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STORIA 100

GIOVANNI RAVELLI E LA PIAZZA DI SAREZZO

Nella storia di Sarezzo per oltre mezzo secolo, dal 1911 al 1967, un posto di primo piano spetta senza dubbio a Giovanni Ravelli.

Nacque a Villa Carcina il 7 gennaio 1888 da Giacomo e da Cancarini Maddalena che si trasferirono a Sarezzo in piazza mercato nel 1891 per aprire la bottega di macelleria.

Fin da giovane si appassionò alla musica. Decise quindi di intraprendere gli studi musicali sotto la guida di valenti maestri, primo fra tutti il famoso Benedetti Michelangeli. Imparò così a suonare in maniera eccellente il pianoforte, il clarinetto e la cornetta. Approfondì quindi i suoi studi in armonia musicale, composizione e strumentazione, ottenendo il diploma di maestro di banda alla prestigiosa Reale Accademia di Bologna.

Seppur molto giovane nel 1910 fece le sue prime esperienze dirigendo occasionalmente le bande di Villa e di Carcina ed un anno dopo si spostò a Zanano dove divenne l’ideatore, il promotore ed il direttore della Fanfara di Zanano denominata S. Martino, che partecipò, insieme alla banda locale diretta allora dal Maestro Senes Severino, a varie manifestazioni religiose ed ai festeggiamenti in piazza di Sarezzo per il ritorno dei reduci saretini dalla guerra di Libia.

Giovanni Ravelli diresse quindi il 3 agosto 1913, a soli 25 anni, la banda S. Martino per l’apertura dei festeggiamenti in piazza a Sarezzo per il giubileo sacerdotale di don Luigi Filippi.

Nel frattempo l’opera di Giovanni Ravelli non conobbe soste anche in ambito sportivo. L’8 settembre 1908 a vent’anni grande appassionato della pallamano partecipò in piazza d’Iseo al primo torneo provinciale, guidando la squadra del Sarezzo al terzo posto insieme al fratello Vincenzo di tre anni più giovane co-proprietario della fornace di calce “ Ravelli & Caldera”.

L’anno successivo fondò insieme al fratello Vincenzo l’Unione Sportiva di Sarezzo e ne divenne il Presidente.

Nel 1911 il nuovo sodalizio sportivo organizzò la più importante edizione di campionato provinciale anteguerra nella storica piazza di Sarezzo che, proprio per quest’avvenimento ed anche per essere particolarmente adatta al gioco della pallamano, fu in seguito definita “la Scala della pallamano” o per restare nell’ambito sportivo “la S. Siro della pallamano”.

Questa piazza per molti anni fu teatro di sfide memorabili, di scontri epici tra le migliori squadre bresciane, di prestazioni straordinarie di grandi atleti in una cornice di folto pubblico festante, appassionato, e religiosamente silenzioso dinanzi ad ogni esercizio atletico. Le gare si svolgevano sul rettangolo di gioco ricavato nella piazza poco prima della farmacia e fino all’inizio di via 4 novembre e venivano installate ai bordi tribune di legno per accogliere la tifoseria.

E Giovanni Ravelli fu per decenni il beniamino di questa piazza, nel ruolo di atleta e di musicista.

In quell’anno la coppa, dono dell’industriale di Villa Carcina Mylius, fu vinta dallo squadrone di Sarezzo con capitan Giovanni Ravelli che compì autentiche prodezze.

L’anno successivo Giovanni Ravelli in qualità di presidente dell’Unione Sportiva di Sarezzo inviò alla giunta comunale questa richiesta: “Onor. Giunta, l’Unione Sportiva di Sarezzo chiede a codesta onor. Giunta il permesso di usufruire di quella parte di piazza Mercato (concessaci anche lo scorso anno) per nuovamente adattarvi un campo di gioco in occasione delle prossime gare di pallamano f.to il Presidente Giovanni Ravelli.”

Il permesso fu accordato e la compagine di Sarezzo bissò il successo davanti ad una piazza gremitissima in ogni posto.

Dopo la prima guerra mondiale la pallamano riprese l’attività e la piazza di Sarezzo fu sede per diversi anni di altre importanti gare alle quali parteciparono fino a quaranta squadre ed il “maestro” Giovanni Ravelli fu sempre tra i protagonisti accompagnato dall’inseparabile fratello Vincenzo, anche lui un gigante, sempre pronto a dargli una mano alla battuta, dal grande Berto Prandini forse il migliore di tutti i tempi, che giocò per diversi lustri prima di diventare un importante capitano d’industria, e da altri validi giocatori.

