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STORIA 18
Sarezzo nella Storia continua con un articolo sullantica strada del Gelè che scendeva a Noboli e quella detta della Val di Gombio che andava a Polavine a cura del maestro Roberto Simoni.4.500 anni fa in Egitto venivano innalzate le grandiose piramidi e la sfinge già volgeva lo sguardo allorizzonte. I primitivi abitanti della Valtrompia uscivano allora dalletà della Pietra.
Ne sono una chiara testimonianza le sei punte di lancia del periodo neolitico rinvenute nella grotta detta la Büsa del Töf che si trova tra Ponte Zanano e Noboli, sopra la strada del Gélé. Questo tratto di strada (oggi un sentiero quasi impraticabile) è ciò che resta della più antica strada di valle che scendendo dalla val Cavrera, (Gardone) giungeva a Ponte Zanano passando attraverso i campi (via Carducci, via Pintozzi). Scendeva nella Grina (via della Fonte), in località Gélé e a Noboli, mantenendosi sempre sulla destra del Mella. La strada del Gélé (da zel-gelo, perché particolarmente gelida in inverno) era detta anche de la Büsa, perché era in prossimità della Büsa del Töf che nel neolitico doveva essere un posto di vedetta per gli abitanti del vicino villaggio nascosto tra la folta vegetazione, un villaggio dallarcaico nome di NOB-OI.
(NOB radice da cui vengono nomi come nube, nembo, nebbia significa ombra - umidità; OI, dal greco antico RE-ROI, significa fiume - acqua - corrente. (OI non è il nome dialettale della val Camonica?). NOBOI, quindi, significa posto allombra, vicino al fiume).
Da Noboli la strada proseguiva verso S.Vigilio e Collebeato passando ad occidente di Brescia. I valligiani che scendevano la valle per recarsi in città a vendere le loro mercanzie percorrevano questa strada e attraversavano il Mella al ponte delle Crotte.
Successivamente, a questa antica strada, unaltra se ne aggiunse: partiva sempre da Gardone, attraversava il fiume al ponte di Zanano, proseguiva per Zanano, Sarezzo, Pregno, accostata alla montagna sulla sinistra del Mella, fino a Brescia.
Lungo i secoli la strada del Gélé vide il passaggio degli uomini delletà del Rame e del Bronzo, degli Etruschi e dei Celti che contribuirono in modo determinante alla estrazione del ferro dalle miniere dellalta valle e alla sua lavorazione. Probabilmente questa strada fu resa percorribile ai carri proprio nel periodo etrusco - celtico per favorire lo sviluppo, allora realizzatosi, nella produzione e nel commercio degli attrezzi di ferro.
Con la conquista della valle da parte di Roma (16 a.C.), la strada vedrà anche il passaggio dei legionari romani e, qualche secolo dopo, dei Longobardi e dei Goti.
La crescita demografica e lo sviluppo economico che si verificò verso lanno Mille interessò anche il nostro territorio che divenne il punto di maggiore transito tra la valle Sabbia e la valle Camonica: attraverso i due ponti posti allimbocco delle due valli secondarie di Lumezzane e di Gombio (el put de Noboi el put de Zanà) passarono pastori e artigiani, mercanti e pellegrini, monaci e furfanti. Il 20 aprile 1442 un fraticello di nome Bernardino da Siena giunse a Zanano nella casa sita nella contrada di Prato Zucchello (del prat süchel) del Magnifico D.Giacomo di Avogadri per sottoscrivere il documento con il quale il nobile di Zanano gli faceva dono della pezza di terra, in val Cavrera, presso Gardone, per fabbricare una chiesa la quale sarà chiamata La Madonna degli Angeli, et anche il convento. In quella circostanza S. Bernardino si recò a Noboli e percorse la strada del Gélé per recarsi appunto in val Cavrera. Un passaggio importante per gli abitanti di Noboli: da quella circostanza si può datare il singolare legame che sempre cè stato fra la contrada, S. Bernardino e i frati di Gardone. Per secoli essi (i frati) percorsero la strada del Gélé per recarsi a celebrare la messa a Noboli. Dopo la morte di S. Bernardino (1444) e la sua canonizzazione (1450), la chiesetta di Noboli, che forse era dedicata a S. Apollonio, ebbe il titolo di S. Bernardino.
Durante la nota pestilenza del 1630 (quella descritta dal Manzoni), il sindaco di valle, Orazio Lorandi, vietò a quanti dovevano scendere dalla valle di passare da Zanano, uno dei paesi più sospetti di peste; essi dovevano passare per la strada di Noboli fino a S.to Vigilio.(Quellanno, a Zanano, su 280 abitanti, 125 morirono a causa del terribile morbo).
