SAREZZO nella STORIA
ottava puntata
La rubrica "Sarezzo nella Storia" continua con una scheda sulla storia di Palazzo Bailo a cura di Stefano Soggetti.


Presto la biblioteca civica di Sarezzo troverà una nuova e più prestigiosa collocazione nel palazzo ristrutturato in via Bailo. Cogliamo qui l'occasione per dire che la denominazione di palazzo Bailo data a volte a questo edificio non è corretta. La famiglia Bailo non risulta infatti avervi mai dimorato, per quanto avesse avuto in passato la proprietà dell'immobile. Approfittiamo dunque di queste poche righe per spendere due parole sul vero palazzo Bailo, che si trova all'imbocco di via Nord, verso la valle di Sarezzo, nella zona un tempo detta contrada del Colombaro. Il palazzo risale al XVII secolo, nato, pare, dall'accorpamento di edifici preesistenti (purtroppo i documenti relativi sono piuttosto scarsi). A quel secolo, comunque, risale con certezza il possesso di quel palazzo da parte della famiglia Bailo, famiglia eminente nella comunità di Sarezzo, che ebbe il suo capostipite in Giacomo Danderi figlio di Bartolomeo, detto appunto del Bailo, morto nella prima metà del '500. La famiglia, o almeno il ramo principale di essa, ebbe dimora dapprima a Pontezanano, poi in piazza, nel corso del '500, e infine nel suddetto palazzo, mentre alcuni discendenti ebbero casa in contrada del Castello. I Bailo possedettero naturalmente altre case, tra cui il palazzo di Visala e alcune case a Brescia. Risulta da documenti dell'archivio Bailo di Sarezzo che il 23 maggio del 1602 Tiburzio Bailo del fu Francesco compra per £ 1810 da Vincenzo Perotti del fu Angelo "un casamento, con viridario [viridarium= giardino alberato, parco, boschetto], stalle e fienili sito in contrada chiamata Colombaro a Sarezzo" col quale confinavano "a mattina Cristoforo Beti; a monte strada; a sera similmente; a mezzogiorno quelli dei Salvini". Sei anni dopo, il 9 giugno del 1608, per la somma di £ 725, "Tiburtio Bailo compra da Giovanni del fu Cristoforo Beti tutte le case con portico, loggia e corte e stalla e fienili in contrada Colombaro", con le quali confinano: "a mattina gli eredi del fu Gerolamo Beti; a monte strada; a meridie quelli dei Salvini; a sera il compratore". Il palazzo che ancora possiamo vedere nascerebbe quindi da questi corpi di case acquistati dai Bailo all'inizio del XVII secolo. La famiglia Bailo era una famiglia di produttori di ferrarrezze, cannoni e bombe soprattutto, e si estinse nel XIX secolo con Ottavio Bailo, morto nell'agosto del 1842. L'eredità della famiglia, assai cospicua, passò allora a Rosa Ballerini, vedova Barboglio, che sposò un generale dell'esercito austro-ungarico, Rodolfo di Brehm. In questi ultimi decenni poi, dopo la morte di Vladimiro di Brehm nel 1969, ultimo rappresentante della famiglia, l'eredità è passata alla famiglia Corulli, alla quale il palazzo Bailo oggi appartiene. E' in questo palazzo che vengono stesi in passato molti degli atti notarili che testimoniano dei ricchi traffici commerciali della famiglia. Ne riportiamo, a mo' di esempio, uno redatto nel 1691 da Ferando Ferandi, proveniente dall'Archivio di Stato di Brescia, interessante anche perché vi sono nominate tre importanti fucine presenti sul territorio del comune: A Sarezzo, nello studio della casa dei signori Bailo in contrada Colombaro - Essendo da alcuni mesi passato da questa a miglior vita messer Girolamo fu Lodovico Dandaro, nel suo testamento ha lasciato eredi le sue nipoti e figlie del fu Giacomo suo fratello; il commissario testamentario il loro zio Nobil S.r Pietro Avogadro per bisogni e interessi urgentissimi delle medesime eredi, vende al m.co S.r Tiburzio q. M.co S.r Comino Bailo, agente anche a nome dei suoi fratelli, le sottoscritte pezze di terra: - una pezza di terra prativa, arboriva e adaquativa, in contrada del Prato della Grazza, alla quale confinano: a mattina lo stradello; a mezzogiorno l'acqua della Valgobbia; a sera le ragioni della fucina delle Casse, del M.co Signor Tiburzio Bailo e fratelli; a monte le ragioni della sariola che va alla detta fucina, di tav. 273 piedi 8, siccome messer fu Lodovico Dandero l'acquisto dagli Ill.mi sigg.ri Lorandi- Altra pezza di terra prativa, arboriva e parte vitata et adaquadora in contrada del Prato del Molino, alla quale confinano: a mattina parte le ragioni della fucina ditta di Borri (S. Giuseppe?) dei