SAREZZO nella STORIA

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STORIA 14

Sarezzo nella storia continua con un articolo dal titolo PICCOLA STORIA DI UN ANTICO EDIFICIO CHE TUTTORA VEDIAMO SUL LATO NORD DELLA PIAZZA DI PONTE ZANANO: "L'HOSTARIA DEL PUT"

a cura del maestro Roberto Simoni.

Tra i "beni" che il comune di Sarezzo possedeva nei secoli passati c'erano ben cinque osterie distribuite nelle frazioni: a Sarezzo; Valgobbia, Noboli, Zanano e Ponte Zanano. Il perché è presto detto. L'osteria era un indispensabile punto di riferimento, non solo per gli abitanti della contrada, ma anche per tutti i numerosi viandanti che provenivano dai paesi vicini e lontani. Erano mercanti, artigiani, soldati e contadini, con gli animali a loro seguito, che trovavano nell'osteria il luogo per riposarsi e rifocillarsi. Dopo una settimana di lavoro, gli uomini del paese, fin dal sabato sera, si ritrovavano all'osteria e qui facevano inevitabilmente le ore piccole chiacchierando, discutendo e cantando, tra un boccale e l'altro di vino nero. Giocavano a carte, alla morra, tra urla e schiamazzi e, non di rado, le discussioni degeneravano in risse che coinvolgevano tutti gli avventori. Oltre che luogo di divertimento, l'osteria era anche la più importante piazza-affari di un tempo. Qui si potevano conoscere novità e pettegolezzi del paese, ma si incontrava l'occasione buona per comperare o vendere il maiale, la mula o un pezzo di terra, qui si potevano concludere gli affari alla presenza dei testimoni, davanti al fiasco di vino, con grandi manate sulle spalle… L'osteria "al put de Zenà" era forse una delle più antiche e importanti del circondario: con il suo ampio porticato al piano terra e la "lobbia" al piano superiore, spiccava nettamente accanto alle casupole in prossimità del Mella. Si trovava poi in una posizione nodale di transito, nella parte settentrionale della bassa Valtrompia ed all'imbocco della valle di Gombio che comunica direttamente con la valle Camonica. In origine doveva trattarsi di un "hospitale", uno di quegli edifici che nell'alto medioevo erano costruiti ad opera dei monaci benedettini nei luoghi di grande passaggio per prestare assistenza ai pellegrini. Con la nascita del comune l'antico ospizio-ricovero, per sua natura di uso comunitario, entrò probabilmente a far parte dei beni del Comune, continuando così il suo servizio a tutta una comunità. Nelle immediate adiacenze dell'edificio c'era un vasto appezzamento di terra "arativa e prativa" di oltre 15 piò che forse fu di uso comune per alcuni secoli. Era denominato "Clot" o "Cuotto", termine che deriva dal latino "clausum", terreno recintato. Era di pertinenza dell'osteria anche "altra pezza di terra in valle di Gombio, detta Caragnolo, di tavole 200". (In un documento comunale si legge che questo appezzamento "è in parte gerottino", cioè ricoperto di gera o ghiaia, "è devastato dalle acque del torrente Gombiera e ingerato dalle acque che discendono dal monte detto Grina"). Per circa 200 anni (all'incirca dal 1450 a 1650 ) la storia dell'osteria è strettamente legata alle vicende del forno fusorio di Ponte Zanano che sorgeva allora in fondo all'attuale vicolo Mella. L'osteria divenne il centro di raccolta e il punto di incontro per quanti avevano interessi con l'attività del forno: i carrettieri che recavano dall'alta valle la "vena di ferro", cioè il minerale da colare nel forno e quelli che giungevano con i carri pieni di carbone di legna, i "mastri" di forno originari della val di Scalve, i "soci" o proprietari del forno, i lavoranti (massaro, feratieri, braschini….), i mercanti. Alla fine del '400 aveva la sua abitazione nell'osteria Giovanni Danderis, detto "Baiulo", figlio di Bartolomeo de Danderis, ( capostipite della celebre famiglia Bailo di Sarezzo ), che con tutta probabilità era uno dei proprietari del forno, insieme agli Avogadro di Zanano e ad altri "compartecipi". Una storia, quella dell'osteria del Ponte , ricca di episodi piccoli o grandi, alcuni dei quali richiamano gli eventi dell'intero nostro territorio e che forse val la pena di ricordare. 