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  STORIA 19

OBERTELL DAY e la famiglia BALDUSSI

Domenica 16 luglio (dal pomeriggio fino a notte) ritornerà l’”Obertell day”. Il nome anglicizzato può trarre in inganno. Si tratta di una festa che è stata ideata lo scorso anno per riunire i membri della famiglia Baldussi, i discendenti da Giovanni, il primo della famiglia residente a Sarezzo. Quest’anno sarà aperta a tutti, ma ci offre lo spunto per proporre alcune note sulla famiglia che per molti decenni abitò nella località “Obertell”. Ma ritorniamo a Giovanni Baldussi: venne ad abitare nella località “Obertell”, posta sulle alture che dominano l’abitato di Sarezzo. Allevamento di bestie, povera agricoltura di collina, alberi da frutto: erano le risorse di una famiglia che nel corso degli anni ha avuto un ruolo considerevole nel nostro comune. Molti sono i Baldussi che hanno svolto funzioni importanti. Per esempio da uno dei rami femminili di questa famiglia discende uno dei sindaci di Sarezzo di questi ultimi decenni: Faustino Cinelli, nipote di Faustino Giovita Baldussi e figlio di Maria. In occasione di questa festa organizzata nella località di antica residenza dei Baldussi, ripercorriamo con alcune brevi note la storia “minima” della famiglia.

Cagnaghe.jpg (25425 byte)La famiglia Baldussi di Sarezzo è originaria di Prezzo, frazione di Pieve di Bono in Trentino, una località posta sulla strada che conduce a Madonna di Campiglio. In Valtrompia i Baldussi arrivarono verso la fine del 1700, molto probabilmente per motivi di lavoro. Nello stesso periodo altre famiglie provenienti da Pieve di Bono vennero ad abitare a Sarezzo. Nei registri anagrafici della parrocchia di Sarezzo, analizzati da Maffeo Gitti, (ma anche nei documenti notarili di altre località) ci sono indicazioni chiare di presenze trentine in Valtrompia e dei Baldussi in particolare. Per esempio un Pietro Balduzzi (le varianti Baldussi, Balduzzi e Balducci sono quasi sicuramente relative allo stesso ceppo, spesso ritornano indifferentemente per la stessa famiglia anche nei registri parrocchiali), originario sempre di Pieve di Bono, è registrato a Fontana di Lumezzane in un

documento notarile. Il primo dei Baldussi registrati a Sarezzo è invece Giovanni, originario della località trentina e marito di Francesca Scaia, anch’essa trentina. Il figlio Benedetto nacque in Trentino, ma fu il primo a sposarsi a Sarezzo con Maria Uberti, domiciliata a Sarezzo. Proprio questi dati consentono di ipotizzare il trasferimento della famiglia Baldussi da Pieve di Bono a Sarezzo verso la fine del XVIII secolo. Dal registro dei decessi (in occasione della morte di Giovanni, il 27 luglio 1843) è possibile risalire al capostipite: Benedetto, nato probabilmente intorno al 1730 nella località trentina.

Giovanni Baldussi e Francesca Scaia ebbero due figli: Giovanni e Benedetto. Per la famiglia Baldussi il1843 fu anno luttuoso. Infatti il 3 gennaio morì Francesca “per marasmo senile”, mentre il 27 luglio concluse la sua vita Giovanni. Giovanni aveva 84 anni e la sua morte fu provocata da “asma senile”. Come detto, il primo figlio, Benedetto, sposò Maria Uberti il 16 luglio 1812. La cerimonia fu celebrata dall’arciprete Gio: Batta Montini, con testimoni Gio: Baldracchi e Gio: Batta Cagna. La coppia ebbe 4 figli: Giacomina, Gio: Santo, Angelo Benedetto e Giacomo. Benedetto era contadino di professione e abitava in località Obertello. In quegli anni Sarezzo, che pur contava su alcune fucine e alcune calchere, come testimoniano per esempio le cronache dell’alluvione del 1850, era sostanzialmente una località rurale. La maggior parte della popolazione si dedicava all’attività agricola. E lo stesso vale per Benedetto Baldussi e la sua famiglia. All’Obertello il lavoro era continuo e faticoso. Allevare mucche, altre bestie, animali da cortile, seguire i cicli della fienagione, coltivare le strette strisce pianeggianti, ricavate dai pendii grazie a duro lavoro, il taglio dei boschi non erano attività semplici, richiedevano notevole impegno e soprattutto, in tempi in cui non c’era alternativa al lavoro manuale, obbligavano ad una fatica improba. La località Obertello, una delle più panoramiche del comune di Sarezzo, è ora una specie di paradiso, rimasto quasi inalterato rispetto al passato. Ma quando dalla terra, dai prati e dal bosco bisognava ricavare il necessario per vivere, Obertello era una delle zone del comune di Sarezzo dove si trepidava in caso di maltempo e di grandine, dove si osservava attentamente il cielo in attesa di piogge nelle frequenti estati secche. E in inverno non si poteva sprecare la legna, fondamentale fonte di energia.