Le documentate alluvioni dei secoli seguenti distrussero più volte la strada del Gélé rendendola impraticabile per molti anni. Una calamità questa particolarmente infausta nel 1500, allorché a Noboli, sotto la corna, tra lantica strada e il fiume, erano attive le fucine dei Bombardieri e dei Costanzi. La mancanza della strada impediva il passaggio dei carri che scendevano dalla valle di Gombio per portare alle fucine il carbone di legna, costringendoli a recarsi fino quasi a Sarezzo per passare sul ponte di Noboli. Si ha notizia di disastrose alluvioni, relative agli anni 1667, 1738, 1757, nel corso delle quali la strada a nord e a sud di Noboli fu completamente rovinata
Una ricostruzione fu decisa dal comune di Sarezzo in epoca napoleonica. Nel 1812 il comune affidò i lavori allimpresario Fortunato Peli di Zanano che si impegnò a ultimare i lavori entro due anni per un compenso di Lire 948.
Lalluvione più rovinosa fu quella straordinaria del 14 agosto 1850: tutto il tratto di strada da Ponte Zanano a Noboli, lungo la Grina e il Gélé scomparve travolto dal fiume. Il comune fu costretto ad intervenire su tutto il territorio e alle prese con debiti enormi; deliberò di ricostruire le strade e i ponti di più urgente necessità. La ricostruzione della strada del Gélé fu così accantonata (con una minore spesa di Lire 5.915,07). Lopera fu compiuta nel 1882 alla vigilia di una nuova alluvione del Mella che tornò a distruggere la strada appena ricostruita.
Oggi la strada del Gélé è solo uno stretto sentiero deserto e dai più dimenticato. Solo una sua pronosticata sistemazione potrà far rivivere questo angolo del comune che conserva, tra le pieghe della sua storia, il sapore delle cose antiche.
La strada che da Ponte Zanano, attraverso Polaveno, scende a Iseo, fu sempre una frequentata via di transito fra la bassa Valtrompia e la valle Camonica. Nel passato era una impervia carreggiata percorribile a piedi, a dorso di mulo o, al più con i piccoli carri a due ruote detti benel.
Il tratto più battuto era quello della val di Gombio, tra Polaveno e Ponte Zanano, percorso ogni giorno da lunghe file di carri stracarichi di legna, di pali o di carbone di legna da smerciare perlopiù a Brescia o nei paesi della Bassa. Ma quando la strada si faceva intransitabile, per gli abitanti di Polaveno, di Gardone e di Sarezzo erano guai. Polaveno protestava perché non poteva più vendere i suoi prodotti, Gardone (proprietario della maggiore parte di campi e boschi della valle) chiamava in causa Sarezzo, mentre questultimo comune asseriva di non avere un soldo per le necessarie riparazioni.
Nel 1818 i tre comuni interessati si trovano davanti allurgenza di ricostruire la strada che dal ponte di Zanano arriva al Cortivazzo (così si denominava allora la località Stella). Ma lintesa è difficile. Sarezzo afferma che la finitura della strada reca poco o nessun utile agli abitanti del comune e, inoltre, il deperimento della strada è colpa di quelli di Gardone, proprietari dei Beni situati in quella valle. Polaveno si dichiara disposto a contribuire per un quarto della spesa totale. Gardone non vuole contribuire per nulla.
Tra discussioni, contrasti e ricorsi, passano quasi dieci anni. Alla fine Polaveno anticipa un quarto della spesa, mentre i rimanenti tre quarti restano a carico di Sarezzo.
I lavori, iniziati nel marzo 1830, si conclusero nel settembre 1832 e costarono la complessiva somma di Lire 7.535,28.
Nel corso di questa ricostruzione venne abbandonato il tratto che dalla località S. Martino (oggi Barbecc e Bortolotti) passava accostata alla montagna, per farla proseguire al centro della valle fino a Gombio.
La situazione divenne drammatica nel corso della alluvione del 14 agosto 1850, quando lo straripamento del Gombiera cancellò completamente la strada seppellendo i campi sotto un enorme strato di fango e ghiaia. Dopo alcuni mesi di suppliche e inutili attese, gli amministratori di Polaveno scrivono: La strada detta della val di Gombio, unica vita del povero paese di Polavine (sic), non è più praticabile ( ) Sarezzo promette, ma non mette mano ad unopera di assoluta necessità. Il povero comune di Polavine, vedendosi ingiustamente tradito, non potendo più recarsi a Brescia con la propria legna e carbone, dalle cui entrate trae la vita lintera popolazione, implora che sia ricostruita quanto prima la strada.
Nel settembre 1853, il comune di Sarezzo appalta i lavori per la ricostruzione della strada sulla base dasta di Lire 1.586,25.
La gara dappalto viene vinta dallimpresa del curato di Zanano, don Luigi Torre, che chiede la complessiva somma di Lire 793 per un tratto di strada della lunghezza (dissero i progettisti) di m 2.830,5, partendo dalla strada Valleriana al Ponte di Zanano fino al confine di Polaveno, al caseggiato detto Cortivazzo.
E anche questo uno scampolo di storia sconosciuta o dimenticata che, nella sua piccolezza, può servire a maggiormente apprezzare quello che antenati ci hanno tramandato.
Roberto Simoni
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