medesimi SS.ri Bailo fratelli fu Comino, e parte il vaso della Vergobbia; a mezzogiorno le ragioni della seriola che va alla fucina del S.r Gio. Battista Morari; a sera parte le ragioni di essa fucina, e parte la strada e parte l'acqua della Vergobbia; a monte Vaso della Vergobbia di tav. 206 piedi 11 - Ambedue dette pezze di terra vendute fanno la misura di piò 4 tav. 80 piedi 7- a £ 5 plt la tavola, che in tutto fa £ 2402 18 plt. Ma torniamo al palazzo Bailo. Si tratta, come si può vedere di un palazzo dall'aspetto severo, con una lunga facciata su via Nord, privo di qualunque orpello decorativo, quasi a specchio dell'austerità della vita di quella laboriosa famiglia di lavoratori del ferro. All'interno, oltre il cancello, si trova il porticato che fa ala al cortile, entro il quale fino all'arrivo delle armate francesi la famiglia aveva il permesso, concessole dalla Repubblica di Venezia come segno di distinzione, di tenere quattro cannoni, sottratti poi, appunto, dall'esercito francese. Vi si trova anche una fontana con lo stemma della famiglia. In questo palazzo trovarono ospitalità in passato personaggi illustri, nobili veneti e bresciani, rappresentanti dell'esercito napoleonico o austroungarico. Tra gli altri ci piace ricordare due artisti di una certa fama. Il primo é il violinista Antonio Bazzini, personalità davvero di spicco dell'Ottocento musicale italiano, lodato anche da Schumann come virtuoso, e amico della famiglia di Brehm. Proprio tra le mura del palazzo di Sarezzo il Bazzini compose alcune sue opere, come la "Francesca da Rimini" e il "Saul". Era sua abitudine trascorrere qui un mese, al principio dell'autunno, a riposarsi dai continui viaggi che lo portavano qua e là per l'Europa e l'Italia. In una lettera ad Adele di Brehm definisce il nostro paese paisible et sympatique (si veda in proposito il libro di Claudio Sartori L'avventura del violino, ed. ERI). Il secondo artista che dimorò in questo palazzo é il pittore bresciano Joli, che fu insegnante di disegno di Lodovico di Brehm e che spesso abbandonava la città per l'aria, allora ancora salubre, di Sarezzo. Sul tetto del palazzo di via Nord svetta una colombaia, da cui probabilmente prendeva il nome la contrada del Colombaro e nella quale lo sfortunato Lodovico di Brehm, morto a soli diciassette anni, si appartava nella seconda metà del secolo scorso, per compiere quelle rilevazioni astronomiche e meteorologiche di cui ci ha lasciato traccia in un suo diario ed erano segno di intelligenzavivace e curiosa, che l'aveva portato a coltivare, oltre alla passione per l'astronomia e gli studi naturalistici, anche la musica e il disegno. Lo stesso Lodovico partecipò a soli quattordici anni, lo ricordiamo per inciso, ad una delle prime scalate dell'Adamello, nel 1871. La fantasia popolare, che probabilmente già vedeva nel palazzo Bailo, nell'andare e venire delle carrozze, nelle luci sfavillanti dei lampadari, nei soffitti decorati che si scorgevano dalla strada, un segno di qualcosa di intangibile e misterioso, sempre pronta ad avvolgere di leggenda le cose che non le sono familiari, aveva anche immaginato un cunicolo sotterraneo che collegava l'edificio alla casa colonica, anch'essa di proprietà dei Bailo, sulla collina del Castello. Addirittura il cunicolo sarebbe giunto fino alla casa di Visala, da utilizzare nell'improbabile urgenza di una fuga. Della casa di via Bailo che ospiterà la biblioteca sappiamo dire poco. Forse cinquecentesca, dalla struttura abbastanza elegante, subì nel tempo alcuni rimaneggiamenti. Fu in passato utilizzata come magazzino dalla famiglia Bailo. Vi si trovava un mulino. Fu sede della Cooperativa di consumo, sorta a Sarezzo nel 1885 per iniziativa delle locali organizzazioni cattoliche e sciolta nel 1926 dall'amministrazione fascista. Fu sede della locale banda musicale e ospitò in anni recenti alcuni corsi professionali e il ritrovo degli Alpini di Sarezzo. La ristrutturazione l'ha riportata in parte all'aspetto originale esterno, eliminando il ballatoio e i servizi aggettanti. E' stata mantenuta (leggermente separata dal resto dell'edificio) anche la parte di più recente costruzione (risalente probabilmente alla fine del secolo scorso), che univa il palazzo all'edificio rustico sull'altro lato del cortile. Stefano Soggetti


pagina iniziale Storia

Elaborazione grafica Radio Rete 5. ...2000