SAREZZO nella STORIA
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LO STEMMA del COMUNE DI SAREZZO
 

Anche se solo da pochi anni è stato concesso al comune di Sarezzo dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, lo stemma che attualmente figura sul gonfalone e su tutti gli atti ufficiali ha una storia sicuramente più antica e, secondo alcuni studi, potrebbe risalire al Medioevo. La data ufficiale è comunque quella del 17 ottobre del 1995 (con trascrizione nel registro araldico dell’Archivio Centrale dello Stato del 22 novembre 1995 e nei registri dell’Ufficio Araldico del primo dicembre del 1995), ma i riferimenti storici affondano nella storia. Gli elementi salienti dello stemma sono il gufo (o la civetta) ad ali spiegate che sormonta il castello con tre torri dai merli ghibellini. Sulle torri laterali ci sono i gigli guelfi, simbolo della Valtrompia.
Come ha rilevato Alfredo Soggetti nel suo studio dedicato proprio allo stemma, le più antiche raffigurazioni sono quelle conservate nella chiesa parrocchiale. Nel passato sono state la base per alcune ricostruzioni più o meno arbitrarie che sono rimaste in uso proprio fino al 1995, quando Scalfaro ha approvato quello nuovo. Il più antico esempio di stemma si trova nella parte bassa centrale dell’ancona barocca di Pietro Dossena, conservata nella parrocchiale di Sarezzo. E’ la pregevole opera d’intaglio che “riveste” la pala del Moretto nella quale è raffigurata la Madonna col bambino in gloria venerata dai santi protettori delle comunità di Sarezzo: Faustino e Giovita, Bernardino e Martino. Nello stemma si può ammirare un castello sormontato da un gufo o da una civetta. Da questa raffigurazione, datata 1687 (anno della “commissione”), probabilmente deriva quella che abbellisce lo scranno arcipresbiteriale del coro, un’opera commissionata al maestro del legno Francesco Maggioni di Brescia e realizzata nei primi anni del 1700. Per la verità, un’altra raffigurazione più antica dello stemma poteva essere ammirata sulla torre campanaria, edificata nel 1585 dal maestro murario Domenico Bona di Rezzato. Nel lato ad est, quello rivolto verso il centro più antico del paese, tra le pietre squadrate delle cave locali, oltre all’antico orologio, si notano alcune formelle di marmo di Botticino lavorate dal lapicida Francesco Faitini, anche lui di Rezzato. Su una formella sono state scolpite le figure dei santi protettori Faustino e Giovita. Sull’altra era scolpito lo stemma. Purtroppo sono ben conservate solo la scritta “Castelanie Comunis Saretii Vallis Trompie” (che ora è riprodotta sullo stemma ufficiale) e la cornice, una composizione di volute e foglie, con corona nella quale è inserita la scritta. La parte centrale della stemma è completamente rovinata. Date le condizioni dell’altra formella, è da escludere che il deterioramento sia stato provocato dagli agenti atmosferici. Con ogni probabilità lo stemma è stato intaccato da “nemici” del comune di Sarezzo, non si sa se interni od esterni e non è dato di sapere neppure quando la furia iconoclasta si è esercitata contro la formella. In pratica non è avvenuto niente di diverso rispetto a quello che è accaduto ai leoni di S. Marco, cancellati con gli scalpelli in occasione dell’arrivo dei francesi.
Ma perché lo stemma di Sarezzo ha queste caratteristiche? Questi elementi simbolici e decorativi? Sempre sulla scorta degli studi di Alfredo Soggetti, è possibile formulare delle ipotesi e tentare di dare delle risposte.
