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STORIA 12
Sarezzo nella storia continua con un articolo dal titolo LA TRAVATA AL PONTE ZANANO. STORIA DI UNA SERIOLA, UN MULINO E ALCUNE FUCINE a cura del maestro Roberto Simoni.
Appena a nord del ponte romano di Ponte Zanano possiamo scorgere, tra il fiume e la
montagna, la travata, il punto dove lacqua del Mella si travasa nel
vaso artificiale, detto seriola. Comincia qui il percorso di un canale che
tanta parte ebbe nella storia del nostro comune e dei suoi abitanti lungo larco di
circa mille anni. E una storia che comincia nei secoli immediatamente successivi
alla invasione dei Longobardi (VII° -VIII° sec. D.C.), al tempo della rinascita
materiale e spirituale che ebbe come protagonisti i grandi monasteri benedettini. A
Sarezzo, Zanano e Noboli vivevano sparsi gruppi di contadini-boscaioli intenti a
riprendere insieme quelle attività mai del tutto dimenticate come la
coltivazione dei campi, la costruzione degli attrezzi agricoli e di uso quotidiano in
legno e ferro. Una comunità sicura e autonoma aveva così bisogno di fucine, di una
piazzetta per incontrarsi, del mulino per macinare le granaglie, di una cappella per
ritrovarsi a pregare
Per risolvere il problema dei campi da adacquare e
per il funzionamento del mulino e delle fucine cera bisogno di un corso dacqua
regolare e costante, possibilmente lontano dalle correnti impetuose del Mella: UNA
SERIOLA! Quando la seriola sia stata costruita non lo sappiamo. I più antichi
documenti finora conosciuti che vi fanno riferimento risalgono al 1400. Ma la seriola è ben più antica, tanto
che si potrebbe farla risalire verso lanno Mille, quando il nostro territorio
apparteneva al monastero di S. Salvatore-S. Giulia di Brescia. Ma è più probabile che
seriola e mulino siano stati costruiti verso il 1200, quando i nobili Avogadro presero
possesso del feudo loro assegnato dal vescovo. Il fatto che il mulino sia sorto nella
piazzetta del paese, accanto alla chiesa di S. Martino ed al palazzo Avogadro, può
avvalorare questa ipotesi . (Degno di nota il fatto che lantica seriola sia ancora
oggi detta roggia Avogadro). Quando, sempre in questo periodo, venne a
costituirsi una autonoma comunità, prima in Vicinia e successivamente in Comune, con a
capo i Consoli eletti per amministrare i beni di uso comunitario, tutte queste
strutture dovevano essere attive. Iniziato il suo percorso, la seriola correva
per un tratto accanto al fiume (la possiamo vedere tuttora con la sua uscera
che permette allacqua di rifluire nel fiume), quindi piegava a sinistra,
attraversava la località Codeòle dove cerano altre uscere, o paratoie,
per adacquare i campi che appartenevano un tempo agli Avogadro; correva in posizione
elevata (la Leada) fino sopra Zanano, dove, attraverso una condotta forzata, precipitava
per azionare i magli di una fucina (che appartenne, di volta in volta agli Avogadro, ai
Paroli e infine ai Glisenti). Giunta in prossimità della piazza di Zanano, eccola passare
rasente il mulino con le sue tre grandi ruote che girando macinavano il grano per tutta la
comunità. In un documento del 1823, conservato nellarchivio comunale, il mulino
viene descritto così: Edificio di mulino a tre ruote, con casa dabitazione
del mugnaio ed orticello annesso (
) che confina a mattina con la Regia Strada
Valleriana e parte la Fabbriceria di Zanano con un muro divisorio; da mezzodì la casa
della Fabbriceria stessa; da sera la seriola e da monte ingresso comunale. A sud di
Zanano, al Colombèr, lacqua della seriola serviva alla fucina del
Mulino e per innaffiare i campi detti Le Brede; giunta infine in
località Borione (o Boglione) si divideva in due rami: quello di destra azionava i magli
della fucina del Boglione per poi finire nel Mella, mentre laltro proseguiva fino al
torrente Redocla, presso la fucina del Bailo, detta Le Bombe. Infine, dopo
aver servito ad altre piccole fucine in località Castelbruciato, si riversava nel Mella.
Tra i numerosi documenti del 1500 che ci parlano della seriola, vediamo un interessante
atto notarile che è il resoconto di una riunione fra i compartecipi, o
proprietari, per decidere la ripartizione delle spese da affrontare per le riparazioni
della seriola: Il 22 dicembre 1519, nella terra di Zanano di Valtrompia, nella casa
del Magnifico Signor Decio Avogadro sita nella piazzetta di S. Martino, alla
presenza di alcuni testimoni, fra cui il Rev. Prete Andrea de Bosio di Lovere,
beneficiatore della chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Sarezzo, si trovano riuniti: -
il Magnifico Signor Decio Avogadro, - il Sig. Giorgio Avogadro, - il Sig. Alessandro
Avogadro, - il Sig. Giovanni Bailo de Danderis di Sarezzo, - il Sig. Antonio del fu Sig.