Solo la presenza di bestie rendeva la stalla meno fredda nelle lunghe serate invernali. Benedetto, registrato come possidente, contadino, morì a Sarezzo nel 1870.

Dei figli di Benedetto seguiamo ora Angelo Benedetto. Nato il 31 luglio 1831, Angelo Benedetto nello stesso giorno fu battezzato dall’arciprete Turinelli. Il padrino fu Antonio Zanardelli di Sarezzo. La levatrice “approvata” fu Maddalena Sottini. Angelo Benedetto sposò Maria Pezzarossi il 27 agosto del 1860. Maria aveva 7 anni meno del marito. Essendo “illetterata”, non potè firmare il registro. I testimoni della cerimonia celebrata dall’arciprete Borra furono un sacerdote (Lorenzo Vivenzi) e un abitante di Sarezzo, (Giacomo Guizzi). La coppia ebbe 5 figli: Giacomo, Rocco, G. Battista, Benedetto e Faustino Giovita, nato nel 1871, il 24 novembre.

Nel 1875 Angelo Benedetto sposò in seconde nozze Maria Zanelli di Alone, dalla quale ebbe un altro figlio: Giuseppe Luigi. Nel nostro itinerario seguiamo Faustino Giovita. Il 24 novembre del 1871 fu battezzato dall’arciprete Borra. Il padrino fu Giuseppe Grazioli, la levatrice Lucia Sottini. Il 18 giugno del 1894, sempre alla presenza dell’arciprete Borra e dei testimoni Giovanni Colosio e Giambattista Balduzzi, Faustino Giovita sposò Giuseppina Francesca Cinelli di pochi mesi più giovane (era nata infatti il 5 maggio 1872). Giuseppina Francesca era di professione operaia.La professione di Francesca Cinelli è un segno dei tempi, delle trasformazioni in atto in quegli anni a Sarezzo e nel resto della Valtrompia. La coppia ebbe 10 figli: Fausto, Luigi, Angelo, Giacomo, Teresa, Giuseppa Rosa, Maria, Lucia, Francesca e Angela. Faustino Giovita morì in località Borione il 23 luglio 1923 a soli 52 anni, anche se sul registro dei decessi risulta indicata erroneamente l’età di 57 anni. E’ uno dei più anziani tra i morti della primavera-estate di quell’anno.

Sulla stessa pagina don Vittorio Laffranchi ha infatti registrato con una bella e regolare grafia i nomi dei morti di quel tragico 1923. Sono molti, ma soprattutto sono giovanissimi: suggeriscono alcune valutazioni da opporre a chi vorrebbe tornare acriticamente nel passato.

Bastano alcune indicazioni per scoprire che chi loda il tempo trascorso non considera quante tragedie nascondono gli anni passati, anche quelli non caratterizzati da guerre e conflitti di vario tipo. Da maggio a settembre del 1923 nella parrocchia di Sarezzo (che comprendeva anche Zanano, Noboli e Ponte Zanano) morirono 34 persone. La più anziana, una donna di Ponte Zanano, contava 74 anni. I bambini con meno di un anno (pur escludendo i due casi dei bambini morti prima della nascita) erano 12, circa il 35% del totale dei decessi. A questi si devono aggiungere altri 4 bambini deceduti entro i 10 anni. Più della metà delle morti era dunque relativa a bambini, ai piccoli che non avevano ancora superato l’età della infanzia. Sono cifre impressionanti e soprattutto sufficienti per evidenziare quanto fosse limitata l’aspettativa di vita per chi nasceva. Certo era il 1923, ma si trattava anche dell’Italia, la nazione che voleva portare la civiltà tra le genti africane. Questi stessi dati possono costituire anche la base di una riflessione per chi ha dimenticato, o non ha mai conosciuto le reali condizioni di vita non solo dei paesi del terzo mondo, ma della civilissima Italia.

Ernesto Pintossi

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