Se per i gigli guelfi, simbolo della Valtrompia, la spiegazione è semplice, per il castello e il gufo (o la civetta o un altro rapace) sono necessarie spiegazioni più articolate. Lo stemma e la scritta evidenziano che nel territorio del comune di Sarezzo esisteva un castello, o forse più di uno. Sicuramente un castello, quello di Testaforte, era stato eretto a Ponte Zanano, a difesa del ponte e in una zona strategica, quella della confluenza della valle del Gombiera. Sul Ponte di Zanano scendevano a picco le rocce delle pendici del monte Navezze e sulla sponda destra del fiume la strada era facilmente controllabile, stretta com’era tra il fiume e le rocce strapiombanti delle estreme propaggini del pizzo Cornacchia. Testimoniano l’esistenza di una fortificazione alcuni documenti notarili trovati a Bovegno. Sicuramente nel 1323 e negli anni seguenti nel “Castrum Testefortis” (o in alternativa in quello di Gardone, probabilmente nella zona dove ora c’è la chiesa di S. Rocco) risiedeva il capitano della Valtrompia a cui era affidato l’incarico di difendere la valle dai ghibellini. Le spese di manutenzione della fortezza e di mantenimento del capitano e del presidio ricadono sui singoli comuni. L’esistenza di un castello o quanto meno di un luogo fortificato è testimoniato anche dai resti di muraglie poi riutilizzate per altre costruzioni: per alcuni secoli un forno fusorio e successivamente abitazioni. Secondo Alfredo Soggetti, che ha studiato attentamente fonti scritte e materiali per ricostruire la storia del comune di Sarezzo, anche nel capoluogo c’era un castello. Lo confermerebbe un toponimo (contrada del Castello), ma soprattutto alcuni fattori individuati dallo stesso Soggetti. Nel luogo dove sorge la casa della famiglia Montini (quella da cui è disceso il papa Paolo VI) probabilmente in origine era stato realizzato un edificio fortificato. Era situato in posizione leggermente rialzata rispetto alla valle. Consentiva quindi di controllare un territorio ampio, almeno fino al territorio di Villa Carcina, compresa quindi la confluenza della valle di Lumezzane. Anche i solidi muri di pietra della casa Montini e la contiguità del torrente Redocla, che poteva fare da fossato naturale, sono elementi che hanno convinto Soggetti dell’esistenza di un castello sulla cui area sarebbe poi stata costruita la parte più antica dell’abitato di Sarezzo, quella compresa tra via S. Emiliano, via Nord, Via Capomaggiore e via 1850.
Una torre ingentilisce anche palazzo Avogadro di Zanano. Proprio in questo edificio, il più pregevole dell’epoca medievale in Valtrompia, è conservato un affresco dal valore simbolico che, secondo Soggetti, può svelare qualche segreto sullo stemma del comune di Sarezzo. Nel dipinto invece di uomini sono rappresentati animali, forse orsi, anche perché molti sono ritti su due zampe. Probabilmente l’affresco allude a scontri tra guelfi e ghibellini, con la vittoria dei primi. Ci sono schiere di animali che marciano accompagnati da tamburini e vessilliferi, ma anche macchine di guerra, alcune delle quali utili per gli assedi. Nell’affresco sono infatti rappresentati anche dei castelli. Considerando che il paesaggio è stato rappresentato in forma schematica, potrebbero essere le fortificazioni di Ponte Zanano e di Gardone, quelle deputate alla difesa della valle contro i ghibellini. Sul versante orientale del paesaggio si nota un albero solitario sul quale campeggia un uccello ad ali aperte, forse in posizione di vedetta. Alla sinistra appare qualcosa di simile ad un braccio, forse quello del protagonista di un dipinto di ardua interpretazione. Secondo Soggetti (e a noi piace accogliere questa ipotesi) il rapace ad ali spiegate che campeggia sulla torre centrale del castello del comune di Sarezzo potrebbe essere derivato proprio da questo affresco. La funzione del gufo (o della civetta) potrebbe proprio essere quella di vedetta, simbolo della posizione strategica dei manieri di Sarezzo, in grado di controllare la Valtrompia, di vigilare sul passaggio degli armati provenienti dalle valli laterali.

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STORIA UNDICESIMA PUNTATA

 

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