SAREZZO nella STORIA

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POLITICA E AMMINISTRAZIONE A BRESCIA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

In questo numero diamo spazio ad uno stralcio di una tesi di laurea di Davide Vinati, uno studente di Sarezzo che si è laureato nell’anno accademico 1996-97 in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano. La tesi si intitola “POLITICA E AMMINISTRAZIONE A BRESCIA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE”, relatore è il Prof. Roberto Chiarini, correlatore la Prof.ssa Patrizia Audenino. In un paragrafo del suo lavoro, Davide Vinati si è occupato delle Giornate Patriottiche organizzate nei primi mesi della prima guerra mondiale, iniziata per l’Italia il 24 maggio del 1915, dopo quasi un anno di neutralità. Le Giornate Patriottiche sono sostanzialmente il seguito delle Radiose Giornate, le manifestazioni più o meno spontanee organizzate nel periodo che separa la firma del patto di Londra (con l’impegno per l’Italia di entrare in guerra a fianco dell’Intesa, Francia, Inghilterra e Russia, contro gli ex alleati tedeschi e austriaci) e l’inizio effettivo delle operazioni belliche. Proprio queste manifestazioni furono decisive per preparare l’opinione pubblica alla partecipazione dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Le Giornate Patriottiche sono solo un risvolto delle iniziative assunte in questi primi mesi di guerra. L’altro aspetto fu quello dell’arresto e dell’internamento di esponenti socialisti che, anche dopo il 24 maggio, confermarono la loro contrarietà alla guerra. Il maggior numero di provvedimenti (come sottolinea Francesco Bevilacqua che ha studiato le carte della vicenda) interessò il comune di Gardone Valtrompia, dove nella prima mattinata del 19 luglio del 1915 fu praticamente “azzerata” l’amministrazione comunale. Il sindaco socialista Angelo Franzini, alcuni assessori, alcuni consiglieri, il vicesegretario comunale furono arrestati e successivamente inviati in diversi luoghi di domicilio coatto. Insieme con loro (nella stessa mattinata o nei giorni successivi) subirono lo stesso provvedimento anche i responsabili delle sezioni socialiste di Gardone, Ponte Zanano, Villa, Cogozzo e Brescia. Tra gli arrestati ci furono anche abitanti di Sarezzo: Abele Luigi Cinelli e Lorenzo Belleri. Lorenzo Belleri fu il più importante e conosciuto militante socialista, fu vicesindaco di Sarezzo dopo la liberazione e attivo nel corso di parecchi decenni, fino alla morte avvenuta nel 1956. Perché questi arresti? Le risposte sono molte e complesse.

Basti ricordare che i socialisti italiani erano contrari alla guerra e, a differenza dei compagni di altre nazioni, avevano deciso di non aderire, pur nell’impegno di non sabotare.Ovvero erano rimasti antimilitaristi, ma molti (compresi parecchi degli arrestati) avevano manifestato disponibilità a collaborare nelle iniziative promosse per alleviare le conseguenze della guerra. In secondo luogo il fronte non era lontano dalla Valtrompia: nella zona del Maniva c’erano le linee di seconda difesa. In terzo luogo le fabbriche della Valtrompia (in particolare quelle di armi) erano fondamentali per la produzione bellica. Non bisogna trascurare il fatto che in alcune fabbriche gli stessi operai potevano essere militarizzati, cioè considerati come soldati. Ecco ora lo stralcio della tesi di laurea di Davide Vinati che cortesemente ci ha concesso la pubblicazione di parte del suo lavoro. Non fu soltanto il Comune di Brescia a darsi il suo comitato di soccorso in ottemperanza alle disposizioni di Salandra (“nessun Comune del regno deve mancare del suo comitato”. Anche i comuni della provincia di Brescia ebbero il loro Comitato cittadino, che si occupava della beneficenza e dei sussidi alle famiglie dei richiamati. I vari comitati agivano in simbiosi con quello centrale cittadino, in modo che la benefica giungesse in tutta la provincia. Il modo migliore per raccogliere fondi, oltre a quello della sottoscrizione, era quello di organizzare feste paesane, corredate e accompagnate dalla musica della banda. Sarezzo, nella media Val Trompia, fu uno dei primi paesi, dopo lo scoppio della guerra, ad organizzare la sua festa di beneficenza. Domenica 15 agosto 1915 la festa ebbe inizio già alle sette del mattino con la distribuzione dei fiori ai passanti e ai cittadini alle fermate dei tram, che in cambio lasciavano un’offerta. Venivano distribuite anche cartoline patriottiche. Della distribuzione dei fiori e delle cartoline furono incaricate le donne del paese. Grazie alla loro opera instancabile, dato che già lavoravano 11 ore al giorno nelle officine e nelle fabbriche della Valle Trimpia, si raccolse la somma di 413 lire.

