STORIA 144
DUE
LETTERE DI GIUSEPPINA PORSCIER A OTTAVIO BAILO
Ottavio Bailo è lultimo
rappresentante della famiglia di Sarezzo che ha avuto tanta importanza nella storia del
comune. Muore nel 1842, dopo una vita vissuta senza disdegnare i piaceri mondani, le donne
e la caccia tra gli altri (ricordiamo il palazzo in Visala, sorto inizialmente come casino
per la caccia, appunto, e dove nel 1836 viene benedetto lOratorio pubblico eretto
per volontà dello stesso Ottavio Bailo). Frequentava la società mondana di Brescia,
Milano, Venezia ed aveva ereditato unenorme fortuna.
Una delle donne che egli ebbe modo
di frequentare era una francese, certa Giuseppina Porscier, che, ammalata, in viaggio
verso
Tra le braccia del marito poi
ripensa ancora a Ottavio, verso il quale il marito stesso dimostra gratitudine (non era
evidentemente un uomo geloso), anche se poi
Specifica anche che il marito è
ben Contendo che si scriviamo reciprocamente e poi, non sa leggere il vostro Caratere,
cioè Ottavio poteva scrivere qualunque cosa che tanto non sarebbe stato compreso.
Tra i beni immobili che lultimo
dei Bailo aveva ereditato cera anche un palazzo dove risiedeva abitualmente, a
Brescia, in contrada dei Santi Giacomo e Filippo (lattuale via Battaglie). Qui
Siamo, detto per inciso, in pieno
periodo di restaurazione dopo il crollo della potenza napoleonica.
Riporto il testo integrale delle
due lettere, per quanto non siano certo, come si può vedere, un esempio di pura
grammatica italiana, ma considerando che anche in questo consiste la bellezza di certi
documenti e di certe corrispondenze (senza dimenticare che la scrivente non era italiana).
Mi pare comunque che sia quasi integralmente comprensibile.
Lunedì a Torino 19 settembre
1814
Preg.mio ed Caro amico
Questo oggi o mio Cortiale amico,
sono mezza amalata e piena di malinconia arivatà a Torino ove tutti gli oggeti che si
presentanno agli mie occhi, non mi inspirano che dristessa e malingonia.
Io adunque non saprei meglio
impiegare questo Missero dempo, che nel scrivere al mio caro e buon amico; o mio Dio;
quanto penso che nel Continuare il mio Viaggio sempre di più mi alontano del amico il
più cortiale e generoso; oh; alora son for di me stessa, il mio spirito mi appandona e mi
sento morire, ah; non cè dolore magore del mio, tutto il conforto che mi resta, è
la speranza di revetervi ben presto ed che voi possiate conservare gli stesi sentimenti
protestatomi prima della mia infelice partenza, ah; si mio caro amico conservate questi
sentimenti io ne sono ben degnia perchè non cè affeto più sincero del mio, la mia
partenza di Brescia non è niente in confrondo del dolore che provo attesso, perche in
tanto che voi mi eravate vicino, mi pareva encora incretibile che si abbiamo di lasciare,
ma attesso che pure veto che non siete più viccino di me e che ne pure posso avere la
speranza di vetervi di quà otto o quindeci gorni che tante città si [ci] separino, e che tante altre
si separerano ancora per antare incontro un destino, che pure troppo sento che mi rentera
infelice, o Dio; Conforto perche mi sento sucompere e non posso più reggere a tanti
imagine lucubre. Supito [subito] che avreto ricevuto la pressenta scrivetemi a
Embrun perche non posso più aspettare il momento di ricevere delle vostre nove uniquo
conforto che potete dare alla vostra infelice ed desolata amica, vi diro che sono stata
ben acolta col mezzo della Lettera di ricomantacione ho drovato la padrona di casa assai
buona e mi ha in questi pocchi momenti dimostrata tutti gli attensioni possibile, abbiamo
fatto bene di prentere dei luigi qua valino 24 lire.
