Presto la biblioteca civica di Sarezzo troverà una nuova e più
prestigiosa collocazione nel palazzo ristrutturato in via Bailo. Cogliamo qui l'occasione
per dire che la denominazione di palazzo Bailo data a volte a questo edificio non è
corretta. La famiglia Bailo non risulta infatti avervi mai dimorato, per quanto avesse
avuto in passato la proprietà dell'immobile. Approfittiamo dunque di queste poche righe
per spendere due parole sul vero palazzo Bailo, che si trova all'imbocco di via Nord, verso la valle
di Sarezzo, nella zona un tempo detta contrada del Colombaro. Il palazzo risale al XVII
secolo, nato, pare, dall'accorpamento di edifici preesistenti (purtroppo i documenti
relativi sono piuttosto scarsi). A quel secolo, comunque, risale con certezza il possesso
di quel palazzo da parte della famiglia Bailo, famiglia eminente nella comunità di
Sarezzo, che ebbe il suo capostipite in Giacomo Danderi figlio di Bartolomeo, detto
appunto del Bailo, morto nella prima metà del '500. La famiglia, o almeno il ramo
principale di essa, ebbe dimora dapprima a Pontezanano, poi in piazza, nel corso del '500,
e infine nel suddetto palazzo, mentre alcuni discendenti ebbero casa in contrada del
Castello. I Bailo possedettero naturalmente altre case, tra cui il palazzo di Visala e
alcune case a Brescia. Risulta da documenti dell'archivio Bailo di Sarezzo che il 23
maggio del 1602 Tiburzio Bailo del fu Francesco compra per £ 1810 da Vincenzo Perotti del
fu Angelo "un casamento, con viridario [viridarium= giardino alberato, parco,
boschetto], stalle e fienili sito in contrada chiamata Colombaro a Sarezzo" col quale
confinavano "a mattina Cristoforo Beti; a monte strada; a sera similmente; a
mezzogiorno quelli dei Salvini". Sei anni dopo, il 9 giugno del 1608, per la somma di
£ 725, "Tiburtio Bailo compra da Giovanni del fu Cristoforo Beti tutte le case con
portico, loggia e corte e stalla e fienili in contrada Colombaro", con le quali
confinano: "a mattina gli eredi del fu Gerolamo Beti; a monte strada; a meridie
quelli dei Salvini; a sera il compratore". Il palazzo che ancora possiamo vedere
nascerebbe quindi da questi corpi di case acquistati dai Bailo all'inizio del XVII secolo.
La famiglia Bailo era una famiglia di produttori di ferrarrezze, cannoni e bombe
soprattutto, e si estinse nel XIX secolo con Ottavio Bailo, morto nell'agosto del 1842.
L'eredità della famiglia, assai cospicua, passò allora a Rosa Ballerini, vedova
Barboglio, che sposò un generale dell'esercito austro-ungarico, Rodolfo di Brehm. In
questi ultimi decenni poi, dopo la morte di Vladimiro di Brehm nel 1969, ultimo
rappresentante della famiglia, l'eredità è passata alla famiglia Corulli, alla quale il
palazzo Bailo oggi appartiene. E' in questo palazzo che vengono stesi in passato molti
degli atti notarili che testimoniano dei ricchi traffici commerciali della famiglia. Ne
riportiamo, a mo' di esempio, uno redatto nel 1691 da Ferando Ferandi, proveniente
dall'Archivio di Stato di Brescia, interessante anche perché vi sono nominate tre
importanti fucine presenti sul territorio del comune: A Sarezzo, nello studio della casa
dei signori Bailo in contrada Colombaro - Essendo da alcuni mesi passato da questa a
miglior vita messer Girolamo fu Lodovico Dandaro, nel suo testamento ha lasciato eredi le
sue nipoti e figlie del fu Giacomo suo fratello; il commissario testamentario il loro zio
Nobil S.r Pietro Avogadro per bisogni e interessi urgentissimi delle medesime eredi, vende
al m.co S.r Tiburzio q. M.co S.r Comino Bailo, agente anche a nome dei suoi fratelli, le
sottoscritte pezze di terra: - una pezza di terra prativa, arboriva e adaquativa, in
contrada del Prato della Grazza, alla quale confinano: a mattina lo stradello; a
mezzogiorno l'acqua della Valgobbia; a sera le ragioni della fucina delle Casse, del M.co
Signor Tiburzio Bailo e fratelli; a monte le ragioni della sariola che va alla detta
fucina, di tav. 273 piedi 8, siccome messer fu Lodovico Dandero
l'acquisto dagli Ill.mi sigg.ri Lorandi-
Altra pezza di terra prativa, arboriva e parte vitata et adaquadora in contrada del Prato
del Molino, alla quale confinano: a mattina parte le ragioni della fucina ditta di Borri
(S. Giuseppe?) dei medesimi SS.ri Bailo fratelli fu Comino, e parte il vaso della
