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STORIA 142

LE ORIGINI DEI COGNOMI PIÙ DIFFUSI A SAREZZO

A Sarezzo i cognomi più diffusi sono nell’ordine Belleri, Guerini, Pintossi, Peli e Poli. Per delinearne il percorso storico, la loro presenza a Sarezzo durante i secoli, attraverso la documentazione di atti civili e patrimoniali, è necessario considerare che molte famiglie erano coloni legati alle possessioni agricole.

Quando la redditività di queste possessioni era insufficiente avvenivano migrazioni forzate o volontarie di interi nuclei familiari che confidavano di trovare nella Provincia terreni più redditizi. Accadeva pertanto che ceppi famigliari comparivano e scomparivano in località diverse, anche molto lontano dalle precedenti.

Ma veniamo alla “classifica” dei dieci cognomi più diffusi a Sarezzo, determinata dall’ultimo censimento, ai loro significati e alla loro graduale affermazione sul territorio.

Il cognome “Belleri”, corrispondente a ben 297 abitanti, guida la graduatoria dei più diffusi nel nostro Comune .

La presenza di famiglie Belleri è certamente sparsa su tutto il territorio comunale, soprattutto in Seradello e Valle di Sarezzo.

Questo cognome ha origini incerte ed è diffuso in tutta la nostra Provincia (a Polaveno si contano 215 Belleri, a Gardone V.T. 194, a Brescia 196). La sua origine potrebbe essere riferita ad uno dei tanti toponimi con la radice bell- o ad un soprannome sempre legato al vocabolo bello usato come attributo. Nel 1677 nel giorno del Natale un ribelle valtrumplino, tale Battista Belleri, uccise il corriere ufficiale di Milano. Ci fu un caso diplomatico fra le autorità milanesi, che dipendevano da Carlo II di Spagna, e l’autorità veneta che controllava Brescia.

Seguono a ruota i “Guerini” con 275 presenze sul territorio comunale.

Le radici di questo cognome possono farsi risalire all’alto Medioevo, alle orde Unne che si spostarono a sud tra le quali c’era la tribù dei Werino. Due sono le ipotesi che spiegherebbero l’origine del nome:

·        “Wehr” era l'arma (la lancia) che usava la tribù. Il termine “wehr” è ancora presente in lingua germanica con il significato di difesa, arma o argine.

·        Dal loro modo di vita sociale, dai corpi di guardia a protezione della tribù, derivò il nome “Warter” che indicava appunto il guardiano, colui che protegge, trasformatosi poi in “Werter” e poi ancora in “Werner”. Questo per motivi etimologici. Infatti, molti vocaboli di origine barbara che iniziano con la W seguita da una vocale, in latino maccheronico sono stati ripronunciati sostituendo la W con la GU. Per esempio: werra in guerra, Wilhelm in Guglielmo, schwitzer in sguizzeri, waid in guado ecc. Di conseguenza i Werino, latinizzati, in Guerino e poi in Guerini.

Come sono arrivati a Marone prima e in Vesalla dopo i Guerini? Forse dopo il saccheggio che, nel 452, Brescia subì da parte degli Unni di Attila, una parte dei Werino carichi di bottino,durante il rientro verso i territori del nord attraverso il lago, poichè non vi erano strade che collegavano la Valle Camonica con il resto della civiltà, si sono fermati a Marone, dove risiedono ora 326 Guerini. Altri della tribù si sono spostati in direzioni diverse, trasformando il nome Warino in Guèrin, Guerinì, Varin in francese, Werner,Wering e Göring in tedesco, Warijn in olandese, Guari, Gorina in catalano, Guarino in spagnolo, Varini, Guerini in italiano.

Distanziati figurano poi i “Pintossi” che contano nel Comune 187 presenze. Famoso fu Pintossi Giuseppe di Gardone V.T., vissuto nel sec. XVIII morto nel 1765 detto “il Cocheto”. Amico di tutta la nobiltà bresciana del tempo e del doge Mocenigo per la fenomenale facilità d’improvvisare versi.

Altri Pintossi risiedono a Polaveno (182), Lumezzane (97) e Gardone V.T. (80).

