PONTE ZANANO
La rubrica "Sarezzo nella Storia" continua con una scheda storica sulla frazione di Ponte Zanano- dalle origini all'800.
Se ci fosse possibile osservare dall'alto - a volo d'uccello - il nostro territorio comunale, da Crocevia a Gardone, vedremmo una ininterrotta distesa di tetti (case - officine, stabilimenti) che coprono tutto il fondovalle. Solo qua e là potremmo scorgere una macchia verde, un giardino o un brandello di prato. Nulla più. Esattamente l'opposto di quanto avremmo potuto vedere all'inizio di questo secolo. Allora dominava ovunque il verde dei prati e del bosco interrotto soltanto dal bruno dei campi arati tagliati da nord a sud dal corso tortuoso del fiume Mella. A ben guardare avremmo scorto, fra tanto verde, tre chiazze scure indicanti la presenza di un abitato; la macchia più estesa a sud, Sarezzo, le altre due macchie al centro dei territorio, Zanano e Noboli collocati sulle opposte rive del fiume. Non avremmo scorto Ponte Zanano semplicemente perché il paese non esisteva. Avremmo visto un gruppo di casupole a ridosso del fiume in prossimità del ponte sul Mella. Era tutto qui "el put de Zenà", il ponte che permetteva di scendere a Zanano. Il territorio circostante, qua e là punteggiato da cascinali, era suddiviso in piccole località dagli antichi nomi dialettali: Grina - Seradèl - Tonècc - Rödèi - Cortiàs - Brede Chi abitava in queste case, dovendo raggiungere il vecchio centro storico diceva: "Nö al put". Tutte queste località erano Zanano a tutti gli effetti. Dal punto di vista religioso poi tutto era aggregato all'unica parrocchia di Sarezzo. Nell'alto medioevo il territorio da Zanano al Cortivazzo (località ai confini con Polaveno, oggi Stella), fu possedimento monastico ( monastero benedettino femminile di S. Salvatore - S. Giulia ) ed in seguito feudo assegnato ai nobili Avogadro che l'amministravano per conto del vescovo. In pieno medioevo il "Ponte di Zanano" continua ad essere un importante punto strategico per le lotte fra Guelfi e Ghibellini e in seguito fra Venezia e Milano. Attraverso Polaveno e la Valle di Gombio i Ghibellini camuni e bergamaschi scendevano in Valle Trompia seminando morte e distruzione. Per contrastare queste minacce, per iniziativa degli Avogadro, il borgo vicino al fiume venne fortificato e prese il nome di castello di Testaforte. Qui nel secolo XIV° risiedeva il Capitano di valle con una scorta di soldati posti a difesa della valle stessa. Intorno alla metà del 1400 il Castello di Testaforte, forse parzialmente distrutto, perde la sua funzione difensiva. Nella sua parte più meridionale ( in fondo all'attuale vicolo Mella ) sorse un forno fusorio, uno dei più importanti ( insieme a quello di Tavernole ) della valle. Per due secoli "el put de Zenà" fu il punto di riferimento per minatori, mercanti e artigiani del ferro. Con ogni probabilità il forno fusorio cala la sua produttività verso la metà del 1600 a causa delle pestilenze, delle guerre e delle alluvioni. Nella seconda metà del secolo "nella contrada di Zanano (al put de Zenà) più non esiste il famoso edificio colatore del ferro, altro non vi scorgendo che un ammasso di muri tendente all'ultimo crollo". Nel '700 il comune di Sarezzo, gravato da enormi debiti a causa delle ricorrenti crisi economiche e calamità naturali, comincia ad alienare parte dei possedimenti che contava in Ponte Zanano e valle di Gombio. Progressivamente i campi ed i boschi vengono acquistati da diversi possidenti di Brescia, Villa e in modo particolare da Gardone. La "pezza di terra denominata Grina piana con corte e casa da massaro di complessive pertiche 76" andò ad Antonio Chinelli di Gardone. Michele Rampinelli, gardonese pure lui, comperò altri appezzamenti vicini al centro storico e lungo via Seradello (Caragnòlo). Il nobile Lelio Sala di