SAREZZO nella STORIA

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STORIA 13

PADRE FORTUNATO REDOLFI

Barnabita - Servo di Dio (1777 - 1850)

Le origini Oggi, 8 aprile 2000 ricorre il 150° anniversario della morte di P. Fortunato Redolfi, certamente uno dei più grandi personaggi zenatesi di tutti i tempi. Nacque a Zanano nella casa che fa angolo fra l'attuale via Avogadro e via S. Martino (ora di proprietà delle famiglie Bertoglio - Colosio) l'8 novembre 1777 da Giuseppe Redolfi, insigne dottore in legge, e Angela Tonni. Trascorse qui tutta la sua infanzia. Fu profondamente amico di Gerolamo Archetti: dell'uno e dell'altro si è conservato il nome e la fama di santità. Quando ancora erano ragazzi si impegnavano nel radunare e accompagnare gli altri coetanei alla parrocchiale di Sarezzo per partecipare alle sacre funzioni. Da questa volontà nascerà la sua vocazione ad essere apostolo presso la gioventù. Non essendoci la scuola media in paese i genitori preferirono metterlo in convitto. Fu scelto quello di S. Maria degli Angeli in Monza. Qui coltivò la sua formazione culturale. Si distinse nello studio e rivelò attitudini spiccate al disegno ed alla scultura: sono ancora conservate alcune sue opere. A Monza frequentemente praticava la Chiesa di S. Maria del Carrobiolo, tenuta dai Padri Barnabiti. Qui è nata la sua vocazione allo stato religioso. Ma i disegni dei genitori ed in particolare del padre su di lui erano ben diversi. Inoltre le incertezze politiche date dall'influsso della Rivoluzione francese e l'odio verso la Chiesa e i suoi ministri suggerivano di aspettare tempi migliori per prendere una decisione.

Il primo oratorio informale: a Zanano. Nel 1874, a diciassette anni, ritornò in famiglia a Zanano. Tanta è stata la gioia dei ragazzi del paese per il suo ritorno: infatti in lui trovavano un amico in grado di far passare serenamente il poco tempo libero dalle attività familiari. Infatti, se è vero che il giovane Fortunato era alquanto dedito allo studio personale, trovava però sempre il tempo di frequentare la chiesa parrocchiale e a stare con i ragazzi. Nasce qui la sua vocazione di stare con loro. In particolare la domenica, per tenere la gioventù lontana dall'osteria e dal bere, improvvisava momenti di preghiera, di riflessione, di gioco, e organizzava spettacoli teatrali e rappresentazioni varie sotto i porticati. Gli adulti stessi, molto spesso, non disdegnavano di fermarsi ad assistere partecipando a questi momenti di serenità.

La guerra. Più di due anni durò questo apostolato di bene del giovane Fortunato, fino a quando fu chiamato ad indossare la divisa militare. Monza, Milano, Brescia furono le città che videro Redolfi soldato. La sua serietà, unita alla spigliatezza ed allegria, rese il giovane militare simpatico ai compagni d'arme, sui quali ebbe sempre un grande ascendente. Un giorno seppe che un sacerdote veniva insultato tutte le volte che passava davanti alla caserma; bastò un rimprovero ai colpevoli, perché quel fatto non si ripetesse più. Intanto gli austro-russi, approfittando della campagna che Napoleone svolgeva in Egitto, rioccuparono il lombardo-veneto, abolirono la repubblica cisalpina e sciolsero le milizie. Il Redolfi, libero dal servizio militare, si vide aperta la via della sua vocazione anche perché il padre non ebbe più motivi per ostacolarla.

La vita religiosa. Nel settembre 1799 Fortunato entrò nella casa madre di S. Barnaba a Milano e in ottobre indossò solennemente l'abito barnabita. Fece la professione nel dicembre 1801. Qui si applicò con grande profitto allo studio della teologia e il 24 luglio 1802 fu ordinato sacerdote. Stimato per la non comune intelligenza fu destinato subito all'insegnamento delle materie umanistiche a Cremona, Monza, Bologna e Lodi. Con grande naturalezza sapeva fare il professore ma anche l'apostolo. Non si accontentò di insegnare, ma pensò presto ad un doposcuola mirando sì all'assistenza scolastica ma anche alla vigilanza morale dei giovani. Fu talmente efficace la sua attività che gli alunni lo ricorderanno con venerazione e spesso si rivolgeranno a lui per prendere consigli. Ma il 25 aprile 1810 Napoleone firmava il decreto di soppressione degli Ordini religiosi in Italia, per cui anche la Congregazione dei Barnabiti vide dispersi i suoi figli.