Vi lascio caro amico per antare a
letto perche mi sento assai male, epure vi lascio con il maggore rincressimento perche nel
scrivervi mi pare di vetervi e di parlarvi, e voi mio generoso amico che fatte avete fatto
buon viaggio, pensate voi a me scrivetemi tutto e appritemi il vostro core, ditemi anche
quanto siete arrivato à Brescia.
Salutatemi danto il Sig.o Gaetano [il custode della casa di Visala
Gaetano Bodini] e mio caro Vissale [Visala] quanto ci anterede e tutti gli amici
che dimanterano conto di me addio mio caro non posso più scrivere, il pianto mi sufocha
addio mio amabile ed generoso amico agratite le sincere ed inalterate proteste della
vostra affez.ma obb.ma serva Giusseppina Porscier ricapito a Madame Porscier poste
resdante a Embrun.
P.S. Nel momento che sono per
sigilare la mia lettera vengono a dirmi che la diligenza non va più a Briansone
(Briançon) e che pissonniera [bisognerà] aspetare locacione
[loccasione] di una vetura che è ben dificile di drovare per Chamberi
(Chambéry) io troveri facilmente ma pissioneria slongare la di tre gorni ed meglio
aspetare locasione di una vetura, vi scrivero il tutto un aldra volta.
Indirizzata
AllOrnatissimo Signore
Il Signore octtavio Bailo
Condrata St Gacomo Filipo
Dipartimento del Mella
Brescia
_________________________________
Amabile e generoso amico
Vi prego scusarmi o caro, si
alquanto tardi vi scrivo per informarvi del mio stato; vi diro adunque che non ho potuto
scrivervi più presto essento io stata amalada a Torino sei giorni è non sono arivata
quivi che li 27 di questo mese. Vi ho scrito da Torino, non so se avete ricevuto la mia
lettera, il medesimo giorno quando vi ho scrito la sera mi è venuto una febre che mi ha
tradenuto a letto per cinque giorni; sono stata obbligata di prentere una vetura per me
sola, perche
Mio marito mi è venuto ad
incontrare a Briancone, ove abbiamo presso la diligenza fine [fino] a Embrun, che è il più
brudo paesse che posiate imaginarvi in messo alle montagnie ove non si trove niente da
mangare cha un pocco di carna di pecora, ho; mio caro e generoso amico voi non potete
imaginarvi la mia tristà situacione io sono qui in messo a delle gran Rocce a piangere lamico
il più caro il più dengnio [degno] e il piu generoso che potro mai trovare in
questo mondo, ah; si, voi solo erevato [eravate] luomo unico per formare la
mia felicità, ah; dove siete voi mio caro e quando è che vi rivedro, io sono cosi
confusa che non sò scrivevi che dristeza e malinconia non sabbrei dare pace a questo core
tropo affecionnato alla vostra persona. Negli bracci medesimi di mio marito non posso fare
a meno che di sospirare e chiamarvi ognie momendo, un solo momento che stava con voi o mio
caro paghava tutti i dispiaceri che ho potuto sofrire, ed ere preferibile a tutti i
piaceri che mi ci procuro a questo ora, mio marito si ed gia acordo del mio tristo
condengnio [contegno], ed io gli ho confessato che voi nerevato [ne eravate]
Questa lettera ve la scriva
nascostamende, perche mio Marito la vorebbe vetere, pisognera che ve ne scrive un altra
che leggera pure egli ancora.
Vi lascio o mio Caro con dolore,
perche non ho altro piacere che di dratenermi con voi unico oggedo che posso amare e
stimare di tutto il mio Core. Agradite li Veraci sentimenti piene di stima coli quali mi
protessto, ber sempre la vostra aff.ma Sin.ma ed Obbl.ma Serva ed Amica.
Giusseppina Porscier
Embrun li 28 settembre 1814
Indirizzata
AllOrnatissimo Signore
Il Signore octtavio Bailo
Con.ta di St. Giacomo Filippo
a Brescia in Italia
Dep.to del Mella
Brescia
Stefano
Soggetti
INDICE STORIA PROSSIMA PUNTATA
Elaborazione grafica Sergio Piccini Radio Rete 5 - Portale Valtrompianet