SAREZZO nella STORIA
quarta puntata
NOBOLI

La rubrica "Sarezzo nella Storia" continua con una scheda storica sulla frazione di Noboli.

La posizione di Noboli sulla destra del corso del Mella è ristretta in una convalle molto breve che si apre perpendicolarmente al fiume: l'apertura è di circa cinquecento metri. In epoca paleolitica questo indusse una tribù umana a fermarsi e a farne una base; c'era la possibilità di asserragliare animali con steccati all'imboccatura della valletta. Nel 1935 sono state trovate frecce silicee con venature azzurrognole a forma di foglia di lauro: potevano essere punte di lance. Il rinvenimento avvenne nella grotta del Töf all'imboccatura nord della valletta: sono di epoca neolitica (3000-4000 a.C.). Si trovano ora al Museo di Storia Naturale di Brescia. Quando giunsero i Celti nel secolo V a.C. sfruttarono questo posto che poi fu ininterrottamente abitato: fino al 1800 non poté contenere e sostentare più di cento persone; crescendo dovevano trovare modo di vivere altrove. Due piccoli reperti archeologici recano il nome del dio celtico Brasenno: un manico di bronzo di casseruola con la dicitura in latino che significa "A Brasenno P.P. Firmus sciolse il voto grato per il beneficio"; pure dedicata a Braseno (questa volta con una sola N) una lapide votiva scoperta nel 1712, murata su una colonna in via Beccaria 8 : "A Brasenno Sextus Valerius Primus grato per il beneficio". Doveva esserci a Noboli il luogo di culto per tale divinità: sotto una grande quercia, secondo il rito usato dai Celti. La popolazione di Noboli era dipendente dal nucleo formatosi a Sarezzo che andò sviluppandosi come punto di incontro di tutta la Valle Trompia per lo scambio del bestiame, il commercio di animali. Noboli dista circa un chilometro dal ponte romano sul Mella per collegamento con Sarezzo; la via antica da Villa che passa da Cogozzo giunge a Noboli, proseguiva per Gardone e Inzino, antica Pieve; dopo il Cinquecento prevalse la rotabile Carcina-Valgobbia-Sarezzo-Zanano. Dell'epoca anteriore al Mille non rimangono documenti: la valletta venne ridotta a coltivazione e venne curata la piantagione di castagni domestici per la produzione di marroni; non mancavano piccoli vigneti. La chiesetta a capanna sorse prima del Mille. Nell'abitato rimangono tracce di portici con arcature basse in uso nel Duecento e Trecento; si trovano finestre e finestrini a strombatura tipica del Quattrocento; purtroppo vanno "scomparendo". È testimoniato il sorgere di piccole fucine per la lavorazione di spade e coltelli; nel Cinquecento primeggiò a Noboli in questo genere la dinastia dei Bombardieri che aprirono un fiorente negozio di spade di lusso a Brescia in contrada degli Orefici che era l'ultimo tratto di via Musei, prima di via S. Faustino. Bartolomeo Bombardieri pagò di sua tasca al pittore Pietro Marone la pala della chiesa di Noboli, eseguita negli ultimi anni del Cinquecento, dedicata a S. Bernardino. Il Bombardieri fece un testamento conservato nell'Archivio Comunale di Sarezzo, con molte elargizioni benefiche datato 22/4/1612; morì il 30/4/1612. Lasciò pure un legato a beneficio della chiesa locale. La chiesetta aveva qualche affresco su una parete, giunto fino al secolo scorso molto danneggiato per cui i pochi tratti rimasti vennero ricoperti. Sono sopravvissuti tra le due lesene frontali della piccola navata due riquadri di circa cm. 60 x 40: uno può rappresentare Sant'Apollonio forse primo titolare della chiesa; l'altro riporta una Madonnina. Sono da ascrivere al primo Cinquecento e ricalcano modi anteriori. Nel 1442 S. Bernardino da Siena - che morirà il 20/5/1444 - firma nel Palazzo Avogadro di Zanano un compromesso di accettazione di un terreno posseduto da tali nobili in Val Cavrera a Gardone, ora zona urbana, per edificarvi il Convento di S. Maria degli Angeli. Il Santo quindi non venne per predicare, ma come Vicario Generale dei Frati Minori Osservanti per compiere un atto amministrativo. Per gli Avogadro firmò Giacomo Avogadro, per sé e per il nipote Onofrio, figlio del fratello Franceschino. S. Bernardino passò dal ponte romano di Sarezzo e attraversò Noboli per recarsi, seguendo il tracciato antico stradale, a Val Cavrera in Gardone. Gli abitanti di Noboli dopo la