Il periodo di Adro. Queste vicissitudini lo spinsero a rifugiarsi presso lo zio don Lodovico Redolfi, parroco di Adro. Qui iniziò la sua esperienza pastorale presso la gente di campagna. Ben presto cominciarono a considerarlo santo e a rivolgersi a lui per la direzione spirituale. Non operò solo ad Adro. Le richieste di predicazione erano tante e non sempre vicine, visto che si spinse fino al Tirolo. Andando a Bagolino, al passo Maniva nel 1815 una raffica di vento lo fece cadere, sentì un forte suono alle orecchie. Da quel giorno iniziò una progressiva sordità che lo spingerà sempre più alla predicazione vista la difficoltà nella confessione. Alimentava la sua eloquenza non solo con lo studio e l'approfondimento ma anche con la preghiera e la meditazione. S. Emiliano e Conche (quando si trovava a Zanano) o il Monte Orfano erano i romitaggi presso i quali amava isolarsi. Faceva della penitenza una norma di vita: testimonianze certe confermano che usasse abitualmente il cilicio e dormisse sopra un seggiolone e appoggiasse il capo ad un tavolino. Proverbiale fu la sua carità verso i poveri e la sollecitudine verso i contadini in particolare durante la carestia del 1816-17. Ad Adro hanno attribuito alle sue preghiere la salvezza del campanile. Durante una cerimonia si sentì uno scricchiolio: la torre campanaria stava per cedere e tutti si sono riversati all'aperto. Mentre volontari con corde, assi e puntelli cercavano di porre rimedi provvisori, P. Fortunato rientrò in chiesa a pregare. Il campanile fu salvo e tanti pensarono non tanto all'efficacia del lavoro ma al miracolo.

I primi oratori: Adro, Zanano, Sarezzo, Gardone Vt. Ad Adro trovò benefattori che lo aiutarono ad acquistare l'antica e abbandonata chiesa di S. Anna. La restaurò, la dipinse di propria mano (era un abile pittore) e cominciò a portarvi i ragazzi al mattino per la S. Messa e per la catechesi. Ottenuto poi anche un cortile più vasto poté iniziare con i ragazzi anche attività pomeridiane: disegno, giochi, sano divertimento, canto... Tutto per far crescere i ragazzi lontani dalle occasioni di male. Siamo nel 1817, a due anni dalla nascita di Giovanni Bosco che, diventato prete, svilupperà in Torino quanto già sperimentato dal nostro don Fortunato. E' preoccupato di dare all'oratorio un regolamento chiaro. Esigeva frequenza continua, adeguata disciplina (la prima mancanza veniva perdonata; alla seconda doveva presentarsi all'oratorio col genitore; poi c'era l'espulsione anche se raramente si giungeva a questi estremi), onesta ricreazione (gite, musica, teatro, disegno, canti...), pietà in misura discreta e varia (si alternavano pratiche religiose all'oratorio e nella chiesa parrocchiale), organizzazione di feste (S. Luigi, S. Giuseppe, S. Matteo, mese mariano...), buon comportamento (venivano allontanati i ragazzi scostumati e che creavano scandalo), cura delle vocazioni sacerdotali e religiose... Anche in Zanano nel 1817 da un regolamento all'oratorio e quindi lo fonda ufficialmente affidando la responsabilità ad un laico, cioè all'amico e compagno della fanciullezza, Gerolamo Archetti, che pur aveva continuato a preoccuparsi dei giovani e della loro educazione. Segue la fondazione dell'oratorio di Sarezzo, e poi di Gardone VT (1818).

Gli oratori del milanese. Nel 1821 l'imperatore d'Austria Francesco I concesse ai chierici regolari di S. Paolo, detti Barnabiti, di ricostituirsi in Congregazione. P. Fortunato Redolfi, nonostante le suppliche delle autorità civili, religiose e di tutto il popolo di Adro, fu uno dei primi a presentarsi a Monza. Anche qui, presso la chiesa di S. Maria del Carrobiolo, ricco dell'esperienza maturata negli oratori del bresciano fondò un nuovo oratorio. E' l'oratorio che P. Redolfi seguirà personalmente per più tempo e vi si prodigherà in maniera particolare. In soli sei mesi dall'apertura questo oratorio contava già 253 ragazzi iscritti. E' qui che, per il divertimento dei ragazzi scriverà due drammi e alcuni atti comici che si conservano fra i ricordi del Servo di Dio. Non pensò solo ai ragazzi maschi. Volle anche l'oratorio femminile facendosi aiutare prima dalla signora Maria Luisa Naudet e, quando questa si trasferì a Roma, dalla signora Teresa Bianchi. Era talmente convinto della bontà dell'oratorio che lo volle ovunque fosse chiamato per la predicazione. Legnano, Crema, Usmate, Arcore, Lissone, Desio, Brugherio, Vedano, Lesmo, Vailate... sono tutti centri che, per opera di P. Fortunato hanno visto nascere e crescere un oratorio. In una sua lettera scriveva: 'Tutte le sere, immancabilmente, io prego per la conservazione dell'oratorio, che, soprattutto se diretto da un sacerdote zelante, potrà in breve tempo cambiare l'aspetto di un paese'.

