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STORIA 101

1942. LETTERE DAL FRONTE RUSSO DI UN GIOVANE ALPINO

Monumento ai Caduti e Dispersi di Sarezzo. Scorro alcuni nomi: Mazzoleni Angelo, Mazzoleni Alceste (fughisti), Boventi Angelo, Boventi Giovanni, Pellicardi Fausto, Cinelli Angelo (Cilo), Zanetti Domenico Fausto……

Rivedo i loro volti allegri in una vecchia fotografia: sono raccolti a grappolo a ridosso della fontana che nel 1940 ornava la piazza, in compagnia del curato don Angelo Pozzi. Avevano 18 anni quando l’Italia entrò in guerra. Tra il ’41 e il ’42 partirono per “fare il soldato”. Una partenza senza ritorno. Succedeva 60 anni fa, un tempo che, oggi, è una lontananza infinita. Forse stiamo perdendo l’esatta misura del tempo e con essa la capacità del ricordo.

Fra i tanti nomi scritti sul marmo, comincio col ricordarne uno, Zanetti Domenico Fausto. Una scelta dovuta al fatto che ho avuto modo di leggere le sue lettere scritte dal fronte, lettere che richiamano la sua mamma, Gnutti Marcella, che fu mia indimenticabile maestra alle scuole elementari di Zanano. Esattamente 60 anni or sono.

In data 21 agosto 1941, Zanetti Fausto scrive al fratello Luciano militare in Sardegna:

“Anch’io comincio a pensare che l’ora del soldato si avvicina e (per ora) mi diverto insieme al Bertoli e compagni perché dopo penso che sarà finita”.

Ma seguiamo la sua vicenda, durata lo spazio di un anno, attraverso alcuni spunti dalle lettere ai famigliari.

21 gennaio 1942. “Al fratello Luciano.

Giovedì mattina alle ore 12 mi sono presentato al Distretto di Brescia. Appena entrato domandai ai giovani dove dovevano andare. Appresi che quasi tutti andavano a Palermo nella fanteria motorizzata. Entrai per la visita. Il tenente mi domandò quanto ero alto, io gli ò risposto che ero 1,75, allora mi disse: “Battaglione Vestone”. Dunque appresi subito che ero un alpino. Ci ànno dato flanella, gavetta, boraccia e siamo andati in stazione e ci dissero che andavamo a Desenzano. Alla stazione c’era la mamma, il babbo, il Bertoli, Zanardelli e altri amici. Passata la notte su un pagliericcio, dopo pranzo siamo partiti per Gargnano dove ò trovato Caporal Maggiore Capponi.”

Terminato il periodo di addestramento a Gargnano, Fausto è mandato a Torino, “città incantevole per i suoi magnifici viali e palazzi”, in compagnia di numerosi amici di Sarezzo: Dallera, Veneziani, Boventi, Bona di Zanano, Cilo… La domenica può finalmente soddisfare la sua passione per il calcio andando allo stadio a vedere le partite.

28 maggio 1942. “Al fratello Pierino.

Domenica se fosti stato a vedere la partita Atlanta – Torino avresti visto che bel gioco, che centravanti Gabetto e Monti, Borel, Piacentini……”

Alla fine di giugno arriva la notizia che è vicina la partenza per la Russia. Fausto informa i genitori: li attende alla stazione per un ultimo abbraccio.

Domenica 26 luglio a mezzanotte, gli alpini del Vestone salgono sul treno diretto a Bolzano. Alle ore 6 sosta a Brescia. Fausto cerca inutilmente tra la folla i suoi. Quando i genitori e il fratello arrivano il treno, partito anzitempo, è ormai lontano.