canonizzazione di Bernardino avvenuta nel 1450 - solo sei anni dopo la morte - vollero intitolargli la via principale di Noboli e cambiarono il nome della chiesetta che venne a lui dedicata; Bartolomeo Bombardieri completò l'opera procurando la pala del Marone, assai pregevole. Accanto alla chiesa al numero 39 di via Patrioti c'è una casa significativa con portico del Quattrocento intatto, un piccolo forno di uso domestico. Un davanzalino di finestra al primo piano originale di fine Quattrocento reca uno scudo di stemma al centro, alto circa cm 15, con la figurazione cancellata dal tempo. Deve attribuirsi ad un ramo degli Avogadro, come è capitato per i Redolfi, i Miglioli, gli Odolini; poiché per varie generazioni sono stati presenti i Costanzi, tale cognome derivato dall'uso di "Costanzo" potrebbe collegarsi con gli Avogadro. Nel corso del Cinquecento è presente a Noboli una famiglia proveniente dalla Borgogna che vi impiantò un laboratorio per archibugi; abitò e abbellì la casa nella rientranza di via Patrioti al n. 29; fino a pochi decenni fa si poteva leggere il cognome fra gli ornati graffiti nell'ingresso: Valetti, dal francese Valet, valletto. Si sente frequentemente affermare che il proprio cognome deriva "dall'estero"; è un po' una mania: comunque bisogna dimostrarlo. Per i Valetti c'è la documentazione. Nel 1637 risultano residenti a Brescia in Contrada del Dosso (via Mazzini tra il Vescovado e corso Zanardelli) i Valetti che si sono portati in città: una registrazione per citazione conservata in Curia di Brescia datata 26/5/1637 cita un Giovanni Valetti figlio di un altro Giovanni che era oriundo della Borgogna, archibugiaro. Attualmente i Valetti discendenti sono professionisti in città. Tra le opere di importante utilità va ricordato il canale ora inattivo che traeva l'acqua dal Mella e girava a Nord dell'abitato, utilizzato per muovere ruote di officine e per l'irrigazione: venne scavato nel 1630-35 usando anche i fondi della Cassa della Carità, come venne verificato dal visitatore Don Martino Troncatti inviato dal Vescovo Monsignor Giustiniani nel 1635. Il Convento di S. Maria degli Angeli venne completato nei decenni tra il 1450 e il 1496: risulta che tutti i comuni della Valle mandarono dei contributi per la costruzione.Quando il Vescovo Domenico Bollani fece la visita pastorale nel 1567 la chiesetta aveva due altari. Nel 1582 il Vescovo Dolfini nella visita rileva che solo il presbiterio è a volto; il corpo della chieda è ancora a capanna, con una finestra frontale rotonda, "senza vetro". Alla domenica celebravano i sacerdoti della Parrocchia di Sarezzo da cui Noboli dipendeva; al venerdì e in qualche altro giorno celebravano i frati francescani di S. Maria degli Angeli. La casa di distinta architettura montano-rurale al n. 8 di via Beccaria risulta confinante mediante l'orto con la piccola sacrestia della chiesa: i proprietari, come di ogni casa distinta di Zanano-Noboli, dovevano essere della parentela Avogadro, protettori dei Frati Francescani. Quando questi si portavano a Noboli a piedi per la celebrazione sostavano in questa casa accogliente per loro. A confermare tale situazione recentemente sulla parete laterale del portico di tale casa è apparso un affresco riproducente "l'Ultima Cena": si è salvata solo metà della scena; ricordiamo che tra i vincoli intercorrenti tra gli Avogadro e i Frati di S. Maria degli Angeli c'era il diritto di sepoltura di tutti i membri della famiglia nella Chiesa di S. Maria. La lapide citata sul dio Brasenno è murata su una colonna in questa casa; questa poi presenta eleganti colonnette di un loggiato chiuso al piano superiore. Tra gli abitanti di Noboli sono numerosi gli Antonini e i Guerini; di Noboli sono pure i Capponi e i De Luis - come si scriveva - oriundi della Bretagna francese. La colonia degli Antonini stanziati a Noboli da più secoli detti "Caini" devono il soprannome al fatto di esservi giunti da Cailina per cui erano detti "i Cailini" che per sincope divenne "Caini", come è avvenuto per tanti cognomi contratti: da Bonaventura vengono i Ventura, Venturelli, Venturini, Turini, Turelli…. Gli abitanti di Adrara Bergamasca giunti a Brescia sono stati chiamati Adrera e poi Drera. I Guerini sono tutti discendenti di famiglie