Il cognome “Peli” figura al quarto posto, appartenendo a 140 abitanti. Le famiglie Peli comparvero la prima volta nei catasti di Brescia nel 1517. a Ome oggi risiedono ancora 136 persone con questo cognome ed esiste tuttora il “Dosso dei Peli”, località e caseggiati a nord-ovest della frazione di Martinola. Il toponimo deriva dal cognome locale. Il sacerdote Peli Giuseppe nacque proprio a Ome nel 1653 e fu apprezzato religioso del tempo; fece erigere la Chiesa Parrocchiale di Castegnato. Ben più numerosi sono i Peli di Polaveno (317), ma anche nei comuni di Gardone V.T. e Lumezzane il cognome è diffuso e conta rispettivamente 132 e 114 abitanti.

Altro cognome importante è quello dei “Poli” con 121 presenze. A Vezza d’Oglio esistono località e caseggiati, prati e malghe che portano questo nome. Un certo Poli Crescenzio di Vezza D’Oglio, vissuto nel secolo XVI, fu rettore ed insegnante famoso. Si deve ad un Poli di Vezza D’Oglio la costruzione del rifugio Garibaldi.

Il cognome Poli, fra quelli fin qui citati, è certamente il più noto in Lombardia, essendo presente in circa cinquecento comuni lombardi tra cui Treviolo in provincia di Bergamo (100 presenze), Brescia (197), Gardone V.T. (161), Cremona (185), Milano (301).

Ben più distanziati i cognomi “Zanetti” (85 persone) e “Pedretti” (74 persone).

“Zanetti” è molto presente a Lumezzane (264), Brescia (185) e Bagolino (114) ed è diffuso in tutto il nord Italia. Questo cognome dovrebbe derivare da una variazione del nome Gianni. All’inizio era Giovanni, dal nome dei due fra i santi più venerati: il Battista e l’Evangelista. Dai diminutivi, o voci dialettali, di Gianni sono nati, Giuàn, Zuàn, Zan, Zanetti.

La presenza dei “Pedretti” è documentata nei catasti della città di Brescia fin dal 1568. La forma del cognome a fine Cinquecento è del Pedretto, solo nel Seicento assunse quella attuale.

Quattro generazioni di Pedretti, emigrati in America, si distinsero nel campo dell’arte pittorica, per cui la città di Cincinnati, capitale dell’Ohio, indisse il 12 marzo 1992 il “Pedretti day”. Si cominciò con il decoratore Francesco Pedretti, giunto negli Stati Uniti nel 1848, proseguendo con i suoi due figli, Raphael e Charles, e così via di padre in figlio.

La patria dei Pedretti sul territorio lombardo è Bienno (216) seguita da Gardone V.T. (207), Milano (154) e Brescia (114).

Continuando a scorrere la graduatoria dei cognomi più diffusi a Sarezzo troviamo gli “Antonini” con 66 presenze, i “Tanghetti” con 60 presenze e i “Bertoglio” con 52 presenze.

Il nome latino Antonius, probabilmente di origine etrusca anche se non se ne conosce la radice, è alla base di una serie di cognomi distribuiti equamente in tutta Italia. Un’altra possibile origine di questa serie di cognomi, soprattutto al sud, potrebbe essere il nome greco “Antionos”, che significa “nato prima” (ante gnatos con la stessa radice di antenato).

Antonini sembra derivare da Antonio e numerose sono le varianti, in particolare Antonelli. Austella Antonini morta a Brescia nel 1930 fu superiora generale delle Ancelle della Carità, la cui congregazione è proprietaria del celebre palazzo Avogadro di Zanano.

In Lombardia troviamo Antonini nel capoluogo Milano (229) e a Rho (103).

La patria dei “Tanghetti” è Bovegno (126 presenze) dove ebbero origine le diverse famiglie tra le quali si distinsero sacerdoti e valenti artigiani, con vari soprannomi: Pagera, Raseghino, Cressino, Podestà.

Domenico Tanghetti di Bovegno partecipò attivamente alle Dieci Giornate di Brescia.

“Bertoglio - Berto” presentano un ceppo veneto ed uno lombardo piemontese e possono derivare dal nome medioevale Bertus a sua volta proveniente dal vocabolo longobardo “bertha” (luminoso) o dal celtico “bert” (portatore), o anche dall’aferesi di nomi come Adalberto, Giselberto, Otberto e simili; l’uso di questo nome è presente ad esempio a Firenze nel 1300, dove troviamo un Bertus de Busticis. Un’antica famiglia gardonese di armaioli che portava il cognome Bertoglio, si distinse nel 1626 quandò rilevò dai Chinelli il brevetto di fabbricazione dei moschettoni e delle artiglierie leggere di ferro.

Seguono poi i cognomi Ottelli (47), Baldussi (40), Bianchetti (39), Archetti (39), Ferraglio (28), Ferrari (27).

osvaldo guerini

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