente non lontani dai sette miliardi attuali.
Ma il Mella non è stato solo morte e distruzione, ma anche attività economiche, come dimostrano queste note tratte dalla relazione tenuta da Roberto Simoni a Ponte Zanano il 12 maggio scorso.
Ad ipotizzare il passaggio da Ponte Zanano del grande Leonardo è il maestro Roberto Simoni. Infatti a Ponte Zanano, sulle rovine del castello di Testaforte (citato nelle pergamene di Bovegno e punto strategico di difesa della Valtrompia), fu costruito un forno fusorio. Ci sono documenti, come quello del 4 marzo 1504, che evidenziano lattività della struttura.
Infatti in quella data venne registrato lavvenuto acquisto di ferro da parte di Giovanni del fu Bartolomeo de Danderis, uno dei capostipiti dei Bailo, di notevole quantità di ferro. Proprio i Danderis, gli Avogadro e i Perotti erano associati nella gestione del forno fusorio costruito sulle rive del Mella. Data lattività del forno in quegli anni a cavallo tra XV e XVI secolo è possibile ipotizzare il passaggio di Leonardo da Vinci.
In quegli anni la Valtrompia si segnalava per il grado di sviluppo tecnologico. In particolare è da ricordare il sistema di aerazione dei forni: la coppia di mantici di legno mossa dallenergia fornita dallacqua consentiva di rendere più elevata la temperatura del forno, con relativi vantaggi nei processi di fusione. Proprio queste innovazioni tecnologiche (i mantici di legno erano più resistenti rispetto a quelli di cuoio), unite alle avanzate tecniche di lavorazione del ferro (ferro stello, ferro molle, ferro ladino) erano oggetto di interesse da parte di Leonardo da Vinci. Ovviamente non ci sono certezze, ma alcuni indizi fanno pensare al viaggio in Valtrompia. Nel 1497 è segnalata la presenza a Brescia di Leonardo. Nel 1508 ci sono testimonianze di un viaggio nelle valli bresciane. Nel documento originale del castello reale di Windsor è stata tratteggiata una cartina della Valtrompia. Alla distanza di 7 miglia da Brescia è indicato Sarezzo. Non cè Zanano, ma Ponte Zanano, proprio dove la strada attraversa il fiume. Sono molte le tracce del forno fusorio: tra gli altri la Còla, il rialzo presso il fiume Mella che ancora oggi si raggiunge per via Testaforte e che serviva per caricare il carbone di legna necessario per arrivare alle elevate temperature, fondamentali per la fusione del ferro. Ancora pochi anni fa nel fiume si potevano trovare degli strani sassi. In realtà erano gli scarti della lavorazione del ferro, le loppe.
Anche dallo studio delle strutture murarie e della posizione dei vicoli e delle strade di collegamento è possibile risalire al forno fusorio.
Insieme alle fucine, distribuite in varie zone del territorio di Sarezzo, è la testimonianza della lavorazione del ferro nel nostro comune. Sia nel forno, sia nelle fucine, lenergia utilizzata era quella fornita dal Mella e dalle sue derivazioni.
Ernesto Pintossi
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