dello stesso cognome provenienti da Marone e Sale Marasino mediante un'incessante immigrazione a stillicidio per alcuni secoli. La chiesa di Noboli aveva una propria fabbriceria che amministrava i legati della chiesa stessa: col frutto dei piccoli capitali destinati nella forma di legato si adempivano gli obblighi di far celebrare un determinato numero di Messe al sacerdote presente come curato. Da un documento del 1863 risulta che i legati della Chiesa di Noboli erano otto: 1. Legato Bartolomeo Bombardieri (testamento del 1612) con l'obbligo di 20 Messe; 2. Legato Giambattista Ferlinghetti (testamento del 1660) Messe 24; 3. Legato Benedetto Rampini (testamento 1698) Messe 22; 4. Legato Don Giambattista Romilia Arciprete di Sarezzo (testamento 1708) Messe 208; 5. Legato Giuseppe Costanzi (testamento 1723) Messe 17; 6. Legato Don Agostino Signaga (testamento 1818) Messe 10; 7. Legato Guerini Girolamo (testamento 1846) Messe 5; 8. Legato Maria Guerini (testamento 1848) Messe 2. Essendo calate le rendite per svalutazione, in data 22/4/1863 l'Arciprete di Sarezzo Don Gabriele Borra e i Fabbriceri di Noboli, Antonini Noè e Antonini Carlo, chiesero al Vescovo di ridurre il numero d'obbligo delle Messe. Dagli inizi del 1700 fino al presente risiedette un sacerdote a Noboli come rettore della Chiesa in dipendenza dall'Arciprete di Sarezzo. Nel 1735 c'è don Vincenzo Dell'Acqua che è pure maestro.Nel 1756 risulta Don Dopenico Cioli. Nel 1810 è presente Don Agostino Signaga. Nel 1841 è cappellano Don Lorenzo Vivenzi; seguono Don Giovanni Gabarda (1865), Don Giambattista Guizzi (1871), Don Pietro Calzoni (1901), Don Antonio Pirlo (1913); dopo il 1920 Don Faustino Morandini; dal 1931 Don Giovanni Serioli, dal 1940 Don Giovanni Merlo, dal 1966 Don Giuseppe Tiberti, dal 1971 Don Giuseppe Benazzi, dal 1980 Don Fausto Balestrini. Gli abitanti di Noboli erano 94 nel 1816; nel 1865 sono 165; nel 1977 sono 271; nel 1999 giungono a 320. Con decreto del Vescovo Monsignor Giacinto Tredici del 25/10/1954 Noboli viene staccato dalla parrocchia di Sarezzo e viene unito alla Parrocchia di Zanano dedicata a S. Martino, poi, dopo la costruzione della nuova chiesa, alla Madonna Regina della Pace. Nel dopoguerra si impianta qualche attività artigianale anche a Noboli e scompare negli anni Sessanta l'agricoltura. Viene costruito un nuovo ponte sul Mella - gracile come un malatino - lungo via Patrioti, dove aveva funzionato un antico guado. Ora il ponticello è compassionato dal maestoso ponte della ditta industriale Italcables che costruisce corde d'acciaio. Negli anni Ottanta viene creata la zona artigianale nella parte inferiore di S. Bernardino. Ora si sta aprendo a Nord con un nuovo ponte e una nuova sistemazione territoriale. Un comitato con una decina di membri tiene il collegamento con la Parrocchia di S. Maria della Pace; si interessa della manutenzione della Chiesa, delle feste tradizionali di S. Bernardino, del Centro S. Bernardino che dispone di un ritrovo e di un saloncino per conferenze. Funziona anche un piccolo Comitato Culturale che promuove incontri e concerti, con qualche pubblicazione legata a particolari circostanze. In questi anni si sta completamente rinnovando l'edilizia. Il Comune ha dato una buona sistemazione alla Piazzetta centrale con nuova simmetria e buona lastricatura. Rimanendo fuori da Noboli i centri di gravitazione - scuole, uffici, posta, banche, negozi, Parrocchia, Comune, impianti sportivi, posti di lavoro - Noboli corre il rischio di ridursi a un agglomerato di persone senza coesione, prive di senso di appartenenza, pronte a far aggregazione altrove. Tocca agli abitanti stessi creare stimoli di reazione a questa tendenza. Bisognerà pure affrontare il problema della circolazione; si aumentano le vie di penetrazione e dentro si crea confusione. È improrogabile creare un senso rotatorio di circolazione col proseguimento del tracciato di via Patrioti con un ritorno nel fondo valle dietro la Chiesa fino a ricongiungersi con via S. Bernardino. Solo allora anche le strade strette di Noboli dell'interno potranno avere un po' di respiro. E così dal passato siamo giunti al presente con un sogno per il futuro.

Fausto Balestrini


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