Dopo la messa della mattina, la festa riscontrò una maggiore affluenza di persone, visto che partecipo gente anche delle frazioni di Sarezzo e dei paesi vicini, in special modo di Lumezzane. Questo avvenne soprattutto nel pomeriggio quando le bande musicali di Sarezzo e di Lumezzane si esibirono in piazza. La giornata di festa riscosse un buon “successo in nome dell’amor patrio”. Il discorso serale del capitano Raimondi rispecchiò la propaganda patriottica del periodo: “Santa fu la causa del cimento ed è penetrata così nell’anima della nazione come nei nostri soldati che i vostri figli sono partiti fieri della ben lieta ventura”. Significativo il riconoscimento a Sarezzo e più in generale a tutta la Val Trompia, che con le sue officine dava un contributo importante alla produzione bellica di armi e munizioni: “Lavoratori di Sarezzo, operai delle officine là si combatte coll’arme in pugno, fra il grandinare del piombo nemico si combatte la battaglia cruenta, vi sono vinti e vincitori là si soffre, si muore per l’Italia per i vostri figli, a voi qui un’altra battaglia resta……da voi l’alimento per la vittoria, dal vostro lavoro la salvezza di tante vite, date armi per disperdere il nemico, per inabissarlo…..il vostro inno di guerra, l’inno al lavoro, nudate le braccia, le mani callose, la fronte perlata, iridescente ai bagliori delle vostre fucine, belli in questa grande e forte e nuova battaglia, siete l’esercito del soccorso, l’esercito del domani, della vittoria….”. Il discorso, “interrotto da battimani”, terminò con le lodi a Sarezzo: “A te viva, o Sarezzo gentile: figlia della storica e nobile Val Trompia…a te signora di tanta forza….a te il grato animo dei soldati d’Italia, che nella tua grande manifestazione di italianità vedranno l’anima della patria seguirli, con trepidazione, con affetto, con amore e con orgoglio; a te in nome loro ….il saluto riconoscente e l’augurio che sorrida la vittoria alle nostre armi potenti, giorni prosperi t’arridano e t’avvii sicura e serena nelle feconde pacifiche opere del, lavoro”.

Alle 20.00 la giornata di festa terminò. Il capitano Raimondi partì in automobile fra due ali di folla salutato dalle grida “Evviva l’esercito, Evviva l’Italia”. La prima domenica del settembre1915 furono i cittadini di Montichiari nella bassa bresciana, a ritrovare il capitano Raimondi nel loro teatro per u discorso di chiusura durante la fasta della lana celebrata quel giorno: “Cittadini di Montichiari, dalle tombe recenti traete fede e costanza…dai vostri figli, che non conobbero viltà, che raccolsero l’aureola del martirio per il piu’ grande ideale della Patria….per la vittoria del nostro grande esercito ….gloria a te, Montichiari gentile…”. Il 13 settembre 1915 arrivò a Leno, sempre nella bassa bresciana, anche qui per la festa della lana: “Là i figli coll’arme, colla mitraglia, noi qui nelle nostre case, nelle officine, in concorde intenso lavoro combatteremo la grande battaglia; esercito contro esercito, popolo contro popolo, anima contro anima….contro il freddo tagliente che si abbatte sulle cime e gela il soldato non ha mezzi e cerca a noi il soccorso e noi lo daremo, lo dobbiamo dare….lana, lana per essi, questa è l’opera altamente umanitaria….e tu Leno rispondi degnamente, signorilmente alla tua fama”. La provincia, dai paesi delle valli, così come quelli della pianura, si mobilitava. Ogni paese dava il suo contributo monetario o sotto forme di vestiti e coperte, a seconda anche delle proprie caratteristiche produttive, per i soldati al fronte.

Davide Vinati

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