Brescia, ma residente a Cellatica, acquistò l'intero versante volto a nord della montagna fino in località "Piazze". Un poco alla volta prati e boschi, un tempo di uso comunitario, divennero proprietà dei gardonesi o di abitanti di Sarezzo fra cui i Bailo. Dal 1796 Ponte Zanano vede un incessante passaggio di truppe, ora francesi ora austriache, fra loro in lotta per il possesso del territorio. Nel 1797, nel corso di un combattimento (alleati dei francesi c'erano i rivoltosi bresciani), andò distrutto il ponte sul fiume Mella. Il lungo periodo di dominio austriaco (1815-1859) non porta alcun cambiamento, se non particolari e maggiori sventure. Il duro lavoro nei campi e nel bosco, l'alimentazione insufficiente, le gravi carenze igieniche vedono il diffondersi di epidemie di vaiolo; tifo, pellagra, colera, quella del 1836, tra gli 80 morti registrati nel comune 10 erano del Ponte. Il centro storico della contrada minacciò di essere distrutto dalla grande alluvione del 1850, quella che danneggiò gravemente Sarezzo. L'acqua straripata dal Mella presso la fucina Franzini (località Coduri), si trasformò in un fiume che scese più ad ovest della strada distruggendo ogni cosa; dopo avere invaso i campi, scese lungo l'attuale vicolo Mella e "se la furia dell'acqua si protraeva - scrive Angelo Mazzoldi - certo soprastava a quegli abitanti la sciagura estrema. Le acque, correndo ed asportando il terreno, discoversero la base del forno fusorio dismesso dugento anni addietro". Solo dopo l'unificazione italiana hanno inizio per Ponte Zanano quei profondi mutamenti che faranno della minuscola e antica contrada, un paese vivace e, per certi aspetti, benestante. Nel 1883 l'industriale tessile milanese Fermo Coduri trasferisce qui lo stabilimento aperto a Milano una decina d'anni prima. La continua richiesta di manodopera, con la possibilità quindi di trovare lavoro, richiama numerose famiglie dai paesi circostanti. L'altro avvenimento rilevante è l'insediamento, verificatosi tra l'800 e il 900, di tante famiglie Guerini che subentrarono nel possesso di case e terreni che appartenevano ai "Forestieri". Va a questo proposito ricordato il tentativo messo in atto da parte del comune di Gardone di annettersi tutto l'intero territorio di Ponte e della valle di Gombio, giustificando tale pretesa con il fatto che il confine naturale era rappresentato dal corso del fiume Mella. La contesa fra Gardone e Sarezzo, iniziata nel 1882, si concluse in modo positivo per Sarezzo allorchè, nel 1885, il consiglio provinciale deliberò "di non accogliere la richiesta di Gardone". 1899. Esattamente 100 anni fa a Ponte Zanano abitavano 75 famiglie: 47 al Ponte e 28 nelle case sparse: Grina, Brede, Valle di Gombio. In tutto 502 abitanti. Tra le famiglie ammassate nelle case presso il Ponte 23 erano dei Guerini scesi da Visala, mentre nella Valle di Gombio prevalevano i Pintossi e i Belleri provenienti da Polaveno. Tre soli cognomi per indicare ben 44 famiglie. A complicare le cose c'era poi il fatto che i vari Guerini - Pintossi - Belleri si tramandavano di generazione in generazione sempre i soliti pochi nomi: Luigi, Angelo, Pietro, Battista, Antonio, Girolamo, Stefano Ma per non creare confusione ad ogni gruppo famigliare era stato affibiato un soprannome (scotöm) così che: I Guerini si distinguevano in Magacì - Ghèlorem - Caporai - Fuga Cici - Pignàta I Belleri in Baguline - Caagnì - Maiapòm - Pruizì - Patàte - Pezora - Coàcc I Pintossi in Panechi - Tonecc - Caicì - Rödei - Benète C'erano infine i Maù (Bossini), i Barbècc (Ardesi), i Malagò (Bortolotti), i Bàsech (Sandrini). Una sera d'inizio '900 il piccolo borgo accucciato in prossimità del "put" s'illuminò che pareva un presepe: era arrivata la luce elettrica!
Roberto Simoni
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