Vergobbia; a mezzogiorno le ragioni della seriola che va alla fucina del S.r Gio. Battista
Morari; a sera parte le ragioni di essa fucina, e parte la strada e parte l'acqua della
Vergobbia; a monte Vaso della Vergobbia di tav. 206 piedi 11 - Ambedue dette pezze di
terra vendute fanno la misura di piò 4 tav. 80 piedi 7- a £ 5 plt la tavola, che in
tutto fa £ 2402 18 plt. Ma torniamo al palazzo Bailo. Si tratta, come si può vedere di
un palazzo dall'aspetto severo, con una lunga facciata su via Nord, privo di qualunque
orpello decorativo, quasi a specchio dell'austerità della vita di quella laboriosa
famiglia di lavoratori del ferro. All'interno, oltre il cancello, si trova il porticato
che fa ala al cortile, entro il quale fino all'arrivo delle armate francesi la famiglia
aveva il permesso, concessole dalla Repubblica di Venezia come segno di distinzione, di
tenere quattro cannoni, sottratti poi, appunto, dall'esercito francese. Vi si trova anche
una fontana con lo stemma della famiglia. In questo palazzo trovarono ospitalità in
passato personaggi illustri, nobili veneti e bresciani, rappresentanti dell'esercito
napoleonico o austroungarico. Tra gli altri ci piace ricordare due artisti di una certa
fama. Il primo é il violinista Antonio Bazzini, personalità davvero di spicco
dell'Ottocento musicale italiano, lodato anche da Schumann come virtuoso, e amico della
famiglia di Brehm. Proprio tra le mura del palazzo di Sarezzo il Bazzini compose alcune
sue opere, come la "Francesca da Rimini" e il "Saul". Era sua
abitudine trascorrere qui un mese, al principio dell'autunno, a riposarsi dai continui
viaggi che lo portavano qua e là per l'Europa e l'Italia. In una lettera ad Adele di
Brehm definisce il nostro paese paisible et sympatique (si veda in proposito il libro di
Claudio Sartori L'avventura del violino, ed. ERI). Il secondo artista che dimorò in
questo palazzo é il pittore bresciano Joli, che fu insegnante di disegno di Lodovico di
Brehm e che spesso abbandonava la città per l'aria, allora ancora salubre, di Sarezzo.
Sul tetto del palazzo di via Nord svetta una colombaia, da cui probabilmente prendeva il
nome la contrada del Colombaro e nella quale lo sfortunato Lodovico di Brehm, morto a soli
diciassette anni, si appartava nella seconda metà del secolo scorso, per compiere quelle
rilevazioni astronomiche e meteorologiche di cui ci ha lasciato traccia in un suo diario
ed erano segno di intelligenzavivace e curiosa, che l'aveva portato a coltivare, oltre
alla passione per l'astronomia e gli studi naturalistici, anche la musica e il disegno. Lo
stesso Lodovico partecipò a soli quattordici anni, lo ricordiamo per inciso, ad una delle
prime scalate dell'Adamello, nel 1871. La fantasia popolare, che probabilmente già vedeva
nel palazzo Bailo, nell'andare e venire delle carrozze, nelle luci sfavillanti dei
lampadari, nei soffitti decorati che si scorgevano dalla strada, un segno di qualcosa di
intangibile e misterioso, sempre pronta ad avvolgere di leggenda le cose che non le sono
familiari, aveva anche immaginato un cunicolo sotterraneo che collegava l'edificio alla
casa colonica, anch'essa di proprietà dei Bailo, sulla collina del Castello. Addirittura
il cunicolo sarebbe giunto fino alla casa di Visala, da utilizzare nell'improbabile
urgenza di una fuga. Della casa di via Bailo che ospiterà la biblioteca sappiamo dire
poco. Forse cinquecentesca, dalla struttura abbastanza elegante, subì nel tempo alcuni
rimaneggiamenti. Fu in passato utilizzata come magazzino dalla famiglia Bailo. Vi si
trovava un mulino. Fu sede della Cooperativa di consumo, sorta a Sarezzo nel 1885 per
iniziativa delle locali organizzazioni cattoliche e sciolta nel 1926 dall'amministrazione
fascista. Fu sede della locale banda musicale e ospitò in anni recenti alcuni corsi
professionali e il ritrovo degli Alpini di Sarezzo. La ristrutturazione l'ha riportata in
parte all'aspetto originale esterno, eliminando il ballatoio e i servizi aggettanti. E'
stata mantenuta (leggermente separata dal resto dell'edificio) anche la parte di più
recente costruzione (risalente probabilmente alla fine del secolo scorso), che univa il
palazzo all'edificio rustico sull'altro lato del cortile. Stefano
Soggetti
Elaborazione
grafica Radio Rete 5. ...2000