Il giorno seguente scrive:

“Sono stato tutta notte in sussulto pensando di potervi salutare a Brescia, invece è stata una delusione. Ò riguardato e ò visto il Mandora mi à detto che sareste venuti col tram che arrivava alla stazione alle 7…… Io scorrazzavo indietro e avanti per potervi vedere…… Non posso incolparvi perché sarà stato uno sbaglio nella telefonata…… Entro stasera passeremo il Brennero, sul treno-tradotta non si sta male. Sono spiacente di non avervi potuto vedere. Babbo, Mamma, Pierino, Rosina, voi siete il mio conforto oggi e sempre. Prima di partire da Torino ho lasciato in chiesa di Santa Rita la mia fotografia perché possa proteggermi in tutti i pericoli. Unisco al dolore di non avervi potuto salutare affettuosissimi saluti e abbracci e baci. Fausto”

12 agosto 42. “Carissimo fratello. Ò terminato il lungo viaggio che mi à portato sui più lontani confini d’Europa. Da ora comincia la vera vita di soldato”

“Carissimi genitori. Dopo 16 giorni di treno il nostro lungo viaggio è terminato. Ora siamo accampati in un villaggio boscoso. Comincia la vera vita del soldato col dormire per terra…… Ieri eravamo fermi in una stazione quando è arrivata la 55ª Compagnia. Sono subito corso a vedere il Cilo. Mi à detto che eri disperata quando ài saputo che ero già passato. Ero molto desolato anch’io quando sono passato e ò visto tutti i genitori che aspettavano i loro figli mentre a me non restava che quel triste spettacolo. Mi à consegnato le due buste e il pezzo di formaggio…… Ormai tutto è passato e non bisogna pensarci più. Cara Mamma non devi soffrire per me, vedrai che tutto andrà bene……”

21 agosto 42. “Carissimi.

Stamattina ò ricevuto la vostra aspettata lettera. Sono rimasto contento perché ò visto che mi ricordate tutti. Ieri mattina siamo arrivati dalla marcia notturna, una cinquantina di chilometri, sono arrivato un po’ stanco però i piedi funzionavano bene, un po’ di mal di gola per la polvere che abbiamo mangiato durante la notte…… Come vedete una bella passeggiata, ora siamo di nuovo accampati ma credo che domani ci spostiamo di nuovo…… Da circa un mese mi trovo in questa selvaggia Russia dove per bere un goccio di acqua bisogna fare vari chilometri e poi fortunati a trovarla buona da bere. Le strade sono bruttissime, polvere, quando piove fango da non darvi un’idea. Le marce le faccio sempre con le calze di lana e pezze da piedi. Oggi ci ànno dato il grasso per le scarpe…… Acqua ne bevo poca perché fa male. Ci danno qualche limone così li mangio durante la marcia. In questi dintorni ci sono vari forti dove i russi hanno tentato invano di resistere.

Pierino,

come mi dici il campionato è terminato e mi ài fatto noto di vari ritorni dei giocatori alle loro squadre e di acquisti. Bravo, tienimi sempre al corrente di tutto lo sport, foot-Ball, Ciclismo, Pugilato. Mi pare di rilievo l’acquisto di Cadario, ti assicuro che gioca molto bene, lò visto io a Torino contro la Triestina.

Babbo,

adesso che il tempo è bello coglierai l’occasione per fare qualche partita alle bocce e sono certo che farai sudare cento camice anche ai giovani d’oggi prima di cedere il tuo prestigio di giocatore, bravo bravo, speriamo che tu resti sempre di ottima salute così potrai far valere i tuoi diritti di Bocciofilo.

Rosina,

sono contento che tu resti a casa così potrai aiutare la nostra mamma e cerca sempre di fare bene, di pregare per me e Luciano che possiamo ritornare presto a casa sani e salvi.

Un particolare invito a far bene. Saluti e baci.

Mamma,

lo so che la mamma è la persona che più soffre per i suoi figli, specialmente in questo periodo che siamo lontani da casa, non si darà pace fino al nostro ritorno. Non dubitare, ti saremo riconoscenti in tutto e per tutto……”

 

Verso la fine di agosto gli alpini raggiungono la zona di Bolsoi. Il Battaglione Vestone affiancato dal Valchiese ha il compito di attaccare i russi nei pressi di Kotowsk con l’appoggio di reparti corazzati tedeschi. All’alba del 1° settembre viene sferrato l’attacco, ma la reazione russa è immediata; tra gli alpini del Vestone costretti a ripiegare, ci sono centinaia di morti, feriti e dispersi.

Il 3 settembre Fausto scrive: “Il Cilo e il Belleri Campei sono dispersi. Di Dallera non ò notizie. Il Boventi è leggermente ferito a una mano”.