Redulfino de Redolfi, - il Sig. Gabriele del fu Antonio de Perotti di Sarezzo. I presenti
si obbligano a pagare ciascuno la propria quota necessaria per la riparazione del vaso
della seriola, le spese per le arcate, i legnami, la ferramenta delle travate, la paga dei
lavoranti che fabbricano le arcate per conservare e fortificare la seriola. Ognuno dovrà
pagare anche la propria quota per il terreno occupato o comperato a causa dei lavori che
si fanno. E stabilito anche che ognuno dovrà pagare soldi 25 planet per ogni
piò di prato che ciascuno dei detti uomini adacquerà con lacqua della seriola che
si sta ricostruendo. Inoltre, di comune accordo, i presenti eleggono il Sig.
Giovanni de Danderis come loro sindaco e massaro per tutto il da farsi, dandogli piena
libertà nella organizzazione e amministrazione dei lavori, impegnando ciascuno i propri
beni. (Latto è rogato da Gasparino Ferrandi, notaio in Sarezzo dal 1507 al 1554).
Il 10 aprile 1560 in Zenà, nella camminata terranea della casa dellillustre
Signor Conte e Cavaliere Pietro Avogadro si riuniscono tutti li compartecipi
de la seriola de la Levata per far li repari degli Archi ed altri repari perché la detta
seriola non sia danneggiata a causa della Mella. Fra i compartecipi
troviamo: - Sig. Gian Francesco di Odolini, - Mastro Gian Francesco del fu Geronimo de
Redulfino, - Matteo de Alberti per conto del Sig. Conte Pietro Avogadro, - Mastro Giacomo
del fu Antonio de Redulfino, - Mastro Bartolomeo del fu Giuseppe de Perotti di Sarezzo, -
Tomaso di Costanzi di Noboli. Tutti si impegnano a pagare la loro quota per le spese
necessarie che si faranno poiché tutti i proprietari di fucine utilizzano lacqua
della seriola. Le frequenti alluvioni del Mella causarono spesso gravi danni anche alla
seriola. Il 12 giugno 1763 per le frequenti irruzioni del Mella, è stato rovinato
lalveo della seriola contigua alla fucina dei fratelli Paroli, sita nella terra di
Zanano, che serviva per condur lacqua allesercizio tanto importante del mulino
della comunità di Sarezzo. Essendo difficile e dispendiosa, oltre che
malsicura, lidea di recuperare nella primiera forma, lalveo suddetto, la
Comunità di Sarezzo stabilì di ricostruire un tratto dellalveo passando dietro la
fucina dei Paroli. La ricostruzione della seriola andò così per le lunghe ed il mulino
comunale potè riprendere a macinare grano solo nel 1768. Nel corso dei secoli, più volte
il comune dovrà dirimere le contese che insorgevano fra quanti utilizzavano lacqua
della seriola. Nel 1815 la signora Lucrezia, vedova del fu Vincenzo Avogadro, pretende di
utilizzare tutta lacqua per adacquare i suoi campi a nord di Zanano, perché
(sosteneva) la seriola apparteneva da tempo immemorabile agli Avogadro. Angelo
Paroli, che aveva la sua fucina a Zanano, per non essere costretto a restare inattivo,
costruisce un muro presso luscera per impedire allacqua di defluire dalla
seriola. I due contendenti finiscono davanti al giudice di pace di Gardone, Domenico
Foresti, il quale, uditi i testimoni, condannò il Paroli a distruggere il muro
abusivamente costruito entro 3 giorni ed a pagare le 9 lire di spese di giudizio. Nella
prima metà dell800 il comune di Sarezzo, oberato da troppi debiti, si vede
costretto a vendere gran parte del suo vasto patrimonio accumulato nei secoli. Dopo
ripetute aste andate deserte, il 3 aprile 1823, vende il mulino a tre ruote con
orto a don Francesco Dolcini, abitante a Carcina, per complessive L. 6.050,
sotto la sigurtà del signor Orazio Avogadro. In quella stessa circostanza
riesce a vendere anche tre mulini più piccoli che aveva sulle rive del torrente Redocla,
in contrada dellAcqua (inizio via 1850), acquistati da Guizzi Aurelio per L. 2.012.
Allinizio del 900 si conclude definitivamente la millenaria vicenda del mulino
ormai in disuso ed al suo posto sorge una centrale idroelettrica. Continua così, per
qualche decennio ancora, lattività della seriola che farà girare, non più le
lente ruote di un mulino, ma le più moderne (e prosaiche) turbine di una centrale. Negli
ultimi anni del secolo anche la seriola riceverà il benservito. E anche questo un
segno dei grandi mutamenti in atto. Ma la storia continua
Roberto Simoni
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