28 dicembre 1710. La signora Maddalena Bosio di Marcheno, vedova di Biagio Zoli, di Magno di Inzino, detta il suo testamento al notaio Marchi Giacomo, in giorno di domenica, in una stanza superiore della casa "dell'hostaria", sita nel paese di Ponte Zanano, comune di Sarezzo , presenti come testimoni il signor Lorenzo, figlio di Antonio Cominazzo di Gardone, mastro Carlo Antonio, figlio di Mastro Antonio "dal Deo", abitante a Inzino, Pietro Belli, figlio di Angelo di Gardone, abitante nel comune di Sarezzo, Giacomo Antonio Salvinelli, figlio di Giovanni, i fratelli Paolo Odolino e Antonio, figli di Pietro Odolini, di Zanano, comune di Sarezzo. Febbraio 1814. Isoldati francesi sono costretti a lasciare la nostra valle, mentre gli Austriaci stanno ritornando. Tra un incessante andirivieni di truppe, i valligiani devono provvedere vitto e alloggio ora ai Francesi ora agli Austriaci. La sera del 12 febbraio prendono alloggio all'osteria di Ponte Zanano numerosi soldati austriaci giunti dal Trentino per occupare Gardone. L'oste che ha in affitto l'osteria del comune, Francesco Gitti di Gardone, è costretto a dare loro vitto e alloggio fino a tutto il giorno 17. Partiti i soldati, l'oste consegnò ai responsabili del comune la lista di tutte le spese sostenute in sei giorni per i soldati. Il consiglio comunale "esaminò le pretese dell'oste Gitti per la complessiva somma di lire milanesi 580", ma si rifiutò di pagare , perché, diceva, "la somma richiesta era presentata in maniera assai eccedente". Per oltre tre anni l'oste seguitò a mandare in comune le richieste di rimborso, finchè gli amministratori si decisero di pagare , "a tacitazione finale delle pretese Gitti, la somma di austriache lire 191,88, pari a milanesi lire 250". Il ritorno dell'Austria coincide con una grave crisi economica in tutto il Lombardo-Veneto: il comune di Sarezzo è costretto a vendere gran parte delle sue proprietà anche per provvedere di cibo gli abitanti colpiti da carestia, epidemie e alluvioni. "Per far fronte all'enorme passività del conto preventivo", in data 5 novembre 1817, il Comune mette all'asta tutte "le case ad uso d'ostaria" situate sul suo territorio. Solo il 3 aprile 1823, dopo ripetute aste andate deserte, riesce a vendere l'osteria "con caneva, orto e due pezze di terra sita in Ponte Zanano", a Moretti Gio.Battista di Gardone ricavando lire 8.704. Nella primavera del 1848 (inizio prima guerra di indipendenza) la Valtrompia assiste al passaggio delle truppe austriache che si ritirano verso il Trentino incalzate dai volontari italiani. Nel corso dell'estate la situazione si capovolge: sconfitto l'esercito piemontese (Custoza), i volontari italiani sono costretti a deporre le armi. Da Bagolino , dal Caffaro scendono i cacciatori delle Alpi, scendono i volontari toscani… Il comune di Sarezzo predispone alloggi nelle osterie e nelle case della parrocchia. Dal 1al 10 agosto all'osteria di Ponte Zanano trova alloggio il secondo battaglione dei Cacciatori lombardi del comandante Dalegno. Il "locandiere Francesconi Quinto" invia poi al comune l'elenco delle spese sostenute "per somministrazioni ed alloggi forniti dal Reggimento, al comandante la Divisione e ai soldati della truppa". Il conto, comprensivo di "N° 24 pesi di legna, lumi e facchinaggio" è di lire 132,18, che il Francesconi sconta a lire 127,80. ( conto che risulta prontamente pagato dal Comune ). Quando la terribile inondazione del 14 agosto 1850 colpì la Val Trompia, l'osteria contribuì in maniera determinante a salvare dalla distruzione le case lungo il vicolo Mella, dove un tempo si trovava il forno fusorio . Le cronache narrano che in prossimità della Fucina nuova Franzini (ora località Coduri), le travi, il legname e " l'antica colossale Romiglia che si trovava nella piazza d'Inzino" formarono nel Mella una diga per cui la acque del fiume uscirono dall'alveo e formarono un nuovo ramo che scese a ovest della strada devastando e "subissando" i campi. Ma, giunte in prossimità dell'osteria del Quinto ( l'oste era ancora quel Quinto Francesconi che sappiamo), le acque si abbatterono contro il caseggiato e cessò la loro furia. Scesero poi nella contrada dove "correndo ed asportando il terreno discoversero la base dell'antico forno fusorio" senza recare ulteriori danni. Nell'antica osteria "al ponte di Zanano" si continuò a mescere vino e ad offrire vitto e alloggio ai residenti e ai viandanti per molti anni ancora. Ma all'inizio del '900, complici l'industrializzazione del territorio e la "calata" dei Guerini da Visala, si avviò un lento ma inarrestabile cambiamento che ha finito col cancellare la memoria stessa del passato. Nel 1919 Guerini Luigi, d'intesa con i suoi cinque fratelli, Battista, Davide, Abele, Angelo e Pietro, acquista da Luigi Moretti l'edificio "ad uso d'osteria" con tutto il terreno circostante. I numerosi interventi di ristrutturazione susseguitisi in questi ultimi decenni hanno mutato profondamente l'originario aspetto medievale dell'edificio: le caratteristiche "lobbie" sono scomparse così come l'accesso diretto al portico e al cortile della strada di Valle. La stessa contrada ha finito col cambiare nome: non più "Ponte di Zanano", ma, quasi a voler significare la sua autonomia, semplicemente Ponte Zanano. Un piccolo ma significativo cambiamento.

 

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