26 settembre 42. “Genitori, come sapete mi trovo sprovvisto di tutto, da un mese mangio in un recipiente di latta. Se potete mandatemi un pacchetto con penna, inchiostro, maglia lana, naftalina, filo e ago, buste e una cioccolata. Il Babbo dirà “poer diaol dun ranabotol……”

Questo non sarebbe niente il più che abbia la fortuna di ritornare fra le vostre braccia sano e salvo. Rivolgo alla zia Candida e zio Pio il mio ringraziamento per avermi posto la loro fiducia in Santa Rita. Non dubitate. Anche il giorno che passavo per campagne i miei compagni cadevano uno dopo l’altro, io marciavo sicuro come se attorno a me fossero delle corazze d’acciaio.”

27 settembre 42. “Carissimi, nei giorni che regna la calma sapete cosa facciamo? Siccome siamo in vasti campi di frumento, con un macigno facciamo il pane e la polenta e come è buono…… Tutto affronto con coraggio e massima

serenità. Genitori, fatevi forti è il nostro turno di soffrire, tutto passerà e speriamo che presto giunga il giorno della tanto sospirata pace”.

8 ottobre 42. “Mi trovo frequentemente con i miei amici Boventi, Mussetti, Zorzi e Mandora”.

7 novembre 42. “Carissimi, oggi giornata crudele, piove e sulle piante e sulla tenda c’è ghiaccio. Freddo intenso e questo non sarebbe nulla se si potesse restare in tenda, ma bisogna lavorare per ripararsi dal famoso inverno russo. Direte voi “povero ranabotol, come avrà freddo”. Eppure bisogna consolarsi col pensare che dopo l’inverno c’è la primavera. Non datevi pensiero per me, con quello che mi mandate sono ben riparato, poi penserà il Signore…… Ora siamo sul famoso Don. Sapete quanto sono tremendi i russi l’inverno, ma speriamo che questa volta cambiano testa”.

23 novembre 42. “La neve è caduta abbondante e fa freddo. Mangio poco…… Sono sempre insieme con Boventi”.

29 novembre 42. “Carissimi genitori, la mia salute è ritornata ottima dopo il breve periodo di dolori di pancia. Il maglione va proprio bene. Sono in attesa del secondo pacco che non dovrebbe tardare…… Fra qualche giorno ritorniamo in prima linea…… Qua fa freddo, gira la tormenta e nevica. Oggi è festa ora saranno le dieci e penso che alle nostre case cominceranno ad avviarsi alla santa messa mentre io coi piedi nelle coperte, nella nostra scura buca, seduto sul mio zaino colla penna in mano tento di dividere questa vile lontananza…… Ò scritto a quanti mi era possibile gli auguri per il buon natale…… Per noi poveri soldati al fronte è riserbata la speranza per l’anno venturo, intanto portiamo pazienza. Speriamo che il Signore abbia a vegliare sopra di noi. Vi saluto caramente, un affettuoso abbraccio e baci”.

9 dicembre 42. “Fa molto freddo e gira la tormenta. Si parla di 35 gradi sotto zero”.

10 dicembre 42. “Il Don è gelato da un mese e noi teniamo la linea del fiume…… I russi non si danno pace però pensiamo noi alpini a far capire loro la ragione. Ci sono varie pattuglie di sciatori tutti vestiti di bianco, così si confondono con la neve”.

A metà dicembre il corpo d’armata alpino viene accerchiato dai russi. Dopo un mese di dura resistenza, il 17 gennaio 1943, giunge l’ordine di ripiegare. Alcuni reparti, fra cui il Vestone, proteggono la ritirata. Il 18 gennaio il Vestone si trova a Opyt; la 54ª Compagnia resta a protezione dei soldati che sostano nell’abitato. Fausto si trova nel plotone dei mitraglieri che da un’altura, controllano la strada. Nella notte gelida sopraggiungono i russi che armati di parabellum, fanno strage dei nostri soldati.

Quelli che scampano al massacro ed al lungo cammino di trasferimento, tra essi Zanetti Fausto, finiscono nel campo di prigionia numero 67/5 di Bajanovskj, nella regione di Sverdlovsk, al di là degli Urali.

In seguito alle ricerche effettuate dai famigliari, si seppe che Fausto morì il 30 marzo 1943 e venne sepolto in una fossa comune. Nell’area che accoglie le spoglie di oltre mille soldati italiani è posto un cippo commemorativo.

Roberto Simoni

 

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