Il nascente regime fascista per i primi anni tollera il gioco della pallamano poi una circolare del Prefetto ne ordina la cessazione: “Brescia 11 giugno 1932. Oggetto: Giuoco della palla a mano. Ai sigg.ri Podestà della Provincia – Viene riferito che in alcuni Comuni della Provincia è invalso l’uso di giocare alla palla vibrata a mano lungo le vie di transito, anche dove queste costituiscono l’unica arteria del paese già per sé angusta. Tale abitudine rappresenta un semplice disturbo al traffico con pericolo per i passanti, ne è plausibile invocare vecchie consuetudini e tradizioni che, se pure erano compatibili nei tempi passati, quando il movimento era assai limitato, costituisce, oggi, un vero e proprio abuso. Prego i Sigg.ri Podestà dei Comuni nei quali tale inconveniente si verifica di provvedere affinché abbia a cessare, richiedendo, ove occorra, l’ausilio dell’Arma dei CC.RR. Gradirò un cenno di assicurazione. Il Prefetto Solmi.”

Il gioco si trasferisce in spazi diversi dalle piazze e al campo dei Pini di Cogozzo fu giocata una memorabile finale tra l’Odolo e la squadra saretina guidata da Giovanni Ravelli che dopo un'interminabile gara ebbe la meglio. Poi ci fu il dominio della squadra del dopolavoro Beretta di Gardone V.T. e con l’avvento della seconda guerra mondiale Giovanni Ravelli appese le scarpe al chiodo, ma non abbandonò mai la direzione dell’Unione Sportiva Sarezzo.

Giovanni Ravelli, nonostante gli impegni nello sport sia come atleta che come dirigente, non tralasciò la sua passione musicale che si trasformò ben presto in professione. Dopo la citata esperienza di Zanano, organizzò e diresse numerosi gruppi bandistici in provincia, tra il 1918 e 1920 fu a Ospitaletto, Urago d’Oglio, Tavernola Bergamasca. Successivamente diresse anche le bande di Salò, Roè Volciano, Puegnago, Villanuova sul Clisi, Vobarno, Bagnolo Mella e la banda dell’Istituto Artigianelli di Brescia.

Nel 1937 Giovanni Ravelli, dopo aver diretto le migliori bande della provincia, ricevette l’incarico di dirigere finalmente la banda di Sarezzo “Filarmonica S. Cecilia” che da alcuni anni era chiamata Corpo musicale dell’O.N.D. (Opera Nazionale Dopolavoro).

Rimase alla direzione della banda ininterrottamente per trent’anni (fino al 1967) durante i quali il gruppo musicale conobbe il massimo splendore e ottenne le migliori riconoscenze. Nel 1848 la banda diretta da Giovanni Ravelli si aggiudicò il primo premio a due concorsi bandistici provinciali e nel 1960 il primo premio assoluto nel concorso bandistico interprovinciale a Darfo e l’anno successivo a Ghedi.

Alla sua morte avvenuta il 5 marzo 1967 fu sostituito per breve tempo dall’insigne maestro Giovanni Ligasacchi di Preseglie che fu suo allievo di tromba e che all'età di 15 anni, uscito dal collegio, ebbe come tutore il maestro Giovanni Ravelli che lo ospitò e gli procurò un’occupazione lavorativa presso il cotonificio Ottolini di Villanuova sul Clisi. Ligasacchi diresse poi per diversi anni la banda di Brescia.

Giovanni Ravelli è ricordato anche per alcune sue riuscite composizioni per banda.

Giovanni Ravelli dopo la guerra riorganizzò l’attività sportiva cittadina. Nel 1946 fu ridisputato il campionato provinciale di Pallamano in nove gare nelle piazze e sferisferi della provincia. Il 17 maggio l’Unione sportiva Sarezzo con ancora presidente Ravelli indirizza al Sindaco di Sarezzo la seguente nota: “Si comunica che questa società nei giorni 26 e 30 maggio e 9 giugno svolgerà sulla piazza C. Battisti una gara di pallamano libera alle sole squadre della provincia…”.

Fu uno spettacolo senza precedenti. Non si ricordò la piazza di Sarezzo così gremita all’inverosimile di pubblico che applaudiva i suoi beniamini.

Ravelli nella funzione questa volta di dirigente-allenatore raccolse intorno a sé un gruppo vincente: capitano il mancino Berto Pansera (detto il cammello per il suo fisico longilineo, battitore di grande bravura e potenza che a quaranticinque anni disputò una delle sue migliori annate), poi Nino Baroni, Alceste Perotti, Pino Facchini, Gianni Maestri, Mario Prandini (figlio di Berto) e Capponi (Capù).

A Salò nell’ultimo incontro la squadra saretina si aggiudicò il titolo provinciale.

 

Osvaldo Guerini

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