Contrarietà e persecuzioni. Non sempre e non tutto filava sempre liscio. Più volte tante persone, anche sacerdoti, hanno diffamato o ostacolato l'opera oratoriana del Redolfi. C'è stato chi lo ha accusato per violazioni e abusi nei riguardi dell'autorità ecclesiastica, giovani allontanati dall'ambiente che diffamavano l'oratorio; adulti che sconsigliavano i giovani a frequentarlo. Nella domenica di Pasqua del 1828 un sacerdote, che suppliva P. Redolfi, consacrò un'ostia per la benedizione del pomeriggio conservandola, senza saperlo, in un ambiente non ancora autorizzato. Fu creato uno scandalo. Il rimprovero severo gli giungerà perfino dal Cardinale di Milano, da qualcuno avvisato. Un giovane, allontanato dall'oratorio, passando lungo la via adiacente, si fermò davanti all'effigie della Madonna. Trasse un falcetto da tasca e colpì l'immagine rovinandola. P. Redolfi ne fece subito un'altra di terracotta, che si conserva tutt'oggi. Una delle sofferenze più grandi gli vennero anche da un sacerdote. Era parroco in un paese fra Monza e Lecco, centro in cui erano dislocate varie osterie, rifugio di carrettieri e gente di passaggio: pericolo morale per gli abitanti e in particolare dei giovani del luogo. Qui P. Redolfi fece sorgere un oratorio. Ma il parroco, spinto da qualcuno, non accettò di benedire il nuovo ambiente, impedì di porre in cortile una statua della Madonna, scolpita dallo stesso P. Redolfi ed infine realizzò un ampliamento della canonica abbattendo gran parte delle strutture utilizzate dall'oratorio. Quante persecuzioni e diffamazioni! L'oratorio era da qualcuno chiamato 'congrega di scapestrati', 'scuola di prepotenza', 'luogo mefitico'. Alcuni, fra i più deboli, non resistettero alle critiche e abbandonarono l'oratorio. Più tardi molti, pentiti, ritornarono. Qualcuno degli avversari fu colpito da infortuni, disavventure, morte improvvisa.

Il santo dell'umiltà. Fondamento della sua vita spirituale fu certamente l'umiltà. Un giorno confidò al suo direttore spirituale: 'Lei non può credere quanta paura io abbia della superbia'. Non parlò mai della sua erudizione letteraria e scientifica, della conoscenza perfetta della lingua francese: passò la vita come se fosse ignaro di queste scienze. L'umiltà profonda lo faceva gentile e caritatevole verso gli altri: perdonava sempre! Alla calunnia e al disprezzo, rispondeva sempre col perdono e la preghiera. La cattiva riuscita di un'opera era attribuita alla sua superbia e al suo poco amore a Dio. La sordità e la mancanza quasi totale della vista dell'occhio destro non turbarono mai il suo spirito: li riteneva dono di Dio. Si firmava con le sole iniziali o con la frase: 'Il tuo povero vecchio'. Vestiva sempre una talare povera e di stoffa ordinaria, ma era pulito e ordinato.

La morte. Ne predisse il giorno e vi si preparò nella preghiera. Ricevette l'unzione degli ammalati con piena consapevolezza. La gente andava a visitarlo, pregando e piangendo. Spirava l'8 aprile 1850. Si diffuse a Monza un velo di tristezza. La sua salma venne esposta in pubblico, vegliata dai suoi giovani. Una folla enorme accorreva e lo pregava come un santo. Il funerale fu un'apoteosi: il corte funebre pareva non finisse mai. In quell'occasione, si dice, sono avvenuti anche dei miracoli. Anche 33 anni dopo, quando si trasferì la salma dal cimitero alla chiesa del Carrobiolo, dove si trova tuttora, ci fu una grande partecipazione. Eppure si era voluto fare tutto in forma privata. E' avviata la causa di beatificazione. Purtroppo è ferma! Sarebbe bello poter onorare uno zenatese sugli altari.

 

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